Esclusiva: I ministri del governo Draghi

I ministri del governo Draghi

La lista dei nuovi ministri del governo guidato da Mario Draghi sarà letta dal premier dopo il colloquio con il capo dello Stato, Mattarella: ecco le prime anticipazioni, ministero per ministeronull

Mario Draghi ha sciolto la riserva e ha accettato l’incarico di formare un nuovo governo: il terzo della legislatura dopo i due esecutivi guidati da Giuseppe Conte. 

Draghi sarà il presidente del Consiglio dei ministri. Il giuramento della squadra, nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, avverrà domani, sabato alle ore 12 (qui la diretta). 

La lista dei ministri sta per essere letta da Draghi al termine del colloquio con il capo dello Stato. Ecco le anticipazioni che il Corriere è in grado di dare.

Ministro della Cultura

Dario Franceschini, già ministro della Cultura nel governo Conte bis (qui la biografia)

Ministro del Lavoro

Andrea Orlando, vicesegretario del Pd (qui la biografia)

Ministra della Giustizia

Marta Cartabia, già presidente della Corte Costituzionale (qui la sua biografia)

Ministra dell’Interno

Luciana Lamorgese , già ministra dell’Interno nel governo Conte bis.

Ministro dei rapporti con il Parlamento

D’Incà 

Ministro dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale

Vittorio Colao 

Ministro della Pubblica amministrazione

Renato Brunetta

Ministra degli Affari generali e Autonomie

Mariastella Gelmini 

Ministra al Sud e Coesione Territoriale

Mara Carfagna

Ministra alle politiche giovanili

Fabiana Dadone

Ministra alle Pari opportunità e alla famiglia

Elena Bonetti 

Ministra alla Disabilità

Erika Stefani

Ministro del Turismo 

Massimo Garavaglia (ora al Coordinamento al settore Turismo, il ministero non è ancora costituito)

Di Maio Esteri
Guerini Difesa
Franco Economia e Finanze
Giorgetti Mise
Patuanelli Agricoltura
Roberto Cingolani Transizione ecologica
Giovannini Trasporti
Bianchi Istruzione
Messa Università
Speranza Salute

Sottosegretario Garofoli


10 buone ragioni per investire in comunicazione e nuovi media in tempo di Covid

di Loris Zanrei (LZ Communication)

Quando i tempi si fanno duri e la parola d’ordine diventa “tagliare”, le attività di comunicazione vengono gettate, indistintamente, nel calderone delle spese superflue da eliminare senza ripercussioni, oggi che la pandemia ha stravolto le nostre vite abbiamo la possibilità di comunicare per esistere. Ancora di più, e, possibilmente, ancora meglio.

In 10 punti – proposti in ordine quasi sparso – cercheremo di evidenziare come ogni investimento in comunicazione abbia sempre un qualche ritorno positivo e come, al tempo stesso, la rinuncia alle attività di comunicazione non sia affatto “indolore” per l’azienda.

1 – Comunicare per esistere.
Non comunicare significa tacere e tacere, nel modo globalizzato e interconnesso di oggi, equivale a non esistere. Un’adeguata attività di comunicazione quindi è imprescindibile non solo per farsi conoscere, ma per non scomparire.
Internet e i nuovi media offrono un supporto ideale per far sentire la propria voce al di là di ogni possibile confine.

Quando smettete di parlare, avete perso il vostro cliente (Estee Lauder, nata Josephine Esther Mentzer, Queens, 1º luglio 1906 – Manhattan, 24 aprile 2004)

2 – L’immagine fa parte del capitale aziendale.
L’immagine che un’azienda ottiene attraverso adeguate operazioni di comunicazione ne rappresenta l’identità agli occhi del mondo. Va da sé che questo è un capitale vero e proprio che necessita di cura e sviluppo costanti.
Nessun imprenditore accantonerebbe un’apparecchiatura costosa senza utilizzarla né garantirne un’adeguata manutenzione, perché farlo con la propria immagine?

L’insegna la fa la clientela (Jean De La Fontane,, Château-Thierry, 8 luglio 1621 – Parigi, 13 aprile 1695)

3 – La comunicazione non è una spesa ma un investimento.
Bisogna pensare alla comunicazione aziendale non come ad un accessorio del quale si può anche fare a meno, ma un mezzo con il quale l’azienda può ottenere profitto; occorre quindi stanziare un budget per le attività di comunicazione – studiato sulle effettive necessità e possibilità economiche dell’azienda – esattamente come lo si stanzia per rinnovare i propri macchinari, acquistare materiali di lavoro o aumentare le competenze del personale.

Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo.(Henry Ford, Dearborn, 30 luglio 1863 – Detroit, 7 aprile 1947)

4 – Comunicare per mantenere la propria credibilità e reputazione.
Nessuno assumerebbe un candidato che si presentasse a un colloquio di lavoro con abiti logori o un aspetto trasandato, esattamente come nessuno si affiderebbe ad un’azienda con un’immagine pubblica scadente e datata. Questo è vero sempre, ma lo diventa ancora di più in tempo di crisi.

5 – Comunicare significa crescere.
Soprattutto in periodi critici come quello che stiamo attraversando, si può sopravvivere solamente a patto di continuare a crescere e la comunicazione è sempre una crescita: di identità, di contatti, di esperienze, di fatturato.

La storia del commercio è quella della comunicazione dei popoli (Charles-Louis de Montesquieu, La Brède, 18 gennaio 1689 – Parigi, 10 febbraio 1755)

6 – Sfruttare il momento di crisi.
La concorrenza ha tagliato il budget previsto per la comunicazione quindi chi investe in un momento di recessione può avere maggiore visibilità allo stesso prezzo dei periodi di maggiore crescita.

7 – I vantaggi economici dei nuovi media.
I nuovi media offrono la possibilità di applicare la propria strategia di comunicazione con prezzi inferiori rispetto a molte forme di comunicazione tradizionale, permettendo inoltre di raggiungere un pubblico decisamente più vasto con un rapporto costi/benefici favorevole.

8 – Conoscere il proprio target.
I nuovi media consentono un rapporto con il target bidirezionale: l’azienda può farsi conoscere, presentando i propri prodotti e peculiarità, e al tempo stesso può – attraverso appositi meccanismi di interazione – conoscere il suo potenziale bacino di clienti e ottenerne preziose informazioni di feedback.

9 – Tracciabilità dei risultati.
I risultati di ogni azione di comunicazione messa in atto attraverso i nuovi media sono facilmente tracciabili e si può constatare come queste attività, se ben congegnate, portano un profitto di gran lunga maggiore rispetto alla spesa sostenuta.

10 – Partecipare al rilancio dell’economia digitale.


Contribuire all’innovazione digitale investendoci contribuisce a spingere la crescita economica e tecnologica dell’intera nazione, dando origine ad un circolo virtuoso da cui tutti possono trarre beneficio.

Loris Zanrei

LZCommunication.com

I dubbi della Norvegia sulla vaccinazione dei pazienti troppo fragili dopo 13 decessi nelle case di riposo

Covid-19. L’Agenzia del farmaco ha pubblicato un rapporto sulle conseguenze delle somministrazioni sugli over ’80

Fiala di vaccino anti Covid

Fiala di vaccino anti Covid

L’Agenzia norvegese del farmaco ha pubblicato un rapporto sugli effetti avversi del vaccino anti Covid-19 prodotto da Pfizer/BioNTech, che in questo momento viene somministrato nelle residenze per anziani, a persone molto anziane con diverse fragilità serie. Secondo il rapporto, 13 anziani sono morti poco dopo la vaccinazione, e altri 9 hanno sofferto di effetti collaterali seri. Per Sigurd Hortemo, direttore sanitario dell’agenzia, non si può escludere che al decesso possano aver contribuito effetti collaterali come la febbre e la nausea, comuni dopo la vaccinazione.

Il rapporto però non stabilisce un nesso di causa ed effetto tra il vaccino e la morte: «Stiamo vaccinando gli anziani e gli ospiti in casa di riposo con gravi patologie, quindi è previsto che un certo numero di decessi possa accadere in prossimità della vaccinazione» scrive l’Agenzia in una nota. «In Norvegia, ogni settimana muoiono in media 400 persone nelle case di riposo e nelle residenze di lungodegenza». I 13 decessi rappresentano lo 0,04% delle trentamila persone a cui è stato finora somministrato il vaccino. Per altri dieci decessi è stato escluso un legame con la vaccinazione.

I decessi però hanno condotto l’Istituto norvegese di sanità pubblica a modificare le linee-guida per la vaccinazione anti Covid-19 negli anziani fragili. «Di fronte a pazienti molto fragili, malati e con una breve aspettativa di vita, è necessario compiere valutazioni ulteriori sull’appropriatezza del vaccino» ha spiegato a Euronews Steinar Madsen, direttore sanitario dell’Agenzia norvegese del farmaco.

Negli studi clinici che hanno condotto all’autorizzazione del vaccino Pfizer/BioNTech, non sono stati inclusi volontari con oltre 85 anni e con patologie preesistenti. Tuttavia, Madsen non si è detto preoccupato per gli effetti collaterali osservati finora. «È abbastanza chiaro che questi vaccini comportano un basso livello di rischio, fatta eccezione per i pazienti più fragili».

(Tratto da Il Manifesto)