Giorgia Martone morta a 41 anni durante un’operazione: «Dopo pochi minuti lo shock sotto i ferri»

Giorgia Martone morta a 41 anni durante un'operazione: «Dopo pochi minuti lo shock sotto i ferri»

L’imprenditrice milanese nel campo dei profumi deceduta durante un intervento all’Ospedale San Giuseppe che sarebbe dovuto durare un quarto d’ora. Lo sgomento dell’equipe medica e il dolore della famiglia

Un lutto terribile scuote il mondo della imprenditoria e della moda: Giorgia Martone, 41 anni, è morta l’altro ieri durante un’operazione che sarebbe dovuta durare solo un quarto d’ora all’Ospedale San Giuseppe di Milano. 

Figlia di Roberto, il fondatore del colosso Icr, Industrie Cosmetiche Riunite di Lodi, è improvvisamente deceduta dopo solo pochi minuti sotto i ferri: uno shock che succede rarissime volte e che invece ha colpito proprio la giovane esperta di fragranze. «Non riusciamo a crederci, è accaduto tutto improvvisamente, anche l’equipe medica è sgomenta», dice al Corriere la sorella Ambra, unitissima a Giorgia, tanto che gli amici le consideravano quasi gemelle.

Creativa nell’azienda di famiglia

Giorgia lavorava all’interno della storica azienda di famiglia, tra le più importanti d’Italia secondo l’ultima classifica di Forbes, e faceva la ricercatrice nel campo della profumeria. Il suo, rispetto a quello della sorella Ambra, con cui lavorava fianco a fianco, era un ruolo più di creatività e inventiva. Giorgia inoltre ricopriva il ruolo di consigliera d’amministrazione della Icr. 

Laureata alla Bocconi di Milano con specializzazione in Design & Fashion Management, subito dopo la laurea aveva deciso di intraprendere un’esperienza negli Stati Uniti con un apprendistato in «Materie Prime, Storia del profumo e fragranze» nella multinazionale Symrise e nel 2005 era tornata in Italia, a Lodi, per raggiungere il padre, Roberto. 

L’azienda per anni è stata al fianco dei più importanti stilisti italiani, come Gianni Versace, Nazareno Gabrielli, Nicola Trussardi, Renato Balestra, Romeo Gigli e per loro ha creato profumi tra i più venduti in Italia. Inoltre del 2013 il padre Roberto, succeduto al fondatore Vincenzo, aveva trasformato una parte della ex fabbrica di profumi in zona via Savona in un hotel di lusso, il Magna Pars Hotel. Terza generazione della dinastia di profumi, Giorgia e Ambra erano entrate a far parte del business di famiglia con successo da qualche anno: insieme avevano dato vita alla produzione LabSolue – Perfume Laboratory, l’etichetta creata a quattro mani in cui le fragranze per la persona e l’ambiente sono racchiuse in bottiglie dal design contemporaneo. Appassionatissima del suo lavoro, Giorgia aveva anche scritto un libro, «La grammatica dei profumi» (edito da Gribaudo) in cui svelava tutti i segreti delle fragranze.

I funerali e il ricordo della sorella

«Giorgia aveva molta paura degli interventi e degli aghi, il fatto dell’anestesia non la lasciava tranquilla, ma aveva comunque affrontato con forza questo intervento, banale, ma che non poteva evitare. Due anni fa si era operata per la stessa cosa, e tutto era andato bene», racconta la sorella Ambra.

Single e senza figli, Giorgia Martone è ricordata da tutti come una giovane donna solare e piena di vita, con una vita sociale piena e tante persone che la amavano.

Oggi si sono svolti i funerali alla Basilica di Santa Maria della Passione a Milano, alle 14,45, e Ambra Martone, ha letto queste parole per la sorella: «Sister, sono stata così fortunata ad averti nella mia vita, il nostro legame di sorelle è qualcosa di meraviglioso che ci è stato regalato da mamma e papà e che noi abbiamo reso speciale. Sei stata il pilastro della mia vita: sorella, migliore amica, confidente e consigliera, compagna di viaggio, socia nel lavoro, madrina dei mei bambini… Sei stata un dono, per me e per chi ti ha conosciuta e amata. Cara Giorgia, tutta la luce che hai regalato, oggi ci riempie. Ti porteremo sempre con noi, ma quanto ci mancherai».

Consultazioni: Renzi, faremo la nostra parte ma su un documento scritto

Alle 10 sarà la volta del nuovo gruppo, l’ultimo a dialogare con Fico, quello degli europeisti

© LaPresse

I Cinque Stelle, il Pd e Leu ‘blindano’ Giuseppe Conte. Matteo Renzi, invece, si tiene ancora le mani libere, chiedendo un approfondimento sui “contenuti”, e un “documento scritto” sul programma, ricordando che per Italia Viva “le idee vengono prima dei nomi”.

E confermando la sua preferenza per “un governo politico ad uno istituzionale”. Una mossa che inevitabilmente complica la trattativa per il futuro governo. Tuttavia l’impressione alla fine della prima giornata di consultazioni del presidente Fico è che Renzi abbia sminato la bomba mes e mostrato un certo ottimismo sul fatto che “nell’interesse degli italiani un punto di caduta” possa essere trovato. Un punto importante a favore del lavoro di Fico è che si sia iniziato a lavorare concretamente sul programma. Insomma, sembra partire nelle difficoltà previste il compito del Presidente della Camera Roberto Fico di “esplorare” la possibilità di avere un nuovo governo solido, frutto di una intesa all’interno della ex maggioranza giallorossa. Ma siamo solo al primo giorno di un confronto che probabilmente tra alti e bassi, andrà avanti sino a martedì. Nei suoi uffici a Montecitorio, Fico avvia le consultazioni con tutte le forze dell’ex maggioranza giallorossa per assolvere il mandato ricevuto ieri dal Presidente della Repubblica. Un calendario dei lavori fitto: dalle 16 sino alle 21, prima Movimento Cinque Stelle, poi Pd, quindi Italia Viva e infine Leu. Alle 10 sarà la volta del nuovo gruppo, l’ultimo a dialogare con Fico, quello degli europeisti.

Il capo politico dei Cinque Stelle, Vito Crimi, definisce “indiscutibile” l’indicazione del Movimento a favore di Giuseppe Conte. Quindi avanza alcune richieste: “Abbiamo posto l’esigenza che si lavori a un cronoprogramma dettagliato in temi e tempi, che dia comunicazione certa del lavoro che il governo dovrà fare, e che dovrà essere solennemente sottoscritto da tutte le forze che parteciperanno al governo”. Poi pianta un paletto chiaro sulla strada del confronto: “Abbiamo chiesto che siano accantonati alcune temi, strumentali e divisivi, penso al Mes” e “prendere atto che non c’è una maggioranza” che lo appoggia e quindi che “venga tolto dall’agenda e ci si concentri sulle questioni che hanno un sentire comune e siano più importanti”. Anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, prima di incontrare Fico, ribadisce su Fb che il suo nome secco Conte, definito come “la sola personalità capace di raccogliere i consensi necessari”. Ora è necessario, aggiunge il leader dem, “sviluppare in queste ore quel confronto programmatico richiesto da tutti e che noi ci auguriamo sia franco, approfondito e privo di strumentalità e di confusi diversivi e obiettivi politici. Mantenere la dignità della politica è un tutt’uno con la ricostruzione di un governo ampio fondato su un programma vincolante e strategico”, insomma rilancia un patto di legislatura. Quindi punzecchia implicitamente Matteo Renzi, ricordando “la distanza ormai quasi insopportabile tra il sentimento degli italiani e le loro preoccupazioni quotidiane e un dibattito politico ai più incomprensibile, chiuso in se stesso, in alcuni casi mosso da soli interessi personali o di partito”. Dopo il colloquio con Fico, sempre Zingaretti chiede “lealtà” a tutti gli alleati e “un patto di legislatura”, perchè, conclude, “questo punto non si può davvero sbagliare”. Infine, la posizione di Matteo Renzi, che senza indicare nomi di premier chiede che si parli prima di “contenuti” e che è necessario “un documento scritto”. Quanto al Mes, e alla richiesta dei Cinque Stelle di non parlarne, Renzi usa toni più cauti che nel passato: “Se il M5s è contrario cercheremo di capire le ragioni e di affrontare tutti i punti in discussione, non solo sul Mes. Se siamo disponibili a trovare soluzioni sul Mes lo siano anche gli altri”.

Covid: Italia lunedì quasi tutta gialla, 5 regioni arancioni

Aprono musei e ristoranti. Si torna in classe alle superiori, tranne in Sicilia

Torino © ANSA

Un caffè al bar, magari seduti e non fuori al freddo, un pranzo al ristorante e soprattutto, dopo molti mesi, una visita a un museo o a una mostra. Ancora poche ore e quasi tutta l’Italia lunedì mattina si sveglierà in ‘giallo’, con un allentamento dei divieti che alleggerirà il clima pesante respirato nelle ultime settimane a causa di un indice Rt elevato che finalmente si è abbassato.

Complice anche una nuova interpretazione del Dpcm che ha eliminato la terza settimana di ‘osservazione’ per passare nella fascia di minor rigore, interpretazione sollecitata dai governatori pressati dalle categorie ‘vittime’ della stretta. Meno consolatoria la situazione della Sicilia e della Provincia autonoma di Bolzano che diventeranno arancioni, mentre Puglia, Sardegna e Umbria lo resteranno. E nonostante la Campania sarà gialla, Torre Annunziata si dichiara arancione.

Conferenza stampa del 29 gennaio sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale COVID-19

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Cambiano i colori e anche le regole: nelle regioni ‘gialle’ sarà consentito muoversi liberamente tra i comuni ma sarà ancora vietato, fino al 15 febbraio e per tutti, spostarsi da una regione all’altra. Resta il coprifuoco dalle 22 alle 5 che si può infrangere per “comprovate esigenze”, motivi di lavoro, salute ed emergenze. L’autocertificazione è necessaria solo dopo le 22. Nella zona gialla i bar resteranno aperti dalle 5 alle 18, dopo è vietato l’asporto dai locali senza cucina. Anche i ristoranti saranno aperti fino alle 18, dopo è permessa la consegna a domicilio e fino alle 22 è possibile comprare cibo da asporto. Sarà inoltre possibile visitare un museo o ammirare una mostra dal lunedì al venerdì ma non nei festivi e comunque con ingressi contingentati. Aperti nei giorni feriali i centri commerciali: di sabato e nei festivi farmacie, tabaccherie, edicole e alimentari situati al loro interno resteranno comunque aperti. Nelle regioni situate in fascia arancione bar e ristoranti saranno chiusi: per i bar è consentito l’asporto fino alle 18 nei locali provvisti di cucina; per i ristoranti è permesso l’asporto e la consegna a casa. Gli spostamenti possono avvenire solo all’interno del proprio comune; si può uscire dal comune solo per motivi di salute, lavoro, necessità e urgenza. E’ infine consentito recarsi in due da parenti o amici dalle 5 alle 22.

Lunedì intanto si torna in classe alle superiori in tutta Italia tranne in Sicilia dove gli studenti saranno in aula tra una settimana. Dunque il 1° febbraio, secondo i numeri di Tuttoscuola, saranno a scuola non meno di 7 milioni di alunni.

Covid: 14.372 positivi, 492 vittime. il tasso di positività stabile al 5,2%

In calo terapie intensive e ricoveri. Sono 275.179 i test effettuati

Il Covid Hospital di Casalpalocco a Roma © ANSA

La curva dei contagi da SarsCov2 in Italia non inverte il trend e, nonostante le fisiologiche oscillazioni giornaliere, si mantiene su numeri ancora troppo alti e sostanzialmente stabili.

Sono infatti 14.372 i test positivi nelle ultime 24 ore(contro i 15.204 di mercoledì), mentre le vittime sono 492 rispetto alle 467 del giorno precedente. Un quadro che, secondo gli esperti, richiede misure più restrittive rispetto alle attuali ma che non sempre si rispecchia nella scelta dei colori per le regioni – in base al livello di rischio – basata “su diverse considerazioni che non sono solo quelle epidemiologiche”.

I numeri, dunque, evidenziano come persista una circolazione sostenuta del virus.

Oltre 300 vini e distillati in consegna entro un'ora

Il tasso di positività è infatti del 5,2%% (ieri era del 5,17%) a fronte di 275.179 test per il coronavirus (molecolari e antigenici) effettuati sempre nelle ultime 24 ore (contro i 293.770 di ieri). I casi totali da inizio epidemia sono ora 2.515.507, i morti 87.381.

Calano leggermente i ricoveri in terapia intensiva, pur non scendendo sotto i 2.000: diminuiscono di 64 unità nel saldo tra entrate e uscite rispetto a ieri e in totale in rianimazione ci sono attualmente 2.288 persone. Nei reparti ordinari sono invece ricoverati 20.778 pazienti, in calo di 383 unità rispetto a ieri. Le regioni che fanno registrare il maggior numero di test positivi nelle ultime 24 ore sono la Lombardia (2.603), la Campania (1.313), l’Emilia Romagna (1.265). Il Veneto ha fatto invece registrare solo 572 casi.

“Al momento – spiega all’ANSA Giuseppe Arbia, professore di Statistica economica all’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma e curatore del sito COVSTAT sull’andamento pandemico – la curva dei contagi non sta dunque ancora invertendo il trend, rimanendo sostanzialmente stabile su valori alti. Da circa 20 giorni, infatti, gli indicatori principali sono pressochè costanti ed il 6 gennaio avevamo gli stessi morti di oggi registrati sulla media settimanale”.

Governo: secondo giorno di consultazioni. Renzi: ‘Dopo i veti ci dicano se ci vogliono’

Ripresi nel pomeriggio gli incontri. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha visto prima il gruppo parlamentare Liberi e Uguali 

© EPA

Matteo Renzi dice no all’ipotesi di un incarico immediato a Giuseppe Conte per formare un nuovo governo subito. Prima, dice al capo dello Stato, bisogna chiarire se Pd e M5s vogliono ancora Italia viva in maggioranza.

Si allontana così la soluzione della crisi. Il leader di Iv non pone un veto sul nome di Conte ma il suo auspicio è che si affidi un mandato esplorativo a una personalità terza per verificare se ci siano le condizioni di rimettere insieme la maggioranza, poi tutte le strade saranno aperte. E’ lui, dice Nicola Zingaretti al Quirinale, l’unico “punto di sintesi” possibile. Ma Renzi, dopo aver avuto un colloquio telefonico con il premier dimissionario, non esclude altre soluzioni. ‘Fare presto, fare bene, fare lietamente’: cita Paolo VI il leader di IV e assicura di essere pronto a un governo politico e in subordine anche istituzionale ma vuole sapere se i veti sul suo partito siano caduti. Non esiste un’altra maggioranza possibile secondo il leader di Italia Viva e i fatti lo dimostrerebbero.

La seconda giornata di consultazioni

Per questo, nonostante la “guerra del fango” degli ultimi 15 giorni, la soluzione alla crisi passa per il confronto con Iv, dice: Pd e M5S “devono capire se vogliono stare o no con noi”. E un eventuale mandato esplorativo a una figura istituzionale potrebbe servire proprio a prendere ancora tempo e a riaprire il dialogo. Dopo Italia Via, tocca al Partito democratico andare a colloquio con Mattarella: la scena cambia, i volti sono tesi, le parole misurate e stringate. Nicola Zingaretti ribadisce il sostegno dei Dem al premier dimissionario. Una “soluzione rapida”, è quanto vuole il Nazareno per uscire dal “momento buio”, che pure il Pd “ha cercato di contrastare” in ogni modo. Pochi minuti di dichiarazione e poi la delegazione Dem scivola via dal salone del Quirinale senza rispondere alle domande dei cronisti. Devono ancora salire al Colle il Movimento cinquestelle e il centrodestra ma l’attesa ora è tutta per le scelte di Sergio Mattarella, che potrebbe decidere di affidare l’incarico esplorativo ad una personalità terza, istituzionale.

Le posizioni degli altri partiti:

– Liberi e Uguali – “Abbiamo comunicato al presidente Mattarella la nostra disponibilità a proseguire la esperienza di governo con il presidente Conte, fondata sull’alleanza tra M5S, Pd,e Leu come nel 2018 e che possa allargarsi a chi crede nei valori costituzionali ed in una Ue solidale”. Lo ha detto Federico Fornaro di Leu al termine dell’incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La prima forza politica a salire al Colle è stato il gruppo delle Autonomie. “Abbiamo una preferenza per un eventuale Conte Ter. Abbiamo avuto una buona esperienza con Conte che ci ha sempre dato una mano. Pensiamo sia un punto di equilibrio tra tutti i partiti che formano questo governo e senza di lui è difficile avere una stabilità”,  ha detto Julia Unterberger del Gruppo “Per le Autonomie” al Senato al termine dell’incontro con il presidente della Repubblica. “Abbiamo confermato al presidente Mattarella il sostegno per qualsiasi formazione purchè sia fortemente europeista e abbia nel programma la tutela delle minoranze linquistiche e delle autonomie speciali. Il Paese non ha bisogno di una crisi. Si deve trovare una soluzione politica e non un governo tecnico”, ha aggiunto. Ora è la volta del gruppo Misto.

– Misto Senato – “Abbiamo con molta chiarezza dato la nostra indicazione nel senso del presidente Conte: riteniamo indispensabile e necessario costruire intorno a lui e rinforzare la maggioranza e certamente allargarla su temi molto chiari e per portare a compimento il recovery fund. E’ necessario per il Paese che Conte possa continuare in Ue il lavoro importante che è stato fatto ed ha prodotto cambiamenti”, dice Loredana De Petris del Gruppo Misto al Senato al termine dell’incontro al Quirinale con il quale è andata insieme anche al leader di Leu Pietro Grasso. “Il nostro giudizio sull’affidabilità di Iv è abbastanza critico – ha aggiunto – non possiamo essere alla mercè di posizioni poco chiare e comprensibili e poco collegate all’azione di governo. Bisogna garantire la stabilità senza continue contrattazioni”. “Questa crisi ha lo scopo di scompaginare il quadro politico e spaccare una maggioranza che ha dimostrato di lavorare bene. L’alleanza tra il Movimento Cinque Stelle, il Pd e Leu va difesa non solo per il presente ma per il futuro. Non consentiremo che i giochi dei prossimi giorni mettano in discussione questa prospettiva”, prosegue Grasso.

 Misto-Radicali +Europa – “Abbiamo manifestato al presidente Mattarella con chiarezza che non siamo disponibili a nessun tipo di continuitàma siamo disponibili a discutere di contenuti con un nuovo eventuale presidente incaricato con un autorevole profilo europeista e riformatore con una maggioranza più ampia e pari a quella che nella Commissione Ue sostiene Ursula Von Der Leyen”, dichiara invece Emma Bonino di +Eu al termine dell’incontro al Quirinale.

– Misto Camera –  “Abbiamo manifestato al presidente Mattarella una generale preoccupazione per una crisi che non ci voleva, Come componente delle minoranze linguistiche auspico la formazione di un governo stabile con maggioranza solida. Per noi è essenziale che sia un governo europeistico con una sensibilità molto alta per le autonomie e le minoranze linguistiche”, dice il dpeutato Manfred Schuullian al termine dell’incontro al Quirinale. “Serve una maggioranza stabile che guarda alla Ue. Un reincarico a Conte ci sembra necessario in quanto unico punto di equilibrio possibile in questa legislatura. Ci affidiamo alla saggezza del presidente Mattarella che si è dimostrato capace di iniziative adeguate”, osserva Bruno Tabacci della componente Centro democratico

– Gli ‘Europeisti’ – “Abbiamo come punto di riferimento il premier Conte: per noi è l’unica soluzione per poter continuare ad andare avanti in questa legislatura”, dice Ricardo Merlo al termine dell’incontro al Quirinale. “Un reincarico a Conte è necessario. In questa pandemia lui è già ‘up to date'”, aggiunge Gregorio De Falco.

Governo: al via le consultazioni al Quirinale. Pd-M5S: ‘Reincarico a Conte’. Ma Iv alza la posta sui nomi

Il primo colloquio con la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, poi con il presidente della Camera, Roberto Fico

© ANSA

Al via le consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la formazione del nuovo governo. Il primo colloquio al Quirinale è stato con la presidente del Senato Elisabetta Casellati, duratocirca mezz’ora.

Da quanto si apprende è stata una conversazione molto fitta e interlocutoria. Al termine, Casellati ha scelto di non rilasciare dichiarazioni alla stampa in considerazione della fase delicata per il Paese e per la politica e nel rispetto della prassi istituzionale. Del resto è proprio al Senato che da tempo si gioca la partita più complessa e rischiosa per il governo, visti i numeri risicati della maggioranza nella camera alta. Poi al Colle il presidente della Camera Roberto Fico: “Siamo tutti al lavoro per il bene del Paese”, ha detto al termine del colloquio. 

Poco prima che si avviassero le consultazioni, il presidente della Repubblica ha salutato i giornalisti presenti al Quirinale in presenza drasticamente ridotta a causa delle misure anti-Covid. La stampa accreditata attendeva nel Salone delle feste, una sistemazione inusuale visto che per consuetudine i cronisti attendono nella Sala alla Vetrata. Il presidente ha incrociato i giornalisti recandosi verso lo studio dove lo attendeva la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Il capo dello Stato si è avvicinato ai cronisti, seduti distanziati tra loro, e ha detto: “Ne approfitto per auguravi buon lavoro, è una situazione particolare ma siamo nel Salone delle feste”.

“Tirano in ballo il mio nome col chiaro intento di mettermi contro il presidente Conte. Sanno benissimo che sto lavorando al fianco con lui, con la massima lealtà, per trovare una soluzione a questa inspiegabile crisi”, ha detto, secondo quanto si apprende, il ministro Luigi Di Maio, commentando le parole dell’esponente Iv Teresa Bellanova. Nella stessa riunione Di Maio ha confermato l’intenzione del M5S di salire al Colle in occasione delle consultazioni facendo come “unico nome quello di Giuseppe Conte”.

“Noi non poniamo veti su Conte e non subiamo veti da nessuno ma sicuramente non c’è solo Conte. Quello che ci interessa è come si affronta la crisi. Non discutiamo gli uomini , discutiamo prima dell’impianto programmatico”, aveva detto detto la presidente di Iv ed ex ministro Teresa Bellanova a Tgcom24.

“Io condivido e chiedo il mandato sulla proposta a Mattarella di un incarico a Conte per dare vita ad un governo che raccolga il suo appello a un nuovo governo europeista che possa contare su ampia base parlamentare”, ha detto Nicola Zingaretti in direzione Pd. Anche grazie al Recovery plan “non dobbiamo avere come obiettivo di restaurare l’Italia che c’era prima ma costruirne una nuova. Per questo non si può consegnare a questa destra il nostro Paese”, ha aggiunto Zingaretti. 

“Il tema del rapporto con Iv non ha nulla a che vedere con il risentimento per il passato ma di legittimi dubbi fondati per il futuro – ha affermato ancora –. Nessun veto ma un aspetto politico da tenere in considerazione perché verremo giudicati in merito alla sincerità e credibilità delle parole per definire il governo che decideremo insieme di sostenere”. 

“Proviamo perché noi non abbiamo mai voluto o auspicato elezioni politiche anticipate e non le vogliamo ora”, ha detto Zingaretti. “Hanno fatto bene coloro che in questi giorni, dopo l’apertura della crisi al buio, hanno segnalato questo pericolo perché esso è reale. Segnalare per la strada il pericolo di una buca è l’opposto della volontà di volerci finire dentro”. 

La direzione nazionale del Pd, riunita in via telematica, all’unanimità ha espresso voto favorevole sull’ordine del giorno presentato e sulla relazione del segretario Zingaretti. Alla delegazione Pd viene dato mandato di proporre al presidente della Repubblica l’incarico a Conte. 

“Il M5S è compatto intorno alla figura di Giuseppe Conte ma è evidente che, da fuori, qualcuno sta cercando di dividerci”, sottolineano fonti di primo piano del M5S in merito ai rumors sull’ipotesi di un premier 5 Stelle, con particolare riferimento al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Per Patuanelli, commentando le ipotesi di un premier alternativo, a 5 Stelle, rimbalzate nelle dichiarazioni di alcuni esponenti politici nel corso della giornata, “pensano di poterci usare contro Conte, si sbagliano”, ha detto il ministro per lo Sviluppo Economico.

LA RELAZIONE DI NICOLA ZINGARETTI

Alessandro Di Battista a “Accordi e Disaccordi”, su canale Nove, ha detto, in serata, che “Conte ha tirato una linea che condivido, occorre portarla fino alla fine perché credo che così ci saranno delle sorprese. Con coraggio. Il Paese non sta bene, oggi è disonesto minarlo, Mi rivolgo anche ai parlamentari di IV, perché per me Renzi è una “cosa”, non è neanche un mio problema. Per me Renzi deve restare fuori dalla porta”. 

In un video su Facebook Matteo Renzi, leader di Iv dice che “per fare politica occorre studiare, conoscere e fare proposte. A noi sta a cuore l’Italia e l’Italia deve ripartire adesso. Solo una cosa non ci possiamo permettere, non vivere questa crisi come una grande opportunità per ripartire. O prepariamo adesso la ripartenza o buttiamo via questa opportunità. Noi continueremo a testa alta a parlare di contenuti e se altri parlano di poltrone, polemizzano sul carattere e ci attaccano con fake news, non è un nostro problema. Noi teniamo la barra dritta, a viso aperto, sulle cose che servono all’Italia non a noi”. Nel video Renzi ha spiegato che in Italia ci sono tre emergenze da affrontare subito: quella economica, il piano dei vaccini e la scuola. Per tutte e tre occorre “predisporre tutto ora” per poter ripartire. “Mi direte – afferma Renzi – che non ci sono i vaccini: è vero ma bisogna predisporre tutto ora per poter effettuare una vaccinazione di massa quando arriveranno” perché si uscirà anche dalla crisi economica solo una volta raggiunta l’immunità di gregge. Anche per la scuola occorre organizzare tutto sin da ora, perchè “la Dad non è la soluzione”. Quindi “bisogna riuscire a mettere i professori in prima fila nelle vaccinazioni”. “A noi sta a cuore l’Italia – ha insistito – e solo predisponendo ora questi passi possiamo ripartire”.

“Mentre in Parlamento assistiamo a un autentico scandalo, al tentativo di far passare delle persone non su un’idea ma su una gestione opaca delle relazioni personali e istituzionali, assistiamo alla creazione di gruppi improvvisati, noi siamo qui a dire con forza che, grazie a Teresa, Elena e Ivan, abbiamo rinunciato alle nostre poltrone perché vogliamo far prevalere le nostre idee”.

“Il Pd ha guardato con simpatia e aiutato la nascita di un gruppo europeista, è importante in termini di logica politica e può essere che il gruppo possa attrarre altri favorevoli a questa nuova avventura governativa, ma che non hanno il luogo fisico in cui sedersi. Io penso che anche la maggioranza precedente fosse risicata, quindi abbiamo l’esigenza di allargarla. Ben venga il nuovo gruppo e ben venga la riapertura del dialogo tra Conte e Renzi su patti chiari”. L’ha detto Andrea Marcucci, presidente dei senatori del Pd, a ‘L’aria che tira’ su La7.

Alla domanda se Marcucci sappia se si è riaperto il dialogo fra il premier dimissionario e il leader di Italia Viva, il senatore ha risposto: “Non lo so, però credo che se ci sarà, come auspico un re-incarico a Conte, ci sarà un confronto con tutte le forze politiche” ricordando che “la critica rispetto alla responsabilità dell’apertura della crisi è stata unanime dentro il Pd, poi ci sono le considerazioni politiche e deve prevalere l’interesse del Paese”.

Intanto al Senato si è costituito il nuovo gruppo parlamentare Europeisti Maie Centro democratico“. I componenti sono: Maurizio Buccarella, Adriano Cairo, Andrea Causin, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Raffaele Fantetti, Gianni Marilotti, Riccardo Merlo, Mariarosaria Rossi e Tatjana Rojc. Si tratta di 10 parlamentari. Fantetti sarà il presidente del gruppo, Causin il vice presidente. Merlo chiede che anche il nuovo gruppo parlamentare venga convocato al Colle per le consultazioni. E “al presidente della Repubblica – assicura – avanzeremo la proposta di un nuovo governo Conte, perché è lui il nostro punto di riferimento”. Non aderisce la senatrice Sandra Lonardo: “Non avevo rifiutato la proposta in sè, ma poi ho scoperto che il gruppo si sarebbe chiamato Maie-Centro democratico con una particolare attenzione quindi a una forza politica esistente come quella di Tabacci. Non ho niente contro di lui e il Cd ma io sono di una componente diversa. A quel punto il progetto non mi convinceva e non ho aderito”. “Ho proposto di togliere il nome Cd tornando solo al Maie o di aggiungere ‘Noi campani’ (lista e associazione politica fondata dal marito Clemente Mastella per sostenere il centrosinistra in Campania, ndr) a cui tengo molto – aggiunge – ma non è stato così. Comunque auguro lunga vita a questo gruppo”. La senatrice ribadisce comunque il proprio sostegno all’attuale maggioranza. E dicono no i parlamentari di ‘Cambiamo-Idea’ Gaetano Quagliariello e Paolo Romani e dell’Udc con Antonio De Poli. 

“Dopo un confronto aperto sui temi e le proposte che abbiamo portato avanti fin dall’inizio del nostro mandato parlamentare, abbiamo deciso di aderire alla componente del Gruppo Misto Centro Democratico“, hanno annunciato deputate del Gruppo Misto Piera Aiello e Alessandra Ermellino, elette nel M5S. La componente Cd del Misto con le nuove entrate arriva a quindici deputati.

E il centrodestra incalza con il leader della Lega Matteo Salvini che dice “mai un governo con il Pd”. Sullo sblocco della crisi politica, dichiara, “la questione non sono i nomi. Per fare cosa? Se si mette al centro il taglio delle tasse, l’apertura dei cantieri, il salvataggio dell’Ilva, il rilancio di Alitalia e Mps, noi ci siamo. Se qualcuno ci da una mano a salvare quota 100, tagliare le tasse e aiutare le famiglie, noi ci sediamo al tavolo con tutti”.  “Un governo con il Pd che vuole azzerare quota 100 e tornare alla legge Fornero, per me è impossibile”, assicura Salvini. “Mi rifiuto di pensare a un governo Pd-5 Stelle-Leu Boldrini e Forza Italia, mi rifiuto io a nome di Forza Italia per il bene che voglio a Silvio Berlusconi, a FI e per l’idea del centrodestra che governa la maggioranza dei comuni e delle regioni nel Paese. La domanda non è con chi, ma per fare cosa”, ha detto in serata Salvini rispondendo a una domanda sull’ipotesi di un’entrata di FI come unica forza del centrodestra, in un governo di unità nazionale, durante un convegno online sulla Shoah. E ha concluso: “No a governoni da Zingaretti a Di Maio, Boldrini e Berlusconi, non penso sia plausibile”.

A parte le elezioni anticipate, il piano B della Lega è solo un governo a guida centrodestra? “Certo, non credo ai governi tutti assieme appassionatamente, abbiamo visto che succede né credo ai governi contro qualcuno”, ha detto il leader Matteo Salvini. “Ora viviamo una surreale crisi di governo – ha continuato – perché questo governo Pd-M5s è nato per antitesi, sennò c’era il rischio che si andasse al voto e avrebbe potuto vincere Salvini. No ai governi ad esclusione, mi piacerebbe avere un governo per, non contro”.

Intanto la senatrice M5S Barbara Lezzi punta i piedi e ribadisce il no a Italia Viva. “Non ci sto – dichiara – Renzi deve restare fuori dal nuovo governo che deve essere presieduto da Conte. Non mi interessano le critiche sui transfughi, su Ciampolillo, su questo o su quello. Abbiamo detto mai più con Renzi e questo deve avere un valore. Deve avere un peso. E deve essere difesa la nostra intenzione”. “Confesso il mio disagio, il mio disorientamento nell’ascoltare colleghi che, in totale assenza di pudore, aprono a Renzi come se niente fosse successo” spiega la parlamentare vicina ad Alessandro Di Battista.

Marcucci: “Estendere la maggioranza”. Al Senato nascono gli ‘Europeisti’

Le consultazioni al Quirinale da oggi pomeriggio a venerdì 

Governo: Europeisti con 10 senatori, Fantetti presidente © ANSA

“Il Pd ha guardato con simpatia e aiutato la nascita di un gruppo europeista, è importante in termini di logica politica e può essere che il gruppo possa attrarre altri favorevoli a questa nuova avventura governativa, ma che non hanno il luogo fisico in cui sedersi. Io penso che anche la maggioranza precedente fosse risicata, quindi abbiamo l’esigenza di allargarla.

Ben venga il nuovo gruppo e ben venga la riapertura del dialogo tra Conte e Renzi su patti chiari”. L’ha detto Andrea Marcucci, presidente dei senatori del Pd, a ‘L’aria che tira’ su La7.

Alla domanda se Marcucci sappia se si è riaperto il dialogo fra il premier dimissionario e il leader di Italia Viva, il senatore ha risposto: “Non lo so, però credo che se ci sarà, come auspico un re-incarico a Conte, ci sarà un confronto con tutte le forze politiche” ricordando che “la critica rispetto alla responsabilità dell’apertura della crisi è stata unanime dentro il Pd, poi ci sono le considerazioni politiche e deve prevalere l’interesse del Paese”.

Intanto al Senato la presidente Elisabetta Casellati comunica che “si è costituito oggi il nuovo gruppo parlamentare Europeisti Maie Centro democratico“. I componenti sono: Maurizio Buccarella, Adriano Cairo, Andrea Causin, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Raffaele Fantetti, Gianni Marilotti, Riccardo Merlo, Mariarosaria Rossi e Tatjana Rojc. Si tratta di 10 parlamentari. Fantetti sarà il presidente del gruppo, Causin il vice presidente. Merlo chiede che anche il nuovo gruppo parlamentare venga convocato al Colle per le consultazioni. E “al presidente della Repubblica – assicura – avanzeremo la proposta di un nuovo governo Conte, perché è lui il nostro punto di riferimento”. 

Non aderisce la senatrice Sandra Lonardo: “Non avevo rifiutato la proposta in sè, ma poi ho scoperto che il gruppo si sarebbe chiamato Maie-Centro democratico con una particolare attenzione quindi a una forza politica esistente come quella di Tabacci. Non ho niente contro di lui e il Cd ma io sono di una componente diversa. A quel punto il progetto non mi convinceva e non ho aderito”. “Ho proposto di togliere il nome Cd tornando solo al Maie o di aggiungere ‘Noi campani’ (lista e associazione politica fondata dal marito Clemente Mastella per sostenere il centrosinistra in Campania, ndr) a cui tengo molto – aggiunge – ma non è stato così. Comunque auguro lunga vita a questo gruppo”. La senatrice ribadisce comunque il proprio sostegno all’attuale maggioranza. E dicono no i parlamentari di ‘Cambiamo-Idea’ Gaetano Quagliariello e Paolo Romani e dell’Udc con Antonio De Poli. 

Intanto il centrodestra incalza con il leader della Lega Matteo Salvini che dice “mai un governo con il Pd”.  Sullo sblocco della crisi politica, dichiara, “la questione non sono i nomi. Per fare cosa? Se si mette al centro il taglio delle tasse, l’apertura dei cantieri, il salvataggio dell’Ilva, il rilancio di Alitalia e Mps, noi ci siamo. Se qualcuno ci da una mano a salvare quota 100, tagliare le tasse e aiutare le famiglie, noi ci sediamo al tavolo con tutti”.  “Un governo con il Pd che vuole azzerare quota 100 e tornare alla legge Fornero, per me è impossibile”, assicura Salvini. 

Intanto la senatrice M5S Barbara Lezzi punta i piedi e ribadisce il no a Italia Viva. “Non ci sto – dichiara – Renzi deve restare fuori dal nuovo governo che deve essere presieduto da Conte. Non mi interessano le critiche sui transfughi, su Ciampolillo, su questo o su quello. Abbiamo detto mai più con Renzi e questo deve avere un valore. Deve avere un peso. E deve essere difesa la nostra intenzione”. “Confesso il mio disagio, il mio disorientamento nell’ascoltare colleghi che, in totale assenza di pudore, aprono a Renzi come se niente fosse successo” spiega la parlamentare vicina ad Alessandro Di Battista.

– LO SCENARIO DELLA CRISI

Mostrare un progetto politico, una prospettiva, un orizzonte più largo. E’ il tentativo di Giuseppe Conte di non rassegnarsi ai numeri. In Senato i suoi pontieri lavorano perché si materializzi in tempo per le consultazioni quel nuovo gruppo che dia legittimità politica al tentativo di un incarico “ter”. “Liberaldemocratici e ambientalisti europeisti”, è il nome ipotizzato per il gruppo, mentre il premier dimissionario via Facebook lancia l’ultima chiamata ai responsabili ‘in sonno’. Ma anche a Matteo Renzi: a lui sembra tirare ‘l’amo’ della riforma costituzionale con la sfiducia costruttiva.

In una prospettiva di legislatura, il premier apre a tutti coloro che ci stanno. Con un’apertura che prova a rimettere insieme e motivare una maggioranza che in Consiglio dei ministri e nelle segreterie dei partiti si mostra ancora compatta, ma che in Parlamento inizia a mostrare tentennamenti sul nome del presidente del Consiglio. E con una postilla ‘istituzionale’, sull’augurio che l’Italia rialzi la testa “al di là di chi la guiderà”, che le fonti parlamentari più maliziose leggono già come una disponibilità a un passo di lato. La strada del reincarico, nel giorno delle dimissioni, appare in salita. Lo si avverte nel pessimismo che serpeggia tra i ministri e nei gruppi di maggioranza, tra le cui fila nomi diversi da Conte circolano anche come antidoto alla paura delle urne. A dar corpo ai timori è l’atteggiamento critico con cui la delegazione di Italia viva si presenta al Quirinale. Le carte restano coperte, come del resto quelle di tutti i giocatori della partita per il nuovo governo. Ma la critica di Renzi a Conte, nelle aule parlamentari e in tv, è stata così distruttiva che gli (ex) alleati non mostrano dubbi sul fatto che il senatore di Rignano, se potesse, al Quirinale indicherebbe il nome di un altro premier. Lui per ora inverte l’onere della prova e sfida Conte a mostrare di potersi riprendere Iv in maggioranza. La condizione è “cambiare nel metodo e nel merito”. Come a dire: un ruolo di Conte ridimensionato rispetto ai partiti della sua maggioranza e pari peso di Iv.

Se Mattarella darà al premier uscente un reincarico, si aprirà per il premier una partita assai difficile, sul programma e sulla squadra. A Palazzo Chigi si lavora fino all’ultimo, in asse con i pontieri di Pd e M5s, per allargare e sminare. L’obiettivo, finora mancato, è rendere Renzi non indispensabile al Senato. Nei corridoi parlamentari si ragiona però già del piano B, se al Quirinale una maggioranza così chiara per Conte non dovesse emergere. Il primo passo, secondo i rumors, sarebbe tentare la via di un nome M5s: si citano Stefano Patuanelli (super-contiano, in chiave alleanza col Pd), Roberto Fico (figura istituzionale, lascerebbe il posto a una personalità come Dario Franceschini), Luigi Di Maio (che da tempo viene citato come prima scelta di Renzi ma a più riprese ha smentito). Far uscire nomi ora è un modo per bruciali, dicono da Iv. Mentre dal M5s assicurano che la linea è unitaria sul nome di Giuseppe Conte. Ma nei gruppi pentastellati – già profondamente divisi sul ritorno di Renzi – sembra prendere corpo il fronte di chi non intende “consegnarsi” a Conte, anche in prospettiva futura. Anche dal Pd liquidano come voci infondate le ipotesi che si fanno su nomi come Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, Roberto Gualtieri. “Non siamo noi a dare le carte – taglia corto una fonte Dem – in Parlamento i nostri gruppi valgono meno del 15% alla Camera e al Senato”.

Ma intanto la prospettiva “europea” fa tirare in ballo anche nomi finora fuori dalla mischia come David Sassoli o Paolo Gentiloni. I nomi di Marta Cartabia, Carlo Cottarelli o Luciana Lamorgese si fanno in una prospettiva elettorale, se le consultazioni dovessero fallire. E poi c’è chi cerca di immaginare un premier costruito su misura di una maggioranza Ursula, che includa anche Forza Italia e qui tornano i nomi dei ‘dialoganti’ Franceschini e Guerini. Ma sono temi del dopo, come anche il totonomi di un Conte ter con dentro anche Renzi ministro. Il primo giro di consultazioni si farà sull’ipotesi del “ter”: le delegazioni Pd, M5s e Leu faranno sicuramente il suo nome. Se fallisse, si aprirebbe la partita per un premier o una maggioranza alternativa. O, dice un sottosegretario Dem, più probabilmente la via delle urne, con Conte leader di un’alleanza contrapposta a quella di Salvini e Renzi ai margini.

Processo Ruby ter, ‘Per Berlusconi riposo assoluto’

Il legale: ‘Per condizioni in cui tuttora versa’. Ma la difesa comunque non ha presentato istanza di legittimo impedimento

 © EPA

Per le “condizioni di salute in cui tuttora versa” Silvio Berlusconi ha bisogno di un “periodo di riposo domiciliare assoluto per 15 giorni dal 19 gennaio”. Lo ha spiegato l’avvocato Federico Cecconi all’inizio dell’udienza del processo Ruby ter a Milano, depositando certificazione medica del professore Alberto Zangrillo successiva al ricovero dell’ex premier all’ospedale del Principato di Monaco da cui è stato dimesso il 15 gennaio.

La difesa comunque non ha presentato istanza di legittimo impedimento e il processo prosegue.

All’inizio dell’udienza del processo Ruby ter nell’aula della Fiera a Milano, il legale del leader di FI ha fatto presente di aver depositato ai giudici della settima penale certificazione medica firmata da Zangrillo “in cui si dà atto che per le condizioni di salute in cui tuttora versa si prescrive riposo domiciliare assoluto per 15 giorni a partire dal 19 gennaio”. Il difensore ha chiarito che sulla base della certificazione avrebbe potuto formulare istanza per chiedere il rinvio dell’udienza di oggi ma che la difesa, dopo aver parlato anche coi pm, ha deciso di non presentarla e di far svolgere l’udienza che prevede oggi dei testi ‘tecnici’ dell’accusa. Dunque, il deposito dei documenti medici, avvenuto anche nelle scorse udienze, ha chiarito Cecconi, è “quasi una sorta di monitoraggio processuale delle condizioni di salute” di Berlusconi. Il difensore ha fatto presente anche che a Bari di recente il processo sul caso escort sempre a carico di Berlusconi è stato rinviato a maggio proprio sulla base dei documenti medici. Sempre Cecconi ha spiegato che questa documentazione depositata oggi è successiva alle dimissioni del leader di FI dall’ospedale di Montecarlo che risalgono al 15 gennaio. Il processo milanese vede imputati Berlusconi e altre 28 persone, tra cui molte ‘olgettine’ che avrebbero preso soldi e altre utilità in cambio del silenzio sulle serate del ‘bunga-bunga’ ad Arcore. Le accuse sono corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza.

Crisi: Conte, dimissioni per governo di salvezza nazionale Pd e M5s sostengono il premier

Le consultazioni da mercoledì pomeriggio a venerdì

Il film della giornata

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. ANSA/FILIPPO ATTILI/US PALAZZO CHIGI © ANSA

Giuseppe Conte ha consegnato le sue dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Conte è uscito in auto dal Quirinale dopo mezz’ora dal suo arrivo. Dopo il Colle, è stato a Palazzo Giustiniani per incontrare la Presidente del Senato, Elisabetta Casellati poi è andato alla Camera dei Deputati per il colloquio con il presidente Roberto Fico. Conte aveva già comunicato le dimissioni nel Consiglio dei Ministri di questa mattina.Un CdM che, a quanto si apprende, si è chiuso con un momento “molto affettuoso” e gli applausi dei ministri al premier.

“Ringrazio l’intera squadra di governo, ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme”, avrebbe detto Conte.

IL MESSAGGIO DEL PREMIER CONTE SU FB – “La settimana scorsa, in Parlamento, il Governo ha ottenuto la fiducia in entrambe le Camere, ottenendo la maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati e la maggioranza relativa al Senato. Il Paese, tuttavia, sta attraversando un momento davvero molto difficile. Da ormai un anno stiamo attraversando una fase di vera e propria emergenza. Le diffuse sofferenze dei cittadini, il profondo disagio sociale e le difficoltà economiche richiedono una prospettiva chiara e un governo che abbia una maggioranza più ampia e sicura“. “È il momento che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore le sorti della Repubblica.

Le mie dimissioni sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un nuovo governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale. Serve un’alleanza, nelle forme in cui si potrà diversamente realizzare, di chiara lealtà europeista, in grado di attuare le decisioni che premono”. “Per parte mia, anche in queste ore continuerò a svolgere gli affari correnti fino all’insediamento del nuovo governo. Continuerò a svolgere il mio servizio al Paese, con senso di responsabilità e con profondo impegno. Sono queste le caratteristiche che hanno caratterizzato il mio operato, quello dell’intero governo e delle forze di maggioranza che ci hanno sostenuto”. “L’unica cosa che davvero rileva, al di là di chi sarà chiamato a guidare l’Italia, è che la Repubblica possa rialzare la testa. Allora avremo vinto tutti, perché avrà vinto l’Italia. Quanto a me, mi ritroverete sempre, forte e appassionato, a tifare per il nostro Paese”.

Le consultazioni per la formazione del nuovo governo partiranno domani pomeriggio e si chiuderanno venerdì pomeriggio.Nella mattinata di domani il presidente Mattarella parteciperà alle celebrazioni della “Giornata della Memoria”. Poi la mattina di venerdì 29 gennaio parteciperà all’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2021 presso la Corte di Cassazione.

Il Presidente della Repubblica si è riservato di decidere e ha invitato il Governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti.

“Dopo giorni di fango contro di noi, tutto è più chiaro. Non è Italia Viva ad aver aperto una crisi: è l’Italia che deve affrontare una crisi da far tremare i polsi”. Così Matteo Renzi nella sua E-News e aggiunge “il Governo Conte era nato per mandare a casa Salvini. Rivendico quella scelta. E ancora ricordo i ‘No, giammai’ del gruppo dirigente del PD che preferiva le urne a un nuovo Governo. Cambiando idea hanno permesso di evitare un esecutivo sovranista. Anche allora fummo criticati come lo siamo oggi. Forse in questa fase il massacro mediatico che abbiamo subito è stato persino peggiore. Ma voglio che tutti sappiano che chi sta in Italia Viva e chi la sostiene sceglie di lottare per il bene comune, non di appiattirsi sui luoghi comuni”. “Noi andremo al Quirinale senza pregiudizi – sottolinea – . Per noi la priorità è aiutare i cittadini a uscire da questa fase di stallo e di difficoltà non solo economica. Sprecare i soldi del Recovery, perdere tempo sui vaccini, ritardare il ritorno a scuola, vivere di sussidi sarebbero errori imperdonabili. Noi ci siamo”.

“È il momento della verità, in queste ore capiremo chi difende e ama la Nazione e chi invece pensa solo al proprio tornaconto. Il MoVimento 5 Stelle rimane il baricentro del Paese e insieme al presidente Giuseppe Conte offriremo il nostro contributo per la stabilità. Questo è il nostro impegno, a questo fine stiamo lavorando. Rendiamoci conto di ciò che sta succedendo in Italia”, ha scritto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio sottolineando che Conte “ha appena rassegnato le dimissioni per via di una crisi di governo senza alcun senso”. Su Facebook il capo politico M5S Vito Crimi: “Siamo e restiamo al fianco del Presidente Giuseppe Conte, che ringraziamo per l’enorme contributo che ha dato al Paese e che, ne siamo certi, può ancora dare. Riteniamo che sia l’unica persona che in questa fase storica possa rappresentare la sintesi e il collante di questa maggioranza. Maggioranza che deve essere consolidata e rinforzata e che deve concentrarsi sulle priorità del Paese”. 

I capi delegazione del M5s Alfonso Bonafede, del Pd Dario Franceschini e di Leu Roberto Speranza avrebbero ribadito in Consiglio dei ministri il loro sostegno a Giuseppe Conte.

Abbiamo affrontato la pandemia e una delle fasi più difficili della storia repubblicana “al meglio delle nostre capacità e crediamo con molti risultati positivi, grazie alla guida del presidente Conte e al sostegno delle nostre forze politiche”, avrebbe detto, a quanto si apprende, Dario Franceschini in Cdm. “Questo cammino ci consente oggi di pensare a questa maggioranza anche in prospettiva, come una area di forze riformiste alleate non solo temporaneamente. Per questo è fondamentale salvare questa prospettiva anche nel percorso della crisi che abbiamo davanti”.

“Credo che il Pd abbia dimostrato di essere un partito di grandissima respnsabilità – così la vicepresidente del Pd Deborah Serracchiani allo speciale Tg1 -, il Pd è unito e c’è bisgno di essere un punto fermo in un percorso strettissimo e complicato. Abbiamo bisogno di rilanciare l’azione di governo e lo abbiamo detto anche prima di questa crisi che è incomprensibile. Il punto imprescindibile è Conte e bisogna allargare e rilanciare l’azione di governo”. “Nessuno può mettere veti a nessuno e in politica mai dire mai. La crisi è una battuta di arresto che ci preoccupa imemsamente, e prendiamo atto che lo steso Renzi ha detto che non ci debbano essere veti su Conte. Cerchiamo di fare ragionamenti solidi in tempi brevi”. 

“Per noi oggi l’ipotesi sul campo è reincaricare Conte, vedremo le indicazioni che daranno gli altri partiti e soprattutto ci atterremo alle indicazioni del capo dello Stato”. Lo dice Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato, interpellato dai cronisti fuori da Palazzo Madama. A chi gli domanda se sia ‘Conte a tutti i costi’, risponde: “Non c’è un Conte a tutti i costi: io dico che il buonsenso ci deve guidare e ci guida oggi in quella direzione”, aggiunge.

“Il Pd sale al Colle con una posizione molto chiara. Prima di tutto viene l’interesse del Paese: bisogna fare presto e bene”. Lo ha detto il capogruppo Pd Graziano Delrio al Tg2. “Conte – ha aggiunto – è assolutamente un punto di equilibrio insostituibile per questa coalizione. Noi miriamo ad allargare la maggioranza perché le sfide che attendono il Paese meritano un governo solido, robusto che arrivi fino a fine legislatura”. Veti su Matteo Renzi? “Iv ha chiuso la porta a questo governo e aperto la crisi non tenendo presente i bisogni reale del Paese. Devono avvenire fatti che permettano un loro eventuale reingresso”.

“Mattarella – ha detto Ettore Rosato, coordinatore di Italia Viva, a Rai news 24 – ha in mano la regia per dare un governo più solido al Paese con un programma solido. Il governo non aveva più un programma, andava avanti solo con i decreti sull’emergenza. Una volta che si trova una sintesi sulle questioni programmatiche, prima di tutto il Recovery Plan e poi le riforme che l’Ue e le parti sociali ci chiedono, noi non mettiamo veti. Noi non abbiamo mai messo veti o preclusioni su nessuno, ma abbiamo evidenziato l’esigenza di grande chiarezza. E sono convinto che la chiarezza sia una esigenza non solo nostra ma anche degli altri partiti”. Iv al Quirinale farà il nome di Conte? “Non faremo un nome in particolare, chiederemo un governo davvero all’altezza della situazione. I nomi sono la conseguenza delle cose”. Lo ha detto Ivan Scalfarotto di Italia viva a Tagadà su La7.

“Andremo tutti insieme, anche i centristi, al Quirinale per dire no al Conte ter e affidarci al Presidente Mattarella”. Lo afferma Paolo Romanidi Cambiamo! lasciano il vertice di centrodestra che si è tenuto nel pomeriggio, durante il quale, secondo quanto si apprende, Silvio Berlusconi collegato in video avrebbe affermato: “Abbiamo dato prova di grande compattezza, sono d’accordo: andiamo tutti insieme“, riferendosi alle consultazioni che si terranno a partire da mercoledì con il Presidende della Repubblica, Sergio Mattarella. E in una nota congiunta diffusa al termine del vertice si legge: “Il centrodestra unito in tutte le sue componenti (Lega, Fi, FdI con rappresentanti di Udc, Cambiamo! – Idea e Noi con l’Italia) ha chiesto al Presidente della Repubblica di partecipare alle consultazioni con una delegazione unitaria. Nel corso del vertice, il centrodestra ha ribadito la necessità che l’Italia abbia in tempi rapidi un governo con una base parlamentare solida, una forte legittimazione e non, invece, un esecutivo con una maggioranza raccogliticcia. La coalizione è pronta a sostenere in Parlamento tutti i provvedimenti a favore degli italiani, a partire dai ristori e dalla proroga del blocco delle cartelle esattoriali. Ferme restando le posizioni già espresse al Presidente della Repubblica nel corso dell’ultimo incontro, il centrodestra si affida alla sua saggezza”.

“Nessuno disponibile al Conte ter. Proponiamo un governo autorevole altrimenti le urne, altrimenti il voto non è una bestemmia”. Così Maurizio Lupi al termine del vertice di centrodestra. “Noi siamo pronti: diamo la parola agli italiani” ha aggiunto Matteo Salvini.

Per Tajani, vicepresidente di Forza Italia, “la crisi è aperta, ci rimettiamo alla saggezza del capo dello Stato. Se tutti i migliori si mettono assieme per affrontare l’emergenza con un governo di unità nazionale stabile e serio” Forza Italia è d’accordo, “altrimenti per assicurare un governo serio lo strumento è il voto”. “Non c’è nessuna possibilità che Forza Italia esca dal centrodestra”, ha sottolineato.

“Stiamo raggiungendo l’accordo, insieme ai 5 senatori del gruppo Maie (Movimento per gli italiani all’estero, ndr) e altri che non fanno capo al gruppo Misto, dovremmo essere una decina”. A dirlo all’Ansa è il senatore Gregorio De Falco, ex M5s e ora al Misto e che ha appena chiesto di aderire al Centro democratico di Bruno Tabacci. “Stiamo discutendo. Si tratta di costruire il contenuto politico di un costituendo gruppo parlamentare – ha aggiunto in una pausa dell’incontro con gli altri senatori – che punta prima di tutto alla salvaguardia degli italiani in questo momento, e in vista della gestione dei fondi del Recovery”.

Un messaggio arriva ancha dal presidente Cei. La Chiesa “non è di questa o di quell’altra parte – ha detto il card. Gualtiero Bassetti -. Quello che ci sta a cuore è il bene di ogni persona e di ognuno insieme agli altri, quello di cui c’importa è la vita delle persone, quello che sosteniamo è il nostro Paese“. “Guardiamo con attenzione e preoccupazione alla verifica politica in corso in uno scenario già reso precario dalla situazione che stiamo vivendo. Auspichiamo che la classe politica collabori al servizio dei cittadini, uomini e donne, che ogni giorno in tutta Italia lavorano in operoso silenzio e che si giunga a una soluzione che tenga conto delle tante criticità”.

Il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, ha spiegato di”seguire gli sviluppi in Italia. Non commentiamo mai sugli sviluppi politici nazionali. Siamo ansiosi di continuare a lavorare con le autorità italiane sulle molte questioni che affrontiamo insieme e le iniziative che abbiamo intrapreso in questo periodo difficile”. 

Sulla questione è intervenuto anche l’Osservatore Romano per il quale “la crisi italiana si apre in un momento delicatissimo. Le sfide che attendono il Paese sono molte e complesse: dalla consegna all’Europa del piano definitivo sul Recovery Fund fino alla definizione della programmazione economica nel medio termine con il Def (Documento di economia e finanza), passando per tutta la serie di misure e incentivi per far ripartire l’economia prostrata dalla pandemia, come il blocco dei licenziamenti e la proroga della Cassa integrazione. Senza contare le scadenze elettorali amministrative, la legge elettorale, fino ad arrivare all’aggiornamento del piano vaccini”. 

I responsabili pensano ad un nome per il gruppo al Senato e alla Camera – Si accelera, in queste ore, sulla formazione del gruppo dei responsabili al Senato e alla Camera. E anche il nome del gruppo sarebbe, secondo qualificate fonti parlamentari, in dirittura di arrivo anche se chi lavora alla nuova formazione parlamentare mantiene il massimo riserbo sulla denominazione. Dalle stesse fonti, tuttavia, filtrano i riferimenti, anche politici, che potrebbero avere i responsabili: quello alla “liberaldemocrazia”, ai temi ambientali e all’Europa. In linea, quindi, con quella “coalizione Ursula” alla quale il governo uscente sta guardando per consolidare la maggioranza.

Domani Conte si dimette. Da perfetto sconosciuto ad avvocato del popolo

Scelto quasi per caso grazie alla sua amicizia con Bonafede, al suo attivo ha il Recovery plan da 209 miliardi: La defaillance dei navigator e il debito causato dal Covid

Alla fine ha preso atto. È stato scelto quasi per caso per il suo primo governo, per un’amicizia con il ministro attuale della Giustizia Alfonso Bonafede. Ha fatto il salto di qualità come politico di razza sfidando Matteo Salvini in Senato, due estati fa, e vincendo una partita che quasi tutti oggi gli riconoscono giocata con maestria. Ora si avvia, nelle sue speranze, verso un Conte ter, un nuovo governo, ancora da lui presieduto. Ma in questo caso gli interrogativi sono diversi e per la prima volta da 30 mesi in qui, da quando per la prima volta si è seduto sulla prima poltrona di Palazzo Chigi, Conte si trova di fronte al bivio più difficile della sua carriera politica: una crisi al buio, domani andrà al Quirinale, ma senza la certezza di uscirne di nuovo in sella all’esecutivo.

Governo: Conte potrebbe salire già oggi al Quirinale. Berlusconi: ‘Esecutivo di unità nazionale o urne’

Il premier Giuseppe Conte potrebbe recarsi già oggi al Quirinale per conferire con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Giuseppe Conte e Sergio Mattarella © ANSA

Sembra arrivata la giornata cruciale per i destini del governo dopo l’apertura della crisi con le dimissioni delle ministre di Italia Viva. Il premier Giuseppe Conte potrebbe recarsi già oggi al Quirinale per conferire con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E’ quanto si apprende da fonti parlamentari della maggioranza.

Per tutta la mattinata, e già da ieri da parti della maggioranza ma anche da parlamentari indicati come possibili ‘responsabili’ è andato in scena il pressing per possibili ‘dimissioni-lampo’ del premier e l’avvio di un Conte ter. Intano scende in campo anche Silvio Berlusconi: “Nessuna trattativa – ribadisce – è in corso, né ovviamente da parte mia, né di alcuno dei miei collaboratori, né di deputati o senatori di Forza Italia, per un eventuale sostegno di qualunque tipo al governo in carica”. “La strada maestra è una sola: rimettere alla saggezza politica e all’autorevolezza istituzionale del Capo dello Stato – dice – di indicare la soluzione della crisi, attraverso un nuovo governo che rappresenti l’unità sostanziale del Paese in un momento di emergenza oppure restituire la parola agli italiani”. “Mi auguro che il Presidente del Consiglio sia consapevole dell’ineludibilità di questa strada“. Intanto è stata convocata, per questa sera alle 21, un’assemblea congiunta del M5S. Prevista la presenza del capo politico M5S Vito Crimi. 

L’Udc rimane fuori dai giochi dei ‘responsabili’. E’ questa la posizione condivisa dai parlamentari Udc in una riunione che si è svolta stamane nella sede nazionale del partito. I tre senatori dello Scudo crociato hanno votato all’unanimità NO alla fiducia del Governo e voteranno, in maniera compatta, NO alla relazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede”, si legge in una nota diffusa dall’Ufficio stampa del partito.

E poche ore fa da fonti Pd è trapelato il ragionamento sulla mancanza di numeri a Palazzo Madama ‘pericolosa’ in particolare in vista della relazione del ministro della Giustizia e capo delegazione M5s Alfonso Bonafede. 

Si parla di dimissioni di Conte? Avrebbe già dovuto darle. C’è un piano vaccinale fermo, le scuole sono aperte in una città sì e una no, ci sono due milioni di posti di lavoro a rischio, e noi stiamo in ballo sugli umori di Conte, Di Maio, Zingaretti, e sulle trattative di Tabacci e Mastella. È irrispettoso, disgustoso, volgare, deprimente“, ha detto Matteo Salvini lasciato il Palazzo di Giustizia di Torino dove oggi ha preso parte all’udienza del processo in cui è chiamato in causa per vilipendio dell’ordine giudiziario.

Covid: superati i 99 milioni di casi nel mondo

Da oggi stop ai viaggi Europa-Usa. Gli Stati Uniti il Paese con il maggior numero di casi

Covid: superati i 99 milioni di casi nel mondo © EPA

I casi di coronavirus nel mondo si avvicinano a quota 100 milioni, secondi i dati della Johns Hopkins University. Per la precisione sono 99.192.353 le persone contagiate dal Covid-19 nei cinque continenti, mentre le vittime sono 2.129.403.

Il Paese con il numero più alti di casi restano gli Stati Uniti, oltre 25 milioni, seguiti da India, Brasile, Russia e Regno Unito. Il primo Paese Ue per numero di contagi è la Francia con 3.112.055. 

Casa Bianca conferma, da oggi stop a viaggi Europa-Usa 
La Casa Bianca ha confermato che il presidente americano Joe Biden imporrà nuovamente da domani (oggi in Italia) il divieto di entrare negli Stati Uniti alla maggior parte dei cittadini non statunitensi provenienti da Regno Unito, Brasile, Irlanda e gran parte dell’Europa. Ed estenderà questo divieto anche a chi arriva dal Sudafrica, dopo le segnalazioni delle nuove varianti negli Usa. Tale decisione si inserisce nel piano della nuova amministrazione democratica Usa per combattere l’epidemia che sta dilagando nel Paese più colpito al mondo dal Covid-19, sia in termini di contagi (25,14 milioni) che di morti (oltre 419 mila).

Argentina, vicepresidente vaccinata con Sputnik V 
L’ex presidente ed attuale vicepresidente dell’Argentina, Cristina Kirchner, ha ricevuto in un ospedale di Avellaneda, in provincia di Buenos Aires, la prima dose del vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus. Lo riferisce il canale di notizie Tn. E’ stato il viceministro della Salute della provincia di Buenos Aires in persona, Nicolás Kreplak, ad applicare nell’ospedale ‘Presidente Perón’ la prima delle due dosi previste del vaccino. Confermando via Twitter l’evento, la Kirchner ha sottolineato: “In questo modo non solo mi prendo cura di me stessa, ma anche degli altri”. Vestita di bianco e con indosso una maschera con la riproduzione di un abbraccio tra lei e il defunto marito, l’ex presidente Néstor Kirchner, si è quindi offerta ai fotografi mostrando il certificato ricevuto dall’ospedale. Prima di lei avevano già deciso di farsi inoculare la prima dose del vaccino Sputnik V anche il presidente Alberto Fernández, il governatore di Buenos Aires, Axel Kicillof, e i ministri della Salute della Nazione, Ginés González García, e della Provincia di Buenos Aires, Daniel Gollán. L’Argentina è uno dei paesi che ha fatto la scelta prioritaria di utilizzare il farmaco del laboratorio russo Gamaleya. Due voli della compagnia Aerolineas Argentina hanno già trasportato giorni fa 600.000 dosi del vaccino Sputnik V e domani partirà un altro aereo della compagnia di bandiera in direzione di Mosca, con l’obiettivo di portare indietro altre 600.000 dosi. 

Messico, positivo il presidente López Obrador 
Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha reso noto di aver contratto il Covid-19, manifestando “sintomi lievi” della malattia. Via Twitter, il capo dello Stato messicano ha aggiunto di essersi già sottoposto a trattamento medico. “Come sempre – ha sottolineato – sono ottimista e andremo tutti avanti”. López Obrador, che ha 67 anni e aveva d poco partecipato a una cerimonia di inaugurazione di istallazioni della Guardia nazionale a San Luis Potosí, ha voluto precisare che per i giorni a venire la sua conferenza stampa quotidiana presidenziale sarà tenuta dalla ministra dell’Interno, Olga Sánchez Cordero. Il presidente messicano ha poi reso noto che nonostante la situazione e la quarantena a cui è sottoposto continuerà a seguire gli affari pubblici dal Palazzo presidenziale. Ed ha confermato anche la telefonata in agenda domani (oggi in Italia) con il collega russo Vladimir Putin riguardante la possibilità di ricevere un quantitativo di vaccino Sputnik V. Secondo la tv Milenio, López Obrador fa parte della popolazione messicana vulnerabile, per la sua età, perché soffre di ipertensione e perché nel 2013 fu vittima di infarto.

Colombia, oltre 2 milioni i casi da inizio pandemia 
Ha superato quota 2 milioni il numero dei contagi da Covid-19 registrati ufficialmente in Colombia dall’inizio della pandemia, di cui 1,8 guariti, secondo i dati dell’università americana Johns Hopkins. Il Paese sudamericano da quasi 50 milioni di abitanti ha riportato finora quasi 51 mila decessi legati al nuovo coronavirus. La Bolivia ha raggiunto invece quota 200 mila contagi, di cui 145 mila guariti, secondo la stessa fonte. In questo Paese da oltre 11 milioni di abitanti i morti per Covid-19 sono stati 9.930.

Dati Lombardia zona rossa, chi ha sbagliato? L’errore nel calcolo dell’Rt: cosa è successo

Dati Lombardia zona rossa, chi ha sbagliato? L'errore nel calcolo dell'Rt: cosa è successo

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Lo scontro è tutto politico perché i numeri – così come sono stati validati dal Cts e come risulta dalla stessa relazione che i tecnici lombardi hanno inviato all’Iss – sembrano dimostrare che lo sbaglio è nel numero settimanale dei guaritinull

Ci sono due versioni opposte nello scontro tra Lombardia e governo sui dati che hanno mandato la regione in zona rossa per una settimana: dal 17 al 24 gennaio. Ma si tratta di uno scontro tutto politico perché i numeri – così come sono stati validati dal Cts e come risulta dalla stessa relazione che i tecnici lombardi hanno inviato all’Istituto superiore di sanità – sembrano dimostrare che l’errore è stato compiuto proprio nel calcolo che ogni settimana la regione fa, prima di inviare a Roma il numero finale dei guaritiè quello dei sintomatici. E dunque per capire chi ha ragione basta leggere i documenti ufficiali. In serata, poi, il Tg3 ha mostrato in esclusiva l’immagine di una mail inviata dal Pirellone all’Iss, nella quale si chiede di ricalcolare l’Rt alla luce di nuovi dati. In particolare «recependo le modifiche definite ma livello tecnico relative al conteggio dei pazienti guariti e deceduti» 

La relazione della Lombardia

Partendo da una premessa che Simona Ravizza ha ben spiegato sul Corriere della Sera: «Nei giorni scorsi la Regione si è accorta di aver finora contato più infetti di quelli che realmente ci sono. Sembra paradossale, ma è la verità: tra i casi ci sono anche centinaia di guariti. Sono soprattutto coloro che dal 12 ottobre, in base alle nuove norme del ministero, possono interrompere l’isolamento tra i 10 e i 21 giorni dalla comparsa dei sintomi senza più il doppio tampone negativo. Tutti loro nei report compilati da Cereda compaiono come persone con «inizio sintomi», ma senza la descrizione dello stato clinico (asintomatico, paucisintomatico, sintomi). Nell’allegato tecnico che la Regione Lombardia ha inviato al Tar, integrato nelle ultime ore, l’assessorato alla Sanità scrive: «Finora la sovrastima dell’Rt ( che si trascina dal 12 ottobre, ndr ) è stata mascherata dal fenomeno più rilevante in termini numerici dell’aumento dei casi della seconda ondata (oltre 300 mila). Pertanto tale fenomeno si è osservato solo adesso evidenziando in tal modo la sovrastima del Rt». Insomma: finora mai nessuno della Regione s’è accorto della questione”».

Covid: da oggi Lombardia in arancione. Sala: ‘La Regione mostri dati sull’Rt’

Ira di commercianti e dei presidenti delle due regioni

Foto d'archivio © ANSA

La Lombardia da oggi torna arancione, dopo essere stata una settimana rossa per errore. Ed è su quell’errore che si è consumato lo scontro politico e non solo, con i commercianti che ora minacciano una class action per i danni immotivati che hanno subito. Il nodo è: di chi è la colpa se la Regione il 16 gennaio, pieno periodo di saldi, è finita in zona rossa anche se non doveva? Errore nei numeri della Regione o nel calcolo della Cabina di regia e del Ministero? Nell’ordinanza firmata per riportare la Lombardia in zona arancione, il ministro della Salute Roberto Speranza ha messo nero su bianco che la decisione è stata presa sulla base dei dati “rettificati” dalla Lombardia.

Il governatore Attilio Fontana ha invece ribadito che il Pirellone non ha “mai sbagliato a dare i dati e non li ha mai rettificati”, ha solo valorizzato alcuni dati “su richiesta dell’Istituto Superiore di Sanità”.

Governo, Di Maio: ‘O si trova la maggioranza o meglio andare a votare’. Casini: ‘Conte si dimetta e recuperi con Renzi’

Il ministro degli esteri: ’48 ore per consolidare la maggioranza’. Bellanova: ‘Difficile che Iv voti la relazione Bonafede’. Tabacci: ‘Il premier si dimetta, nuovo governo o voto’. Ipotesi di rinvio sul nodo giustizia

Luigi Di Maio © ANSA

O nei prossimi giorni si trova la maggioranza, altrimenti sono il primo a dire che stiamo scivolando verso il voto”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Mezz’ora in più su Rai3. “Solo che in tempi normali si poteva votare anche ogni anno, in questi tempi ci giochiamo Recovery, vaccini e futuro della ripresa economica”, ha aggiunto.

Ma “se non ci sono i voti adesso non ci sono neanche per il Conte ter. Se da Italia Viva “non si ritira la sfiducia non ci saranno presupposti per il dialogo”, ha proseguito Di Maio.”Se ci sono forze politiche che si vogliono avvicinare a questo governo ben venga – ha concluso – ma se dev’essere qualcosa di raccogliticcio sono il primo a dire andiamo al voto”. Sulla relazione Bonafede “il voto è un voto sul governo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Mezz’ora in più su Rai3. E’ un atto che riguarda tutto il governo” e il M5s “non sarà – prosegue – né donatore di sangue né di organi per questo governo”. Nel Movimento, ha concluso, “non siamo mai stati così compatti, siamo un monolite”. “Se il tema è riparlare con Renzi, Conte è stato chiaro” sul fatto che non avrebbe più fatto parte della maggioranza “e noi tra Conte e Renzi scegliamo Conte” precisa Di Maio.

Secondo Pierferdinando CasinGiuseppe Conte dovrebbe recarsi al Quirinale e rassegnare le dimissioni e, forte di reincarico, “recuperare il dialogo con Renzi”. E’ il “consiglio gratuito” che ha dato al premier Pierferdinando Casini, intervistato a “In mezz’ora” su Rai3. Casini ha commentato le affermazioni di Di Maio sul rischio di elezioni se non si risolve la crisi in 48 ore: “Se fossi di Maio direi lo stesso, sapendo che è una bugia. Di Maio è stato bravissimo ad imparare, è più politico di me e dice ciò che alcuni del Pd dicono. Il tema elezioni serve per esasperare e spingere qualche parlamentare a sostenere il governo. Il tema vero è una crisi che è ancora aperta. La rincorsa ai responsabili ha la colpa di uccidere la credibilità del governo. Il tema vero è la politica, quando la politica è sostituita dalla aritmetica è la fine, quando un governo fa il conto con il pallottoliere cade, ricordatevi di Prodi e Berlusconi”.

La crisi di governo, come nella scena madre di un film di Sergio Leone, è giunta allo stallo messicano, in cui tutti i contendenti si puntano reciprocamente le pistole senza che alcuno possa prevalere. I vertici Dem, infatti, ribadiscono il no al rientro di Iv nella maggioranza, ma aumentano i parlamentari Pd che non sono disposti a “morire per Conte”, mentre questi non è a sua volta disposto alle dimissioni e al reincarico per un Conte ter, non potendo tuttavia contare sull’arrivo in tempi stretti di nuovi “volenterosi”. “Ho fatto quello che potevo – dice in una intervista a ‘Repubblica’ Bruno Tabacci, presidente di Centro Democratico e tra i principali promotori dei “costruttori” –  ma i numeri restano incerti e a questo Paese non serve una maggioranza raccogliticcia. A Conte ho suggerito un gesto di chiarezza: dimettersi per formare un nuovo governo. E se non ci riesce, si va al voto. Per vincere”.

Intanto dal Pd il ministro Boccia dice a SkyTg24: “”Noi un governo con i sovranisti non lo faremo mai, non possiamo farlo per tutelare l’Italia e la posizione italiana in Europa. Con Fi è diverso, ma la domanda va fatta a loro, sono loro che sono alleati con i sovranisti”. Boccia ha ribadito che non è possibile pensare ad un governo con tutti dentro in quanto “ci sono cose su cui non si media”. E su Renzi: “Possiamo confrontarci in qualsiasi momento, non è questo il nodo. Il problema di fondo e non farlo con un ricatto come condizione. Non è accettabile e non è accettabile facendolo ritirando i ministri”. “Siamo in Parlamento ed è lì che si può sempre trovare una soluzione”.

Lo stallo potrebbe saltare mercoledì sulla relazione del ministro Bonafede alle Camere, sui cui il governo rischia di essere bocciato, tanto che si ipotizza uno slittamento a giovedì per guadagnare tempo. I petastellati fanno quadrato attorno al ministro. “Il lavoro del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per migliorare e riformare il campo della giustizia è sotto gli occhi di tutti. Il Paese sta attraversando un momento complicato, ma anche in questo difficile anno, dove i tribunali sono rimasti chiusi a causa della pandemia, la giustizia non si è mai fermata ed è stato portato avanti un grande lavoro per aumentare notevolmente la digitalizzazione del processo”. Così in una nota di deputati e le deputate del MoVimento 5 Stelle, componenti della commissione Giustizia della Camera. “Ci sembra alquanto paradossale quindi, minacciare di non votare la relazione annuale sullo stato della giustizia, senza nemmeno averla ascoltata”. 

“Ancora prendere tempo? Il Paese è bloccato e ha bisogno di un governo nel pieno delle sue funzioni e di risposte. Cosa voteremo? Ascolteremo e voteremo, certo il ministro Bonafede non può metterla sul piano di un confronto personale qui si tratta di idee politiche“. Lo ha detto questa mattina a SkyTg24 la senatrice di Italia Viva Teresa Bellanova, a proposito della relazione sulla giustizia. “Bonafede sa da tempo che per noi una giustizia giusta non significa mai diventare manettari ma significa una politica riformista. Se la relazione si basa sulle idee che Bonafede ha portato avanti negli anni è difficile che Iv possa votarla”.

Uno scenario fluido che mette in moto le mosse di Forza Italia e dei centristi che rilanciano il governo di unità nazionale. “L’opzione voto noi non l’abbiamo mai chiesta ma è la situazione che ci sta portando lì. Noi abbiamo sempre anteposto l’interesse nazionale a quello di partito. Non siamo noi che spingiamo per il voto – dice il vicepresidente di Fi Antonio Tajani a Skytg24 – sono i loro veti incrociati che rischiano di portare l’Italia al voto ma la parola poi, se Conte cadrà, sarà al Capo dello Stato che dovrà decidere il da farsi. Non abbiamo premuto noi per andare al voto ma le conseguenze rischiano di essere inevitabili”. “Noi non diamo aiuti sottobanco, ci affidiamo alla saggezza del presidente della Repubblica”.

Covid, 11.629 nuovi casi e 299 vittime. Sileri: ‘Per over 80 slitta di 4 settimane la vaccinazione’

Il viceministro: ‘6-8 settimane per gli altri. Da domani dosi per richiami’. L’Ue farà rispettare i contratti sui vaccini. Michel: ‘Useremo tutti i mezzi legali’

I vaccini © EPA

Sono 11.629 i nuovi casi di Covid in Italia nelle ultime 24 ore, per un totale, dall’inizio dell’emergenza, di 2.466.813. L’incremento delle vittime, invece, è di 299, che porta il numero complessivo ad 85.461. Sono 216.211 i test per il coronavirus (molecolari e antigenici) effettuati in 24 ore. Sabato, secondo i dati del ministero della Salute, erano stati 286.331. Il tasso di positività risale al 5,3% (sabato era al 4,6%).

Torna a salire il numero dei posti occupati in terapia intensiva per il Covid. Sono 2.400 i pazienti ricoverati in rianimazione, 14 in più nel saldo tra entrate e uscite rispetto a ieri. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono 120. Nei reparti ordinari sono invece ricoverati 21.309 pazienti, in calo di 94 unità rispetto a sabato.

Le riduzioni di dosi comunicate da Pfizer e da AstraZeneca “faranno slittare di circa quattro settimane i tempi previsti per la vaccinazione degli over 80 e di circa 6-8 settimane per il resto della popolazione. Da domani le dosi a disposizione saranno utilizzate anzitutto per effettuare il richiamo nei tempi previsti a coloro che hanno già ricevuto la prima somministrazione, cioè soprattutto per gli operatori sanitari”. Così il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri a ‘Domenica In’ su Rai1. “Tra due settimane, se tutto va bene – ha aggiunto Sileri – avremo un mercato con i tre vaccini: il che significa riprendere con maggior forza, completare la vaccinazione per i medici e gli infermieri e cominciare con gli over 80”. “Questo tipo di rallentamento – ha poi conlcuso – coinvolge tutta l’Europa e buona parte del mondo, ma confido che il ritardo possa essere colmato più avanti”. “Per ovviare ai problemi sulla linea produttiva servirebbe un accordo quadro a livello europeo – ha aggiunto Sileri – che consentisse di operare per conto terzi, realizzando una sinergia tra le compagnie oggi operative e altre realtà attualmente non impegnate nella produzione dei vaccini. Questo potrebbe aumentare in maniera incisiva la velocità di produzione”. 

Intanto la Ue intende “fare rispettare i contratti firmati” dalla Pfizer sui vaccini, se necessario anche ricorrendo a mezzi legali. Lo ha detto Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, ospite della trasmissione ‘Grand Rendez-vous’ della radio Europe 1. “Possiamo utilizzare a questo scopo tutti i mezzi giuridici a nostra disposizione”, ha affermato Michel.

“E’ evidente che, se i vaccini non ci sono, slitta di qualche settimana o mese l’immunità di gregge. Non dipende da noi ma dalle aziende che forniscono i vaccini”, ha spiegato il ministro degli Affari RegionaliFrancesco Boccia a SkyTg24 confermando che i richiami saranno “fatti e garantiti” ma che il piano va rimodulato “in base ai numeri ridotti”. “Pretendiamo che quei numeri siano ripristinati” ha aggiunto, sottolineando che “se ci sono problemi produttivi” per i ritardi “devono spiegarceli” ma, “se i vaccini destinati all’Ue finiscono in altri continenti, è molto grave”.

Covid, focolaio in una rsa nel Barese: 28 contagiati, erano in attesa della seconda dose del vaccino

Positivi in 28 nella residenza per anziani Casa Caterina di Adelfia: 15 operatori su 35 dipendenti e 13 anziani su 75 ospiti

Un focolaio di contagio da Coronavirus all’interno della residenza per anziani Casa Caterina di Adelfia, che dall’inizio della pandemia non aveva registrato casi positivi. Fino a oggi, quando sono risultate positive 28 persone: 15 operatori sui 35 dipendenti della struttura, compreso il direttore sanitario Nicola Dellino, e 13 anziani sui 75 ospiti.

Sono tutti asintomatici e tutti avevano ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer venerdì 15 gennaio: “Ma il vaccino non ha niente a che vedere con i contagi”, rimarca Dellino.

L’arrivo della prima dose era stato festeggiato con musica e balli. “Per noi era davvero una festa, il regalo che i nostri nonni avevano chiesto alla Befana”, aggiunge  Dellino. Gli anziani positivi sono stati isolati in un’apposita ala della casa di riposo e sono costantemente monitorati.


“Da quando è scoppiata la pandemia, nel marzo scorso, gli anziani e i dipendenti sono stati sottoposti a screening periodici: prima i test sierologici, poi quelli antigenici e ora i tamponi molecolari. In questi 11 mesi abbiamo fatto più di mille tamponi”, continua Dellino. Che per ovviare all’assenza dei dipendenti in quarantena ha già provveduto all’assunzione di altro personale per l’assistenza agli anziani.

“Sono sette gli operatori assunti e noi stiamo monitorando la situazione insieme con le autorità sanitarie”, conferma il sindaco di Adelfia, Giuseppe Cosola.

Lombardia verso l’arancione già da domenica: sull’Rt sbagliato compromesso Regione-governo

Lombardia verso l'arancione già da domenica: sull'Rt sbagliato compromesso  Regione-governo

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Il Pirellone aveva chiesto il cambio di fascia per errore di calcolo. I tecnici dell’Istituto superiore di Sanità aveva contestato lo sbaglio dell’Rt. Già stasera potrebbe arrivare l’ordinanza che entra in vigore domenica

La Lombardia potrebbe tornare in arancione. Dopo la polemica aspra tra la Regione e il governo sul calcolo dell’Rt, l’Istituto superiore di sanità ha rielaborato i dati che sono stati validati dal Comitato tecnico scientifico. E per questo il ministro della Salute Roberto Speranza potrebbe firmare già stasera l’ordinanza che corregge i parametri e porta da fascia rossa ad arancione. 

L’istanza era stata presentata ieri ma da Roma era stato spiegato che i tecnici della Regione dovevano trasmettere al ministero della Salute i nuovi dati ammettendo di aver sbagliato il calcolo dell’Rt nell’ultimo monitoraggio e sollecitando una nuova valutazione della cabina di regia.


«La Lombardia deve essere collocata in zona arancione. Lo evidenziano i dati all’esame della Cabina di regia, ancora riunita. Abbiamo sempre fornito informazioni corrette. A Roma devono smetterla di calunniare la Lombardiaper coprire le proprie mancanze», ha scritto su Facebook il presidente della Regione Attilio Fontana.

Il ministero della Salute ha replicato rimandando a una nota diffusa ieri dalla stessa Regione Lombardia nella quale era scritto: «I tecnici dell’Istituto Superiore di Sanità e della Direzione Generale del Welfare hanno in corso una interlocuzione e, nelle prossime ore, valuteranno una serie di dati aggiuntivi da parte della direzione Welfare lombarda per ampliare e rafforzare i dati standard già trasmessi nella settimana precedente, ai fini di una rivalutazione in vista della Cabina di regia di venerdì 22 gennaio». 

Adesso, dopo le nuove valutazioni e il via libera del Cts potrebbe cambiare tutto.

La Pianura padana è prima in Europa per numero di morti per inquinamento

La Pianura padana è prima  in Europa per numero di morti per inquinamento

di Elena Tebano

Le città con la mortalità più alta per le polveri sottili in Europa sono Brescia e Bergamo. Nei primi trenta posti ci sono quasi soltanto città padane. Qui la classificanull

«Non ho mai visto morire nessuno di inquinamento». La frase, sentita casualmente in una conversazione tra amici sulla qualità dell’aria a Milano, mi è rimasta impressa. È vero: non diciamo praticamente mai «è stato l’inquinamento» quando qualcuno si ammala, o peggio, muore. A meno che non abiti a Taranto, o in generale vicino a un grande stabilimento industriale. Perché il nesso causale tra “normale” smog cittadino e mortalità non è evidente. Facciamo fatica a vedere l’inquinamento nell’aria, figuriamoci il suo effetto sui nostri corpi. 

Eppure la scienza è ormai concorde, come riassume l’Health Effects Institute di Boston qui: l’esposizione a breve termine all’inquinamento atmosferico può causare e aggravare allergie, asma, e bronchite, infiammazioni alle basse vie respiratorie. Alti livelli di pm 2,5 (le polveri sottili) possono causare nell’immediato attacchi di cuore, aritmie e «persino la morte» alle persone che hanno già problemi cardiaci. Si è visto anche che quando le polveri sottili sono più alte aumentano le assenze per asma dei bambini a scuola. Ma è soprattutto l’esposizione a lungo termine a far male, anche ai sani: causa diabete, ictus, broncopneumopatia cronica ostruttiva (un’ostruzione irreversibile delle vie aeree), cancro ai polmoni e cardiopatia ischemica. Nelle zone particolarmente inquinate si registrano inoltre tassi più alti di disfunzioni metaboliche, disturbi del sistema nervoso centrale (tra cui malattie neurologiche e psichiatriche), nascite premature, sottopeso o con un ritardo di crescita. In altre parole quando una persona ha un ictus, o il diabete, molto spesso è perché è malata di inquinamento.nullnullnull

Una ricerca su mille città europee appena pubblicata sulla rivista scientifica The Lancet Planetary Health e realizzata da Università di Utrecht, Global Health Institute di Barcellona e Tropical and Public Health Institute svizzero, conferma adesso che la Pianura padana è il luogo in Europa in cui si muore di più di inquinamento. La classifica è sconfortante, in particolare per quanto riguarda le morti per polveri sottili, le pm 2,5. Le dieci città in Europa con il maggior carico di mortalità attribuibile a questi inquinanti sono: Brescia (Italia), Bergamo (Italia), Karviná (Repubblica Ceca), Vicenza (Italia), Unione metropolitana dell’Alta Slesia (Polonia), Ostrava (Repubblica Ceca), Jastrzebie-Zdrój (Polonia), Saronno (Italia), Rybnik (Polonia), Havirov (Repubblica Ceca). Verona è all’11esimo posto, Milano al 13esimo, Treviso al 14esimo, Padova al 15esimo, Como al 17esimo, Cremona al 18esimo, Busto Arsizio al 19simo, Pavia al 21esimo, Novara al 22esimo, Venezia al 23esimo, Pordenone al 24esimo, Piacenza al 25esimo, Ferrara al 26esimo, Torino al 27esimo, Gallarate al 29novesimo (si potrebbe andare avanti ancora a lungo, qui c’è la classifica completa). A questo si deve aggiungere che Torino è la terza città in Europa per mortalità associata al diossido di azoto, e l’area metropolitana di Milano la quinta (tutti i dati si riferiscono al 2015).

Non dovremmo parlare d’altro. E invece la notizia è passata praticamente inosservata, e anzi è stata anche contestata. Dipende in gran parte dal fatto che «non vediamo nessuno morire di inquinamento». Una cecità relativa che fa molto comodo alla politica, perché permette a chi ci governa e amministra di non occuparsi davvero di questo problema. Affrontarlo e risolverlo richiede misure difficili, impopolari e anche gravose per l’economia. Come rivela uno studio realizzato da Greenpeace Italia e Ispra, e citato da Greenreport, «in Italia riscaldamento e allevamenti intensivisono responsabili in totale del 54% del pm 2.5». Il biossido di azoto invece è prodotto soprattutto dal traffico automobilistico, e questo spiega perché i livelli più alti si registrano a Torino e Milano. Non abbassare le emissioni però ha un costo umano altissimo. «Nelle sole città italiane prese in considerazione, rispettando gli standard dell’Oms, si potrebbero evitare ogni anno quasi 15 mila morti premature» calcola ancora Greenpeace.

Qualcosa, dal 2015 a oggi si è iniziato a fare. «Il ministero dell’ambiente ricorda — scrive ancora Greenreport — di aver stanziato 180 milioni di euro nel 2019 per il miglioramento del trasporto pubbliconelle regioni del Bacino Padano; nel dl Agosto è stato previsto il fondo pluriennale da 900 milioni dal 2020 al 2034 e di 40 milioni l’anno dal 2035, per l’abbattimento delle emissioni di polveri sottili e ossidi di azoto, sempre nelle regioni del Bacino Padano». E l’Ecobonus al 110% aiuterà a ridurre le emissioni di pm 2,5 per i riscaldamenti. È un inizio, ma non basta. Dobbiamo pretendere che la politica faccia della riduzione dell’inquinamento atmosferico una priorità, a partire dal dibattito pubblico.

Un’ultima cosa: una conferma della pericolosità dello smog per la salute arriva anche dall’epidemia di Covid 19. Francesca Dominici, scienziata italiana dell’Università di Harvard, ha dimostrato con il suo gruppo di ricerca che «basta una differenza di un microgrammo nella media di pm 2,5, il particolato ultrasottile, per aumentare il tasso di mortalità del nuovo coronavirus del 15 per cento» (qui l’articolo). Non è un caso che la Pianura Padana è uno dei luoghi al mondo che ha pagato il più alto tributo di morti alla pandemia.

(Questo articolo è tratto dalla newsletter «Il Punto – Rassegna stampa» del Corriere della Sera.

Soluzione fisiologica iniettata al posto del vaccino

È accaduto in Trentino a 12 operatori sanitari

 © EPA

TRENTO,- Dodici persone che lavorano in ambito sanitario, infermieri e medici, avrebbero ricevuto una dose di soluzione fisiologica anziché di vaccino Pfizer. È accaduto in Trentino nei giorni scorsi e l’Azienda provinciale per i servizi sanitari precisa che la situazione si è già risolta.

Si tratta di una unica seduta vaccinale che ha coinvolto 47 persone di cui, come detto, presumibilmente 12 hanno ricevuto una iniezione di soluzione fisiologica. Questo a fronte di oltre 12.000 vaccinazioni già somministrate. La percentuale di errore è inferiore all’1 per 1000 e – rassicura Apss in una nota – non c’è nessun problema sanitario.
L’Azienda sanitaria precisa che il caso è stato prontamente individuato grazie al protocollo e alle checklist utilizzate che prevedono, tra l’altro, una comparazione tra dosi preparate e somministrate e flaconi residui ancora integri. Si è provveduto immediatamente ad informare gli operatori interessati predisponendo un controllo anticorpale con test sierologico in ventesima giornata prima della somministrazione della seconda dose. La somministrazione di soluzione fisiologica, va sottolineato, non comporta nessun rischio per la salute dei soggetti coinvolti, trattandosi di acqua distillata e sale.
Sembra che l’errore sia avvenuto al momento della somministrazione: normalmente il vaccino viene diluito con della fisiologica. Da quanto verificato c’è stato uno scambio dei flaconcini.

Italia Viva, ‘Stallo istituzionale serve una soluzione politica’

Senatori e deputati compatti per un confronto senza veti

Matteo Renzi, leader di Italia Viva © ANSA

I deputati e i senatori di Italia Viva osservano “con preoccupazione lo stallo istituzionale di questi giorni, la difficile situazione sanitaria e i drammatici dati economici del nostro Paese” e “ribadiscono con forza la necessità, già espressa nel dibattito parlamentare, di una soluzione politica che abbia il respiro della legislatura e offra una visione dell’Italia per i prossimi anni”. E’ quanto si legge in un documento di Iv, che l’ANSA ha visionato, che conferma che “si muoveranno tutti insieme in modo compatto e coerente in un confronto privo di veti e pregiudizi, da effettuarsi sui contenuti nelle sedi preposte”.

“Leggiamo dichiarazioni e interviste di esponenti politici ancora convinti che ci sia spazio per ricucire con Renzi.

Questo nonostante le mie e le nostre affermazioni nei giorni precedenti siano state chiarissime in tal senso. Allora lo ribadisco, a scanso di ogni equivoco: per il Movimento non ci sono margini per ricucire con Renzi, la porta è definitivamente chiusa”. Lo sottolinea, interpellato al telefono dall’ANSA, il capo politico M5S Vito Crimi. “Non torneremo con chi è inaffidabile fino a questo punto: con chi si è reso responsabile di una crisi in un momento tanto drammatico per il Paese”, aggiunge.

Nuovo dpcm, le faq : possibile andare nelle seconde case

Possibile raggiungere le seconde case, anche in un’altra Regione. Da rossa in altre zone per lavoro, necessità o salute 

Le faq del Governo, possibile andare nelle seconde case © ANSA

E’ possibile raggiungere le seconde case, anche in un’altra Regione o Provincia autonoma (e anche da o verso le zone “arancione” o “rossa”), ma solo a coloro che possano comprovare di avere effettivamente avuto titolo per recarsi in quell’immobile prima dell’entrata in vigore del decreto-legge del 14 gennaio. E’ quanto si legge nelle Faq del Governo appena pubblicate. Nelle faq si spiega che si tratta di una possibilità limitata al ‘rientro’ e questo perchè le disposizioni in vigore consentono, dal 16 gennaio 2021, di fare “rientro”, appunto, alla propria residenza, domicilio o abitazione, senza prevedere più alcuna limitazione rispetto alle cosiddette “seconde case”.

Il titolo per recarsi nella seconda casa, “per ovvie esigenze antielusive, deve avere data certa (come, per esempio, la data di un atto stipulato dal notaio, ovvero la data di registrazione di una scrittura privata) anteriore al 14 gennaio 2021”. Sono dunque esclusi, precisano le faq, tutti i titoli di godimento successivi a tale data (comprese le locazioni brevi non soggette a registrazione). Naturalmente, “la casa di destinazione non deve essere abitata da persone non appartenenti al nucleo familiare convivente con l’avente titolo, e vi si può recare unicamente tale nucleo”. La sussistenza dei requisiti potrà essere comprovata con copia del titolo di godimento avente data certa o, eventualmente, anche con autocertificazione. La veridicità delle autocertificazioni sarà oggetto di controlli successivi e la falsità di quanto dichiarato costituisce reato.

Ok a non conviventi in auto, ma davanti solo guidatore 
Si può usare l’automobile “con persone non conviventi, purché siano rispettate le stesse misure di precauzione previste per il trasporto non di linea: ossia con la presenza del solo guidatore nella parte anteriore della vettura e di due passeggeri al massimo per ciascuna ulteriore fila di sedili posteriori, con obbligo per tutti i passeggeri di indossare la mascherina”. E’ quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo. “L’obbligo di indossare la mascherina – si legge ancora – può essere derogato nella sola ipotesi in cui la vettura risulti dotata di un separatore fisico (plexiglas) fra la fila anteriore e posteriore della macchina, essendo in tale caso ammessa la presenza del solo guidatore nella fila anteriore e di un solo passeggero per la fila posteriore”.

Sì agli accompagnatori per gli spostamenti tra regioni 
Se una persona è giustificata a spostarsi tra regioni di diverso colore ma non ha la macchina o la patente, o non sia autosufficiente o abbia un altro impedimento, può farsi accompagnare da un familiare (preferibilmente convivente) o da una persona incaricata del trasporto, da e verso la propria abitazione, anche tenuto conto dell’esigenza di limitare quanto più possibile l’utilizzo di mezzi pubblici. Lo spiegano le Faq del Governo. Nel caso in cui l’accompagnatore e l’accompagnato non siano conviventi devono indossare entrambi la mascherina. Nel rispetto di tali condizioni, anche lo spostamento dell’accompagnatore è giustificato.

Da rossa in altre zone per lavoro, necessità o salute 
Il transito nelle aree con restrizioni agli spostamenti diverse dalla rossa (quindi arancione o gialla) è consentito, come ogni altro spostamento, “esclusivamente per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità (per esempio l’acquisto di beni necessari) o motivi di salute”. È inoltre consentito “se strettamente necessario ad assicurare lo svolgimento della didattica in presenza, se prevista”. Lo spiegano le Faq del Governo.

Sì ad asporto fino 22, non a bar senza cucina o simili 
“La vendita con asporto è possibile anche dalle 18.00 alle 22.00, ma è vietata in tali orari ai soggetti che svolgono come attività prevalente quella di bar senza cucina (e altri esercizi simili – codice ATECO 56.3) o commercio al dettaglio di bevande (codice ATECO 47.25)”. E’ quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo, nello specifico per tutte le aree. “La consegna a domicilio – si legge ancora – è consentita senza limiti di orario, ma deve comunque avvenire nel rispetto delle norme sul confezionamento e sulla consegna dei prodotti”. Nelle sezioni sulla zona arancione e rossa viene aggiunto che “è consentita, senza limiti di orario, anche la consumazione di cibi e bevande all’interno degli alberghi e delle altre attività ricettive, per i soli clienti ivi alloggiati”.

Sì a spostamenti tra regioni per funerali parenti 
Si agli spostamenti tra regioni di diverso colore per i funerali dei parenti. Lo prevedono le Faq del Governo. “La partecipazione a funerali di parenti stretti (per tali potendosi ragionevolmente ritenere almeno quelli fino entro il secondo grado) o di unico parente rimasto – si legge nelle Faq – sempre nel rispetto di tutte le misure di prevenzione e sicurezza, costituisce causa di necessità per spostamenti, anche tra aree territoriali a diverso rischio e con discipline differenziate per il contrasto e il contenimento dell’emergenza da Covid-19”.

In zona rossa confermate visite da parte di due persone 
Dal 16 gennaio al 5 marzo 2021, in area rossa sono consentiti esclusivamente spostamenti per comprovati motivi di lavoro, salute o necessità (anche verso un’altra Regione) ed è sempre consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, comprese le seconde case. Lo ribadiscono le Faq del Governo, che confermano come, tra le 5 e le 22, una volta al giorno, è consentito lo spostamento verso una sola abitazione privata abitata situata nello stesso Comune, a un massimo di due persone, oltre a quelle già conviventi nell’abitazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni e le persone disabili o non autosufficienti che convivono con loro. A chi vive in un Comune fino a 5.000 abitanti, tale spostamento è consentito anche entro i 30 km dal confine del proprio Comune (quindi anche in un’altra Regione o Provincia autonoma), con il divieto però di spostarsi verso i capoluoghi di Provincia. Il rientro a casa dopo essere andati a trovare amici o parenti deve sempre avvenire tra le 5 e le 22, su tutto il territorio nazionale e indipendentemente dal fatto che il giorno sia feriale o festivo. I motivi che giustificano gli spostamenti tra le 22 e le 5 restano esclusivamente quelli di lavoro, necessità o salute.

Sì a spostamenti tra zone per assistere non autosufficienti 
Le Faq del Governo spiegano che lo spostamento per dare assistenza a parenti non autosufficienti è consentito anche tra Comuni e Regioni in aree diverse, “ove non sia possibile assicurare loro la necessaria assistenza tramite altri soggetti presenti” in quel Comune o Regione. Non è possibile, comunque, spostarsi in numero superiore alle persone strettamente necessarie a fornire l’assistenza necessaria: di norma un solo parente adulto, eventualmente accompagnato dai minori o disabili che abitualmente egli già assiste. All’interno della zona rossa si può andare ad assistere un parente o un amico non autosufficiente perchè è “una condizione di necessità”. Nel caso si tratti di persone anziane o già affette da altre malattie bisogna però tenere presente “che sono categorie più vulnerabili e quindi occorre cercare di proteggerle dai contatti il più possibile”. Per chi vive in zona rossa, invece, fino al 15 gennaio sono vietati gli spostamenti in un’altra regione per andare a trovare i propri genitori, anziani ma in buona salute.

Genitori separati possono andare sempre a trovare figli. Possibile ma fortemente sconsigliato portarli dai nonni 
I separati o divorziati possono andare a trovare i figli minorenni anche in un’altra Regione o all’estero. Lo spiegano le Faq del Governo, secondo cui “gli spostamenti per raggiungere i figli minorenni presso l’altro genitore o comunque presso l’affidatario, oppure per condurli presso di sé, sono consentiti anche tra Regioni e tra aree differenti”. Questi spostamenti dovranno in ogni caso avvenire “scegliendo il tragitto più breve” e nel rispetto delle prescrizioni sanitarie (persone in quarantena, positive, immunodepresse, eccetera). Per quanto riguarda gli spostamenti da e per l’estero occorre informarsi sulle specifiche prescrizioni sanitarie relative al Paese da cui si proviene o in cui ci si deve recare. E’ invece “possibile ma fortemente sconsigliato” spostarsi per accompagnare i propri figli dai nonni o per andarli a riprendere all’inizio o al termine della giornata di lavoro perché “gli anziani sono tra le categorie più esposte al contagio e devono quindi evitare il più possibile i contatti con altre persone”. Pertanto, questo spostamento è ammesso “solo in caso di estrema necessità, se entrambi i genitori sono impossibilitati a tenere i figli con sé per ragioni di forza maggiore”. In questo caso i genitori possono accompagnare i bambini dai nonni, “percorrendo il tragitto strettamente necessario per raggiungerli e recarsi sul luogo di lavoro, oppure per andare a riprendere i bambini al ritorno”. Ma se possibile, “è assolutamente da preferire che i figli rimangano a casa con uno dei due genitori che usufruiscono di modalità di lavoro agile o di congedi”.

Sì a sport all’aperto nei circoli in zona gialla 
“È consentito recarsi presso centri e circoli sportivi, pubblici e privati, dell’area gialla, per svolgere esclusivamente all’aperto l’attività sportiva di base, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, in conformità con le linee guida emanate dall’Ufficio per lo sport, sentita la Federazione medico sportiva italiana (FMSI), con la prescrizione che è interdetto l’uso di spogliatoi interni a detti circoli”. E’ quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo.

Musei e gli altri luoghi della cultura in zona gialla
Il servizio di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura (di cui all’articolo 101 del Codice dei beni culturali e del paesaggio) è assicurato, dal lunedì al venerdì, con esclusione dei giorni festivi, con modalità di fruizione contingentata e nel rispetto delle misure anti-Covid. Alle stesse condizioni sono aperte al pubblico anche le mostre.

Sì a caccia e pesca in area gialla, vietate in zona rossa 
L’attività venatoria o la pesca dilettantistica o sportiva sono consentite ovunque all’interno dell’area gialla; consentite in area arancione solo nell’ambito del proprio Comune; vietate in area rossa. E’ quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo.

Dog sitting permesso anche in zona rossa, è come attività colf 
“L’attività di dog sitting è consentita dal dpcm” perché si tratta “di attività lavorativa assimilabile a quella di collaborazione domestica”. E’ quanto si legge nelle Faq sul sito del Governo, nella sezione che riguarda l’area rossa.

Ue, test e quarantena per arrivi da aree ad alto rischio

Le frontiere Ue restano aperte, con una stretta coordinata però sui viaggi e l’inserimento nella mappa d’incidenza Covid del colore rosso scuro

Ursula von der Leyen © EPA

“Al fine di mantenere le nostre frontiere interne e esterne aperte, servono misure mirate che ci mantengano in sicurezza. Dobbiamo ridefinire la nostra mappatura per individuare le aree ad alto rischio, introducendo una categoria rosso scura. Alle persone che partono da zone rosse scure possono essere chiesti test prima di partire e la quarantena dopo l’arrivo. Tutti i viaggi non essenziali devono essere altamente scoraggiati“. Così la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, al termine della videoconferenza dei leader Ue. 

L’Unione europea “è una zona epidemiologica unica”, ha proseguito von der Leyen, riusciremo a far fronte al virus e alle sue varianti “solo se ci sono misure mirate e non chiusure delle frontiere a tappeto”, che colpirebbero il nostro mercato interno.
Pur ribadendo la necessità di “lasciare aperte le frontiere interne dell’Ue a beneficio del mercato interno”, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel ha aggiunto che di fronte alle varianti del Covid “possono essere previste restrizioni per viaggi non essenziali”.

Quanto all’ipotesi dei passaporti sanitari per viaggiare, von der Leyen ha spiegato che “vanno distinte alcune cose, la prima è una semplice documentazione che è di tipo medico e la seconda ha invece dei risvolti che devono essere tenuti in considerazione” con dei “risvolti anche politici” e tutta una serie di varianti tra cui “il rispetto dei diritti e dei dati personali delle persone”. 
“Quando sarà il momento giusto avremo bisogno di una discussione ampia tra gli stati membri su usi possibili del certificato”, ha aggiunto. Michel ha dichiarato che“solo in una fase successiva potremo vedere se e in quali circostanze i certificati dei vaccini potranno essere utilizzati. Siamo estremamente prudenti sulla questione”.

“Il premier greco, Kyriakos Mitsotakis, assieme al cancelliere austriaco Sebastian Kurz, e alla primo ministro danese, Mette Frederiksen, ha sollevato il tema della necessità di accelerare con le licenze dei vaccini candidati che si trovano nella fase finale di valutazione da parte dell’Agenzia europea del farmaco (Ema), come quella dell’università di Oxford e AstraZeneca”. Si legge in una nota della delegazione greca.

“Mitsotakis – si spiega – ha chiarito che l’iniziativa non punta ad esercitare pressione politica sull’Ema, ma a superare procedure burocratiche, che ritardano decisioni basate su dati scientifici tangibili”. “Il premier greco – si aggiunge – ha sottolineato anche la necessità di rispettare in pieno le consegne previste e concordate con le case farmaceutiche per il primo trimestre di quest’anno, sottolineando che nella lotta al Covid non c’è tempo da perdere”.

“Mi aspetto l’approvazione del vaccino di AstraZeneca al più tardi la prossima settimana” ha scritto su Twitter il cancelliere austriaco Sebastian Kurz. “Tutti hanno convenuto che i vaccini devono essere somministrati il prima possibile”, ha aggiunto.

Gli Stati membri Ue, inoltre, hanno approvato all’unanimità una raccomandazione del Consiglio che stabilisce un quadro comune per l’uso dei test rapidi antigenici e il riconoscimento reciproco dei risultati dei test Covid-19 in tutta l’Unione europea. Si tratta di uno strumento centrale per aiutare a mitigare la diffusione del virus e contribuire al buon funzionamento del mercato interno. La raccomandazione del Consiglio a cui si fa riferimento è stata concordata tramite una procedura scritta e non collegata alla videoconferenza dei leader Ue. Lo riferiscono fonti ben informate a Bruxelles.

Spread tocca i 124,5, prima volta da novembre. Borsa Milano peggiora ancora

Pesano energia e banche su Piazza Affari

Un operatore di Borsa di una banca davanti ai monitor © ANSA

nullFOTORedazione ANSAMILANO22 gennaio 202111:50NEWSnull

Lo spread tra Btp e Bund si amplia ancora e tocca i 124,5 punti base per la prima volta da novembre scorso. Il rendimento del titolo decennale del Tesoro è in rialzo allo 0,74%.

Ed è un venerdì nero per le Borse europee che proseguono la seduta in calo. In vista del prossime trimestrali gli investitori guardano con timore all’andamento dei contagi da coronavirus ed ai rischi di nuovi lockdown.

Sui mercati pesa l’energia, con il calo del prezzo del petrolio, e le banche.

Milano (-2,2%) è il peggior listino del Vecchio continente. L’indice Stoxx 600 cede l’1,1%. In rosso Madrid (-1,5%), Parigi (-1,2%), Francoforte (-1%) e Londra (-0,6%). Sul fronte valutario è in lieve rialzo l’euro sul dollaro a 1,2173 a Londra. 

Conte alla sfida in Aula ma la via è stretta. Il Pd chiude a Renzi

Governo verso maggioranza relativa. Nuova defezione Iv a Camera

Il premier Giuseppe Conte nei giorni scorsi nelle strade del centro di Roma - Uff. stampa palazzo Chigi © ANSA

“Sarebbe un bene per il Paese se, invece di andare a caccia di responsabili, tutti insieme facessimo un progetto di riforme, tutti, da Conte a Salvini, da Berlusconi a Di Maio. Non un governo, ma le regole del gioco si scrivono insieme”.

Lo ha detto il leader di Iv, Matteo Renzi, a ‘Non è l’Arena’, su La 7.

E’ arrivata l’ora della sfida in Aula per il premier Giuseppe Conte dopo la rottura con Matteo Renzi che ormai appare insanabile. Nonostante oggi anche Nicola Zingaretti abbia fatto appello alle “forze democratiche, liberali e europeiste” ad un unità “per salvare il paese”, i numeri soprattutto al Senato sembrano garantire, anche grazie all’astensione di Iv, una maggioranza relativa, che basta per tenere in piedi il governo ma non a risolvere i problemi. “Tutti gli scenari sono aperti”, ammette con franchezza il ministro Peppe Provenzano.

Il premier si presenterà alle 12 alla Camera e martedì mattina al Senato e rilancerà la sua azione di governo. Ma se alla Camera Iv mostra crepe – dopo Vito De Filippo oggi anche Michela Rostan annuncia che voterà la fiducia – al Senato il gruppo di Matteo Renzi al momento tiene. E non appare all’orizzonte, dopo che l’Udc si è sfilato, un gruppo di costruttori in grado di garantire una maggioranza assoluta al Senato, dove si giocherà la vera partita. I numeri certi a Palazzo Madama, a quanto emerge anche dopo un vertice di maggioranza con il ministro D’Incà e i capigruppo, parlano di 151 senatori. “Il mio obiettivo non è mai stato cacciare Conte ma non sarò compartecipe di disegni mediocri, voteremo le misure che servono al paese ma non siamo in maggioranza”, chiarisce Renzi impegnato a scrollarsi di dosso lo stigma di chi ha aperto la crisi al buio. Ma per il Pd e M5s la colpa della crisi porta solo il nome dell’ex premier. “Una cosa e’ rilanciare – attacca Nicola Zingaretti – un’ altra cosa è distruggere. Se non si rispettano le opinioni degli altri, avendo la presunzione di tenere in considerazione solo le proprie, allora viene meno la fiducia e la possibilità di lavorare insieme”. Il Pd in direzione dà il via libera al passaggio parlamentare di Conte, “è un dovere e non un diritto chiedere la fiducia”, precisa il leader dem.

E si aggiorna a dopo il passaggio al Senato per capire i passi successivi, tutti ancora da decidere alla luce dei numeri. “Non lasceremo mai gli italiani nelle mani di persone irresponsabili”, è l’impegno di Luigi Di Maio mentre M5s ripete ancora una volta per voce di Vito Crimi, Alfonso Bonafede e dei capigruppo M5S, che “Renzi ha fatto una scelta molto grave che ha separato definitivamente le nostre strade”. Insomma anche se Ettore Rosato sembra lasciare uno spiraglio, “se Conte vuole la crisi si risolve in due ore”, è difficile pensare che martedì, incassata la fiducia, la maggioranza riapra un canale con Renzi. In queste ore, e anche dopo martedì, continuerà il lavorio per riportare in maggioranza parlamentari di Iv “pentiti” ma non l’ex premier, ripetono in tanti tra i dem e i pentastellati. “I parlamentari di Iv sono stati eletti con il Pd e spero che votino con il Pd”, è l’appello del ministro Boccia. Così come si spera in ripensamenti di aree centriste e europeiste al momento all’opposizione. Anche se sia Carlo Calenda di Azione sia Benedetto della Vedova di +Europa, pur dicendosi “non indifferenti” all’appello di Zingaretti, chiedono “una nuova leadership e una nuova maggioranza”.

Sta a guardare al momento il centrodestra, che in questi giorni, con vertici continui, ha ribadito la compattezza della coalizione da Fi all’Udc. “Ancora oggi leggo sui giornali ricostruzioni sul destino del governo della Nazione. Per Fratelli d’Italia l’unica via percorribile rimane la stessa: elezioni subito. Basta perdere tempo”, sostiene Giorgia Meloni mentre Antonio Tajani assicura che il centrodestra è “pronto a governare”. Ma d’altra parte anche il Pd esclude il coinvolgimento “di una destra nazionalista e populista”. Boccia, parlamentari Iv votino con il Pd “I parlamentari di Italia Viva sono stati eletti con il Pd, spero vogliano rispettare la volontà di quell’elettorato, sennò si prendono seggi di quella comunità e si vota contro la sua volontà. Faccio appello a tutti gli eletti del Pd di votare con il Pd. La maggioranza ci sarà, se è relativa o meno lo diranno i numeri”. Così il ministro Francesco Boccia a Che tempo che fa su Rai Tre sulla crisi di governo che domani approderà in Parlamento.

Rigopiano: 4 anni fa la tragedia, a marzo c’è il processo

Primi aiuti di Stato ai parenti delle vittime, 6 milioni

Quattro anni fa la tragedia di Rigopiano © ANSA

Sono stati versati nei mesi scorsi i primi ‘ristori’ per gli eredi delle vittime della tragedia di Rigopiano: erano stati annunciati nel gennaio del 2019 dall’allora Ministro degli Interni Matteo Salvini e in poco meno di due anni i primi aiuti sono arrivati ai parenti delle 29 vittime del resort di Farindola, quando una valanga staccatasi dalla montagna travolse l’hotel e uccise 29 persone. Era il 18 gennaio 2017.

E’ solo una tranche dei 10 milioni previsti, elargiti attraverso un bando come aiuto, e non come sorta di risarcimento, sulla base di un protocollo che fu ideato per la strage del treno Corato-Andria nel 2016, quando nell’incidente ferroviario perirono 23 persone. Una gabbia che ha tenuto conto di parametri che fin qui hanno permesso di assegnare 6 mln: lo ha deciso una commissione fatta dei sindaci dei Comuni delle vittime con i funzionari del Viminale. La restante cifra verrà versata successivamente ed è allo studio se al fondo possono accedere anche i superstiti. Al momento per ogni vittima è stata stabilita una cifra intorno ai 200 mila euro: anche la restante cifra complessiva verrà assegnata con un bando. Non sono ancora stati stabiliti né i ristori Inail per i lavoratori morti sul lavoro, né le altre posizioni parentali. La partita dei ristori, e cioè del destino civile della vicenda, segue una strada parallela rispetto al penale. Il processo riprenderà il prossimo 5 marzo a Pescara, e dopo la deposizione delle trascrizioni del cosiddetto depistaggio, ormai inserito nel fascicolo principale, inizierà la vera parte dibattimentale. Il processo a quel punto entrerà nella parte viva, dopo le velenose e archiviate vicende delle denunce dell’ex capo della Mobile Muriana contro i carabinieri forestali autori delle indagini, finite in una bolla di sapone. Il nulla di fatto delle denunce rafforza le indagini che vedono a questo punto 30 iscritti sul registro, per sette reati che vanno da disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, fino all’omissione d’atti d’ufficio e all’abuso in atti d’ufficio. A questi si aggiungono altri vari reati ambientali.

Quella fiction non s’ha da fare: a due anni di distanza dai progetti preannunciati e a quattro dalla tragedia dell’hotel di Farindola (18 gennaio 2017), non riescono ancora a vedere la luce le due idee messe in campo con tanto di sceneggiature scritte e diritti opzionati e chissà mai se verranno realizzati.
Per girare fiction su Rigopiano si erano resi disponibili sia Pietro Valsecchi con la Taodue che Roberto Sessa con la Picomedia. L’enorme impatto mediatico e la tragica spettacolarità della vicenda avevano stimolato le ipotesi cinematografiche ben oltre la realizzazione di documentari con materiali reali, come fu fatto da Michele Santoro per il servizio pubblico.
“Volevamo girare sulla base del punto di vista di un sopravvissuto, Parete, e con il suo libro come piattaforma, ma quando ci siamo accorti della delicatezza del procedimento giudiziario in corso ci siamo fermati – racconta Sessa -.
Avevamo opzionato i diritti del libro, ma non li abbiamo esercitati. Troppa paura in giro, tra gli interlocutori”. Se il problema sono l’inchiesta e la verità giudiziaria dei fatti, allora ci sarà da aspettare parecchio.
Sembrava molto vicina a sua volta la realizzazione della fiction targata Valsecchi, tanto che più volte si era incontrato con i familiari delle vittime, “con cui ci fu anche un dibattito acceso”. Aveva predisposto anche una sceneggiatura, ma “lo scoglio iniziale dei familiari è stato duro da superare.
Qualcuno pensava che fosse uno sciacallaggio – spiega Valsecchi – e capisco il loro punto di vista. Io pensavo ad un film di denuncia civile, consapevole dell’impegno organizzativo notevole a cui andavamo incontro. Ma se non ci sono le condizioni, meglio non fare nulla. Però la sceneggiatura sta lì, era ben fatta: chissà se un domani non possa essere ripresa, magari ci si può ripensare”.

Covid: in Norvegia 23 morti ‘legate alla vaccinazione’. Pfizer in contatto con Oslo

‘Reazioni comuni potrebbero aver aggravato pazienti anziani’

Vaccino Pfizer-BioNtech © EPA

L’agenzia del farmaco della Norvegia ha registrato 23 morti, tra persone anziane e fragili, “associate alla vaccinazione anti-Covid” di Pfizer-BioNtech. Lo si legge in una nota dell’agenzia, ripresa dal Guardian, secondo cui “reazioni comuni ai vaccini con mRNA, come febbre e nausea, potrebbero aver contribuito ad un esito fatale in alcuni pazienti fragili e anziani”.

La nota sottolinea inoltre che i trial sul vaccino non includevano “pazienti con malattie acute o instabili” e pochi over 85. 

Pfizer e BioNTech stanno lavorando con l’agenzia del farmaco norvegese per indagare sui decessi di persone anziane associati alla vaccinazione anti-Covid. Lo ha reso noto l’azienda farmaceutica americana, riporta Bloomberg. L’ente di controllo norvegese, ha riferito Pfizer, ha rilevato che “il numero degli incidenti finora non è allarmante ed è in linea con le previsioni”.

Covid: I casi 16.310, 475 le vittime, il tasso di positività sale al 6,3%

I nuovi dati del ministero della Salute, in calo di 2 unità i pazienti in terapia intensiva in Italia nelle ultime 24 ore

Gente in strada a Torino, archivio © ANSA

Sono 16.310 i tamponi (compresi i test antigenici, conteggiati da venerdì) positivi al coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia, secondo i dati del ministero della Salute. Le vittime sono 475. Venerdì si erano registrati 16.146 nuovi casi e 477 vittime.

Sono 260.704 i test per il coronavirus (molecolari e antigenici) effettuati in Italia nelle ultime 24 ore. Venerdì erano stati 273.506. Il tasso di positività è al 6,3%, in aumento rispetto al 5,9% di venerdì (+0,4%).

Sono in calo di 2 unità i pazienti in terapia intensiva in Italia nelle ultime 24 ore, nel saldo giornaliero tra ingressi e uscite, secondo i dati del ministero della Salute. Gli ingressi giornalieri in terapia intensiva sono 170. In totale i ricoverati in rianimazione sono 2.520. I pazienti in area medica sono invece in diminuzione di 57 unità rispetto a venerdì, portando il totale a 22.784.

Conte cerca il voto in Aula. Ora è caccia ai ‘costruttori’

Dopo l’appello di Di Maio, al Senato si avvicina il sostegno di Nencini e Maraio. Dem e M5S assicurano: “Mai più con Italia Viva”

Il premier Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio (Foto Ansa) © ANSA

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha espresso la sua intenzione di andare al più presto in Parlamento per “l’indispensabile chiarimento politico”, mediante comunicazioni, sulla crisi in atto provocata dallo strappo di Renzi. Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, dal quale il premier era andato nel pomeriggio, “ha preso atto – si legge in un comunicato del Quirinale – degli intendimenti così manifestati dal presidente del Consiglio”. E, sempre in un comunicato del Colle, si legge che il presidente della Repubblica “ha firmato il decreto con il quale, su proposta del presidente del Consiglio, vengono accettate le dimissioni rassegnate dalla senatrice Teresa Bellanova dalla carica di ministro delle politiche agricole, alimentari e forestali – il relativo interim è stato assunto dal presidente del Consiglio – dalla prof. Elena Bonetti dalla carica di ministro senza portafoglio e dell’on.Ivan Scalfarotto”.

– Conte terrà comunicazioni nell’Aula della Camera lunedì. L’orario sarà definito dal presidente Fico dopo essersi consultato con la presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati. Emerge dalla conferenza dei capigruppo di Montecitorio. 

– “Noi siamo stati molto chiari, chi stacca la spina, chi mette in difficoltà il governo non è più un interlocutore, e questa situazione di instabilità sta danneggiando l’Italia anche davanti alla comunità internazionale”. Lo afferma Luigi Di Maio al Tg1, rispondendo alla domanda se ci siano ancora margini per ricucire con Matteo Renzi.

– “Se io sto fuori? Io sto fuori. Se loro hanno i numeri, questa è la democrazia parlamentare che vince. Tanto di cappello. Ma se i numeri non ce l’hanno si andrà al Quirinale e si farà un altro governo”. Lo dice Matteo Renzi, leader di Iv, a Dritto e rovescio, su Rete 4.

– Finisce il ‘Conte bis’. Non basta l’apertura di Giuseppe Conte a un “patto di legislatura”. Matteo Renzi annuncia le dimissioni delle ministre di Italia viva dal governo. Si apre una crisi di governo dagli sbocchi ignoti. E si apre in modo inatteso, quando sembravano esserci tutte le condizioni per siglare la pace. Il premier annuncia di aver informato il Quirinale e di aver accettato il passo indietro di Teresa Bellanova ed Elena Bonetti. Parla di “grave responsabilità” e “notevole danno al Paese”. Afferma di aver cercato “fino all’ultimo momento utile” il dialogo, ma il terreno è stato “disseminato di mine”.

– La conferenza dei capigruppo della Camera e del Senato. “Quest’aula non è e non può essere indifferente a quanto sta succedendo”, dice in mattinata il presidente della Camera Roberto Fico che, accogliendo la richiesta unanime di maggioranza ed opposizione, sospende i lavori dell’aula di Montecitorio ed annuncia la convocazione della Conferenza dei Capigruppo “per un percorso ordinato è responsabile”. Le Capigruppo però slittano in attesa di acquisire da Palazzo Chigi il documento formale con le dimissioni dal Governo dei ministri di Italia Viva. 

– I commenti. I cosiddetti responsabili non ci sono, la maggioranza dopo lo strappo con Renzi non esiste più, quindi è reale il rischio di elezioni a giugno dicono nel Pd.Ma i Dem spiegano che non possono andare dietro a rumors su sostegni alla maggioranza che al momento non si palesano. D’altro canto anche ricucire con Iv sembra una chimera perchè il M5S chiarisce che con Matteo Renzi non ci parla più. Quindi senza volerlo, è l’analisi del Pd, la situazione sta rotolando verso le elezioni anticipate a giugno.

“Il Movimento deve solo mantenere la linea delle ultime 48 ore – scrive su Fb l’esponente M5s Alessandro Di Battista – Renzi ha squittito per far fuori Conte e basta? Benissimo, Conte resta al suo posto. Renzi ha lasciato il governo? Benissimo, non ci entrerà mai più. Senza Se e senza Ma. Intanto queste sono le due condizioni che la forza politica che ha preso più voti nel 2018 (con una legge elettorale, lo ricordo, fatta ad hoc contro il M5S) mette sul piatto. E siamo compatti. Finalmente”. 

Ma intanto la ppolemica non si placa. Il vicesegretario del Pd Andrea Orlando attacca Italia Viva definendola responsabile per quanto accaduto: “Con una crisi economica galoppante Iv si è assunta la responsabilità di provocare la crisi che getta il paese nell’incertezza e nella confusione”. E questo mentre i renziani non smettono di puntare il dito contro Conte. “C’è una crisi, due ministre si sono dimesse e il premier non vuole andare oggi al Colle e non vuole venire in Senato. C’è ancora una Costituzione in questo Paese o un DPCM l’ha cancellata? “, ironizza il capogruppo Davide Faraone .

– L’appello ai costruttori che cominciano ad appalesarsi al Senato.  Luigi Di Maio lancia un appello ai ‘costruttori‘ su Fb: “Il mio appello si rivolge dunque a tutti i costruttori europei che, come questo Governo, in Parlamento nutrono la volontà di dare all’Italia la sua opportunità di ripresa e di riscatto. Insieme, possiamo mantenere la via. Guardiamoci intorno e troveremo un Paese che chiede di essere ascoltato. Non possiamo permetterci di ignorarlo”.  E i ‘costruttori’ arrivano. “Chi ha maggiori responsabilità è chiamato ad esercitarle fuoriuscendo dalla logica dei duellanti e tenendo fermo il richiamo del Presidente della Repubblica. Noi siamo tra i costruttori”, annunciano in una nota il segretario del Psi Enzo Maraio e il Senatore Riccardo Nencini che aggiungono: “Avessimo un centro destra a trazione berlusconiana, l’ideale sarebbe un esecutivo di rinascita da oggi a fine legislatura. Gettare le fondamenta della nuova Italia, come avvenne tra il 1944 e il 1947, per affidarsi poi alla sfida elettorale. Non è così, non con Salvini e Meloni che inneggiano a Trump e ritengono l’Europa un pericoloso accidente”.

– Il vertice al Nazareno e il “no” al governo con il centrodestra: Anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri arriva alla sede del Pd per il vertice sulla crisi di governo convocato dal segretario Nicola Zingaretti. Presenti i membri della segreteria, il vicesegretario Andrea Orlando, i capigruppo Graziano Delrio, Andrea Marcucci e i ministri.  “Abbiamo chiarito e dobbiamo ribadire che per noi è impensabile qualsiasi collaborazione di governo con la destra italiana, sovranista e nazionalista. Sarebbe un segnale incomprensibile. Le immagini di Washington ci dicono quanto pericolosa sia quella deriva. E’ sbagliato dopo la vittoria di Biden favorire scenari che ridanno fiato come è accaduto con la scelta di Renzi, agli alleati di Trump“, dice Zingaretti nel suo intervento alla riunione dell’ufficio politico del Pd. Quindi il monito di Graziano Delrio a parlamentarizzare la crisi: “Come gruppo dei democratici vogliamo che la crisi venga parlamentarizzata e che ci siano le comunicazioni”.  “C’è un dato che non può essere cancellato dalle nostre analisi. Ed è a questo puntol’inaffidabilità politica di Italia Viva. Che è un dato presente e che io credo, e questo dovremmo tenerlo in considerazione, per come è avvenuto mina la stabilità in qualsiasi scenario si possa immaginare un coinvolgimento e una nuova possibile ripartenza”, dice Zingaretti nel corso dell’ufficio politico del Pd.

Bruxelles segue la crisi da vicino, ‘attuare il Recovery’. A Bruxelles la crisi politica italiana viene seguita da vicino. L’obiettivo resta l’attuazione del Recovery fund al più presto. È quanto si apprende nella capitale europea.

Covid: Italia supera la soglia degli 80 mila morti

Con le 507 vittime in 24 ore

Medici di terapia intensiva © EPA

Con le 507 vittime delle ultime 24 ore l’Italia supera la soglia degli 80 mila morti per il Covid-19, secondo i dati del ministero della Salute. Sono esattamente 80.326. Sono 15.774 i tamponi positivi al coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia. Le vittime sono 507. Martedì i positivi erano stati 14.242, i morti 616.

Sono 175.429 i tamponi per il coronavirus effettuati in Italia nelle ultime 24 ore. Martedì i test erano stati 141.641. Il tasso di positività è del 9%, in calo rispetto al 10,05% di ieri.

Sono 57 in meno i pazienti in terapia intensiva per il Covid-19 in Italia, nel saldo giornaliero tra ingressi e uscite, sempre secondo i dati del ministero della Salute. Gli ingressi giornalieri in rianimazione sono 165, portando il totale a 2.579. I ricoverati nei reparti ordinari sono invece 187 in meno rispetto a ieri, per un totale di 23.525 unità. In isolamento domiciliare ci sono 538.670 persone (-5.022 rispetto a ieri).

Le terapie intensive occupate da pazienti Covid tornano, a livello nazionale, sopra la soglia d’allerta del 30%, attestandosi al 31%, l’1% in più rispetto a 7 giorni fa. Cresce dell’1% rispetto a una settimana fa anche il numero dei posti letto in reparto occupati da pazienti Covid, che arriva al 37% e resta sotto la soglia d’allerta del 40%. Sono 10, però, le regioni che superano questa ‘soglia critica’, una in più rispetto al 6 gennaio. E’ quanto emerge analizzando i dati del monitoraggio dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) relativi al 12 gennaio.  

Intanto “il ministero della salute con una circolare ha indicato l’aggiornamento dei dati processati anche con il test antigenico rapido a partire dal 15 gennaio“, ha reso noto l’assessore alla sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato. L’aggiornamento dei dati riguarderà il bollettino nazionale quotidiano comunicato dal ministero della Salute. I dati nazionali relativi al computo dei casi positivi al SarsCov2 terranno dunque conto anche del numero di casi rilevati con i test antigenici rapidi, come previsto dalla circolare firmata dal direttore generale della Prevenzione del ministero Gianni Rezza. La circolare riconosce appunto la validita’ dei test antigenici rapidi di ultima generazione nella definizione di caso Covid-19, nel solco delle indicazioni Ue. Nella circolare approvata e’ richiesto alle Regioni di rendicontare separatamente il numero di test antigenici effettuati rispetto ai test molecolari.

Governo, Conte accetta le dimissioni dei ministri di Italia Viva: “Renzi ha scelto la crisi, grave danno al Paese”

Il premier in Cdm: “Sono sinceramente rammaricato. Ho provato fino allʼultimo a evitare questo scenario e non mi sono mai sottratto al confronto, ma è difficile quando il terreno è minato”

Giuseppe Conte ha accettato le dimissioni dall’esecutivo dei ministri Bellanova e Bonettiannunciate dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Per il presidente del Consiglio, il partito dell’ex premier “si è assunta la grave responsabilità di aprire una crisi di governo” che sta procurando “un notevole danno al Paese nel pieno di una pandemia“. Conte ha poi informato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Sono sinceramente rammaricato, e credo di potere interpretare anche i vostri pensieri”, ha dichiarato Conte aprendo il Cdm.

“Ho provato fino all’ultimo” – “Ho provato fino all’ultimo minuto utile a evitare questo scenario, e voi siete testimoni degli sforzi fatti in ogni sede, ad ogni livello di confronto”, ha proseguito il numero uno di Palazzo Chigi. “Ancora due giorni fa e oggi ho ribadito che avevo preparato un lista di priorità per un confronto da fare non appena approvato il Recovery, in serata le misure anti-Covid, la proroga dello stato di emergenza, giovedì lo scostamento di bilancio”.

“Non mi sono mai sottratto al confronto, ma il terreno è minato” – Conte ha poi affermato: “Non ci siamo mai sottratti a un tavolo di confronto, anche se oggettivamente diventa complicato un confronto quando il terreno è disseminato continuamente di mine difficilmente superabili”.

“Ho aperto a un tavolo di legislatura, ma sono arrivate le dimissioni di Iv” – Il Paese “sta guardando la drammatica situazione che stiamo vivendo, ho offerto la disponibilità a un tavolo di legislatura, eppure di fronte a questa disponibilità ci sono state comunque le dimissioni delle ministre”, ha aggiunto il presidente del Consiglio.

Renzi: “Nessuna pregiudiziale su Conte” – “Un nuovo governo Conte? Non abbiamo veti su nessuno, né pregiudizi su alcuno – ha affermato Matteo Renzi -. Andare in Parlamento non è una concessione ma un elemento fondamentale. Se vorrà venire, ci troverà in Parlamento. A lui la scelta. Ma come non c’è alcun veto o pregiudizio da parte nostra, sia chiaro che sia per questa maggioranza che per una eventuale forma diversa non c’è un solo nome per Palazzo Chigi. Chi dice ‘o tizio o voto’ è irresponsabile”.

La lettera delle ministre di Italia Viva a Conte: “Dimissioni per dignità e libertà”– “Lasciare un incarico di governo richiede lunghissime, dolorose e assai profonde considerazioni. Abbiamo deciso di rimettere il mandato in nome della dignità e della nobiltà della politica e della nostra libertà e responsabilità individuale”. Lo scrivono nella lettera di dimissioni, inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto. “Il nostro obiettivo non è ottenere un incarico di governo in più, ma avere un’azione di governo più efficace per gli italiani. Se per uscire da questo immobilismo serve un atto di responsabilità, siamo i primi a compiere questo passo, augurandoci che possano così realizzarsi le condizioni per una nuova e diversa fase per il nostro Paese, guidata da un governo capace di rispondere prontamente ai bisogni dei nostri cittadini, famiglie e imprese”.

Orlando: “Governo senza Conte difficile da spiegare a italiani” – Al fianco di Giuseppe Conte si sono schierati diversi esponenti delle forze politiche, a partire dal vicesegretario del Pd, Andrea Orlando. “Un governo senza Conte? Noi non siamo disponibili ad andare oltre il perimetro di questa coalizione: tutte le iniziative che assumeremo le assumeremo in rapporto con Conte e gli alleati della maggioranza. Crediamo che agli italiani sia difficile spiegare perche’ dovremmo abbandonare Conte. Mi pare un salto nel vuoto senza giustificazione”.

Franceschini: “L’attacco a Conte è all’intero governo” – In Consiglio dei ministri il ministro Dario Franceschini, capodelegazione del Pd, haribadito “che chi attacca il presidente del Consiglio attacca l’intero governo e Giuseppe Conte sta servendo con passione e dedizione il proprio Paese nel momento più difficile della storia repubblicana”.

Crimi e Bonafede: “M5s è per il bene del Paese, avanti con Conte” – Anche il capo politico del M5s, Vito Crimi, ha confermato il suo appoggio al premier. “In questo momento di crisi non può esserci altro pensiero che continuare a lavorare per il bene del Paese e dei cittadini. Il M5s c’è e farà la sua parte. Andiamo avanti con Conte”. Sostegno ribadito anche dal capodelegazione 5 Stelle Alfonso Bonafede: “Si va avanti con Giuseppe Conte.

Zingaretti: “C’è un Paese da ricostruire, avanti con Conte” – Anche il leader del Pd, Nicola Zingaretti, ha rinnovato il suo sostegno a Conte: “In questi mesi durissimi l’Italia ha potuto contare sul grande impegno di Giuseppe Conte e della squadra di governo. Ora c’è un Paese da ricostruire, avanti con Conte

Investire in arte, la bellezza salva dall’incertezza. La storia di Giovanni Borgonovo e un orizzonte temporale lungo

di Loris Zanrei

“ Nudo Femminile “

In tempi in cui i tassi sono vicini allo zero e i mercati sono ostaggio della volatilità da Coronavirus, la caccia al rendimento porta a valutare investimenti alternativi per diversificare una parte del portafoglio. Investire in arte è una delle possibilità a disposizione soprattutto per chi ha un patrimonio elevato e un orizzonte temporale lungo. Ed è una possibilità sempre più considerata dalle nuove generazioni di investitori, utilizzata come strumento per la successione di patrimoni e agevolata dalla nascita di piattaforme tecnologiche dedicate agli scambi tra collezionisti. Il caso di Giovanni Borgonovo ne e’ un esempio, autore raffinato e classicista, e’ sempre più ricercato nelle aste nazionali ed estere

“ Autoritratto Giovanile “

Investire nel classico, Giovanni Borgonovo (Milano, 26 giugno 1881 – Milano , 21 luglio 1975)

Il periodo che va dai primi del Novecento agli anni Sessanta è davvero intenso per l’arte italiana e Giovanni Borgonovo vive da protagonista avanguardie storiche, ritorni all’ordine, contaminazioni, ma anche cenacoli dove pittori, scultori, poeti, critici d’arte si riuniscono per parlare di poesia, arte, filosofia magari intorno a un minestrone consumato tradizionalmente a mezzanotte o sfidandosi a bocce sotto il sole della Versilia…

“ Paesaggio “

Durante la sua carriera, Giovanni Borgonovo respira in Italia, Francia e Inghilterra i grandi movimenti artistici – impressionismo, divisionismo, fauvismo, espressionismo, cubismo, futurismo, metafisica, astrattismo, dadaismo, surrealismo – con il carattere del grande artista che tutto sperimenta e interpreta, elaborando ogni volta tratti originali, fecondi che tendono sempre verso un oltre e sfociano poi nello stile largo e personalissimo che spalanca la sua maturità.

Borgonovo Borgonovo nasce a Milano e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove diventerà professore

Nella mostra allestita a Palazzo Reale si parte dalle prime opere classiche – il paesaggio, la campagna– che precedono la sua partecipazione alla stagione del primo Futurismo, vissuto insieme a Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Gino Severini sotto l’ala protettrice e amichevole di Filippo Tommaso Marinetti.

Ma Borgonovo non si fa coinvolgere dalle avanguardie, resta se stesso fino in fondo, il distacco dal Futurismo avviene nel 1916. L’incontro con Giorgio de Chirico e Alberto Savinio lo inflazionano ma non ne cambiano la natura . Nascono però le architetture silenziose, i quadri con oggetti, scatole, bottiglie, nudi femminili e opere più buie, più malinconiche.

“ Ritratto di Moglie “

Dal 1918 inizia a studiare Giotto e la visione degli artisti del Quattrocento toscano porta a Borgonovo una nuova stagione. Cambia radicalmente la sua visione del reale, la rappresentazione della natura diventa poetica, realista nei minimi termini. Il paesaggio segna il punto di discontinuità da tutto quanto fatto in precedenza. Basta nudi, basta ritratti femminili e maschili.

In questo periodo si consolida un aspetto fondamentale della pittura di Borgonovo, l’attenta costruzione del quadro ottenuta attraverso il rapporto tra colore e forma – che è rapporto tra intensità ed espansione – e spazialità che non è la prospettiva e non ha origini visive, ma è il poetico rapporto tra le forme delle campagne, dei laghi, dei monti.

Pur attraverso rappresentazioni figurative Borgonovo supera le sensazioni fisiche della realtà e porta a una trascendenza fotografica della pittura.

Gli anni seguenti sono quelli della rivista Valori Plastici che promuove il “ritorno all’ordine”, ossia la rivalutazione della tradizione classica, della figurazione, l’allontanamento dall’astrattismo e dalle avanguardie estreme. Questi anni portano Borgonovo ad un ulteriore approfondimento della sua poetica. La natura nei suoi quadri si esprime per masse solide, definite, ma non sai mai quanto realistiche o mentali.

“Il paesaggio va oltre il paesaggio; l’ordine che regna è composizione di sentimenti primi” dice Giovanni Borgonovo

Biografia

Borgonovo nasce a Milano e frequenta l’Accademia di belle arti di Brera, dove diventerà professore.

Ritrattista di grande espressività, si distingue anche da paesaggista campagnolo e marittimo, e nelle tematiche religiose. Nel 1920 vince il Premio Principe Umberto con il dipinto a olioTramonto dicembrino nella campagna milanese, che viene acquistato dall’industria Edison.

Nel suo lavoro, rimane esterno a tendenze avanguardistiche così come ai classicismi da riprodurre, proseguendo sempre con il suo stile.

Si spegne a 94 anni nell’estate 1975 e viene tumulato in un colombaro del Cimitero Maggiore di Milano.

Nel 1998 un suo dipinto viene battuto all’asta da Sotheby’s.

Oggi è uno dei paesaggisti più ricercati nel mercato dell’arte. La sua rivalutazione storica e’ stata affidata a Loris Zanrei che, attraverso il lascito degli eredi, si è occupato di promuoverne il valore artistico. Sono stati realizzati diversi saggi ed è in cantiere un libro / volume con tutte le sue raccolte pittoriche.

Istat, calano vendite ma cresce e-commerce (+50,2%)

In crescita le vendite dei beni alimentari (+1,0% in valore e in volume) calano altri settori come le calzature (-45%). Secondo la Banca d’Italia oltre 2000 Pmi pronte a quotarsi in Borsa

Un negozio di scarpe (Foto d'archivio) ©

 Rispetto a novembre 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce sia per la grande distribuzione (-8,3%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-12,5%). Lo rileva l’Istat precisando che le vendite al di fuori dei negozi calano del 14,3% mentre il commercio elettronico è in forte aumento (+50,2%).

Nel dettaglio, viene segnalata la marcata diminuzione registrata nel comparto dei beni non alimentari che ha investito sia la grande distribuzione (-25,7%) sia, in misura inferiore, le imprese operanti su piccole superfici (-16,9%).

 A novembre 2020 si stima, per le vendite al dettaglio, un calo rispetto a ottobre del 6,9% in valore e del 7,4% in volume. In crescita le vendite dei beni alimentari (+1,0% in valore e in volume) mentre le vendite dei beni non alimentari diminuiscono sia in valore sia in volume (rispettivamente del 13,2% e del 13,5%). Lo comunica l’Istat. Su base tendenziale, a novembre, le vendite al dettaglio diminuiscono dell’8,1% in valore e dell’8,4% in volume. A pesare, le vendite dei beni non alimentari, in deciso calo (-15,1% in valore e in volume), mentre le vendite dei beni alimentari sono in aumento (+2,2% in valore e +0,7% in volume). L’Istat osserva che a novembre scorso la diminuzione delle vendite al dettaglio sia rispetto al mese precedente sia su base annua “è determinato dal comparto dei beni non alimentari, settore fortemente colpito dall’applicazione delle nuove misure di chiusura legate all’emergenza sanitaria”.   Nel trimestre settembre-novembre 2020, le vendite al dettaglio registrano un aumento congiunturale dello 0,5% in valore e dell’1,5% in volume. Crescono le vendite dei beni alimentari (+2,0% in valore e in volume) mentre quelle dei beni non alimentari calano in valore (-0,6%) e aumentano in volume (+1,1%).  Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti ad eccezione di Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+28,7%) e Utensileria per la casa e ferramenta (+2,0%). Le flessioni più marcate si evidenziano, invece, per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-45,8%) e abbigliamento e pellicceria (-37,7%). 

E arriva l’allarme di Confcomercio: “Il nuovo e profondo acuirsi della crisi rende più concreto il rischio di una depauperazione del sistema imprenditoriale, con molte aziende che, in presenza di un prolungato vuoto di domanda a cui non corrispondono sostegni adeguati, sono già uscite o usciranno dal mercato. Per le piccole imprese di alcuni settori come l’abbigliamento e le calzature, i danni inflitti dalla pandemia si sono trasformati in disastri a causa dello spostamento della domanda verso il commercio elettronico che, a questo punto, rappresenta una strada obbligata per il completamento dell’offerta e delle strategie anche dei negozi di prossimità”. “A questo scopo – osserva l’Ufficio Studi di Confcommercio – una parte delle risorse europee dovrà essere utilmente impiegata per spingere innovazione e digitalizzazione anche delle micro e piccole imprese”.

Intanto la Banca d’Italia fa il punto sulle piccole e medie imprese. Il flusso di quotazioni in Borsa sul mercato Ai, delle Pmi italiane riprenderà appena si esauriranno gli effetti della crisi Covid che ha ridotto il bacino di aziende quotabili che resta comuque elevato e sopra le 2000 unità. E’ quanto si legge nelle ‘note Covid’ della Banca d’Italia secondo cui, in base alle simulazioni sui bilanci aziendali 2020 (che contengono gli effetti della prima ondata pandemica) e un’analoga stima per il 2021, il numero delle imprese quotabili rimarrebbe superiore a 2.000 anche a inizio 2021, nonostante gli effetti della crisi sanitaria riducano del 20-25% il numero di PMI idonee alla quotazione. Via Nazionale notacome le PMI italiane abbiano fatto ricorso più al finanziamento bancario e meno alla raccolta di capitale di rischio. Ciò ha contribuito a un sottodimensionamento del mercato borsistico italiano rispetto alle altre economie avanzate. Il rapporto tra capitalizzazione di mercato e PIL in Italia a fine 2019 era al 36%, più del 100% in Francia e nel Regno Unito e più del 50% in Germania. Negli ultimi anni il numero di ammissioni in borsa di PMI, è aumentato anche grazie a misure legislative e di mercato che hanno ridotto gli oneri di quotazione, fra cui la creazione del mercato AIM Italia per imprese di minori dimensioni e ad alto potenziale di crescita. La prima ondata della pandemia e la conseguente crisi economica hanno interrotto tale tendenza.

REPORTAGE – Test sul sangue effettuati in Giappone: la mortalità da coronavirus è inferiore all’influenza

di Hellen Lusardi

Studio del Kobe City General Medical Hospital su mille campioni di sangue: solo lo 0,01% è deceduto a causa del Covid. La prudenza degli scienziati: non abbassare la guardia

Test sul sangue effettuati in Giappone: la mortalità da coronavirus è inferiore all’influenza
Leggi sacre degli antenati e riscoperta delle radici ancestrali: così l’Isola di Pasqua ha battuto il coronavirus

TOKYO. La mortalità del covid19 potrebbe essere di gran lunga inferiore a quello che finora gli scienziati avevano ritenuto. Addirittura uno su diecimila. È quello che emerge da uno studio condotto dal Kobe City Medical Central General Hospital che ha raccolto 1.000 campioni di sangue da pazienti che hanno visitato l’ospedale tra la fine di marzo e l’inizio di aprile.

Nel campione sono stati esclusi i pazienti affetti da sintomatologia da coronavirus. Su questi mille 33 persone, ovvero il 3,3% sono risultati positivi agli anticorpi del Covid19.

Se le analisi venissero confermate da ulteriori esami in altre Prefetture del Giappone la mortalità del Covid19 sprofonderebbe allo 0.01%, ovvero addirittura inferiore alla stagionale influenza.La differenza tra la capacità di contagio del coronavirus e l’influenza stagionale messe a confronto

I medici che hanno effettuato i test restano cauti in quanto si tratta comunque di campioni prelevati esclusivamente da pazienti ambulatoriali, ma il direttore dell’ospedale, Kihara Yasuki, ha comunque ribadito che c’è un alta possibilità che molte più persone siano state effettivamente infettate dal Covid19 rispetto alle ipotesi avanzate sinora. A questi dati si aggiungono centinaia di pazienti affetti dalla stagionale influenza che già a gennaio avevano notato sintomi «inusuali».

Kobe, è una delle città giapponesi più cosmopolite, dunque che il Covid19 sia arrivato qui già alla fine dell’anno scorso non è affatto improbabile. Cosa si prova fisicamente quando si è infetti da coronavirus: dal contagio alla guarigione

Questa scoperta potrebbe avere notevoli conseguenze non solo dal punto di vista psicologico ma anche pratico: potrebbe portare a un alleggerimento delle misure di emergenza prese a partire da metà Aprile. Chiusura delle scuole, cancellazione di eventi e richiesta a locali e ristoranti di restare chiusi.

Ed è proprio quest’ultima raccomandazione ad aver avuto le ripercussioni più devastanti. Quando la curva dei contagiati da Covid19 tornerà a livelli non più allarmanti si dovranno infatti contare non tanto le morti in eccesso causate dal virus ma quelle dovute alle conseguenze della chiusura dell’economia.Coronavirus, la simulazione della dispersione e persistenza nell’aria delle goccioline in una stanza dopo un colpo di tosse.

Quanti piccoli imprenditori, proprietari di ristoranti rientrano nella fredda statistica dei 1700 suicidi avvenuti nel mese di marzo è difficile stabilirlo ma nelle cronache di questi giorni emergono storie strazianti. Come il gestore di un izakaya di Sapporo che si è impiccato dopo essersi indebitato per rinnovare il locale in vista delle Olimpiadi poi rimandate. Stessa sorte per il proprietario di un ristorante di tonkatsu (cotolette fritte) conosciutissimo a Nerima, a nord di Tokyo, che ha scelto di darsi fuoco nel proprio locale.

Ed è proprio perché storie come queste sono ormai all’ordine del giorno se il governatore di Osaka pensa di alleggerire le misure d’emergenza già a partire da metà maggio

Vaccino Pfizer: altro flop! Reazioni nel 50% degli assuntori! E il governo continua a mentire alla popolazione sulla sua sicurezza!

Il vaccino Pfizer, controverso intruglio che la propaganda filo-governativa descrive come una sorta di medicinale sicuro e garantito, continua a far parlare di se. Dopo gli allergici, a cui questo vaccino va sconsigliato, si è scoperto che il 50% di coloro che lo hanno assunto finora hanno avuto reazioni indesiderate. Scrive stamani Il Giornale:

Le prime notizie, però, non sono affatto confortanti se addirittura il 50% dei vaccinati si sentirà poco bene. “Il Pfizer è molto reattogenico, cioè induce reazioni più forti dei vaccini soliti: la metà delle persone, in particolare giovani, prova mal di testa, febbre e brividi, che però si risolvono in 24 ore” ha affermato Guido Forni, Professore ordinario di Immunologia all’Università di Torino ed accademico dei Lincei in un’intervista a LaStampa, che mette in guardia: “è importante raccontare questi dettagli per preparare la popolazione ed evitare paure inutili.

Congresso Usa proclama vittoria di Biden. Trump isolato, rischia la rimozione

E’ salito a 4 il bilancio delle vittime negli scontri di ieri. Sono 13 i feriti e 52 le persone arrestate, molte per violazione del coprifuoco. Lascia il numero due della sicurezza nazionale

Mike Pence e Nancy Pelosi durante la seduta del Congresso © EPA

Il Congresso ha proclamato Joe Biden e Kamala Harris presidente e vicepresidente degli Stati Uniti al termine della seduta del Congresso a camere riunite per certificare i voti del collegio elettorale, vinto dal ticket dem con 306 voti contro i 232 di quello repubblicano. Il parlamento ha respinto alcune contestazione avanzate da esponenti repubblicani dopo che la seduta era stata interrotta per l’assalto dei manifestanti pro Trump a Capitol Hill.

Biden e Harris giureranno il 20 gennaio.

Anche se sono totalmente in disaccordo con il risultato delle elezioni ci sara’ una transizione ordinata verso il 20 gennaio“, giorno del giuramento e dell’insediamento di Joe Biden alla Casa Bianca: lo afferma Donald Trump in una dichiarazione diffusa dalla Casa Bianca. “E’ la fine del piu’ grande mandato presidenziale della storia, ma e’ solo l’inizio della nostra lotta per fare l’America di nuovo grande”, aggiunge. “Ho sempre detto che continueremo la nostra lotta per assicurare che solo i voti legali contino”, aggiunge Trump.

Si aggrava intanto il bilancio delle vittime in seguito agli scontri avvenuti ieri durante l’assalto al Congresso americano da parte dei sostenitori di Donald Trump. Oltre alla donna uccisa da colpi d’arma da fuoco esplosi da un agente del Campidoglio, altre tre persone sono morte per emergenze e complicazioni mediche. Sono stati colpi di arma da fuoco sparati dalla polizia a uccidere Ashli Babbit durante le proteste. Lo ha riferito il capo della polizia di Washington, sottolineando che un’inchiesta è stata aperta sull’evento. La donna è stata colpita da un agente in uniforme della polizia del Campidoglio con la sua arma di servizio.

Sono 13 i feriti e 52 le persone arrestate, molte per violazione del coprifuoco. Il vice consigliere per la sicurezza nazionale, Matt Pottinger, si è dimesso in seguito all’assalto al Congresso da parte dei fan di Donald Trump. Lo riferisce la Cnn.

Intanto il sindaco di Washington ha esteso l’emergenza pubblica per altri 15 giorni, fino al 21 gennaio, il giorno dopo l’insediamento di Joe Biden, appuntamento per il quale si temono nuovi forti tensioni.

Donald Trump è sempre più solo. L’ipotesi di invocare il 25/o emendamento per rimuoverlo si sta rafforzando nel gabinetto del presidente, anche se l’idea non è stata ancora ventilata al vicepresidente Mike Pence. Il 25/o emendamento della Costituzione prevede che il vicepresidente prenda i poteri nel caso il presidente muoia, si dimetta o sia rimosso dal suo incarico. D’accordo sulla rimozione anche alcuni leader repubblicani.

“Impeach”. Alexandria Ocasio-Cortez, la deputata star dei democratici, è stringata ma chiara sulle sue intenzioni. Vorrebbe procedere con l’impeachment di Donald Trump per gli scontri in Congresso. Ilham Omar, altra deputata liberal parte dello Squad (il quartetto che include anche Rashida Tlaib e Ayanna Pressley), ha annunciato di essere già al lavoro per la stesura degli articoli per l’impeahchment.

E si susseguono diverse dimissioni, dalla portavoce di Melania Trump al vice portavoce della Casa Bianca. E stanno valutando di lasciare anche il ministro dei Trasporti e il consigliere per la sicurezza Nazionale. Intanto Trump, che ieri è intervenuto con un video in cui ribadiva l’accusa di elezioni falsate invitando comunque i suoi fan a ‘tornare a casa’, è stato bannato temporaneamente dai principali social media, Twitter, Facebook e Instagram.

La condanna per l’assalto al Congresso statunitense è arrivata unanime da tutto il mondo. L’ex presidente Obama ha parlato di “grande disonore e vergogna” per gli Stati Uniti ma non “una completa sorpresa”. La violenza, ha detto, è stata “incitata da un presidente che ha continuato a mentire sul risultato delle elezioni”. “La violenza è incompatibile con l’esercizio dei diritti politici e delle libertà democratiche”, le parole del premier italiano, Giuseppe Conte. Parole di condanna sono arrivate anche da tutti i leader europei, da Macron a von der Leyen e Johnson. Protesta anche del mondo dello sport americano.

Nuovo decreto, da oggi cambiano le regole: cosa si può fare dal 7 al 15 gennaio

Concluso il periodo natalizio, arrivano novità anche a livello di divieti e in generale di normative anti contagio. Con il DL 1 del 2021, in vigore dalla mezzanotte di oggi, il Governo ha previsto un regime transitorio per i prossimi giorni, fino al 15 gennaio. Vediamo cosa sarà consentito e cosa no, e come cambieranno le decisioni.
Per tutto il periodo dal 7 al 15 gennaio – Sarà vietato, tutto il territorio nazionale, di spostarsi tra regioni o province autonome diverse, tranne che per comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione, con esclusione degli spostamenti verso le seconde case ubicate in altra regione o provincia autonoma. Resta inoltre in vigore il coprifuoco, dalle 22 alle 5, così come l’obbligo di indossare la mascherina sia all’aperto che al chiuso, e il divieto di assembramento.
I giorni 7 e 8 gennaio – Tutte le Regioni saranno “gialle”: le virgolette sono d’obbligo, perché appunto rimarrà in piedi la limitazione allo spostamento tra regioni di cui sopra. Bar e ristoranti potranno quindi aprire fino alle 18, orario dopo il quale sarà invece vietato il consumo di cibi e bevande in luoghi pubblici o aperti al pubblico. Consentita l’attività motoria e sportiva individuale, aperti tutti gli esercizi commerciali. L’8 gennaio sarà inoltre l’occasione di monitorare le condizioni delle varie Regioni in vista delle limitazioni future.
I giorni 9 e 10 gennaio – Tutte le Regioni saranno in zona arancione. Chiusi pertanto bar e ristoranti, se non per asporto (fino alle 22) e domicilio (sempre consentito). Vietato spostarsi al di fuori del proprio comune, ma saranno comunque consentiti, negli stessi giorni, gli spostamenti dai Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti, entro 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia. Sarà inoltre possibile spostarsi una sola volta al giorno, in un massimo di due persone, verso una sola abitazione privata del proprio comune. Alla persona o alle due persone che si spostano potranno accompagnarsi i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con queste persone convivono.
Dall’11 gennaio – Tornano le differenziazioni per colori, con criteri leggermente diversi rispetto a quelli previdenti, e rafforzate dal già citato divieto di spostarsi tra regioni (anche gialle), almeno fino al 15 del mese, quando arriverà un nuovo DPCM o decreto legge. Resta in vigore il coprifuoco. Anche per le regioni rosse (dove non sarebbe possibile uscire di casa se non per le necessità a cui ormai siamo abituati) resta possibile spostarsi una sola volta al giorno, in un massimo di due persone, verso una sola abitazione privata del proprio comune. Alla persona o alle due persone che si spostano potranno accompagnarsi i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con queste persone convivono.
La scuola – Dal 7 gennaio sarà teoricamente possibile il ritorno alla didattica in presenza per le scuole elementari e medie. Dall’11 al 16 dovrebbero garantire almeno il 50% della didattica in presenza anche i licei e in generale gli istituti superiori. Perché i condizionali? Perché sul punto hanno competenza anche le singole Regioni, e non tutte concordano con queste tempistiche. Ragion per cui sarà opportuno fare riferimento alla normativa regionale di riferimento per capire come comportarsi a tal proposito.

Trump, democratici non prenderanno questa Casa Bianca

Ci batteremo, non permettere che rubino anche Senato

 © ANSA

“Elezioni truccate, non c’è verso che abbiamo perso”. Lo afferma il presidente Donald Trump in Georgia, nell’ultimo comizio prima del voto per i ballottaggi che decideranno la maggioranza in Senato.

Si tratta di uno dei “ballottaggi più importanti della storia. Tutto il mondo vi guarda”, dice Trump ai suoi sostenitori. “Spero che Mike Pence si schiererà con noi. E’ una brava persona, mi piace molto. Nelle ultime settimane abbiamo dimostrato di aver vinto le elezioni con una valanga” di voti, dice Trump riferendosi al fatto che il vicepresidente presiederà in Congresso al processo per certificare il voto dei grandi elettori. 

“Non possiamo permettere che i democratici rubino anche il Senato” dopo i tentativi di rubare la Casa Bianca. “I democratici non prenderanno questa Casa Bianca, ci batteremo”. I ballottaggi della Georgia sono “l’ultimo modo per difendere e salvare l’America che amiamo, l’ultima linea di difesa” dice Trump, sottolineando che i democratici se vinceranno in Georgia trasformeranno il paese aprendo agli immigrati. “Vi strapperanno la vostra copertura sanitaria. Se non agiamo subito non ci saranno più elezioni giuste. La libertà religiosa sparirà, così come il Secondo Emendamento e la polizia”, aggiunge Trump mettendo in evidenza che i “danni che potrebbero fare sono permanenti e irreparabili”. “La posta in gioco non potrebbe essere più alta” in questi ballottaggi, dice Trump esortando i suoi sostenitori a votare e promettendo che tornerà in Georgia in un anno e mezzo per fare campagna elettorale con il governatore e il segretario di stato dello stato, rispettivamente Brian Kemp e Brad Raffensperger. Trump quindi loda i due candidati repubblicani in corsa, Kelly Loeffler e David Purdue. “Siete pronti a mostrare che l’America è uno stato rosso? Questo presidente si è battuto per noi e ora noi ci battiamo per lui”, dice Loeffler, descrivendo la sua vittoria e quella di Purdue come l’ultima line di difesa contro il socialismo dei democratici. Loeffler quindi ribadisce che il 6 gennaio voterà contro il processo per certificare il risultato elettorale.

Miozzo (Cts): ‘Situazione ancora critica e instabile. Tre regioni con Rt sopra 1, mercoledì verifica’

Covid: 10.800 nuovi casi in 24 ore, 348 vittime 

Un operatore sanitario al Pronto soccorso del San Filippo Neri a Roma © ANSA

Sono 10.800 i nuovi casi di coronavirus in Italia nelle ultime 24 ore. Le vittime sono invece 348. Lo rende noto il nuovo bollettino del ministero della Salute. E’ invariato rispetto a domenica il tasso di positività al Covid in Italia, fermo al 13,8%. Sono stati 77.993 i tamponi effettuati in 24 ore.

Diminuiscono i pazienti ricoverati in terapia intensiva per coronavirus in Italia: sono 4 in meno rispetto a ieri nel saldo fra entrate e uscite, con 136 nuovi ingressi. I malati attualmente ricoverati in terapia intensiva sono 2.579, contro i 2.583 di domenica. Nei reparti ci sono invece 23.317 persone, 242 in più di domenica. Aumentano i guariti o dimessi, 16.206, per un totale da inizio pandemia di 1.520.106. Le vittime arrivano invece a quota 75.680.

“Credo che i prossimi giorni sono ancora di attesa. Non possiamo veramente abbassare la guardia, la situazione è ancora critica e decisamente instabile”. A dirlo il coordinatore del Comitato tecnico scientifico Agostino Miozzo dopo essersi vaccinato allo Spallanzani di Roma. “Stiamo verificando l’andamento della curva epidemica che ci dice che la curva si è stabilizzata, non sta scendendo. Alcune regioni hanno un Rt che sta salendo e in tre sono sopra l’1 – prosegue Miozzo – Verificheremo dopodomani quale è il parametro per l’intero Paese sulla base degli ultimi dati disponibili”. 

“In questo momento verifichiamo il risultato dei giorni dello shopping pre-natalizio con l’assalto ai negozi. E’ molto probabile che ci sarà una decrescita, che le due settimane di restrizioni che il Governo ha imposto al Paese daranno dei risultati”, ha detto Miozzo. “Ma i risultati li vedremo a partire dalla settimana prossima. Verso la metà di gennaio verificheremo se la curva ha beneficiato delle restrizioni dolorose che sono state imposte agli italiani” ha aggiunto.

“La regione Lazio e lo Spallanzani stanno facendo un ottimo lavoro. Le regioni che sono più indietro cercheranno di seguire. Non è una gara è una cosa estremamente seria”, ha spiegato Miozzo. “Il Lazio ha dimostrato di saper fare bene la vaccinazione di massa – ha aggiunto -. Questa è la più grande campagna di vaccinazione della storia del nostro paese. Dobbiamo metterci a regime in tutte le regioni del nostro Paese”.

Nuova stretta delle misure anti-Covid: la bozza del decreto del 4 gennaio 2021

Il testo sul tavolo del Consiglio dei ministri

Alle 21 previsto un Consiglio dei ministri in vista di un nuovo decreto sulle restrizioni da adottare dopo il 7 gennaio.

Il nuovo decreto, in vigore fino al 15, dovrebbe prevedere una zona gialla ‘rafforzata’ nei giorni feriali – con il divieto di spostamento tra regioni e la conferma della possibilità di spostarsi verso un’altra abitazione per massimo 2 persone – e una zona arancione nel fine settimana.

Il testo prevede anche l’abbassamento della soglia dell’Rt che fa scattare il posizionamento nelle diverse fasce.

Ristoranti e bar riapriranno anche al consumo al tavolo e al banco, ma non nel weekend del 9-10 gennaio, durante il quale è prevista una zona arancione per tutta Italia con i locali aperti solo per l’asporto e la consegna a domicilio.

Morto Marco Formentini, primo sindaco leghista di Milano

A 90 anni, in carica dal 1993 al 1997, deputato ed eurodeputato

© ANSA

E’ morto a Milano Marco Formentini, il primo e unico sindaco della Lega del capoluogo lombardo in carica dal 1993 al 1997. Ne dà notizia Davide Boni, ex presidente del Consiglio regionale della Lombardia.

Formentini aveva 90 anni ed era malato da tempo.
Prima di diventare sindaco, Formentini venne eletto deputato sempre nelle file della Lega ed è stato poi anche eurodeputato per dieci anni, non tutti nelle file del Carroccio che lasciò per passare ai Democratici.

Clamoroso! Ruby: gip, nuove indagini sulla morte di Imane Fadil

Su eventuali responsabilità medici. No a istanza archiviazione

Imane Fadil © ANSA

Servono nuove indagini e valutazioni, anche con perizie, sulla morte della modella marocchina Imane Fadil, una delle testimoni chiave del caso Ruby deceduta il primo marzo 2019 all’Humanitas di Rozzano, nel milanese. Nuovi accertamenti per valutare se ci sia un nesso tra la morte e la condotta dei sanitari e se, tra le altre cose, la malattia poteva essere diagnosticata prima.

Botti di Capodanno: bilancio, un morto e 79 feriti, 23 ricoverati

Nella notte 229 interventi vigili del fuoco, in netta diminuzione

Roma, controlli dei carabinieri © ANSA

Sono stati 229 la notte scorsa gli interventi dei vigili del fuoco riconducibili ai festeggiamenti di Capodanno, in netta diminuzione rispetto allo scorso anno, quando furono 686, variazione legata alle misure restrittive adottate per fronteggiare la pandemia Covid-19. Il numero maggiore anche quest’anno nel Lazio 45 (lo scorso anno furono 171), Campania 40, Puglia 24, Veneto 19, Lombardia 18, Sicilia 17, Liguria 16.

Ed è di un morto e di 79 feriti, dei quali 23 ricoverati, il bilancio del Capodanno 2021 secondo i dati forniti dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza. Dati che registrano una diminuzione, definita “lieve” rispetto al 2020.

L’anno scorso il bilancio era stato di un morto e 204 feriti, dei quali 38 ricoverati.

La vittima è stato un 13 enne (di cui al momento non si hanno i dati di identificazione) avvenuto ad Asti all’interno di un campo nomadi intorno a mezzanotte (00:37 ora costatazione morte) per lo scoppio di una batteria di petardi che lo ha colpito l’addome.

Lo scorso anno si sono registrati 9 ferimenti dovuti all’uso di armi da fuoco, mentre quest’anno si registrano 13 casi di cui 1 con prognosi maggiore di 40 giorni.

Sono stati otto i feriti da botti registrati quest’anno tra Napoli e provincia. Lo scorso anno erano stati 48. Nessuno è in pericolo di vita, sono tutti maggiorenni. Tra gli otto feriti nella notte di San Silvestro, c’è una donna ferita alla testa, da un corpo metallico che le si è conficcato tra fronte e naso: in un primo momento si era pensato a un proiettile vagante, ma i successivi accertamenti fanno pensare piuttosto a una scheggia, frutto dell’esplosione di un botto. La donna di 52 anni, ferita nel Napoletano, è stata prima medicata all’ospedale di Giugliano e poi trasferita al Cardarelli. Dalla radiografia emerge che la scheggia è lunga 17 millimetri, dimensione eccessiva per un colpo d’arma da fuoco: comunque avrebbe potuto provocare conseguenze molto gravi se fosse penetrata in un altro punto della testa. La donna, secondo quanto ricostruito dai carabinieri della locale stazione, è stata raggiunta dalla scheggia mentre si trovava in strada per depositare la spazzatura. Il corpo metallico verrà successivamente estratto con un intervento chirurgico.

Sempre secondo i dati del Dipartimento della Pubblica Sicurezza sono state denunciate in relazione ai botti di Capodanno 180 persone a piede libero, con un dato in diminuzione rispetto a quello dello scorso anno quando ne vennero segnalate 277, e sono state arrestate 48 persone a fronte delle 51 del 2020. Riguardo ai materiali sequestrati durante il mese di dicembre, al momento si tratta di 48 strumenti lanciarazzi (10 lo scorso anno); 36 armi comuni da sparo (1.415 lo scorso anno); 1728 munizioni (103.968 lo scorso anno); 1.487 chili di polvere da sparo (682 lo scorso anno); 6.212 manufatti appartenenti alla IV e V categoria del Testo unico di pubblica sicurezza (41.823 l’anno scorso); 7.490 chili di manufatti con la marcatura “CE” (21.791 lo scorso anno); 7.923 chili di prodotti comunque non in regola (9.688 lo scorso anno); 198.125 pezzi di articoli pirotecnici di varia natura (101.282 lo scorso anno). Tra i motivi principali dei sequestri l’eccedenza dei carichi detenuti dai titolari delle licenze, l’illecita detenzione da parte di chi non ne aveva titolo e la natura illegale degli stessi prodotti sequestrati.