di Cristina Baldini

Oggi, tutta la famiglia Ciontoli si trova rinchiusa in carcere

Due voci mai identificate erano state isolate dai legali di parte civile, gli avvocati Franco Coppi e Celestino Gnazi, in una perizia fatta sulle registrazioni audio delle telefonate al servizio di emergenza sanitaria e depositate nel nuovo processo. I due avrebbero dato indicazioni a Federico Ciontoli durante la prima richiesta di soccorso.

In quella che appare sempre più come la notte dell’orrore, a cui si sono aggiunti bugie e depistaggi, in casa Ciontoli c’erano anche due sconosciuti. Due persone sono sempre rimaste fuori dalle indagini e dai processi sarebbero state presenti quando nell’abitazione di Ladispoli, all’interno del bagno, Marco Vannini venne ferito con un colpo di pistola sparato dal padre della fidanzata Martina. I due sconosciuti avrebbero dato indicazioni a Federico Ciontoli, il fratello di Martina, durante la prima richiesta di soccorso, poi annullata al 118. Le loro voci sono state isolate dai legali di parte civile, gli avvocati Franco Coppi e Celestino Gnazi, in una perizia fatta sulle registrazioni audio delle telefonate al servizio di emergenza sanitaria.

L’arrivo in carcere della famiglia Ciontoli

Le voci dei due sconosciuti in casa Ciontoli: “E’ un taglio”

“Non lo muovi”, “è un taglio”, “spiegaglielo bene”, si sente dire dai due sconosciuti a Federico mentre tergiversa con l’operatrice del 118 nel rispondere alla domanda su cosa fosse accaduto al giovane per cui veniva chiesto aiuto. Il resto della storia è nota. Ai soccorritori viene detto che Marco si è ripreso, che non ci sono problemi, salvo poi richiamare più tardi quanto il troppo tempo trascorso ha impedito ai medici di salvare il ventenne. E nella seconda telefonata dei due sconosciuti non si sente più traccia.

Omicidio Vannini, la rabbia di mamma Marina: “Federico Ciontoli ha letto una letterina, ci mancano di rispetto”

I fatti risalgono alla notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 e da allora sono stati più i dubbi che le certezze su quanto realmente accaduto. Il ventenne della vicina Cerveteri, che poco prima aveva detto ai genitori che avrebbe trascorso la notte nell’abitazione della fidanzata, secondo gli inquirenti poteva appunto essere salvato, ma sarebbe stato lasciato privo di soccorsi per due ore e condannato così a morte. I Ciontoli, e a quanto pare ora anche aiutati dai due sconosciuti che si trovavano nella loro abitazione, avrebbero in quel tempo solo cercato di confondere le acque, rendendosi conto che rischiavano di dover rispondere dell’accusa di omicidio volontario.


Le telefonate di soccorso al 118: “Si è spaventato”

Ecco dunque la prima telefonata al 118. “C’è un ragazzo che si è sentito male. Si è spaventato”, dice Federico Ciontoli, a cui gli sconosciuti avrebbero suggerito risposte da dare all’operatrice per evitare di parlare del colpo di pistola. La madre Maria Pezzillo annulla poi la richiesta di soccorso affermando: “Si è ripreso, l’ambulanza non serve”.

Trascorsi altri 24 minuti e, come emerge sempre da alcuni audio, mentre il ventenne urlava dal dolore e chiedeva aiuto, direttamente Antonio Ciontoli chiama di nuovo il 118. “Il ragazzo si è ferito con un pettine a punta, grida perché si è messo paura”, riferisce. Nessuno parla del colpo di pistola calibro 9 partito dall’arma proprio di Antonio Ciontoli mentre Marco Vannini era dentro la vasca da bagno. A Ladispoli un’ambulanza arriva soltanto 110 minuti dopo il ferimento. E solo dopo tutto quel tempo arrivano anche i carabinieri. Il sottufficiale di Marina, in quel periodo impegnato nei Servizi, continua a tacere e parla dell’arma soltanto al medico di turno in ospedale, dicendogli: “Non lo dica a nessuno, rischio di perdere il lavoro”.

Omicidio Vannini, la rabbia di mamma Marina: “Federico Ciontoli ha letto una letterina, ci mancano di rispetto”

Marco Vannini muore attorno alle 3 del 18 maggio mentre veniva trasportato in eliambulanza al policlinico “Gemelli” di Roma. Convocati in caserma dai carabinieri, gli imputati continuano a mentire, come emerge dalle conversazioni registrate con delle telecamere nascoste nel comando dell’Arma, tutti intenti a concordare la versione dei fatti da fornire agli investigatori. Martina, la fidanzata della vittima, poi diventata infermiera, consola persino il padre: “È andata così eh, mo basta…era destino che morisse. La fidanzata di Federico, Viola Giorgini, anche lei presente nella villetta, dice al ragazzo: “T’ho parato il c…”

Oggi

“Portateci là, io con mamma…”: le prime ore dei Ciontoli in carcere

La famiglia Ciontoli è entrata in carcere, gli uomini a Regina Coeli, le donne a Rebibbia: ecco le loro prime ore, dopo la sentenza per l’omicidio di Marco Vannini

"Portateci là, io con mamma...": le prime ore dei Ciontoli in carcere

Come annunciato e previsto, la famiglia Ciontolisi è costituita, recandosi nella caserma dei carabinieri di Civitavecchia. Dopo la sentenza di Cassazione – che ha condannato Antonio a 14 anni per l’omicidio di Marco Vannini, mentre Maria, Martina e Federico hanno avuto 9 anni e 4 mesi per non aver chiesto subito soccorso – per l’intera famiglia si sono aperte le porte del carcere, le donne a Rebibbia e gli uomini a Regina Coeli. Moglie e figli erano accusati di concorso anomalo, che si è trasformato in concorso semplice in omicidio volontario.

Come riporta Repubblica, i Ciontoli si sono recati all’appuntamento in tuta, abbracciandosi per l’ultima volta prima di essere ammanettati e condotti in prigione. Dovranno trascorrere tutti due settimane in isolamento, nel rispetto delle norme anti-Covid vigenti nelle carceri italiane. Particolarmente critica la giovane Martina Ciontoli, che ha chiesto, piangendo, di restare con la madre, essendo un’infermiera e quindi vaccinata. Ha aggiunto anche: “State mettendo le manette a una persona perbene mentre lasciate liberi i delinquenti”. Dopo l’isolamento, le donne saranno assegnate a Camerotti, che è il reparto comune di Rebibbia.

Solo Federico Ciontoli ha avuto un pensiero per Marco, dissociandosi in particolare dal padre e affermando di aver cercato di salvare Vannini e di volersi dedicare al volontariato in carcere. Più dura la madre Maria Pezzillo, che ha parlato di vendetta: “Ci troveremo in un mondo sconosciuto, stiamo scontando una colpa in modo eccessivo. È quasi una vendetta”.”Il sogno si è avverato”. L’sms di Marina a Marco Vannini

Lunedì sera i Ciontoli attendevano la sentenza di Cassazione: Federico si è recato davanti a Rebibbia, mentre il resto della famiglia era a casa del fidanzato di Martina, con tutti i parenti, anche una delegazione da Caserta. Quando i carabinieri si sono presentati alla porta hanno pianto e Maria ha chiesto se il marito Antonio Ciontoli avrebbe potuto portare le sue medicine. L’uomo ha esclamato: “Cosa faranno adesso ai miei figli, come stanno? Portateci a Rebibbia, lì ci sono meno delinquenti”. Per il momento la famiglia è stata divisa

Nelle scorse settimane, Antonio e Federico avevano espresso i loro pensieri affidandoli a Facebook. Padre e figlio hanno mostrato dispiacere per Marco ma anche per i suoi genitori Marina e Valerio.

Dopo la sentenza, c’è chi non si aspettava la condanna. “Sono attonito – ha detto Giandomenico Caiazza, uno degli avvocati dei Ciontoli – non riesco a comprendere come sia possibile aver confermato una sentenza così errata in particolare per i familiari di Antonio Ciontoli”.