Vaccino, morto dopo le 2 dosi: perché non aveva ancora gli anticorpi

Operatore socio-sanitario deceduto a causa del Covid nonostante il vaccino. Aveva contratto l’infezione tra la prima e la seconda dose: gli anticorpi non hanno avuto il tempo di formarsi e proteggerlo

Nella vita ci vuole fortuna, in tutto, ed è quella che purtroppo è mancata all’operatore socio-sanitario di 52 anni deceduto a causa del Covid nonostante avesse già completato l’iter vaccinale con prima e seconda dose di vaccino.

Cosa è successo

L’uomo, originario di Pietravaraino (Caserta), era stato ricoverato al Covid Hospital di Maddaloni sempre nel casertano. Al 52enne era stata somministrata la prima dose a metà gennaio e la seconda dopo 21 giorni così come vuole il protocollo ma qualcosa è andato storto. “Ha iniziato a stare male dopo la somministrazione della prima dose – spiega all’Agi il direttore dell’Asl di Caserta, Ferdinando Russo – quando è stato ricoverato la prima volta, a inizio febbraio, presentava un quadro di compromissione polmonare importante e dalle analisi radiologiche siamo riusciti a stabilire che aveva contratto il virus da almeno 10 giorni per il grado di polmonite che presentava. Quindi, per tranquillizzare tutti, nessun flop del vaccino: purtroppo, il Covid-19 era già entrato nell’organismo prima che si potessero sviluppare gli anticorpi. Sono numerosi i casi in giro per il mondo di gente ammalata nonostante il vaccino, ma in tutti i casi l’infezione ha anticipato la cura.

“Il vaccino funziona”

I sospetti che si trattasse di variante inglese sono diventati certezza quando lo sfortunato operatore sanitario è stato sottoposto ad ulteriori analisi. “In queste ore – precisa il direttore Russo – sto leggendo di persone che dopo questo caso si stanno interrogando sull’efficacia del vaccino, vorrei tranquillizzare e precisare che purtroppo l’uomo è stato solo sfortunatoperchè ha contratto il Covid tra la prima e la seconda vaccinazione, quindi prima che potesse sviluppare gli anticorpi”. Questo caso, però, fa emergere un problema serio ed importante di cui si parla ogni giorno sempre di più: è meglio vaccinare la maggior parte della gente anche soltanto con una dose o vaccinarne di meno ma completando l’iter che prevede due dosi di vaccino? La risposta non è certamente facile, in ognuna delle due situazioni si troveranno sempre pro e contro.

Cosa vuole fare il governo

Il premier Mario Draghi si è espresso in favore di “dare priorità alle prime dosi”, quindi cominciare comunque a vaccinare il più alto numero di persone possibile ben sapendo che la copertura vaccinale, senza la seconda dose, sarà incompleta e passibile di infezione. Vero è che, comunque, l’organismo comincerebbe la produzione di anticorpi contro il virus. Se la comunità scientifica, inizialmente, era scettica all’unica dose, adesso si registrano maggiori aperture che vanno in questa direzione. Attenzione, però: la variante inglese è molto più infettiva del virus di Wuhan. Cosa accadrà se avremo un’unica dose con una variante più “cattiva” in termini di contagi? Lo scopriremo solo vivendo e vedendo.

Cosa dicono gli esperti

Gravissimo errore, così come è stato un grave errore quello del Regno Unito. Non possiamo giocare a dadi con la salute delle persone, ci dobbiamo basare sui fatti”, afferma l’immunologa dell’Università di Padova Antonella Viola sulla scelta di Draghi di iniziare comunque la vaccinazione anche con una sola dose. “Abbiamo vaccini con un’efficacia altissima che mantengono il titolo anticorpale alto a lungo però devono essere somministrati nel modo giusto. Se abbiamo fretta, rischiamo di non proteggere le persone e facilitare la generazione di varianti”, dichiara l’immunologa al Sole24Ore. “L’idea di vaccinare con una sola dose è un’idea intuitiva, ma non è in questo momento supportata da dati scientifici”, aggiunge.

“Meglio due dosi ma…”

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il Direttore Generale della Prevenzione del Ministero della Salute, Gianni Rezza, il quale ribadisce come la strategia ottimale sia quella di utilizzare il vaccino così come sono stati studiati ed utilizzati nei trials clinici anche se c’è un’apertura all’utilizzo di una sola dose per “coprire in breve una maggiore quantità di popolazione. Direi che finchè c’è la possibilità di avere una doppia dose è la cosa migliore. Ma tenere conto in modo pragmatico di diverse opzioni è del tutto legittimo”. Dubbi anche da Massimo Galli, Direttore Responsabile di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, che commenta i dati positivi che vengono da Israele che “sdoganano quella che è stata l’esperienza inglese, che è partita in maniera aprioristica sulla cosa. Gli israeliani ci hanno portato dati su grandi popolazioni, che dicono che la risposta alla prima dose già garantisce abbastanza, relativamente alla risposta immunitaria necessaria per contrastare l’infezione”. Galli, però, differenzia tra fasce d’età: due dosi ai più anziani ed agli immunodepressi, si ad una dose a chi sta bene ed ai più giovani “sapendo con una certa chiarezza che toccherà poi controllare in linea di prospettiva”, sottolinea.

Covid, quando tutto il mondo sarà vaccinato il virus sparirà?

Covid, quando tutto il mondo sarà vaccinato il virus sparirà?

I vaccini da soli non sono l’ancora di salvezza e per raggiungere l’immunità di gregge conta anche l’efficacia del prodotto e l’impatto delle varianti. La nostra nuova normalità non prevede ambienti chiusi e affollatinull

Il coronavirus che provoca Covid-19 ha già colpito oltre 110 milioni di persone nel mondo e ne ha uccise quasi due milioni e mezzo. Le varie strategie di contenimento della diffusione del virus messe in atto nel mondo non sono state sufficienti a rispedire nel bacino animale Sars-CoV-2, come era successo con la Sars nel 2003. La conseguenza di questo fallimento è che quasi certamente non ci libereremo di questo virus perché ormai è troppo diffuso e trasmissibile. Secondo molti epidemiologi la pandemia terminerà quando in tutto il mondo ci sarà un numero sufficiente di persone che sarà stata vaccinata o si sarà ammalata, e avrà così acquisito l’immunità per un certo periodo di tempo. Ma il virus continuerà a circolare, ci convivremo per anni e molto probabilmente diventerà endemico. Provocherà qua e là focolai che andranno bloccati sul nascere. Inoltre è altamente probabile che, proprio in base a quanto durerà l’immunità naturale, ma soprattutto quella indotta dal vaccino, sarà necessario procedere periodicamente con richiami (cosa non possibile con tutte le tecnologie di vaccini), anche per contrastare le nuove varianti che tanto spaventano e sulle quali i vaccini oggi disponibili sul mercato non sono pienamente efficaci. Nella migliore delle ipotesi (ma non è detto che sarà così) con il passare degli anni Sars-CoV-2 non sarà più una minaccia e potrebbe trasformarsi in un comune raffreddore, diventando il quinto coronavirus umano che provoca il raffreddore. «Nessuno può davvero sapere che cosa succederà» avverte l’immunologaAntonella Viola, docente di Patologia all’Università di Padova. «Molto dipenderà da come muta il virus e da come risponde il nostro sistema immunitario: se l’immunità parziale acquisita sarà sufficiente per bloccare gli effetti più gravi del virus è verosimile che Covid-19 comincerà ad assomigliare a un’influenza, a causa della quale ogni anno contiamo alcune vittime, ma che in genere non provoca malattia grave. Se invece il virus inizierà a eludere la risposta immunitaria indotta dai vaccini, anche a causa dell’emergere di varianti, ci vorrà più tempo per far si che si comporti come un’influenza stagionale». Per evitare che le cose si complichino ed impedire che sorgano nuove varianti occorre tenere bassa la circolazione del virus, vaccinando il più velocemente possibile.

Il vaccino non è una panacea

Ora gli occhi di tutto il mondo sono puntati sui vaccini, visti come l’ancora di salvezza per uscire da una crisi sanitaria, economica e sociale senza precedenti. Ed è così, il vaccino darà una grande mano. Si è già visto in Italia che tra gli operatori sanitari i contagi sono calati di oltre il 64% e lo stesso trend si è registrato in Israele, dove è in atto una rapida vaccinazione di massa. Ma una cosa deve essere molto chiara. Ormai è troppo tardi, il vaccino servirà a ridurre la circolazione del coronavirus ma non a debellarlo completamente. Del resto non va dimenticato che esistono decine di vaccini contro virus umani, ma solo uno, il vaiolo, è stato completamente vinto. Le campagne di vaccinazioni di massa guidate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità negli anni Sessanta e Settanta hanno avuto successo, e nel 1980 il vaiolo è stato dichiarato debellato. È la prima malattia umana (e per ora unica) ad essere stata sconfitta completamente. Ma la storia del vaiolo è un’eccezione: le malattie purtroppo di solito restano. «Accelerare sulle vaccinazioni anti Covid ci permetterebbe non di avere un azzeramento della malattia, ma una convivenza molto più civile con questo virus» dice il virologo dell’Università degli studi di Milano, Fabrizio Pregliasco.

Il rebus dell’immunità di gregge

I governi di tutto il mondo stanno ora puntando a raggiungere l’immunità di gregge per poter tornare a una vita normale. L’immunità di gregge è quel meccanismo per cui quando la maggior parte di una popolazione è immune nei confronti di una infezione (perché l’ha contratta o è stata vaccinata), l’agente patogeno ha difficoltà a trovare nuovi soggetti da infettare, con una conseguente riduzione del rischio di infezione individuale ed un valore del tasso di contagio Rt inferiore a 1: in questo modo l’epidemia non ha la possibilità di crescere e rimane sotto controllo. A inizio epidemia si era parlato di una copertura vaccinale del 60-70% per raggiungere l’immunità di comunità. Ora si punta all’80% e oltre. Il dottor Anthony Fauci, immunologo statunitense di fama mondiale che fa parte della task force per affrontare l’emergenza si era spinto ad ammettere che potrebbe essere necessario vaccinare il 90% della popolazione mondiale per sperare di arrestare la circolazione del virus. E quando si parla di popolazione mondiale si intendono anche i Paesi in via si sviluppo, che hanno più difficoltà ad accedere al vaccino. Non siamo dunque così lontani dal 95% di immunizzazioni che servono per bloccare il morbillo, la malattia più contagiosa per via aerea. 

Una formula matematica

Per calcolare l’immunità di gregge gli epidemiologi applicano una formula matematica: si ottiene quando la copertura di immunità di popolazione è pari a 1-1/R0 (uno meno uno fratto R0). «Il valore del 66% che è sempre stato citato a inizio pandemia presupponeva che il coronavirus avesse un tasso di trasmissibilità di base senza misure di contenimento pari a 3 (Ro di 3)» aveva spiegato Paolo Bonanni, epidemiologo, professore di Igiene e Medicina Preventiva all’Università di Firenze. Ma allora che cosa è successo? Perché nel corso dei mesi è cresciuto questo valore fino a sfiorare il 90% ipotizzato da Fauci? Le ipotesi sono due e probabilmente c’entrano entrambe. Un errore di calcolo dovuto al fatto che non è stato correttamente stimato a inizio pandemia il reale tasso di trasmissione del virus perché non è stato considerato il contagio per via aerea, unito al fatto che durante l’epidemia sono subentrate le varianti come quella inglese, che oltre ad essere più contagiosa sembra più letale, quella sudafricana e brasiliana, che sembrano invece aggirare le difese immunitarie acquisite con il virus primario. Le varianti avrebbero maggiore abilità di trasmissione da persona a persona, con un valore più alto di R0. Di conseguenza aumenta anche il numero di immuni nella popolazione necessario per spegnere l’andamento epidemico e per arrivare alla famosa immunità di gregge. Un virus molto infettivo richiede un tempo maggiore per raggiungere l’immunità di comunità rispetto a un virus poco diffusivo. Maggiore è R con zero, maggiore sarà la percentuale di vaccinati da raggiungere. Per questo mentre prima si parlava di una copertura vaccinale pari al 60-70 per cento della popolazione, potrebbe essere necessario arrivare al 75-80 per cento. E per farlo ci vorranno anche più mesi.

Immunità di gregge difficile da raggiungere

Ma sarà davvero possibile raggiungere l’immunità di gregge? Al momento non sembra così scontato. La campagna vaccinale prosegue a rilento ed è lontana dalle 300 mila immunizzazioni al giorno necessarie per ambire almeno ai livelli più bassi di immunità di gregge. Ma sappiamo che una certa percentuale di no-vax non accetterà il vaccino (basti vedere che cosa sta succedendo in Alto Adige dove i contagi sono alle stelle e buona parte dei medici non si sono vaccinati). Inoltre gli under 16 (che in Italia rappresentano all’incirca il 16% della popolazione) non potranno essere vaccinati perché nessun preparato è stato ancora autorizzato per questa fascia di età anche se trial sono in corso. Ma c’è di più. I vaccini, lo sappiamo, non sono tutti uguali per efficacia. Se Pfizer e Moderna hanno un’efficacia molto elevata, intorno al95%,Astrazeneca,utilizzato in Italia solo per under 65 sani si ferma al 62%, all’incirca come un vaccino contro l’influenza. È vero che proprio di recente un’analisi post-hoc condotta sui dati della sperimentazione di fase 3 pubblicata su The Lancet evidenzia come il vaccino a vettore virale di Oxford abbia un’efficacia dell’81% quando la seconda dose viene somministrata a 3 mesi dalla prima. Tuttavia lo studio non è stato accolto con grande entusiasmo da buona parte della comunità scientifica perché i numeri sono piccoli e i gruppi non omogenei tant’è che alcuni scienziati hanno bollato il lavoro come «inconsistente». 

Che sia chiaro: tutti i vaccini in circolazione bloccano la malattia grave, e in questo momento storico di grande carenza di dosi è giusto utilizzare tutti i prodotti disponibili sul mercato perché così si arriverà al grande traguardo di liberare gli ospedali e limitare il numero dei decessi. Ma il problema vero è che il virus continuerà a circolare se non si blocca anche l’infezione. «Scegliendo il vaccino Astrazeneca abbiamo rinunciato all’immunità di gregge, questa cosa deve essere chiara anche perché questo prodotto non blocca il contagio. Stiamo vaccinando con il vaccino sbagliato» taglia corto l’immunologa Antonella Viola. «Con un’efficacia al 95% basterebbe vaccinare almeno il 70%, ma probabilmente anche di più ,della popolazione per arrivare all’immunità. Se contiamo che gli under 16 sono fuori dai protocolli e che permane una certa quota di no vax è difficile immaginare un’immunità di comunità nel prossimo futuro. Succederà che qualcuno continuerà ad ammalarsi, qualcuno continuerà a finire in ospedale, meno persone dovrebbero morire che è già un ottimo risultato rispetto alla situazione attuale ma a lungo termine non basta». A tutto questo va aggiunto il concetto che in epidemiologia è chiamato «intervallo di confidenza», di fatto quanto ci si può fidare di quel vaccino. Come spiega Sergio Abrignani, immunologo ordinario di Patologia generale all’Università Statale di Milano «si tratta di un dato che i medici statistici calcolano proprio sulla base che il mondo reale è diverso da quello degli studi clinici perché subentrano altre variabili come età, malattie pregresse che in genere sono meno testate nei trial. Più è alto il numero di persone testate, più si ristringe l’intervallo di confidenza e quel dato si avvicina sempre di più alla realtà ». Se ad esempio con il vaccino Pfizer possiamo attenderci una riduzione della malattia tra il 90-97% (quello è il suo intervallo di confidenza), con Astrazeneca passiamo a 41-75%. 

Il nodo dell’infezione (e delle scuole)

Per bloccare la circolazione del virus, come detto, andrebbe impedito non solo lo sviluppo della malattia grave ma anche l’infezione. Su questo fronte ottime notizie, ancora una volta, arrivano dal vaccinoPfizer perché si è visto che le persone vaccinate non sarebbero più contagiose nella stragrande maggioranza dei casi: il vaccino sembra infatti ridurre anche la trasmissione fino al 94%. Anche dati preliminari su AstraZeneca suggerirebbero un elevato calo della trasmissione, «tuttavia i dati solidi mostrano una riduzione di appena il 3,8%» sottolinea Antonella Viola. «Purtroppo vediamo che con il vaccino di Oxford e l’infezione non si blocca, quindi il virus continuerà a circolare nelle persone vaccinate con questo prodotto». Di conseguenza un individuo vaccinato, proprio perché più protetto rispetto agli altri potrebbe risultare positivo ma asintomatico e continuare a infettare. «Scegliere AstraZeneca per immunizzare il personale scolastico, in un ambiente in cui i bambini non sono vaccinati, è una scelta non troppo condivisibile- valuta ancora l’immunologa Viola – perché gli insegnanti saranno sì protetti dalla malattia grave e questo è certamente un bene che assolutamente non sottovalutiamo in questo contesto storico , ma continueranno a contagiare, le classi continueranno ad essere messe in quarantena con il conseguente avvio della didattica a distanza, senza però risolvere il problema dei contagi in ambiente scolastico».

I ristoranti cambieranno 

Ma nella nostra vita di tutti i giorni ci sono situazioni più o meno critiche che necessitano percentuali diverse di immunità di gregge per essere considerate «sicure». L’immunità di società potrebbe non bastare in certi ambienti. Ogni evento, insomma, richiede un suo dato di immunità di gregge. «In un ristorante affollato e senza ventilazione l’immunità di comunità dovrà sfiorare il 90%, mentre nella scuola, che è un ambiente meno critico perché non tutti parlano ad alta voce e continuamente, può bastare il 60-70%» spiega Giorgio Buonanno, professore ordinario di Fisica tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia), che con alcuni colleghi sta studiando la tematica. «Immunizzando l’intera popolazione usando un vaccino con efficacia del 95% siamo al limite per poter entrare in un ristorante nelle condizioni pre-pandemia, ma è irrealistico pensare di poter vaccinare tutti e tutti con vaccini ad alta efficacia. Con questo virus è impossibile poter tornare a frequentare gli ambienti chiusi come eravamo abituati prima della pandemia. Situazioni affollate e senza adeguati ricambi d’aria sono oggi, e in futuro, impensabili perché un’immunità di gregge sopra il 90% è di fatto irrealizzabile. Un livello di vaccinazione adeguato combinato con una corretta gestione del rischio negli ambienti chiusi risulta l’unica strada percorribile per arrivare ad una nuova normalità».

di Cristina Marrone (Corriere della sera)

Autostrade, ferrovie, metro: le 58 opere urgenti in ritardo, con 60 miliardi fermi in cassa

di Milena Gabanelli e Fabio Savelli

L’ultimo atto del governo Conte porta la data del 21 gennaio, con la nomina dei commissari per la realizzazione delle opere urgenti. Si tratta di opere già in cantiere da tempo e definite come «irrinunciabili» ad agosto 2020. Poche settimane prima era stato approvato il decreto Semplificazioni che ha snellito il Codice degli appalti, una riforma che ci consente già di avviare i progetti usando anche le risorse Ue del Recovery Fund e permette di applicare l’articolo 32 del Codice degli appalti europeo secondo il quale è possibile – per comprovate esigenze di urgenza – lavorare con le imprese evitando il passaggio della gara e operando solo sulla base delle manifestazioni d’interesse. Per partire con opere «di elevato grado di complessità progettuale, esecutiva o attuativa» occorre però avere, per ciascuna di esse, un responsabile in carne e ossa che se ne intesti la realizzazione e i controlli. I commissari appunto. Ma perché ci sono voluti sei mesi per sceglierli? Perché la Presidenza del Consiglio ha chiesto al ministro dell’Economia l’analisi costi-benefici, già fatta dal precedente governo con l’allora ministro Toninelli e da tutti gli esecutivi precedenti. Un’analisi che poi non ha modificato una virgola. Si poteva però intanto non sprecare tempo e utilizzare i Responsabili Unici del Procedimento (Rup) per cominciare a bandire alcuni lotti, senza aspettare l’ennesimo giro di giostra, come è stato fatto sulla Napoli-Bari, sulla Palermo-Catania e per la Verona-Fortezza per l’allacciamento col tunnel del Brennero. Ma tant’è.

Chi sono i commissari 

I commissari provengono quasi tutti dalle due grandi stazioni appaltanti pubbliche: Rfi e Anas, entrambe del gruppo Ferrovie dello Stato, e su alcune nomine registriamo più di qualche dubbio. Parliamo dell’ex amministratore delegato di Rfi, Maurizio Gentile, scelto per il completamento della linea C della metropolitana, ma indagato dalla Procura di Lodi per il deragliamento di un Frecciarossa il 6 febbraio 2020, in cui morirono due macchinisti, e a processo a Milano per l’incidente di Pioltello, che costò la vita a tre passeggeri. Nello stesso processo è coinvolto Vincenzo Macello, sempre di Rfi, scelto per l’alta velocità Brescia-Verona-Padova. Poi c’è l’amministratore delegato di Astral, Antonio Mallamo, indagato dalla Procura di Cassino per la morte di due automobilisti sulla Casilina sui quali crollò un pino. Alcuni dirigenti di primo piano dell’Anas, come Raffaele Celia, indagato per la frana di Cannobio in Piemonte; Vincenzo Marzi, finito in un’indagine della Procura di Locri sulla violazione delle norme antisismiche nella realizzazione della statale Jonica. Infine l’amministratore delegato di Anas, Massimo Simonini, indagato per reati ambientali, ma soprattutto inadempiente: nel 2020 ha ritardato di un anno le ispezioni obbligatorie su 3500 ponti. Tutti chiaramente innocenti fino a prova contraria, ma per ragioni di opportunità, o di non manifesta capacità organizzativa, Palazzo Chigi avrebbe potuto scegliere altri profili. Sta di fatto che saranno incaricati di stendere i bandi, assegnare gli appalti, prevenire eventuali controversie che potrebbero innescarsi con i general contractor, ragionare sulle eventuali varianti rispettando le risorse dei due contratti di programma.

L’elenco delle opere 

Ad agosto, come abbiamo detto, le opere selezionate come urgenti sono 58. Nell’elenco ce ne sono 14 «relative a infrastrutture stradali, sedici a infrastrutture ferroviarie, una relativa al trasporto rapido di massa, dodici a infrastrutture idriche, tre a infrastrutture portuali e dodici a infrastrutture per presidi di pubblica sicurezza». Parliamo, tra le altre, della Statale Jonica (valore 3 miliardi), l’alta velocità Brescia-Verona-Padova (8,6 miliardi), il potenziamento della linea Fortezza-Verona (4,9 miliardi), lo sviluppo della direttrice Orte-Falconara (3,7 miliardi), l’alta velocità Napoli-Bari (5,88 miliardi), la Palermo-Catania-Messina (8,7 miliardi), la metropolitana linea C di Roma (5,8 miliardi).

Bene, le commissioni Ambiente e Trasporti della Camera e Lavori pubblici del Senato entro qualche giorno formuleranno il loro parere, prima del decreto della presidenza del Consiglio che dovrebbe dare l’avvio definitivo. A meno che il premier Draghi non decida di sostituire qualche commissario attualmente in pectore. Bene, le commissioni Ambiente e Trasporti della Camera e Lavori pubblici del Senato entro qualche giorno formuleranno il loro parere, prima del decreto della presidenza del Consiglio che dovrebbe dare l’avvio definitivo. A meno che il premier Draghi non decida di sostituire qualche commissario attualmente in pectore.

Le Regioni mai ascoltate

A questo punto tutta la macchina può finalmente partire? No, perché c’è ancora da confrontarsi con le regioni sui tracciati. Il governo dimissionario ha avuto sei mesi di tempo per portarsi avanti su questo fronte, ma non lo ha fatto. Un passaggio indispensabile poiché molte opere hanno dimensioni multi-regionali e c’è bisogno della massima convergenza da parte delle comunità locali. Per questo, secondo Raffaella Paita, presidente della commissione Trasporti alla Camera, conveniva nominare tra i commissari anche qualche sindaco o governatore di regione. La ricostruzione del ponte Morandi è andata via spedita anche perché a Genova è stato coinvolto il sindaco Marco Bucci. Si sono scelte invece solo professionalità tecniche con poca o scarsa conoscenza di come si coinvolge un territorio. A ritardare tutto il processo c’è stato anche un altro passaggio burocratico. A settembre la presidenza del Consiglio ha chiesto al Mef: «C’è la completa copertura finanziaria?». La risposta, prodotta a novembre e consegnata in Parlamento a gennaio, era già nota: alla Statale Jonica manca 1 miliardo, e c’è allo studio una variante tra Catanzaro e Crotone che aggraverebbe il conto di un 1,1 miliardi. Al potenziamento della Salaria mancano 700 milioni. Alla Grosseto-Fano più di 1,5 miliardi. All’alta velocità Brescia-Verona-Padova mancano oltre 2,5 miliardi soprattutto per l’ultimo tratto da Vicenza a Padova. Per partire, nessuna grande opera deve avere tutti i soldi nel cassetto. Si avanza per programmi, ben sapendo dove prenderli. Non si inizia nulla quando invece le risorse non sono ancora state assegnate. È il caso delle tratte di allacciamento al tunnel del Brennero. Sulla Salerno-Reggio Calabria al bivio fino a Battipaglia sono stati stanziati solo 10 milioni.

Eppure i soldi non mancano 

Eppure ci sono già 60 miliardi di euro stanziati dai diversi contratti di programma di Anas e Rfi, nelle disponibilità dei ministeri del Tesoro e dei Trasporti, anche attingendo a fondi europei non ancora utilizzati. A gennaio 2019 scrivemmo che il primo governo Conte aveva perso almeno un anno dietro le analisi costi-benefici, e nel mentre la gran parte dei general contractor nazionali è saltata per aria.

Negli ultimi dieci anni abbiamo perso almeno 500 mila posti di lavoro nel settore dell’edilizia che ora si sta ravvivando soltanto grazie all’ecobonus. Parliamo di aziende indebolite dai tempi ingiustificabili della burocrazia e dalle modalità delle gare, dove spesso vince chi fa il prezzo più basso, obbligando poi le imprese in sub-appalto a tirarsi il collo. Il Cipe, alle dirette dipendenze di Palazzo Chigi, che dovrebbe fungere da distributore delle risorse, viene interpellato per ogni modifica progettuale anche quando il costo dell’opera resta immutato. È vero che abbiamo creato il polo delle costruzioni consentendo a Salini Impregilo di incorporare Astaldi con l’ingresso di risorse pubbliche di Cassa Depositi, ma come faremo a utilizzare i soldi che ci dà l’Europa se ci abbiamo messo sei mesi per nominare una decina di commissari già noti alla macchina organizzativa dello Stato?

dataroom@rcs.it

Articolo del Corriere della Sera

Corriere.it

INVENTORI DI MALATTIE – La Pfizer In Un Documentario RAI Sulla Mafia Farmaceutica

Come l’industria farmaceutica “crea” le malattie e miete nuove vittime. Ce lo racconta il giornalista Silvestro Montanaro nel programma RAI “C’era una volta”. L’inestimabile profitto di un marketing pubblicitario diabolico, pianificato per trasformare i nostri disagi quotidiani in patologie mediche; strategie di propaganda pseudo-scientifica avviate molti anni prima dell’uscita di un farmaco, per assicurasi adeguate vendite. Un business inquietante, potenzialmente fornito di infinite prede.

E come spiega il servizio, le case farmaceutiche progettano meticolosamente l’inganno, agiscono alla stregua di organizzazioni mafiose, avide di profitto, facendo pressione sull’individuo “sano” per indurlo al consumo sempre più frequente dei propri prodotti. Le industrie dei farmaci di cui si parla, ricordiamo, sono le stesse che producono vaccini, ansiolitici, mangimi per gli animali da macello, concimi per produzioni massive in agricoltura. (liberascelta.org)


Peter Rost è un insider, uno che per anni ha lavorato ai vertici di
case farmaceutiche. E’ arrivato fino a ricoprire l’incarico di vicedirettore marketing della Pfizer, fino al giorno in cui ha deciso di parlare.

Mi chiamo Peter Rost, sono un medico, e ho lavorato per circa vent’anni
nel settore farmaceutico, in ultimo alla Pfizer come vicepresidente del settore
marketing, e dopo essermene andato dalla Pfizer per aver denunciato pubblicamente
alcune pratiche illegali, ho lavorato come scrittore, giornalista e consulente negli Stati
Uniti. Ho definito il settore farmaceutico: “una specie di mafia”. E intendevo dire che –
esattamente come il crimine organizzato – il settore farmaceutico è stato dichiarato
colpevole di reati molto grossi, e ha pagato multe di miliardi di dollari. E’ molto
potente, e se qualcuno prova a parlare apertamente di quello che succede in quel
mondo, viene, letteralmente, mandato via a calci. E quindi, il settore farmaceutico si
comporta e ha un potere sulla politica molto simile alla mafia.

(Dossier database Italia.it)

L’informazione libera e indipendente ha bisogno del tuo aiuto. Ora più che mai! Database Italia non riceve finanziamenti e si mantiene sulle sue gambe. La continua censura, i blocchi delle pubblicità ad intermittenza e in ultimo l’immotivata chiusura del conto Pay Pal uniti agli ultimi attacchi informatici non ci permettono di essere completamente autosufficienti.

10 buone ragioni per investire in comunicazione e nuovi media in tempo di Covid

di Loris Zanrei (LZ Communication)

Quando i tempi si fanno duri e la parola d’ordine diventa “tagliare”, le attività di comunicazione vengono gettate, indistintamente, nel calderone delle spese superflue da eliminare senza ripercussioni, oggi che la pandemia ha stravolto le nostre vite abbiamo la possibilità di comunicare per esistere. Ancora di più, e, possibilmente, ancora meglio.

In 10 punti – proposti in ordine quasi sparso – cercheremo di evidenziare come ogni investimento in comunicazione abbia sempre un qualche ritorno positivo e come, al tempo stesso, la rinuncia alle attività di comunicazione non sia affatto “indolore” per l’azienda.

1 – Comunicare per esistere.
Non comunicare significa tacere e tacere, nel modo globalizzato e interconnesso di oggi, equivale a non esistere. Un’adeguata attività di comunicazione quindi è imprescindibile non solo per farsi conoscere, ma per non scomparire.
Internet e i nuovi media offrono un supporto ideale per far sentire la propria voce al di là di ogni possibile confine.

Quando smettete di parlare, avete perso il vostro cliente (Estee Lauder, nata Josephine Esther Mentzer, Queens, 1º luglio 1906 – Manhattan, 24 aprile 2004)

2 – L’immagine fa parte del capitale aziendale.
L’immagine che un’azienda ottiene attraverso adeguate operazioni di comunicazione ne rappresenta l’identità agli occhi del mondo. Va da sé che questo è un capitale vero e proprio che necessita di cura e sviluppo costanti.
Nessun imprenditore accantonerebbe un’apparecchiatura costosa senza utilizzarla né garantirne un’adeguata manutenzione, perché farlo con la propria immagine?

L’insegna la fa la clientela (Jean De La Fontane,, Château-Thierry, 8 luglio 1621 – Parigi, 13 aprile 1695)

3 – La comunicazione non è una spesa ma un investimento.
Bisogna pensare alla comunicazione aziendale non come ad un accessorio del quale si può anche fare a meno, ma un mezzo con il quale l’azienda può ottenere profitto; occorre quindi stanziare un budget per le attività di comunicazione – studiato sulle effettive necessità e possibilità economiche dell’azienda – esattamente come lo si stanzia per rinnovare i propri macchinari, acquistare materiali di lavoro o aumentare le competenze del personale.

Chi smette di fare pubblicità per risparmiare soldi è come se fermasse l’orologio per risparmiare il tempo.(Henry Ford, Dearborn, 30 luglio 1863 – Detroit, 7 aprile 1947)

4 – Comunicare per mantenere la propria credibilità e reputazione.
Nessuno assumerebbe un candidato che si presentasse a un colloquio di lavoro con abiti logori o un aspetto trasandato, esattamente come nessuno si affiderebbe ad un’azienda con un’immagine pubblica scadente e datata. Questo è vero sempre, ma lo diventa ancora di più in tempo di crisi.

5 – Comunicare significa crescere.
Soprattutto in periodi critici come quello che stiamo attraversando, si può sopravvivere solamente a patto di continuare a crescere e la comunicazione è sempre una crescita: di identità, di contatti, di esperienze, di fatturato.

La storia del commercio è quella della comunicazione dei popoli (Charles-Louis de Montesquieu, La Brède, 18 gennaio 1689 – Parigi, 10 febbraio 1755)

6 – Sfruttare il momento di crisi.
La concorrenza ha tagliato il budget previsto per la comunicazione quindi chi investe in un momento di recessione può avere maggiore visibilità allo stesso prezzo dei periodi di maggiore crescita.

7 – I vantaggi economici dei nuovi media.
I nuovi media offrono la possibilità di applicare la propria strategia di comunicazione con prezzi inferiori rispetto a molte forme di comunicazione tradizionale, permettendo inoltre di raggiungere un pubblico decisamente più vasto con un rapporto costi/benefici favorevole.

8 – Conoscere il proprio target.
I nuovi media consentono un rapporto con il target bidirezionale: l’azienda può farsi conoscere, presentando i propri prodotti e peculiarità, e al tempo stesso può – attraverso appositi meccanismi di interazione – conoscere il suo potenziale bacino di clienti e ottenerne preziose informazioni di feedback.

9 – Tracciabilità dei risultati.
I risultati di ogni azione di comunicazione messa in atto attraverso i nuovi media sono facilmente tracciabili e si può constatare come queste attività, se ben congegnate, portano un profitto di gran lunga maggiore rispetto alla spesa sostenuta.

10 – Partecipare al rilancio dell’economia digitale.


Contribuire all’innovazione digitale investendoci contribuisce a spingere la crescita economica e tecnologica dell’intera nazione, dando origine ad un circolo virtuoso da cui tutti possono trarre beneficio.

Loris Zanrei

LZCommunication.com

Bassetti affonda Ricciardi: “Non sono state studiate le varianti del Covid-19”, per questo il vaccino potrebbe essere inefficace

Matteo Bassetti non le manda a dire a Walter Ricciardi dopo gli allarmi lanciati dal consulente sulle varianti e si chiede come mai in Italia non vengano sequenziate

Matteo Bassetti è uno degli esperti che maggiormente si è speso in questa pandemia per informare e fare divulgazione a tutti i livelli. Spesso vittima di furiosi attacchi, che hanno costretto le forze dell’ordine a porlo in regime di sorveglianza attiva, continua comunque ha portare a conoscenza delle sue competenze in materia, cercando di essere rassicurante ma, al tempo stesso, incisivo nei suoi interventi. Questa mattina è stato ospite di Myrta Merlino su La7 per parlare di varianti del coronavirus e vaccini e non ha risparmiato una stoccata ficcante a Walter Ricciardi, consulente del ministro della salute Roberto Speranza, che questa mattina, ospite di Agorà su Rai3, ha dichiarato: “La tendenza dell’epidemia è al peggioramento. La preoccupazione è che queste varianti, che sono molto più contagiose, alterino questo equilibrio in senso peggiorativo. Su questo io sono abbastanza preoccupato”.

“Abbiamo numerose varianti e le tre più note solo quella inglese, quella sudafricana e quella brasiliana. Sono molto distanti l’una dall’altra. Della variante inglese sappiamo che è più diffusiva, cioè è più facile la contagiosità, ma non è assolutamente ancora provato che abbia una maggiore letalità. I vaccini che noi abbiamo attualmente disponibili sembrano coprire per questa variante. Lo stesso non possiamo dire per la variante sudafricana e per quella brasiliana, che hanno soprattutto come caratteristica quella di poter reinfettare un soggetto già infettato precedentemente”, ha spiegato Matteo Bassetti, perché gli anticorpi naturali non sembrano proteggere. Facendo un rapidissimo excursus dell’attuale scenario epidemiologico ha spiegato che, per lo stesso motivo di inefficacia valido per gli anticorpi naturali, anche per le due varianti i vaccini attuali non sembrano efficaci. “Il vaccino è stato sviluppato sulle proteine Spike cinesi e questa è una Spike mutata, che potrebbe non funzionare”, ha concluso Matteo Bassetti.

Al di là di questo, però, il direttore della clinica di Malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova ha invitato alla calma, evitando allarmismi ma accendendo i fari sulla mancanza di ricerca nel nostro Paese. “Il problema è questo, come ministero della Salute abbiamo lavorato per stimolare i laboratori italiani a fare le sequenze geniche già da mesi fa?”, una domanda retorica a qui Bassetti risponde con un secco “no”. E a tal proposito Matteo Bassetti punzecchia Walter Ricciardi: “Mi stupisco come da parte di chi è vicino al ministro della Salute, queste cose non le abbia suggerite. Delle varianti se ne parla da mesi”. L’Italia è il Paese che effettua meno sequenziamenti in Europa: “Facciamo una sequenza genica ogni 1000 positivi, il resto d’Europa ogni 30/40/50”.

Una vita da Garante (di Massimo Gramellini)

Non dev’essere poi così male fare il politico per hobby come Beppe Grillo. Un giorno ti fai vedere e nei cinquecento successivi sparisci nella blogosfera, evitandoti la seccatura di sedare liti, sintetizzare sproloqui, mediare tra Di Maio e Conte e tra Di Battista e il suo specchio.

Di mestiere Grillo continua a dedicarsi a tutt’altro. Ma nel tempo libero, invece di giocare a tennis o innaffiare gerani, ridiventa lo gnomo del destino. Un leader carsico.

Nei rari giorni in cui si fa veramente la Storia, spinge di lato Di Maio e Conte, trattandoli da comparse, e come se niente fosse si riprende il centro della scena.

Oggi è uno di quei giorni e sfido chiunque, ancora una decina d’anni fa, a immaginare un incontro decisivo per le sorti del Paese tra Mario Draghi e Beppe Grillo, agli antipodi anche come esponenti del mondo favolistico animale, senza mettersi a ridere o chiamare un’ambulanza: le probabilità di un simile evento sarebbero apparse le stesse di una cena a lume di candela tra Vito Crimie Charlize Theron.

A proposito, stamattina il comico ricaricato si recherà dal banchiere incaricato proprio in compagnia di Vito Crimi. Anzitutto per spiegargli chi sia, e poi forse per rassicurarlo con la battuta che gira sui social a proposito dei sorprendenti esiti dell’ultimo sondaggio partorito dalla sempre più pericolante piattaforma Rousseau: «Alla domanda: “Draghi, che cosa ne pensate?”, il 70 per cento ha risposto: Sì, esistono». (📸 Ansa)

I ministri che verranno

Prima delle persone verrà il metodo. E in questo caso sembra che il metodo Draghi sia quello del prendere o lasciare, ovviamente dopo aver ascoltato tutti, dopo aver registrato le richieste dei partiti, masenza aprire alcuna trattativa dalla quale potrebbe uscire indebolito. La consapevolezza di rappresentare l’ultima chiamata utile per il Paese, con l’incubo di un fallimento che potrebbe portare l’Italia sull’orlo del tracollo finanziario, con i nostri titoli pubblici declassati e la «sua» Bce non più in grado di acquistarli, come dicono alcune delle persone che Draghi frequenta e stima, pongono il banchiere in una posizione di forza e su un percorso quasi obbligato. Insomma, sulla squadra di governo non si aprirà alcun mercato, semmai quello che appare certo dai primi colloqui istituzionali avuti ieri dal capo del governo incaricato è il modello che seguirà, quello dell’esecutivo Ciampi, che per la prima volta sperimentò un mix di politici e tecnici, puri o d’area. Un punto di equilibrio che gli consenta di aver una base parlamentare ampia e al contempo una squadra d’eccellenza. Ciampi non fece consultazioni, lui le farà e ha già iniziato, ma tirerà le somme in sintonia con il presidente della Repubblica, che poi nomina i ministri, e non altro.

Cosa ha detto Draghi: le sue parole dopo l’incontro con Mattarella

È ovviamente prematuro fare nomi, ma alcune ipotesi sono già sul campo. FabioPanetta, membro del board della Bce, gode di grandissima stima da parte di Draghi, che potrebbe chiamarlo sia a dirigere un ministero economico sia ad avere un ruolo chiave nella gestione del Recovery plan e del fondi europei che toccheranno all’Italia. Questo non significa che Draghi è pronto a sacrificare Roberto Gualtieri, attuale capo del Mef, con il quale ha una consuetudine e un rapporto che negli ultimi anni sino sempre più rafforzati. E in questo quadro, come avvenuto anche in altri Paesi della Ue l’intenzione di Draghi sembra proprio quella di portare interamente sotto le competenze del ministero dell’Economia la gestione dei 209 miliardi del Recovery plan, ministero che il premier incaricato conosce perfettamente e in tutte le sue pieghe.

Sulla squadra di governo circolano molte opzioni, almeno ascoltando i pochi politiciche hanno un rapporto diretto con l’ex presidente della Bce. Marta Cartabia, che sta molto a cuore al capo dello Stato, potrebbe finire alla Giustizia, per attuarne una riforma radicale. Luciana Lamorgese, uno dei pochi tecnici del governo dimissionario, potrebbe continuare a guidare l’Interno. Sia Roberto Speranza che Francesco Boccia, dato il know how sviluppato in questi mesi, potrebbero continuare a governare sia la Salute che il rapporto con le Regioni. Ovviamente al Pd toccherebbero anche altri ministeri, e sia Dario Franceschini che Lorenzo Guerini sono fra i nomi più solidi. Ma un governo che abbia una caratura anche politica non potrà fare a meno di ministri di Italia Viva e dei Cinque Stelle se decideranno di sostenerlo, a cominciare da Luigi Di Maio che potrebbe anche cambiare dicastero per un tecnico come Elisabetta Belloni, oggi al vertice della diplomazia della Farnesina.Enrico Giovannini, come titolare del Lavoro, Carlo Cottarelli per un ministero economico, sarebbero altre opzioni in pista.

Draghi, quando Mattarella disse: «Caro Mario desidero dirti grazie»

Video:Draghi, quando Mattarella disse: «Caro Mario desidero dirti grazie»

Ma tutto deve fare il conto con gli scenari politici della futura maggioranza. L’ultimavolta che Giuseppe Conte si è presentato a Palazzo Madama, il pallottoliere si è fermato a quota 156. Un numero che Draghi dovrebbe superare a pieni voti se desidera portare avanti l’ambiziosa agenda tratteggiata da Mattarella.

Dal reddito di cittadinanza alla prescrizione, l’eredità dei disastri grillini da cancellare

Il nuovo esecutivo smantellerà sussidi a pioggia oltre a piani irrealizzabili

Il M5s dice di non voler sostenere Draghi. E fa bene perché con il deficit oltre il sistema solare per colpa di questo governo di inadeguati, ora arriva il più grande tecnico e curatore fallimentare del mondo, cui persino Obama si rivolgeva nei momenti difficili. Conte, mago del trasformismo e i grillini con lui, non stavano ammazzando il futuro: l’hanno già ammazzato.

Con i loro provvedimenti strampalati e piani economici deliranti hanno ridotto il paese sul lastrico, spendendo e spendendo soldi che non avevamo, con la scusa della pandemia, peraltro gestita malissimo. Questa per loro è la resa dei conti e si sentono scoperchiati dal loro stesso apriscatole. I Cinquestelle stanno vivendo un incubo, sono i grandi sconfitti. Hanno tentato di tutto pur di restare incollati alle poltrone, anche a costo di perdere la faccia. Grillo nel panico, grillini in lacrime.

Con l’arrivo di Draghi non solo molti di loro hanno terminato la loro esperienza politica (anche se in Italia non c’è mai da illudersi di questo) ma di sicuro verranno cancellati tutti quei provvedimenti dannosi e fondati sul nulla di questi anni.

Di Maio si è eclissato, forse per la vergogna. Ma ricordate quando esibiva tronfio quel foglietto scritto a mano tipo lista della spesa, con l’elenco delle cose inserite nella legge di Bilancio? Era il 20 dicembre 2018. Un foglio di quaderno a righe, pieno di voci con tutte le promesse fatte e, almeno sulla carta, mantenute con il loro inserimento nella manovra, seppur in alcuni casi in versione ridotta, come il ridimensionato reddito di cittadinanza.

Ebbene di quella lista resterà ben poco. Draghi ne scriverà un’altra con accanto invece che «fatto», «cancellato». Ad esempio, reddito e pensione di cittadinanza, appunto, cavallo di battaglia dei 5 Stelle, che ha regalato soldi a nullafacenti e criminali. Cancellato. Quota 100. Cancellato. Abolizione della prescrizione, uno dei motivi che hanno portato Renzi a ritirarsi dalla maggioranza. Cancellato. Il piano vaccinale, lacunoso e fallace. Cancellato. Decreto dignità per i contratti stabili. Cancellato. Stop a nuove trivellazioni nei nostri mari. Cancellato. Decreto clima e legge salvamare. Cancellati. Stop dei cantieri. Cancellato. 4 miliardi di euro per il green new deal. Cancellato. Arcuri, Bonafede, Azzolina e Casalino. Cancellati.

Draghi ci riporterà presto alla realtà e la realtà è che questo Paese economicamente è in ginocchio come forse non è mai stato (dopoguerra a parte). Quello di Draghi sarà un esecutivo che si concentrerà sulle tre emergenze elencate da Mattarella (economico-finanziaria, sanitaria e sociale) lasciando al governo che si formerà dopo le elezioni politiche i nodi politicamente più sensibili ma che sono laterali rispetto ai bisogni più immediati del Paese. La luna di miele con Super ;ario non durerà molto però. I tecnici sono bravi e apprezzati, ma questo è un momento in cui sarebbe servita la politica. Provvedimenti grillini a parte. Tutti da cancellare.

Tutti vogliono il vaccino Russo. Ecco perché Sputnik V ha i migliori test clinici. Anche la Germania ora vuole produrlo

Quei test clinici sull'efficacia: ecco perché tutti vogliono Sputnik V

L’efficacia del vaccino russo arriva anche al 100% nelle forme più gravi del Covid: la tecnica è quella di adenovirus e si può conservare anche in frigo. La Germania vuole produrlo e molti Paesi, nel frattempo, si allontanano da AstraZeneca

Prima era considerato il brutto anatroccolo, adesso tutti lo cercano e tutti lo vogliono: il tanto criticato vaccino russo di Putin, Sputnik V, ha un’efficacia del 91,6% che arriva al 100% nelle forme gravi contro il maledetto Covid-19. Insomma, quasi infallibile.

Scetticismo iniziale

Eppure, era stato accolto con molto scetticismo dalla comunità internazionale quando ad agosto l’Istituto Nazionale russo Gamaleia lo aveva annunciato come il primo vaccino contro il Covid. A novembre, poi, i produttori di Sputnik avevano sostenuto che fosse efficace al 92% ma senza produrre numeri. Adesso, ecco in bella mostra l’analisi dei dati sui 20mila partecipanti ai trials di Fase 3 tra il 7 ed il 24 novembre pubblicati su The Lancet, tra le riviste di medicina più antiche, conosciute e prestigiose al mondo. “L’efficacia del vaccino osservata è del 91,8% nei partecipanti di età superiore ai 60 anni e del 91,6% in quelli sotto i 60. Non ci sono stati casi di Covid-19 moderato o grave confermati almeno 21 giorni dopo la dose 1; quindi, l’efficacia del vaccino contro COVID-19 moderato o grave è stata del 100%”, viene riportato dai ricercatori.

Come funziona

A differenza di Pfizer e Moderna che utilizzano la nuova tecnologia ad Rna messaggero, quello russo è basato sugli adenovirus come già accade nei vaccini contro il comune raffreddore: il virus è manipolato in modo da essere inoffensivo per l’organismo ma causare ugualmente una risposta dei nostri anticorpi in grado di difenderci se dovessimo essere “attaccati” dal virus naturale. Anche in questo caso, però, si procede con due somministrazioni, la seconda a distanza di 21 giorni. Un piccolo passo indietro per spiegare, bene, cosa sono questi adenovirus: in pratica, si tratta di virus a DNA a doppio filamento senza involucro scoperti per la prima volta nel tessuto adenoide umano nel 1953. Dal momento che causano soltanto infezioni lievi negli esseri umani, i vaccini a base di adenovirus sono per lo più sicuri e hanno pochissimi effetti collaterali.

Risposta immunitaria umorale

Ecco tutti i vantaggi

Tra i fattori che rendono i vaccini a base di adenovirus più vantaggiosi, come viene riportato da news-medical, c’è anche una maggiore stabilità termica: a differenza di Pfizer/BioNTech e Moderna che si conservano a temperature molto basse, rispettivamente a -70 e -20 gradi centigradi, lo Sputnik V può mantenersi tra i 2 e gli 8 gradi, praticamente dentro un normale frigorifero domestico. Inoltre, gli adenovirus hanno la capacità di crescere fino a titoli elevati ed una facile applicazione attraverso le vie mucose sistemiche o respiratorie. Il vantaggio più, importante, però, è sicuramente la loro capacità di indurre risposte immunitarie forti e sostenute. “La sicurezza dei vaccini con vettore adenovirale è stata ampiamente studiata e nella pratica clinica vengono utilizzati farmaci terapeutici a base di vettore adenovirale – scrivono i ricercatori – È noto che gli antigeni adenovirali veicolati da vettore inducono l’immunità sia cellulare che umorale dopo una singola immunizzazione, consentendo il loro utilizzo come strumento di profilassi di emergenza in una pandemia”. Viene poi sottolineato come, l’uso di due somministrazioni, “fornisce una risposta immunitaria durevole e duratura”.nullL'”arma di Putin” ora va bene: l’Ue vuole il vaccino Sputnik V

L’Europa ora vuole Sputnik

“Alla vaccinazione non è stato ritenuto associabile nessun evento avverso grave e la maggior parte dei problemi segnalati è stato lieve, sintomi simil-influenzali, un po’ di dolenzia nel posto dell’iniezione e un po’ di debolezza”, scrivono i ricercatori. Insomma, questi risultati sono molto incoraggianti ed arrivano in un momento delicato sia per l’Italia che per l’Europa: il vaccino russo al momento è stato omologato in 16 Paesi (come ci siamo occupati su un approfondimento di InsideOver). Ora lo vuole anche la Merkel: come riporta l’Agi, la cancelliera tedesca ha parlato con il presidente russo Vladimir Putin e non è mistero che, la Germania, si fosse già offerta di assistere la Russia nel processo di candidatura all’agenzia europea del farmaco; in più, Berlino studia anche la possibilità di produrlo in Germania.Cosa c’è dietro la scelta di Aifa e il dietrofront su AstraZeneca

Al contrario, si allunga la lista dei Paesi che ritengono inadatto il vaccino AstraZeneca per gli over 65. Dopo l’Italia (che in realtà lo sconsiglia dopo i 55), anche le autorità sanitarie francesi hanno raccomandano di somministrarlo soltanto alle persone di età inferiore ai 65 anni. E la Francia è solo l’ultimo dei diversi Paesi europei che, come Germania, Italia, Polonia e Svezia, hanno esortato a inoculare i sieri di Pfizer e Moderna agli anziani e riservare ai più giovani le dosi del vaccino AstraZeneca.

Chi è Mario Draghi

È stato a capo della Banca centrale europea e della Banca d’Italia, e secondo gli osservatori internazionali tre sue parole — «whatever it takes» — hanno di fatto salvato la moneta unica, nel luglio del 2012

«Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato per questa mattina alle 12 al Quirinale il professor Mario Draghi». Così, alle 21:33 del 2 febbraio, il capo dello Stato ha ufficializzato la decisione di affidare a Draghi il tentativo di formare un governo tecnico, «di alto profilo», dopo le dimissioni di Giuseppe Conte.

Mario Draghi — nato a Roma il 3 settembre 1947, dal 1973 sposato con Serenella, due figli — si laurea all’università La Sapienza di Roma nel 1970, con l’economista Federico Caffè, per poi ottenere un dottorato in Economia al Massachusetts Institute of Techonology.

Dopo essere stato accademico di rango (all’Università di Trento, di Padova e di Venezia), tra il 1984 e il 1990 è Direttore esecutivo della Banca Mondiale e, dal 1991 al 2001, diventa Direttore generale del ministero del Tesoro.

Prima di diventare Governatore della Banca d’Italia nel 2005, compie un passaggio ai vertici europei in Goldman Sachs, una delle principali banche d’affari a livello globale.

Nel 2011 diventa il terzo presidente della Banca centrale europea.

Quando assume l’incarico, come scritto qui, lo scenario economico europeo e mondiale è scosso dalle conseguenze della Grande crisi finanziaria iniziata nel settembre del 2008 con il fallimento della banca statunitense Lehman Brothers.

Un evento che condizionerà il suo intero mandato e che lo impegnerà negli otto anni trascorsi alla guida della Bce nel contrastare gli effetti della Grande crisi: calo dei prezzi (deflazione), recessione, e la stessa minaccia esistenziale alla sopravvivenza dell’euro dovuta alla crisi fiscale e bancaria di molti Paesi periferici dell’euro: Italia, Spagna, Irlanda e Grecia.

È in quel ruolo che — il 26 luglio del 2012, alla UKTI’s Global Investment Conference di Londra — pronunciò le parole che diedero una svolta alla crisi dell’euro, «salvando» di fatto la moneta unica.

In quell’occasione, Draghi sostenne infatti che la Banca centrale europea era pronta a fare «whatever it takes» — «qualunque cosa serva» — per salvare la moneta unica: «and believe me», aveva aggiunto, «it will be enough» («e credetemi, sarà abbastanza»).

Furono quelle parole (prese, come scritto qui da Federico Fubini, da un telefilm: «perché lui e sua moglie da anni nel tempo libero sono ghiotti di serie americane», e da allora entrate anche nell’Enciclopedia Treccani) a mettere in ritirata la marea speculativa: «Era il segnale che la Bce era diventata un prestatore di ultima istanza per il sistema dell’euro e già solo sapere che c’era era tanto da paralizzare la speculazione ribassista».

Il mercato — scrive ancora Fubini — «gli credette subito forse anche perché Draghi — l’uomo del «never give up», mai cedere — in quel momento aveva una carica di determinazione in più. Poco prima di salire sul podio aveva incontrato in privato un piccolo gruppo di gestori di hedge fund londinesi. Con l’aria di saperla lunga, i manager gli avevano spiegato che l’Italia e la Spagna sarebbero saltate e l’euro sarebbe andato in pezzi. Draghi non disse niente, si limitò ad ascoltare. Sapeva che li avrebbe smentiti pochi minuti dopo.

Draghi varò — nel 2014 — l’era di una politica monetaria non convenzionale, segnata da tassi negativi e dal «quantitative easing», il «bazooka» della Banca centrale europa. Il varo del programma avvenne con un altro discorso fondamentale, tenuto alla fine di agosto del 2014 a Jackson Hole al meeting dei banchieri centrali.

Gli acquisti di titoli, al ritmo di 60 miliardi al mese, sono decisi nel consiglio direttivo di fine dicembre 2014 e iniziano a gennaio del 2015. Il programma di acquisti di titoli termina a fine 2018. Nel periodo la Bce ha acquistato obbligazioni per un totale di 2,6 miliardi di euro.

Nel 2019 — di fronte al rallentamento della congiuntura economica innescato dalle guerre commerciali, e soprattutto a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi di inflazione nell’eurozoa — Draghi e il board della Bce decidono di lanciare un nuovo programma di acquisto di titoli. Il programma, di durata indefinita, prevede l’acquisto di 20 miliardi al mese.

Una volta passato il testimone a Christine Lagarde — il 1 novembre 2019 — Draghi torna sulla scena pubblica con un fondamentale articolo, pubblicato sul Financial Times (e, in Italia, dal Corriere): «La pandemia del coronavirus è una tragedia umana di proporzioni potenzialmente bibliche», scrive. «Oggi molti temono per la loro vita o piangono i loro cari scomparsi. Le misure varate dai governi per impedire il collasso delle strutture sanitarie sono state coraggiose e necessarie, e meritano tutto il nostro sostegno. Ma queste azioni sono accompagnate da un costo economico elevatissimo – e inevitabile. E se molti temono la perdita della vita, molti di più dovranno affrontare la perdita dei mezzi di sostentamento. La sfida che ci si pone davanti è come intervenire con la necessaria forza e rapidità per impedire che la recessione si trasformi in una depressione duratura, resa ancor più grave da un’infinità di fallimenti che causeranno danni irreversibili. Il giusto ruolo dello stato sta nel mettere in campo il suo bilancio per proteggere i cittadini e l’economia contro scossoni di cui il settore privato non ha alcuna colpa, e che non è in grado di assorbire. La questione chiave non è se, bensì come lo stato debba utilizzare al meglio il suo bilancio».

«Davanti a circostanze imprevedibili, per affrontare questa crisi occorre un cambio di mentalità, come accade in tempo di guerra», scrive in conclusione del suo intervento. «Gli sconvolgimenti che stiamo affrontando non sono ciclici. La perdita di reddito non è colpa di coloro che ne sono vittima. E il costo dell’esitazione potrebbe essere fatale. Il ricordo delle sofferenze degli europei negli anni Venti ci sia di avvertimento».

«Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato per questa mattina al Quirinale il professor Mario Draghi»

«Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato per questa mattina al Quirinale il professor Mario Draghi». Lo ha detto il portavoce del Presidente della repubblica Giovanni Grasso. Poco prima il capo dello Stato aveva dichiarato che la crisi sanitaria ed economica «richiede un governo nella pienezza delle sue funzioni e non un governo con l’attività ridotta al minimo. Avverto il dovere di rivolgere alle forze politiche un appello per un governo di alto profilo per far fronte con tempestività alle gravi emergenze in corso», sottolineando che conta di «conferire al più presto incarico per formare governo che faccia fronte con tempestività alle gravi emergenze non rinviabili»

Crisi disoccupazione, a pagare di più sono le donne

I numeri sono impietosi e dicono che sul fronte dell’occupazione le più danneggiate dalla crisi sono le donne. Nel mese di dicembre l’Istat certifica una flessione complessiva dei posti di lavoro dello 0,4% rispetto a novembre (in assoluto vuol dire 101 mila occupati in meno), ma a colpire è il fatto che il calo sia in larga parte concentrato sul versante femminile. Rispetto al mese di novembre le donne occupate sono diminuite a dicembre di 99 mila unità, mentre tra gli uomini la flessione è di 2 mila posti di lavoro. Un fenomeno analogo viene registrato su base tendenziale: il mese di dicembre l’occupazione femminile segna una battuta di arresto del 3,2% rispetto al mese di dicembre 2019, quella maschile cede l’1%. Il saldo finale di un anno contrassegnato da dieci mesi di pandemia si traduce in una perdita di 444 mila posti di lavoro(ci sono 312 mila donne in meno nel mondo del lavoro, gli uomini diminuiscono di 132 mila unità), su base annua significa una riduzione complessiva degli occupati dell’1,9%

(Dal Corriere della Sera)

L’orrore vicino a noi

“Il 3 gennaio due ragazzini pachistani sono stati fatti spogliare dai poliziotti croati, erano qui. Via le giacche, le scarpe e anche le calze. «Adesso tornate indietro! Conoscete la strada, la Bosnia è di là». Chi prova a passare il confine viene torturato, irriso, fotografato come un trofeo, pestato, marchiato”. Questo è il bosco dove da cinque anni l’Europa rinnega se stessa.

Ecco una parte del drammatico racconto dell’inviato Niccolò Zancan a Veliki Obljaj, in Croazia, vicino al bosco che confina con la Bosnia da dove passano i profughi.

Se siamo qui è per Alì il pazzo, che non era affatto pazzo prima di dover tornare anche lui indietro a piedi nudi nella neve. Ha visto staccarsi le falangi dai piedi una dopo l’altra. La necrosi dovuta al congelamento gli saliva alle caviglie. «I poliziotti croati sono dei fascisti», ha detto seduto su una sedia davanti al ristorante «Addem» di Velika Kladusa, quando lo hanno soccorso. È nei giorni successivi che ha incominciato a sragionare, dopo il settimo tentativo fallito. Quando ha capito che non avrebbe mai raggiunto suo figlio in Germania. Lo sapeva in una parte della testa, ma si rifiutava di prenderne atto. «Salirò su un aereo, andrò in Germania, staremo insieme», ripeteva a cantilena. Alì il pazzo si opponeva all’amputazione. Stava sempre peggio. È stato suo fratello, rintracciato in un sobborgo di Tunisi, a firmare l’autorizzazione per l’operazione chirurgica. Ma gli hanno amputato i piedi quando era troppo tardi.

L’orrore vicino a noi

“ Gli hanno offerto un milione di euro, …“ ma la vita di mio figlio non ha prezzo “

Gli hanno offerto un milione di euro per chiuderla lì ma lui ha detto no: «La vita di mio figlio non ha prezzo, voglio prima verità e giustizia». Inflessibile e combattivo, Roberto Battiloro ha resistito alle lusinghe di chi avrebbe voluto risarcirgli il danno per la morte del figlio Giovanni, una delle 43 vittime del ponte Morandi. Il 14 agosto 2018 Giovanni, 29enne videomaker di Torre del Greco, era partito in macchina alla volta della Spagna con Gerardo, Antonio e Matteo, gli amici di sempre. Doveva essere la loro vacanza. È stata la fine per tutti. Da allora Battiloro, dipendente Rai a Napoli, torna a Genova solo oggi, dopo due anni e mezzo di battaglia a distanza: «Non dormo da una settimana per questo appuntamento: inizia il processo ai responsabili del delitto di Giovanni».

Giorgia Martone morta a 41 anni durante un’operazione: «Dopo pochi minuti lo shock sotto i ferri»

Giorgia Martone morta a 41 anni durante un'operazione: «Dopo pochi minuti lo shock sotto i ferri»

L’imprenditrice milanese nel campo dei profumi deceduta durante un intervento all’Ospedale San Giuseppe che sarebbe dovuto durare un quarto d’ora. Lo sgomento dell’equipe medica e il dolore della famiglia

Un lutto terribile scuote il mondo della imprenditoria e della moda: Giorgia Martone, 41 anni, è morta l’altro ieri durante un’operazione che sarebbe dovuta durare solo un quarto d’ora all’Ospedale San Giuseppe di Milano. 

Figlia di Roberto, il fondatore del colosso Icr, Industrie Cosmetiche Riunite di Lodi, è improvvisamente deceduta dopo solo pochi minuti sotto i ferri: uno shock che succede rarissime volte e che invece ha colpito proprio la giovane esperta di fragranze. «Non riusciamo a crederci, è accaduto tutto improvvisamente, anche l’equipe medica è sgomenta», dice al Corriere la sorella Ambra, unitissima a Giorgia, tanto che gli amici le consideravano quasi gemelle.

Creativa nell’azienda di famiglia

Giorgia lavorava all’interno della storica azienda di famiglia, tra le più importanti d’Italia secondo l’ultima classifica di Forbes, e faceva la ricercatrice nel campo della profumeria. Il suo, rispetto a quello della sorella Ambra, con cui lavorava fianco a fianco, era un ruolo più di creatività e inventiva. Giorgia inoltre ricopriva il ruolo di consigliera d’amministrazione della Icr. 

Laureata alla Bocconi di Milano con specializzazione in Design & Fashion Management, subito dopo la laurea aveva deciso di intraprendere un’esperienza negli Stati Uniti con un apprendistato in «Materie Prime, Storia del profumo e fragranze» nella multinazionale Symrise e nel 2005 era tornata in Italia, a Lodi, per raggiungere il padre, Roberto. 

L’azienda per anni è stata al fianco dei più importanti stilisti italiani, come Gianni Versace, Nazareno Gabrielli, Nicola Trussardi, Renato Balestra, Romeo Gigli e per loro ha creato profumi tra i più venduti in Italia. Inoltre del 2013 il padre Roberto, succeduto al fondatore Vincenzo, aveva trasformato una parte della ex fabbrica di profumi in zona via Savona in un hotel di lusso, il Magna Pars Hotel. Terza generazione della dinastia di profumi, Giorgia e Ambra erano entrate a far parte del business di famiglia con successo da qualche anno: insieme avevano dato vita alla produzione LabSolue – Perfume Laboratory, l’etichetta creata a quattro mani in cui le fragranze per la persona e l’ambiente sono racchiuse in bottiglie dal design contemporaneo. Appassionatissima del suo lavoro, Giorgia aveva anche scritto un libro, «La grammatica dei profumi» (edito da Gribaudo) in cui svelava tutti i segreti delle fragranze.

I funerali e il ricordo della sorella

«Giorgia aveva molta paura degli interventi e degli aghi, il fatto dell’anestesia non la lasciava tranquilla, ma aveva comunque affrontato con forza questo intervento, banale, ma che non poteva evitare. Due anni fa si era operata per la stessa cosa, e tutto era andato bene», racconta la sorella Ambra.

Single e senza figli, Giorgia Martone è ricordata da tutti come una giovane donna solare e piena di vita, con una vita sociale piena e tante persone che la amavano.

Oggi si sono svolti i funerali alla Basilica di Santa Maria della Passione a Milano, alle 14,45, e Ambra Martone, ha letto queste parole per la sorella: «Sister, sono stata così fortunata ad averti nella mia vita, il nostro legame di sorelle è qualcosa di meraviglioso che ci è stato regalato da mamma e papà e che noi abbiamo reso speciale. Sei stata il pilastro della mia vita: sorella, migliore amica, confidente e consigliera, compagna di viaggio, socia nel lavoro, madrina dei mei bambini… Sei stata un dono, per me e per chi ti ha conosciuta e amata. Cara Giorgia, tutta la luce che hai regalato, oggi ci riempie. Ti porteremo sempre con noi, ma quanto ci mancherai».

Rigopiano: 4 anni fa la tragedia, a marzo c’è il processo

Primi aiuti di Stato ai parenti delle vittime, 6 milioni

Quattro anni fa la tragedia di Rigopiano © ANSA

Sono stati versati nei mesi scorsi i primi ‘ristori’ per gli eredi delle vittime della tragedia di Rigopiano: erano stati annunciati nel gennaio del 2019 dall’allora Ministro degli Interni Matteo Salvini e in poco meno di due anni i primi aiuti sono arrivati ai parenti delle 29 vittime del resort di Farindola, quando una valanga staccatasi dalla montagna travolse l’hotel e uccise 29 persone. Era il 18 gennaio 2017.

E’ solo una tranche dei 10 milioni previsti, elargiti attraverso un bando come aiuto, e non come sorta di risarcimento, sulla base di un protocollo che fu ideato per la strage del treno Corato-Andria nel 2016, quando nell’incidente ferroviario perirono 23 persone. Una gabbia che ha tenuto conto di parametri che fin qui hanno permesso di assegnare 6 mln: lo ha deciso una commissione fatta dei sindaci dei Comuni delle vittime con i funzionari del Viminale. La restante cifra verrà versata successivamente ed è allo studio se al fondo possono accedere anche i superstiti. Al momento per ogni vittima è stata stabilita una cifra intorno ai 200 mila euro: anche la restante cifra complessiva verrà assegnata con un bando. Non sono ancora stati stabiliti né i ristori Inail per i lavoratori morti sul lavoro, né le altre posizioni parentali. La partita dei ristori, e cioè del destino civile della vicenda, segue una strada parallela rispetto al penale. Il processo riprenderà il prossimo 5 marzo a Pescara, e dopo la deposizione delle trascrizioni del cosiddetto depistaggio, ormai inserito nel fascicolo principale, inizierà la vera parte dibattimentale. Il processo a quel punto entrerà nella parte viva, dopo le velenose e archiviate vicende delle denunce dell’ex capo della Mobile Muriana contro i carabinieri forestali autori delle indagini, finite in una bolla di sapone. Il nulla di fatto delle denunce rafforza le indagini che vedono a questo punto 30 iscritti sul registro, per sette reati che vanno da disastro colposo, lesioni plurime colpose, omicidio plurimo colposo, falso ideologico, abuso edilizio, fino all’omissione d’atti d’ufficio e all’abuso in atti d’ufficio. A questi si aggiungono altri vari reati ambientali.

Quella fiction non s’ha da fare: a due anni di distanza dai progetti preannunciati e a quattro dalla tragedia dell’hotel di Farindola (18 gennaio 2017), non riescono ancora a vedere la luce le due idee messe in campo con tanto di sceneggiature scritte e diritti opzionati e chissà mai se verranno realizzati.
Per girare fiction su Rigopiano si erano resi disponibili sia Pietro Valsecchi con la Taodue che Roberto Sessa con la Picomedia. L’enorme impatto mediatico e la tragica spettacolarità della vicenda avevano stimolato le ipotesi cinematografiche ben oltre la realizzazione di documentari con materiali reali, come fu fatto da Michele Santoro per il servizio pubblico.
“Volevamo girare sulla base del punto di vista di un sopravvissuto, Parete, e con il suo libro come piattaforma, ma quando ci siamo accorti della delicatezza del procedimento giudiziario in corso ci siamo fermati – racconta Sessa -.
Avevamo opzionato i diritti del libro, ma non li abbiamo esercitati. Troppa paura in giro, tra gli interlocutori”. Se il problema sono l’inchiesta e la verità giudiziaria dei fatti, allora ci sarà da aspettare parecchio.
Sembrava molto vicina a sua volta la realizzazione della fiction targata Valsecchi, tanto che più volte si era incontrato con i familiari delle vittime, “con cui ci fu anche un dibattito acceso”. Aveva predisposto anche una sceneggiatura, ma “lo scoglio iniziale dei familiari è stato duro da superare.
Qualcuno pensava che fosse uno sciacallaggio – spiega Valsecchi – e capisco il loro punto di vista. Io pensavo ad un film di denuncia civile, consapevole dell’impegno organizzativo notevole a cui andavamo incontro. Ma se non ci sono le condizioni, meglio non fare nulla. Però la sceneggiatura sta lì, era ben fatta: chissà se un domani non possa essere ripresa, magari ci si può ripensare”.

Covid: Italia supera la soglia degli 80 mila morti

Con le 507 vittime in 24 ore

Medici di terapia intensiva © EPA

Con le 507 vittime delle ultime 24 ore l’Italia supera la soglia degli 80 mila morti per il Covid-19, secondo i dati del ministero della Salute. Sono esattamente 80.326. Sono 15.774 i tamponi positivi al coronavirus nelle ultime 24 ore in Italia. Le vittime sono 507. Martedì i positivi erano stati 14.242, i morti 616.

Sono 175.429 i tamponi per il coronavirus effettuati in Italia nelle ultime 24 ore. Martedì i test erano stati 141.641. Il tasso di positività è del 9%, in calo rispetto al 10,05% di ieri.

Sono 57 in meno i pazienti in terapia intensiva per il Covid-19 in Italia, nel saldo giornaliero tra ingressi e uscite, sempre secondo i dati del ministero della Salute. Gli ingressi giornalieri in rianimazione sono 165, portando il totale a 2.579. I ricoverati nei reparti ordinari sono invece 187 in meno rispetto a ieri, per un totale di 23.525 unità. In isolamento domiciliare ci sono 538.670 persone (-5.022 rispetto a ieri).

Le terapie intensive occupate da pazienti Covid tornano, a livello nazionale, sopra la soglia d’allerta del 30%, attestandosi al 31%, l’1% in più rispetto a 7 giorni fa. Cresce dell’1% rispetto a una settimana fa anche il numero dei posti letto in reparto occupati da pazienti Covid, che arriva al 37% e resta sotto la soglia d’allerta del 40%. Sono 10, però, le regioni che superano questa ‘soglia critica’, una in più rispetto al 6 gennaio. E’ quanto emerge analizzando i dati del monitoraggio dell’Agenzia Nazionale per i Servizi Sanitari Regionali (Agenas) relativi al 12 gennaio.  

Intanto “il ministero della salute con una circolare ha indicato l’aggiornamento dei dati processati anche con il test antigenico rapido a partire dal 15 gennaio“, ha reso noto l’assessore alla sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato. L’aggiornamento dei dati riguarderà il bollettino nazionale quotidiano comunicato dal ministero della Salute. I dati nazionali relativi al computo dei casi positivi al SarsCov2 terranno dunque conto anche del numero di casi rilevati con i test antigenici rapidi, come previsto dalla circolare firmata dal direttore generale della Prevenzione del ministero Gianni Rezza. La circolare riconosce appunto la validita’ dei test antigenici rapidi di ultima generazione nella definizione di caso Covid-19, nel solco delle indicazioni Ue. Nella circolare approvata e’ richiesto alle Regioni di rendicontare separatamente il numero di test antigenici effettuati rispetto ai test molecolari.

Governo, Conte accetta le dimissioni dei ministri di Italia Viva: “Renzi ha scelto la crisi, grave danno al Paese”

Il premier in Cdm: “Sono sinceramente rammaricato. Ho provato fino allʼultimo a evitare questo scenario e non mi sono mai sottratto al confronto, ma è difficile quando il terreno è minato”

Giuseppe Conte ha accettato le dimissioni dall’esecutivo dei ministri Bellanova e Bonettiannunciate dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Per il presidente del Consiglio, il partito dell’ex premier “si è assunta la grave responsabilità di aprire una crisi di governo” che sta procurando “un notevole danno al Paese nel pieno di una pandemia“. Conte ha poi informato il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella.

Sono sinceramente rammaricato, e credo di potere interpretare anche i vostri pensieri”, ha dichiarato Conte aprendo il Cdm.

“Ho provato fino all’ultimo” – “Ho provato fino all’ultimo minuto utile a evitare questo scenario, e voi siete testimoni degli sforzi fatti in ogni sede, ad ogni livello di confronto”, ha proseguito il numero uno di Palazzo Chigi. “Ancora due giorni fa e oggi ho ribadito che avevo preparato un lista di priorità per un confronto da fare non appena approvato il Recovery, in serata le misure anti-Covid, la proroga dello stato di emergenza, giovedì lo scostamento di bilancio”.

“Non mi sono mai sottratto al confronto, ma il terreno è minato” – Conte ha poi affermato: “Non ci siamo mai sottratti a un tavolo di confronto, anche se oggettivamente diventa complicato un confronto quando il terreno è disseminato continuamente di mine difficilmente superabili”.

“Ho aperto a un tavolo di legislatura, ma sono arrivate le dimissioni di Iv” – Il Paese “sta guardando la drammatica situazione che stiamo vivendo, ho offerto la disponibilità a un tavolo di legislatura, eppure di fronte a questa disponibilità ci sono state comunque le dimissioni delle ministre”, ha aggiunto il presidente del Consiglio.

Renzi: “Nessuna pregiudiziale su Conte” – “Un nuovo governo Conte? Non abbiamo veti su nessuno, né pregiudizi su alcuno – ha affermato Matteo Renzi -. Andare in Parlamento non è una concessione ma un elemento fondamentale. Se vorrà venire, ci troverà in Parlamento. A lui la scelta. Ma come non c’è alcun veto o pregiudizio da parte nostra, sia chiaro che sia per questa maggioranza che per una eventuale forma diversa non c’è un solo nome per Palazzo Chigi. Chi dice ‘o tizio o voto’ è irresponsabile”.

La lettera delle ministre di Italia Viva a Conte: “Dimissioni per dignità e libertà”– “Lasciare un incarico di governo richiede lunghissime, dolorose e assai profonde considerazioni. Abbiamo deciso di rimettere il mandato in nome della dignità e della nobiltà della politica e della nostra libertà e responsabilità individuale”. Lo scrivono nella lettera di dimissioni, inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, le ministre Teresa Bellanova ed Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto. “Il nostro obiettivo non è ottenere un incarico di governo in più, ma avere un’azione di governo più efficace per gli italiani. Se per uscire da questo immobilismo serve un atto di responsabilità, siamo i primi a compiere questo passo, augurandoci che possano così realizzarsi le condizioni per una nuova e diversa fase per il nostro Paese, guidata da un governo capace di rispondere prontamente ai bisogni dei nostri cittadini, famiglie e imprese”.

Orlando: “Governo senza Conte difficile da spiegare a italiani” – Al fianco di Giuseppe Conte si sono schierati diversi esponenti delle forze politiche, a partire dal vicesegretario del Pd, Andrea Orlando. “Un governo senza Conte? Noi non siamo disponibili ad andare oltre il perimetro di questa coalizione: tutte le iniziative che assumeremo le assumeremo in rapporto con Conte e gli alleati della maggioranza. Crediamo che agli italiani sia difficile spiegare perche’ dovremmo abbandonare Conte. Mi pare un salto nel vuoto senza giustificazione”.

Franceschini: “L’attacco a Conte è all’intero governo” – In Consiglio dei ministri il ministro Dario Franceschini, capodelegazione del Pd, haribadito “che chi attacca il presidente del Consiglio attacca l’intero governo e Giuseppe Conte sta servendo con passione e dedizione il proprio Paese nel momento più difficile della storia repubblicana”.

Crimi e Bonafede: “M5s è per il bene del Paese, avanti con Conte” – Anche il capo politico del M5s, Vito Crimi, ha confermato il suo appoggio al premier. “In questo momento di crisi non può esserci altro pensiero che continuare a lavorare per il bene del Paese e dei cittadini. Il M5s c’è e farà la sua parte. Andiamo avanti con Conte”. Sostegno ribadito anche dal capodelegazione 5 Stelle Alfonso Bonafede: “Si va avanti con Giuseppe Conte.

Zingaretti: “C’è un Paese da ricostruire, avanti con Conte” – Anche il leader del Pd, Nicola Zingaretti, ha rinnovato il suo sostegno a Conte: “In questi mesi durissimi l’Italia ha potuto contare sul grande impegno di Giuseppe Conte e della squadra di governo. Ora c’è un Paese da ricostruire, avanti con Conte

Investire in arte, la bellezza salva dall’incertezza. La storia di Giovanni Borgonovo e un orizzonte temporale lungo

di Loris Zanrei

“ Nudo Femminile “

In tempi in cui i tassi sono vicini allo zero e i mercati sono ostaggio della volatilità da Coronavirus, la caccia al rendimento porta a valutare investimenti alternativi per diversificare una parte del portafoglio. Investire in arte è una delle possibilità a disposizione soprattutto per chi ha un patrimonio elevato e un orizzonte temporale lungo. Ed è una possibilità sempre più considerata dalle nuove generazioni di investitori, utilizzata come strumento per la successione di patrimoni e agevolata dalla nascita di piattaforme tecnologiche dedicate agli scambi tra collezionisti. Il caso di Giovanni Borgonovo ne e’ un esempio, autore raffinato e classicista, e’ sempre più ricercato nelle aste nazionali ed estere

“ Autoritratto Giovanile “

Investire nel classico, Giovanni Borgonovo (Milano, 26 giugno 1881 – Milano , 21 luglio 1975)

Il periodo che va dai primi del Novecento agli anni Sessanta è davvero intenso per l’arte italiana e Giovanni Borgonovo vive da protagonista avanguardie storiche, ritorni all’ordine, contaminazioni, ma anche cenacoli dove pittori, scultori, poeti, critici d’arte si riuniscono per parlare di poesia, arte, filosofia magari intorno a un minestrone consumato tradizionalmente a mezzanotte o sfidandosi a bocce sotto il sole della Versilia…

“ Paesaggio “

Durante la sua carriera, Giovanni Borgonovo respira in Italia, Francia e Inghilterra i grandi movimenti artistici – impressionismo, divisionismo, fauvismo, espressionismo, cubismo, futurismo, metafisica, astrattismo, dadaismo, surrealismo – con il carattere del grande artista che tutto sperimenta e interpreta, elaborando ogni volta tratti originali, fecondi che tendono sempre verso un oltre e sfociano poi nello stile largo e personalissimo che spalanca la sua maturità.

Borgonovo Borgonovo nasce a Milano e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove diventerà professore

Nella mostra allestita a Palazzo Reale si parte dalle prime opere classiche – il paesaggio, la campagna– che precedono la sua partecipazione alla stagione del primo Futurismo, vissuto insieme a Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Gino Severini sotto l’ala protettrice e amichevole di Filippo Tommaso Marinetti.

Ma Borgonovo non si fa coinvolgere dalle avanguardie, resta se stesso fino in fondo, il distacco dal Futurismo avviene nel 1916. L’incontro con Giorgio de Chirico e Alberto Savinio lo inflazionano ma non ne cambiano la natura . Nascono però le architetture silenziose, i quadri con oggetti, scatole, bottiglie, nudi femminili e opere più buie, più malinconiche.

“ Ritratto di Moglie “

Dal 1918 inizia a studiare Giotto e la visione degli artisti del Quattrocento toscano porta a Borgonovo una nuova stagione. Cambia radicalmente la sua visione del reale, la rappresentazione della natura diventa poetica, realista nei minimi termini. Il paesaggio segna il punto di discontinuità da tutto quanto fatto in precedenza. Basta nudi, basta ritratti femminili e maschili.

In questo periodo si consolida un aspetto fondamentale della pittura di Borgonovo, l’attenta costruzione del quadro ottenuta attraverso il rapporto tra colore e forma – che è rapporto tra intensità ed espansione – e spazialità che non è la prospettiva e non ha origini visive, ma è il poetico rapporto tra le forme delle campagne, dei laghi, dei monti.

Pur attraverso rappresentazioni figurative Borgonovo supera le sensazioni fisiche della realtà e porta a una trascendenza fotografica della pittura.

Gli anni seguenti sono quelli della rivista Valori Plastici che promuove il “ritorno all’ordine”, ossia la rivalutazione della tradizione classica, della figurazione, l’allontanamento dall’astrattismo e dalle avanguardie estreme. Questi anni portano Borgonovo ad un ulteriore approfondimento della sua poetica. La natura nei suoi quadri si esprime per masse solide, definite, ma non sai mai quanto realistiche o mentali.

“Il paesaggio va oltre il paesaggio; l’ordine che regna è composizione di sentimenti primi” dice Giovanni Borgonovo

Biografia

Borgonovo nasce a Milano e frequenta l’Accademia di belle arti di Brera, dove diventerà professore.

Ritrattista di grande espressività, si distingue anche da paesaggista campagnolo e marittimo, e nelle tematiche religiose. Nel 1920 vince il Premio Principe Umberto con il dipinto a olioTramonto dicembrino nella campagna milanese, che viene acquistato dall’industria Edison.

Nel suo lavoro, rimane esterno a tendenze avanguardistiche così come ai classicismi da riprodurre, proseguendo sempre con il suo stile.

Si spegne a 94 anni nell’estate 1975 e viene tumulato in un colombaro del Cimitero Maggiore di Milano.

Nel 1998 un suo dipinto viene battuto all’asta da Sotheby’s.

Oggi è uno dei paesaggisti più ricercati nel mercato dell’arte. La sua rivalutazione storica e’ stata affidata a Loris Zanrei che, attraverso il lascito degli eredi, si è occupato di promuoverne il valore artistico. Sono stati realizzati diversi saggi ed è in cantiere un libro / volume con tutte le sue raccolte pittoriche.

Istat, calano vendite ma cresce e-commerce (+50,2%)

In crescita le vendite dei beni alimentari (+1,0% in valore e in volume) calano altri settori come le calzature (-45%). Secondo la Banca d’Italia oltre 2000 Pmi pronte a quotarsi in Borsa

Un negozio di scarpe (Foto d'archivio) ©

 Rispetto a novembre 2019, il valore delle vendite al dettaglio diminuisce sia per la grande distribuzione (-8,3%) sia per le imprese operanti su piccole superfici (-12,5%). Lo rileva l’Istat precisando che le vendite al di fuori dei negozi calano del 14,3% mentre il commercio elettronico è in forte aumento (+50,2%).

Nel dettaglio, viene segnalata la marcata diminuzione registrata nel comparto dei beni non alimentari che ha investito sia la grande distribuzione (-25,7%) sia, in misura inferiore, le imprese operanti su piccole superfici (-16,9%).

 A novembre 2020 si stima, per le vendite al dettaglio, un calo rispetto a ottobre del 6,9% in valore e del 7,4% in volume. In crescita le vendite dei beni alimentari (+1,0% in valore e in volume) mentre le vendite dei beni non alimentari diminuiscono sia in valore sia in volume (rispettivamente del 13,2% e del 13,5%). Lo comunica l’Istat. Su base tendenziale, a novembre, le vendite al dettaglio diminuiscono dell’8,1% in valore e dell’8,4% in volume. A pesare, le vendite dei beni non alimentari, in deciso calo (-15,1% in valore e in volume), mentre le vendite dei beni alimentari sono in aumento (+2,2% in valore e +0,7% in volume). L’Istat osserva che a novembre scorso la diminuzione delle vendite al dettaglio sia rispetto al mese precedente sia su base annua “è determinato dal comparto dei beni non alimentari, settore fortemente colpito dall’applicazione delle nuove misure di chiusura legate all’emergenza sanitaria”.   Nel trimestre settembre-novembre 2020, le vendite al dettaglio registrano un aumento congiunturale dello 0,5% in valore e dell’1,5% in volume. Crescono le vendite dei beni alimentari (+2,0% in valore e in volume) mentre quelle dei beni non alimentari calano in valore (-0,6%) e aumentano in volume (+1,1%).  Per quanto riguarda i beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali negative per quasi tutti i gruppi di prodotti ad eccezione di Dotazioni per l’informatica, telecomunicazioni, telefonia (+28,7%) e Utensileria per la casa e ferramenta (+2,0%). Le flessioni più marcate si evidenziano, invece, per calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-45,8%) e abbigliamento e pellicceria (-37,7%). 

E arriva l’allarme di Confcomercio: “Il nuovo e profondo acuirsi della crisi rende più concreto il rischio di una depauperazione del sistema imprenditoriale, con molte aziende che, in presenza di un prolungato vuoto di domanda a cui non corrispondono sostegni adeguati, sono già uscite o usciranno dal mercato. Per le piccole imprese di alcuni settori come l’abbigliamento e le calzature, i danni inflitti dalla pandemia si sono trasformati in disastri a causa dello spostamento della domanda verso il commercio elettronico che, a questo punto, rappresenta una strada obbligata per il completamento dell’offerta e delle strategie anche dei negozi di prossimità”. “A questo scopo – osserva l’Ufficio Studi di Confcommercio – una parte delle risorse europee dovrà essere utilmente impiegata per spingere innovazione e digitalizzazione anche delle micro e piccole imprese”.

Intanto la Banca d’Italia fa il punto sulle piccole e medie imprese. Il flusso di quotazioni in Borsa sul mercato Ai, delle Pmi italiane riprenderà appena si esauriranno gli effetti della crisi Covid che ha ridotto il bacino di aziende quotabili che resta comuque elevato e sopra le 2000 unità. E’ quanto si legge nelle ‘note Covid’ della Banca d’Italia secondo cui, in base alle simulazioni sui bilanci aziendali 2020 (che contengono gli effetti della prima ondata pandemica) e un’analoga stima per il 2021, il numero delle imprese quotabili rimarrebbe superiore a 2.000 anche a inizio 2021, nonostante gli effetti della crisi sanitaria riducano del 20-25% il numero di PMI idonee alla quotazione. Via Nazionale notacome le PMI italiane abbiano fatto ricorso più al finanziamento bancario e meno alla raccolta di capitale di rischio. Ciò ha contribuito a un sottodimensionamento del mercato borsistico italiano rispetto alle altre economie avanzate. Il rapporto tra capitalizzazione di mercato e PIL in Italia a fine 2019 era al 36%, più del 100% in Francia e nel Regno Unito e più del 50% in Germania. Negli ultimi anni il numero di ammissioni in borsa di PMI, è aumentato anche grazie a misure legislative e di mercato che hanno ridotto gli oneri di quotazione, fra cui la creazione del mercato AIM Italia per imprese di minori dimensioni e ad alto potenziale di crescita. La prima ondata della pandemia e la conseguente crisi economica hanno interrotto tale tendenza.

REPORTAGE – Test sul sangue effettuati in Giappone: la mortalità da coronavirus è inferiore all’influenza

di Hellen Lusardi

Studio del Kobe City General Medical Hospital su mille campioni di sangue: solo lo 0,01% è deceduto a causa del Covid. La prudenza degli scienziati: non abbassare la guardia

Test sul sangue effettuati in Giappone: la mortalità da coronavirus è inferiore all’influenza
Leggi sacre degli antenati e riscoperta delle radici ancestrali: così l’Isola di Pasqua ha battuto il coronavirus

TOKYO. La mortalità del covid19 potrebbe essere di gran lunga inferiore a quello che finora gli scienziati avevano ritenuto. Addirittura uno su diecimila. È quello che emerge da uno studio condotto dal Kobe City Medical Central General Hospital che ha raccolto 1.000 campioni di sangue da pazienti che hanno visitato l’ospedale tra la fine di marzo e l’inizio di aprile.

Nel campione sono stati esclusi i pazienti affetti da sintomatologia da coronavirus. Su questi mille 33 persone, ovvero il 3,3% sono risultati positivi agli anticorpi del Covid19.

Se le analisi venissero confermate da ulteriori esami in altre Prefetture del Giappone la mortalità del Covid19 sprofonderebbe allo 0.01%, ovvero addirittura inferiore alla stagionale influenza.La differenza tra la capacità di contagio del coronavirus e l’influenza stagionale messe a confronto

I medici che hanno effettuato i test restano cauti in quanto si tratta comunque di campioni prelevati esclusivamente da pazienti ambulatoriali, ma il direttore dell’ospedale, Kihara Yasuki, ha comunque ribadito che c’è un alta possibilità che molte più persone siano state effettivamente infettate dal Covid19 rispetto alle ipotesi avanzate sinora. A questi dati si aggiungono centinaia di pazienti affetti dalla stagionale influenza che già a gennaio avevano notato sintomi «inusuali».

Kobe, è una delle città giapponesi più cosmopolite, dunque che il Covid19 sia arrivato qui già alla fine dell’anno scorso non è affatto improbabile. Cosa si prova fisicamente quando si è infetti da coronavirus: dal contagio alla guarigione

Questa scoperta potrebbe avere notevoli conseguenze non solo dal punto di vista psicologico ma anche pratico: potrebbe portare a un alleggerimento delle misure di emergenza prese a partire da metà Aprile. Chiusura delle scuole, cancellazione di eventi e richiesta a locali e ristoranti di restare chiusi.

Ed è proprio quest’ultima raccomandazione ad aver avuto le ripercussioni più devastanti. Quando la curva dei contagiati da Covid19 tornerà a livelli non più allarmanti si dovranno infatti contare non tanto le morti in eccesso causate dal virus ma quelle dovute alle conseguenze della chiusura dell’economia.Coronavirus, la simulazione della dispersione e persistenza nell’aria delle goccioline in una stanza dopo un colpo di tosse.

Quanti piccoli imprenditori, proprietari di ristoranti rientrano nella fredda statistica dei 1700 suicidi avvenuti nel mese di marzo è difficile stabilirlo ma nelle cronache di questi giorni emergono storie strazianti. Come il gestore di un izakaya di Sapporo che si è impiccato dopo essersi indebitato per rinnovare il locale in vista delle Olimpiadi poi rimandate. Stessa sorte per il proprietario di un ristorante di tonkatsu (cotolette fritte) conosciutissimo a Nerima, a nord di Tokyo, che ha scelto di darsi fuoco nel proprio locale.

Ed è proprio perché storie come queste sono ormai all’ordine del giorno se il governatore di Osaka pensa di alleggerire le misure d’emergenza già a partire da metà maggio

Dossier: Chi era Paolo Rossi

A cura di Cristina Baldini

PAOLO ROSSI, LA FAVOLA INTERROTTA DI UN EROE MUNDIAL

Era un idolo, fu squalificato, tornò e diventò mundial. Questa è in poche parole la parabola di Paolo Rossi che dal 1980 al 1982 visse i due anni più importanti della sua vita. “Ho pensato di lasciare l’Italia e smettere. Mi ha salvato la consapevolezza di essere innocente”


I primi tempi ebbe la stessa reazione di Gregor Samsa nella Metamorfosi di Kafka. E’ un incubo, un lungo incubo, prima o poi mi sveglio e tutto sparisce. No, non sono io, quello che mi sta succedendo è irreale. Invece era terribilmente vero. Paolo Rossi non si era trasformato in uno scarafaggio ma in un campione di calcio senza calcio. Di più: un traditore della fedeltà dei tifosi; un giocatore dalla faccia pulita, ricco e realizzato, che si era venduto per un paio di milioni e un paio di gol.

Mese di marzo, anno di grazia 1980. Il fruttivendolo Massimo Cruciani, stanco di pagare giocatori e perdere soldi in scommesse per risultati di partite che non si avverano, fa un esposto alla magistratura. Chiama in causa il suo compagno di merende, il ristoratore Alvaro Trinca, e denuncia 27 giocatori di A e B di aver preso assegni dai 10 ai 15 milioni per truccare partite. Domenica 23 marzo il blitz dei carabinieri: vengono arrestati, negli stadi, il presidente del Milan, Felice Colombo, e 12 giocatori. Il 29 aprile anche Rossi entra ufficialmente nella pagina più squallida del calcio italiano, il Calcioscommesse. Essendo il giocatore più famoso, ne diventa la copertina. Viene sospeso dalla Disciplinare, non può più giocare nel suo Perugia e tantomeno in nazionale.

Poi arrivano i processi e le condanne. Le più dure: Milan e Lazio in B; Colombo, Albertosi (Milan) e Cacciatori (Avellino) radiati. Cinque anni di squalifica per Della Martira, compagno – galeotto nel Perugia, e Pellegrini (Avellino). Per Rossi e Zecchini gli anni sono tre. Poi la Caf aumenterà il castigo per alcuni, come Giordano e Manfredonia (Lazio) che passano da nove mesi a tre anni e sei mesi, e lo diminuirà per altri, come Rossi: due anni. Siamo in luglio. Paolo Rossi ha capito che non è un incubo. Comincia la più brutta estate della sua vita. E’ proprio lui, uno dei giocatori che non giocheranno, che perde 24 mesi di una carriera in ascesa, di ingaggi milionari. E quando ritorno, come sarò? Ho perso tutto, forse? E’ proprio lui che viene guardato di sottecchi, che capta commenti sottovoce: “Chi se lo aspettava da Paolo Rossi, un così bravo ragazzo. E poi che gli fregava di due milioni e due gol in più?“.
Qui sta il punto: Rossi ancora oggi non riesce a capire come abbiano potuto credere a loschi figuri e non a lui. Soprattutto, come abbiano potuto credere che si sarebbe venduto per così poco. Condannato per testimonianze e una partita: Avellino – Perugia 2-2, doppietta sua. Uno dei pochi risultati finiti come Trinca e Cruciani desideravano.

Paolo Rossi riesce a sorridere di tutta la faccenda, anche perchè il futuro subito dopo gli ha riservato un’ estate da resurrezione, un’estate da re al mondiale di Spagna. Risarcimento del destino? Forse.
Forse Pablito ha trovato la legge e non la giustizia. La verità, spesso, è solo un desiderio. E’ rimasta tale. Colpevole con dolo? Colpevole d’ingenuità? Innocente? Qui non si giudica, si ricorda. E la memoria è la cosa più umana che ci sia. Rimuove delle cose, ne porta a galla delle altre. Rossi racconta, e dice anche qualcosa che non aveva mai detto. L’estate più brutta ha origine nell’inverno.

Si parte dalla famosa tombola di Vietri sul Mare, ritiro del Perugia che prepara la gara con l’Avellino. Paolo Rossi sorseggia un’aranciata e racconta: “Sto giocando coi compagni quando arriva Della Martira e mi dice: “Paolo, vieni un attimo che ti presento qualcuno”. Mi alzo e penso ai soliti tifosi, con Della Martira ci sono Crociani, Cruciani, come si chiamava? e un altro tipo (Bartolucci, amico di Cruciani, ndr.). Il mio compagno mi dice: “Sai, L’Avellino sarebbe d’accordo per pareggiare”. Io gli rispondo: “Cosa vuoi che ti dica, poi ne parliamo con la squadra”. 
Alt. Un passo indietro. Eccola qui, la cosa che non aveva mai detto. Al processo, Cruciani affermò che Rossi aveva accettato a patto che lui segnasse due reti. E che poi divise con Rossi, Zecchini e Casarsa l’assegno da otto milioni. Bartolucci confermò il colloquio (in un secondo tempo ritrattò tutto). In un drammatico faccia a faccia con Cruciani, un Rossi imbarazzato si difese dicendo che l’incontro durò pochi secondi, il tempo di sbuffare e andarsene per poi rimproverare Della Martira di avergli “presentato dei balordi“.

Ma la frase “poi ne parliamo con la squadra” non la riferì allora. Poteva peggiorare la situazione? Forse no. Perchè ora spiega: “Io pensavo alle solite partite che si concordano tra due squadre. Se a tutti va bene il pari, si pareggia. Ci sono sempre state nel calcio e sempre ci saranno, anche adesso. Ma al Calcioscommesse non ho pensato mai, non sapevo nemmeno che esistesse. La sera ne parlammo con la squadra ma nessuno era d’accordo, volevamo vincere, il punto non ci interessava. Sfortuna volle che pareggiammo 2-2, con due reti mie. Ma fu partita vera, basta andare a rivederla. Botte, tante, nessuno si è risparmiato. Altro che accordo“.

Ma il processo, e la storia, l’hanno infilata tra le partite marce. “Quella domenica di marzo, nel famoso blitz agli stadi, giocavamo a Roma. Quando i carabinieri arrestarono Zecchini e Della Martira, io e i miei compagni ci chiedemmo cosa mai potessero aver combinato. Non ci sfiorava il pensiero che fosse collegato al calcio. Poi ho saputo e purtroppo sono stato coinvolto pure io. Ma durante tutto il periodo, dalla mia sospensione ai processi, ogni giorno pensavo: adesso salta fuori la verità, l’incubo finisce, non può che andare così. Ho vissuto come se tutto accadesse a un altro. Aspettavo il processo come una liberazione, invece… Lo giuro, mai ho immaginato di poter avere nemmeno un giorno di squalifica. Quando poi la Caf mi ha soltanto tolto un anno, mi è crollato il mondo addosso. Sono scappato a casa a Prato, e ho visto mio padre disperato e mia madre che piangeva: lì ho realizzato davvero cosa mi era capitato. Mi avevano tolto due anni di lavoro, due anni di vita. E ripensai alle parole di Simonetta, allora mia fidanzata: “Paolo, attento, ti vogliono incastrare”. Anche ora sono convinto di essere stato strumentalizzato. Federazione e giustizia sportiva hanno voluto usare la mano pesante: non potevano scagionare il più famoso e condannare gli altri“.

Ripensa ai suoi compagni del Perugia.Sono convinto che anche Zecchini fosse innocente. Della Martira? Un ragazzo piacevole, affabile. Qualcosa avrà combinato, per ingenuità. Facili guadagni? Ma erano cifre ridicole. Forse voleva farsi grande davanti a qualcuno facendo credere di poter truccare le partite. No, mai più visto nè sentito. Certo, un pò di rancore lo provo“.
Paolo Rossi ride, ma dentro rivede l’inferno. E i pensieri girano come un vortice. Li butta lì, come vengono. “Quell’estate mi allenai qualche volta con il Vicenza (al Perugia era in prestito, ndr) ma senza voglia. Provavo disgusto per il calcio. Ho pensato di andar via dall’Italia, di smettere. Dissi: “Non mi vedrete più in nazionale”. Mi diedi all’abbigliamento sportivo, con Thoeni. Le cose peggiori? Il sospetto della gente, quegli sguardi… e le notti del sabato, sapendo che al risveglio non c’erano partite ad aspettarmi. Mi ha salvato la consapevolezza di essere innocente. E la Juve“.

La Juventus: nel marzo 1981 acquista Rossi. Manca più di un anno alla fine della squalifica.
Boniperti mi chiamò: “Verrai con noi in ritiro, ti allenerai con gli altri, anzi più degli altri”. Mi sono sentito di nuovo calciatore. La lettera di convocazione adesso farebbe ridere. Diceva di presentarsi con i capelli corti, indicava cosa mangiare e cosa bere. Boniperti era un mago in queste cose. Quando arrivai mi disse: “Paolo, se ti sposi è meglio, così sei più tranquillo“.
Mi sono sposato a settembre. L’avrei fatto lo stesso, diciamo che sono stato un pò spinto (ride, ndr). Comunque devo ringraziare lui, Trapattoni e Bearzot. Il Trap mi ha allenato con la sua grinta, ci ha messo molta dedizione, Bearzot mi chiamava spesso. Non mi faceva promesse ma mi incoraggiava a lavorare bene, perchè lui mi teneva sempre in considerazione. Fondamentale”.

E arrivò il mese del ritorno, maggio 1982. La Juve gioca e vince a Udine, c’è anche Paolo Rossi in campo. Trapattoni dice: “E’ quello di un tempo”. E lui: “Non ricordavo più l’emozione di un partita vera. Due anni di silenzio mi hanno maturato. Proprio in questo momento mi dico: non c’è solo il calcio“.

Maggio 1982: Rossi al rientro dopo la squalifica in Udinese-Juventus 1-5

Ma per lui di calcio, e che calcio, ce ne sarà tanto. La nazionale che stenta in zona gol ha bisogno di lui, Bearzot lo chiama per i mondiali di Spagna. La memoria svolta sull’estate della gioia. “La convocazione me l’aspettavo, Bearzot aveva fiducia in me, in Argentina ero andato bene“.
Ma le prime partite sono un disastro. Tre pari con Polonia, Perù e Camerun: qualificazione per differenza reti. Critiche, polemiche e Rossi che non segna. Anzi, è un disastro. “Non ero in forma, anzi. Un fantasma. Trovavo difficoltà a fare tutto, era anche un blocco mentale. Ma la fiducia dei compagni e del ct mi hanno dato una carica eccezionale. I ragazzi scherzavano sul fatto che mi reggessi a stento in piedi. Era importante anche la presa in giro. Per lo stress ero dimagrito 5 chili. Mi facevano stimolazioni elettriche alle gambe. E ricordo che il cuoco tutte le sere, alle 22.30, mi portava in camera un bicchiere di latte e una brioche. Finita ogni gara Bearzot mi diceva: “Stai tranquillo, ora preparati per la prossima”. Anche dopo la sostituzione col Perù. Eravamo un gruppo eccellente, la prova fu il silenzio stampa di Vigo. Accettavamo le critiche tecniche, ma non le cattiverie gratuite. Si scrisse di tutto: bella vita, casinò, Graziani che aveva perso 70 milioni. Che io e Cabrini stavamo insieme. Per fortuna io facevo la parte dell’uomo (ride, ndr). Non ne potevamo più di stupide illazioni e decidemmo di starcene zitti“.

Dal silenzio alle vittorie. Strepitose: con Argentina, Brasile, Polonia e Germania in finale. Dalle figuracce a un gioco bellissimo. Dal fantasma Rossi al Pablito uomo mondiale. Sei reti, capocannoniere. “La gara con l’Argentina è stata decisiva, vinta giocando bene. Io non segnai, ma stavo meglio. Non pensavamo certo di vincere il mondiale, però ci convincemmo di poter giocare alla pari con chiunque. Forse nel ’78 eravamo più forti, io compreso, ma questa squadra era un concentrato di carattere. Il primo gol al Brasile, lo ricordo come il più bello della mia vita. Non ho avuto il tempo di pensare a nulla: ho sentito come un senso di liberazione. E’ incredibile come un episodio possa cambiarti radicalmente: niente più blocchi mentali e fisici. Dopo quel gol, tutto è arrivato con naturalezza. Ma non pensate che ci siamo goduti le vittorie. Una volta qualificati per la semifinale, Bearzot disse solo: “Pensiamo alla Polonia”. Sempre concentrati, sempre in apnea fino alla finale. Per questo forse il ricordo più nitido che ho è la sensazione al fischio finale contro la Germania. Eravamo campioni del mondo. Feci solo mezzo giro di campo coi compagni: ero distrutto. Mi sedetti su un tabellone a guardare la folla entusiasta e mi emozionai. Ma dentro sentivo un fondo di amarezza. Pensavo: “Fermate il tempo, non può essere già finita, non vivrò più certi momenti”. E capii che la felicità, quella vera, dura solo attimi“.

La Scheda: Una carriera da brivido

Paolo Rossi è nato a Prato il 23 settembre 1956. Cresciuto nelle giovanili della Juventus, esordisce in serie A con il Como il 9 novembre 1975 (Perugia – Como 2-0). Dal 76 al 79 gioca nel Vicenza, dove conquista una promozione e un secondo posto in serie A (77-78) dietro la Juve e il titolo di capocannoniere con 24 reti. Nel 1979/80 va al Perugia in prestito. E’ l’anno del Calcioscommesse e della squalifica di due anni. Nel frattempo lo acquista la Juve. Giocherà in bianconero fino all’85, dove conquista uno scudetto, una coppa Coppe e una coppa Italia giocando con Platini, Boniek e 5 campioni del mondo. Nell’82, anno del trionfo di Spagna, Rossi vince anche il Pallone d’Oro: tra gli italiani, prima c’era riuscito Gianni Rivera nel 1969, dopo ci riuscirà soltanto Roberto Baggio nel 1993. Nell’85-86 passa al Milan e l’anno dopo chiude la carriera a Verona. Alla fine saranno 209 le partite in serie A, incorniciate da 82 reti. La carriera in maglia azzurra di Paolo Rossi è da record: è tuttora il giocatore italiano che ha segnato di più nelle fase finale del mondiale: 9 reti, 3 reti in Argentina nel ’78 (quarto posto alle spalle di Argentina, Olanda e Brasile); 6 reti in Spagna nell’82, capocannoniere del mondiale che ci ha visto trionfare. Con la nazionale Pablito conta 48 presenze e 20 reti.

Dossier – Chi era John Winston Lennon. La vera storia

di Cristina Baldini

John Winston Lennon nasce il 9 ottobre 1940 a Liverpool nel Maternity Hospital in Oxford Street. I genitori, Julia Stanley e Alfred Lennon che si erano sposati due anni prima, si separarono nell’Aprile del 1942 quando Alfred si imbarca per far ritorno nel 1945 con l’intenzione di riprendersi il figlio e di portarlo con sè in Nuova Zelanda. John, invece, preferisce restare con sua madre che lo affida alle cure di sua sorella Mimì. L’educazione impartita dalla zia è molto severa, pur improntata ad un sostanziale affetto e rispetto.

Lo spirito di John Lennon è già di indole ribelle, avido di libertà e di nuove esperienze. In una sua intervista, John, richorda che “in quel periodo i miei svaghi principali consistevano nell’andare al cinema o nel partecipare ogni estate al grande “Galden Party” che si teneva nella locale sede dell’Esercito della Salvezza “Strawberry Fields”. “A scuola con la mia banda mi divertivo a rubacchiare qualche mela, poi ci arrampicavamo sui sostegni esterni dei tram che passavano per Penny Lane e ci facevamo dei lunghi viaggi per le vie di Liverpool”. Nel 1952 John si iscrive alla Quarry Bank High School. about:blank

La madre Julia è forse la persona che più di ogni altra ha spinto il futuro chitarrista a diventare un ribelle e ad insegnargli i primi accordi su un banjo. Famosa è la raccomandazione che la zia Mimì fa a John vedendolo trascorrere gran parte del suo tempo a strimpellare la chitarra: “con quella non ti guadagnarai mai da vivere!”. La prima apparizione in pubblico dei “Quarry Men”, il primo complesso fondato da Lennon, avviene il 9 Giugno 1957.

Il successivo 9 Luglio nel corso di un concerto che si teneva a Woolton, il loro sound impressiona profondamente uno spettatore di nome Paul McCartney che alla fine del concerto chiede a John di essere sentito per alcuni minuti accompagnandosi con la chitarra eseguendo rapidamente ” Be Bop A Lula ” e “Twenty Flight Rock”. John viene colpito dal fatto che quel ragazzo non solo usa degli accordi che lui ignora, ma anche perchè conosce perfettamente i testi di quelle canzoni. E così si costituisce il duo Lennon-McCartney e ha inizio quell’avventura musicale chiamata Beatles.null

Il 15 Luglio 1958 la madre di John, Julia, muore investita da un’auto mentre è insieme al figlio. I Quarry man, ora anche con George Harrison, registrano su nastro due brani “That’ll be the day” e “Inspite of all the danger” che successivamente vengono trasferiti su cinque acetati, di cui ne sono rimasti solo due in possesso rispettivamente di Paul McCartney e John Lowe. Nel Dicembre dello stesso anno incontra e si innamora di Cynthia Powell al Liverpool Art College, la sua nuova scuola. 

Nel 1959 i Quarry Men cambiano il loro nome in Silver Beatles e divengono l’attrazione fissa del Casbah Club di Liverpool, gestito dalla madre del nuovo batterista, Pete Best. Nell’Agosto del 1960 debuttano al Reeperbahn di Amburgo, con un certo Sutcliffe al basso, dove suonano ininterrottamente per otto ore al giorno. Per tenere quel ritmo John Lennon comincia a prendere pillole di anfetamina che i camerieri del locale fornivano tranquillamente.null

Nel Gennaio del 1961 eseguono il loro primo concerto al Cavern Club di Liverpool. Il 10 Aprile 1962, Stewart, che nel frattempo era rimasto ad Amburgo, muore per emorragia celebrale. Il 23 Agosto Cynthia e John si sposano al Mt. Pleasant Register Office di Liverpool. L’8 Aprile del 1963 Cynthia dà alla luce, al Sefton General Hospital di Liverpool, John Charles Julian Lennon. Comincia per John l’uso delle droghe pesanti. Nel Novembre 1966 John incontra per la prima volta Yoko Ono, avvenimento che avrebbe cambiato la sua vita. Il 18 ottobre i due vengono arrestati per possesso ed uso di cannabis.

Rimandati davanti alla Marylebone Magistrates’Court, vengono rimessi in libertà dietro pagamento di una cauzione. Il successivo 8 Novembre John divorzia da Cynthia. John e Yoko si sposano a Gibilterra il 23 Marzo 1969 ed iniziano il loro bed-in all’Hilton di Amsterdam. L’iniziativa, finalizzata a favore della pace nel mondo, ha grande eco sulla stampa mondiale. Come gesto simbolico, inviano un pacchettino contenente “semi di pace” ai maggiori leaders politici mondiali. John restituisce la sua onorificienza di MBE alla regina, per protesta contro il coinvolgimento inglese nel massacro del Biafra e l’appoggio del governo agli Stati Uniti per la guerra del Vietnam.

Nell’Aprile del 1970 i Beatles si sciolgono ed anche se apparentemente il fatto non lo turba più di tanto, John ingaggia feroci polemiche con il suo ormai ex amico Paul. Nel suo primo vero lp Plastic Ono Band ci dice “io non credo nei Beatles, io credo solo in me, in Yoko e in me, io ero il tricheco, ma ora sono John, e così cari amici dovete solo andare avanti, il sogno è finito”. Nel disco successivo, Imagine, John Lennon si scaglia apertamente contro Paul McCartney con il durissimo testo di How do you sleep?:

“Il suono che produci è musicaccia per le mie orecchie, eppure dovresti aver imparato qualcosa in tutti questi anni”. 

Nell’Aprile del 1973 John e Yoko comprano un appartamento al Dakota nella 72^ strada di New York di fronte a Central Park, dove vanno a risiedere; John nel frattempo ha grossi problemi col governo federale per il riconoscimento della cittadinanza americana, tra l’altro viene controllato dagli agenti della C.I.A. per il suo impegno politico. 

Nella seconda metà dello stesso anno John e Yoko si separano. John si trasferisce momentaneamente a Los Angeles ed intreccia una relazione con May Pang, segretaria di Yoko. La separazione si interrompe più di un anno dopo, quando i due si rivedono in occasione dell’apparizione di John al concerto di Elton Johnal Madison Square Garden del 28 Novembre 1974.

Gli ultimi anni e la morte di John Lennon

Un’altra tappa fondamentale della breve vita di John è costituita dalla nascita del suo secondo figlio; in concomitanza col suo trentacinquesimo compleanno, il 9 ottobre 1975 Yoko Ono dà alla luce Sean Taro Ono Lennon. Da ora in poi dedica tutta la sua vita alla famiglia, accumulando materiale per nuove canzoni, finchè l’8 Dicembre 1980 viene assassinato da un fan in cerca di notorietà.

Dossier Political: Alberto Genovese, da startupper alla storia dello stupro: i retroscena e le verità nascoste

di Cristina Baldini

Alberto Genovese e la storia di una terrazza vista Duomo di Milano, chiamata Terrazza Sentimento, laddove lusso ed esclusività nascondono ben altri retroscena. Una ragazza appena maggiorenne, aspirante modella, ha denunciato uno stupro mentre si trovava in stato di incoscienza, dovuto all’abuso di sostanze predisposte ad hoc dal suo aguzzino. Legata e torturata, lo ha implorato di smettere, ma le sue preghiere non sono state esaudite finché non è riuscita fuggire.

Chi è Alberto Genovese?

Napoletano di 43 anni, Alberto Genovese, si trasferisce a Milano dove si Laurea in Economia e Commercio presso la prestigiosa Università Bocconi. Inizia a lavorare nelle società di consulenze McKinsey, per poi passare a Bain e in eBay. Decide di mettersi in proprio e diviene ben presto un cavallo rampante del settore fintech e assicurativo. Fonda numerose start up, l’ultimo successo è Zappyrent, la start up che mira a semplificare il mercato degli affitti di medio-lungo termine. Dopo aver chiuso in un round di investimenti da 2,5 milioni di euro, con la partecipazione di numerosi big del fintech, nel 2020 Alberto Genovese assume la presidenza di Zappyrent. Prima del fermo Genovese ricopriva vari ruoli: presidente di Prima Assicurazione, di Brumbrum spa, di Abiby e Zappyrent.

Cosa accadeva all’interno dell’appartamento di Genovese?

Alberto Genovese era solito invitare l’elite Milanese, e non solo, a partecipare ad ”feste private” all’interno del suo appartamento vista Duomo di Milano, chiamato da lui stesso Terrazza Sentimento. La prima regola era lasciare i cellulari. Secondo fonti investigative durante quelle feste si era soliti consumare droga: cocaina, ketamina, 2CB, la preziosa cocaina rosa che si ottiene mixando cocaina e anfetamina. Le sostanze erano a disposizione gratuita degli invitati distribuite su grandi vassoi neri. Dalle dichiarazioni apprese dalle ragazze che, abitualmente frequentavano le feste di Genovese, questi era solito versare nei bicchieri delle invitate il Ghb, la cosiddetta droga dello stupro, per una sua pura velleità.

Cosa è successo la notte del 10 Ottobre?

Il 10 Ottobre era in corso una festa. Risulta, anche, dal fatto che la Polizia quella notte, in due occasioni, si è recata presso la Terrazza Sentimento allertata da alcuni vicini che lamentavano il disturbo della quiete notturna. A chiamare la polizia anche Roberto Bolle, il famoso ballerino residente al piano di sotto dello stesso immobile. Giunta all’appartamento, la Polizia, non poteva immaginare ciò che nella stanza patronale si stava consumando: lo stupro di una ragazza di appena 18 anni

Lo stupro della ragazza

La ragazza è stata legata e torturata mentre era priva di sensi. Quando, svanito l’effetto della droga, la ragazza ha ripreso coscienza racconta di aver implorato Genovese di smetterla senza però riuscire ad ottenere alcun risultato. Inerme, la ragazza non può chiamare le amiche: si trova in una stanza blindata da Bodyguard e senza cellulare. Riesce a fuggire la mattina dopo, recupera il telefonino e scrive un sms ad un’amica per chiederle aiuto. In strada a soccorrerla trova la Polizia: è in stato confusionale, dolorante, semisvestita, con una sola scarpa. Denuncia l’accaduto e viene portata alla Clinica Mangiagalli di Milano dove i referti medici confermano le reiterate violenze subite.

Il fermo di Alberto Genovese

Alberto Genovese viene arrestato la sera del 6 Novembre con le accuse di violenza sessuale, spaccio di droga e sequestro di persona. La perquisizione nell’appartamento di Genovese, poi posto sotto sequestro, conferma le accuse. Nella cassaforte sono rivenuti 40 mila euro, cocaina, ketamina e un diamante. Il fermo cautelare è disposto dal gip Tommaso Perna, anche a seguito della scoperta di tentativo di inquinamento delle prove e pericolo di fuga. Alberto Genovese, infatti, avvertendo la pressione della Polizia chiede ad un suo collaboratore di cancellare le immagini delle videocamere di sorveglianza, poi ritrovate grazie ai mezzi tecnici investigativi, che hanno ripreso integralmente lo stupro consumato ai danni della 18enne. Si reca presso l’Ufficio Passaporti, dalle intercettazioni di una telefonata intercorsa con la madre, emerge la dichiarazione in cui Genovese afferma di avere a disposizione un jet privato con il quale si sarebbe voluto allontanare volontariamente recandosi prima ad Amsterdam e poi in Sud America.

La difesa di Alberto Genovese

Prontamente sventati i tentativi di fuggire ai doverosi accertamenti si trova di fronte al Gip, Tommaso Perna. Tenta di difendersi affermando.

Sono un tossicodipendente ormai da 4 anni, quando faccio uso di droga perdo il controllo, non riconosco il confine tra legale ed illegale. Ho bisogno di aiuto per disintossicarmi”.  

La droga, com’è noto, amplifica gli stati psicofisici, rendendoli però maggiormente conformi alla vera natura del soggetto che l’assume. Le dichiarazioni di Genovese risultano soltanto un tentativo evidente di accedere alle attenuanti per incapacità momentanea. Lo sa bene il Gip, Tommaso Perna che, convalidando il suo arresto, afferma l’esistenza dell’esigenze di custodia cautelare in carcere. Il gip aggiunge di aver rilevato nella personalità di Genovese:

una spinta antisociale elevatissima, un assoluto disprezzo per il valore della vita umana, sopratutto quella delle donne

La trama s’infittisce

Dopo l’episodio di violenza accertato, anche un’altra ragazza ha avuto il coraggio di denunciare Genovese rivolgendosi alle forze dell’ordine. Ma non solo, la ragazza che ha scoperchiato la vicenda di Villa Inferno a Bologna, ha affermato di aver partecipato quando era ancora minorenne ad una festa a casa di Genovese evidenziando come le due vicende fossero collegate dal circuito dello sfruttamento della prostituzione. Il modus operandi appare, del resto, identico: imprenditori ricchi e di successo, evidentemente annoiati dalla routine, si ritagliano spazi di fuga dalla realtà cedendo ad eccessi con droghe di vario tipo e sesso estremo ai danni di ragazzine colpevoli, solo, di essersi lasciate ammaliare da un alveo dorato fatto di soldi e successo.

Lo stupro lascia tracce indelebili nella vita di una ragazza che si trova a pagare un prezzo assai caro per essersi ingenuamente avvicinata a persone che riteneva potenti. Colletti bianchi con i contatti giusti che, avvicinano ragazzine con aspirazioni da modella o nel mondo dello spettacolo. Uomini senza scrupolo che, approfittando dell’ingenuità tipica dei 18 anni, finiscono per perseguire il loro malato piacere recando danni psicologici permanenti a chi malauguratamente finisca nelle loro mire.

Dossier – Patrick Zaky: chi è l’attivista in carcere in Egitto e perché è stato arrestato

Di Lucia Stella

Patrick Zaky, studente egiziano dell’Università di Bologna, è stato arrestato al Cairo mentre andava a trovare la famiglia. È impegnato nella difesa dei diritti delle minoranze oppresse nel Paese, a partire da comunità cristiane e persone Lgbt. «È stato arrestato perché denuncia il lato oscuro dell’Egitto»

Questa settimana sarebbero dovute ricominciare le lezioni all’università, ma in classe Patrick non c’è. Tutti i compagni però parlano di lui, che in questo momento si trova rinchiuso in un carcere in Egitto, dopo aver subito interrogatori e, secondo i suoi avvocati, minacciato, picchiato e sottoposto a torturePatrick George Zaky, ricercatore egiziano e difensore dei diritti umani di 27 anni, è stato arrestato all’aeroporto del Cairo venerdì 7 febbraio con le accuse di fomentare le manifestazioni e il rovesciamento del governo, pubblicare notizie false sui social media minando l’ordine pubblico, promuovere l’uso della violenza e istigare al terrorismo.

Patrick Zaky e l’Italia: l’Università di Bologna e Amnesty

Da agosto 2019 Zaky vive a Bologna, dove frequenta il master “Gemma” dell’Erasmus Mundus, in studi di genere e delle donne: era tornato in Egitto per trascorrere qualche giorno con i genitori a Mansoura, sua città natale, a 130 chilometri a nord del Cairo.

Mentre Amnesty International denuncia un elevato rischio di tortura e chiede la liberazione dell’attivista, l’Università di Bologna ha creato un gruppo di crisi per seguire la vicenda e il Servizio europeo di azione esterna si è detto al corrente del caso e in fase di verifica dei fatti.

Nel frattempo domenica è stata confermata la custodia cautelare di Zaky, che resterà in carcere per 15 giorni: si tratta di una procedura che ha lo scopo di prolungare la durata delle indagini. «È una misura che si può rinnovare più volte: altri attivisti politici sono detenuti così da 3 anni», dichiara l’ong.

Ciao Diego, storia d’amore infinita

di Cristina Baldini

Maradona al Napoli, 30 anni fa l’inizio di una storia d’amore Il 30 giugno 1984 fu depositato il contratto tra i partenopei e il Pibe de Oro. Era l’inizio di una nuova epoca per il club campano e per l’intero calcio italiano Tweet Maradona con la maglia del Napoli (LaPresse) Maradona, la puntata speciale di “Sfide” Maradona e il goal più bello di sempre Maradona e Napoli: è passione senza fine Napoli 30 giugno 2014. Sembrava una follia, cambiò la storia del calcio italiano. Esattamente trenta anni fa a Napoli si coronava un sogno e si apriva una nuova era. Il 30 giugno 1984 fu depositato il contratto di Diego Armando Maradona. Pochi giorni dopo, il 5 luglio, il Pibe de Oro si presentò al San Paolo davanti a 70mila persone: qualche palleggio e un “buonasera napolitani” che conquistò subito i cuori di chi lo avrebbe osannato nei sette indimenticabili anni successivi. Il 23enne Maradona era la giovane stella del Barcellona, il Napoli aveva appena chiuso il campionato 1983-84 al dodicesimo posto. Più o meno, è come se oggi la Sampdoria tentasse di comprare Neymar. Quello però era un altro calcio e la Serie A all’epoca era il massimo per un calciatore: praticamente tutti i migliori, da Falcao a Platini a Zico giocavano qui. E l’asso argentino voleva andarsene dal Barça, dove non si trovava bene. Settimane di folli trattative, con intrighi e rilanci, blitz a Barcellona e un finale leggendario con il presidente Corrado Ferlaino che, sapendo di non poter consegnare il contratto prima della chiusura del calciomercato, deposita in Lega una busta vuota e poi nella notte la sostituisce con l’aiuto di una guardia giurata. Ai blaugrana andarono l’equivalente di 13,5 miliardi di lire. Il Napoli portò a casa il miglior giocatore di quegli anni e, secondo molti, della storia del calcio. Maradona proiettò il Napoli in un’altra dimensione. Arrivarono due storici scudetti, una Coppa Uefa, una Coppa Italia e una Supercoppa italiana. Dentro e fuori dal campo, la città era ai suoi piedi, pronta ad esaltarlo e a perdonargli i suoi eccessi. Un amore che non si è mai spento: sono passati trent’anni, ma all’ombra del Vesuvio lui è ancora Diego. Oggi ancora di più.

Esclusiva: Un italiano su sei non vuole vaccinarsi. Political cerca di capire le motivazioni

di Cristina Baldini

È quanto emerge da una recente ricerca dell’Università Cattolica di Milano. Lo studio evidenzia che il 41% degli individui intervistati ritiene tra il “per niente probabile” o a metà tra “probabile e non probabile” la possibilità di una prossima certa vaccinazione.

Oltre 1 italiano su 6 sarebbero poco propenso a vaccinarsi. È quanto emerge da una recente ricerca dell’Università Cattolica di Milano. Lo studio evidenzia che il 41% degli individui intervistati ritiene tra il “per niente probabile” o a metà tra “probabile e non probabile” la possibilità vaccinazione ormai imminente.

L’indagine è stata condotta tra il 12 e il 18 Settembre su un campione di 1000 persone rappresentativo di tutta la popolazione italiana ed è stata realizzata attraverso interviste web assistite da computer. La ricerca si è svolta nell’ambito del progetto Craft della Cattolica, campus di Cremona, ed è stata coordinata dalla professoressa Guendalina Graffigna insieme a Greta Castellini, Lorenzo Palamenghi, Mariarosaria Savarese e Serena Barello.

La ricerca

Lo studio analizza la propensione al vaccino da un punto di vista territoriale, di età e di professione, senza dimenticare l’aspetto psicologico. A livello geografico le differenze non sono così marcate. Basti pensare che rispetto al dato nazionale, l’orientamento a non vaccinarsi risulta leggermente maggiore nel Centro Italia (43%).

Qualche dato in più emerge incrociando il dato di base con i fattori socio-demografici. “In generale – spiega Graffigna, ordinario di Psicologia dei consumi e direttore del centro di ricerca EngageMinds Hub dell’Università Cattolica – i più giovani (34% contro il 41% del totale campione) e i più anziani (29% contro il 41% del totale campione) sono meno esitanti nei confronti della vaccinazione. Più cariche di dubbi, invece, risultano le persone tra i 35 e i 59 anni (48% contro il 41% del totale campione)”. La professoressa sottolinea poi che i pensionati e gli studenti si confermano più fiduciosi verso il vaccino, mentre gli operai e nella media impiegati e imprenditori sono più perplessi.https://7c09d7c06fbb388720e0564b2ba938be.safeframe.googlesyndication.com/safeframe/1-0-37/html/container.html?n=0

L’aspetto psicologico

Arrivano informazioni interessanti dal profilo psicologico, in particolare dal giudizio sulla vaccinazione come atto di responsabilità sociale. Dalla ricerca emerge che chi ha un atteggiamento individualista nella gestione della salute e non considera il vaccinarsi come atto responsabile, tende a essere ancora più scettico verso un futuro programma vaccinale per il coronavirus (71% contro 41% del totale campione). Al contrario, appaiono decisamente più propensi della media quanti ritengono che i loro comportamenti abbiano un valore importante per la salute collettiva.

“Questi dati sono un campanello di allarme di cui tenere conto – conclude Graffigna -, soprattutto perché segnalano la necessità di iniziare sin da subito con una campagna di educazione e sensibilizzazione dedicata alla popolazione in cui aiutare a comprendere l’importanza di vaccinarsi contro la Covid19. Non si tratta solo di diffondere informazioni o di combattere fake-news sui vaccini”.

Biden, vaccino, Cina: come si muoveranno le Borse nelle prossime settimane. La caduta di Ottobre, ma i mercati festeggiano il nuovo presidente americano

di Lucia Mondrone

I mercati festeggiano il nuovo presidente e la speranza di una “riglobalizzazione”, anche se il braccio di ferro tra Washington e Pechino non finirà in soffitta. Economia destinata a rimbalzare in tutto il mondo, ma con velocità diverse (sperando in un rilancio dell’Italia).

Tempo di lettura: 5 minuti

Biden presidente nonostante Trump non solo contesti il risultato, ma abbia preso anche più voti di quattro anni fa. Un Congresso probabilmente diviso, anche se sul destino del Senato si farà chiarezza solo in gennaio, dopo due votazioni aggiuntive in Georgia. Le Borse che festeggiano un’America polarizzata, con un nuovo presidente “anatra zoppa” che difficilmente potrà tassare le imprese o smontare i grandi monopoli tecnologici. L’annuncio di un vaccino, quello di Pfizer, efficace sul 90% della popolazione. Tutto bene dunque sui mercati? Si va verso un robusto rally di fine anno?

«Non è scontato – spiega Alessandro Tentori, Chief Investment Officer di AXA IM Italia – perché c’è qualcosa che le Borse non hanno ancora scontato. In primo luogo, il rifiuto della sconfitta da parte di Trump e la sua battaglia legale, che potrebbe portare a nuove tensioni politiche e sociali». Poi probabilmente i mercati stanno festeggiando troppo presto una decisa virata della politica estera degli Stati Uniti, dove all’“America First” di Trump dovrebbe sostituirsi il ritorno di una politica di dialogo multilaterale con i partner strategici e storici, in particolare Gran Bretagna ed Europa.

Le tensioni Stati Uniti-Cina resteranno

È sulla Cina, in particolare, che forse i mercati si stanno facendo troppe illusioni. L’ipotesi sul tavolo è quella di un Biden che compie un’inversione a “U” della politica estera statunitense, dalle guerre commerciali di Trump a un’apertura stile anni Novanta, quando alla Casa Bianca c’era Bill Clinton e a Downing Street Tony Blair. «Ma all’epoca la Cina era un Paese chiuso – continua Tentori – oggi invece Pechino vuole una fetta delle rendite di posizione di Washington. Per esempio, sul fronte valutario, dove il renminbi non rispecchia assolutamente il peso della seconda economia mondiale, ma anche sui versanti finanziario e tecnologico».

Con Biden alla Casa Bianca i toni del dialogo tra Washington e Pechino potranno tornare a essere più istituzionali e meno erratici, spiega il CIO di AXA IM Italia, affidati a canali ufficiali e non a Twitter, ma la sostanza non cambierà troppo: chiunque sieda alla Casa Bianca, democratico o repubblicano, non può concedere troppo alla Cina, perché in gioco c’è il monopolio tecnologico, valutario e finanziario degli Stati Uniti. La sfida tra i due Paesi resterà sul tavolo, e questo forse i mercati non l’hanno compreso del tutto.

Una luce in fondo al tunnel?

Passiamo al vaccino. L’annuncio di Pfizer di un prodotto con un’efficacia del 90% contribuisce alla tendenza alla “riglobalizzazione” avviata dalla vittoria di Biden. «Con un vaccino efficace è possibile riaprire rotte commerciali e aeroporti – sottolinea Tentori – anche se nel futuro probabilmente si dovrà trovare una sintesi tra il mondo pre-pandemia e quello fatto di smart working ed e-commerce dell’era Covid».

Di conseguenza i prossimi mesi dovrebbero essere positivi per mercati ed economie, in particolare per i settori ciclici e value. «Già nel 2019 il gap tra le performance dei titoli value (quelli dalla crescita lenta ma stabile) e di quelli growth (dalla forte crescita ma con rischi di volatilità, come i tecnologici) era ai livelli della bolla tecnologica di inizio millennio. Poi con la pandemia la forbice si è ulteriormente allargata. Dopo l’annuncio di Pfizer è probabile che torni a restringersi».

Non solo. L’effetto combinato di una presidenza Biden e di un vaccino efficace potrebbe contribuire a ridurre un’altra forbice che continua purtroppo ad allargarsi creando instabilità politica e sociale: quella delle disuguaglianze tra ricchi e poveri. «Se il nuovo inquilino della Casa Bianca riuscisse ad attuare anche solo in parte i suoi progetti di redistribuzione attraverso la leva fiscale, negli Stati Uniti ci sarebbe la possibilità di vedere finalmente una miglior distribuzione della ricchezza», spiega ancora il CIO di AXA IM.

In generale l’economia mondiale è destinata a registrare un rimbalzo importante dopo la pandemia, anche solo per una questione di statistica, mentre secondo Tentori ci vorrà molto più tempo per chiudere il gap sulla crescita del reddito. La ripresa economica avrà comunque velocità molto diverse: più rapida la Cina, poi gli Stati Uniti e quindi l’Europa, con la speranza di non vedere ancora una volta l’Italia come vagone di coda del Vecchio Continente.

«Riguardo al nostro Paese, la speranza è che qualcuno al Governo stia lavorando a progetti strutturali seri per ricevere i fondi del Recovery Fund – conclude il CIO di AXA IM -: l’Europa chiede investimenti strutturali e con alti ritorni, che non possono essere il bonus biciclette o i banchi di scuola a rotelle. L’Italia non può perdere questa storica occasione di beneficiare della solidarietà europea, anche perché il rating italiano resta appeso a un filo: per ora le agenzie hanno chiuso un occhio, il loro giudizio è in “lockdown”, ma non è detto che resti tale anche quando la pandemia sarà finita».

L’Editoriale – “ C’è un collegamento tra l’annuncio di Pfizer sul vaccino anti-Covid e il risultato elettorale acquisito negli Stati Uniti?”

di Cristina Baldini e Michele Fasano

Il trailer di P O L I T I C A L

Biden, Trump e il vaccino. La destra sta al potere come Tyson alle buone maniere

Biden, Trump e il vaccino. La destra sta al potere come Tyson alle buone maniere

C’è un collegamento tra l’annuncio di Pfizer sul vaccino anti-Covid e il risultato elettorale acquisito negli Stati Uniti? Non vi sono evidenze in grado di dimostrarlo oggi e probabilmente mai ne avremo ma si può dire che la destra, giuste o sbagliate che siano le sue posizioni, continua a capirci poco del reale funzionamento del potere.

Da un lato c’è Joe Biden che incassa il plauso dell’intero mondo “politically correct” per la sua elezione a Presidente degli Stati Uniti.

Un successo vistoso quello del vecchio senatore del Delaware (viene eletto per la prima volta nel 1972, quando a Palazzo Chigi c’è Giulio Andreotti con il suo secondo governo: il Divo Giulio farà in tempo a presiederne altri cinque dopo quella data), un successo acclamato da tutta la sinistra (europea e non) innanzitutto per la sua essenza rassicurante, tale per cui si può ragionevolmente prevedere un cambio di atteggiamento sui temi della sostenibilità (accordo di Parigi), della salute (ritiro del progetto di uscita dall’Oms), dell’immigrazione (il muro con il Messico non è certo una priorità), delle relazioni con la Cina (fine dei toni da “guerra fredda”), con l’Europa (retromarcia su Brexit) e in Medio Oriente (appoggio più tiepido all’asse Gerusalemme-Riyad).

Insomma un ribaltamento vero e proprio, non a caso raccontato in queste ore con tutto il disprezzo possibile verso l’ingombrante presidente sconfitto, trattato da Twitter come uno spacciatore di “fake news” e umiliato dai principali network televisivi che gli hanno tagliato l’ultimo discorso, neanche fosse un ciarlatano da morning show.

Dunque da un lato c’è Joe Biden, che sconfigge l’orrido Trump, indigesto a tutti i benpensanti del pianeta.

Anche perché, detto tra noi, Trump è orrendo davvero, proprio come può esserlo un brutale immobiliarista cresciuto a Manhattan alla scuola di suo padre, squalo senza pietà del business più difficile del mondo se sviluppato nell’area a massimo reddito del pianeta, cioè quella degli spazi edificabili attorno a Central Park.

Trump è orrendo nella sua maleducazione istintiva, nella sua arroganza naturale, nella sua vergognosa attitudine verso l’universo femminile, nella sua palese idiosincrasia verso i riti democratici, nella sua insistita volontà di accarezzare gli istinti peggiori degli americani, compreso l’uso smodato delle armi ed ogni forma di recrudescenza razzista e discriminatoria.

Dall’altro lato però c’è un annuncio di oggi, lunedì 9 novembre, a tre giorni scarsi dall’evidenza della vittoria di Biden (e mentre in alcuni Stati, ormai ininfluenti, continua il conteggio dei voti).

È l’annuncio di Pfizer, colosso farmaceutico americano con quartier generale a New York, che proprio oggi per bocca del suo presidente Albert Bourla comunica al mondo (e all’America) che il vaccino contro Covid-19 è in dirittura d’arrivo, che sarà efficace al 90 % e che entro la fine dell’anno ne saranno disponibili 50 milioni di dosi, per produrne poi 1,3 miliardi nel 2021.

C’è un collegamento tra i due accadimenti?

Non vi sono evidenze in grado di dimostrarlo oggi e probabilmente mai ne avremo.

È pero assai ragionevole affermare che gli elementi a disposizione del colosso americano fossero già disponibili da qualche tempo, quindi registriamo che la notizia esce a risultato elettorale acquisito, verosimilmente perché si è deciso così.

Ed eccoci allora al punto centrale di questa riflessione.

La destra, giuste o sbagliate che siano le sue posizioni, continua a capirci poco del reale funzionamento del potere.

Essa infatti continua ad avere (in Italia come negli Usa) fiducia cieca nel consenso popolare, non capendo mai (o quasi mai) cose le succede intorno.

Al punto che in Italia (tanto per fare un esempio a noi vicino) si ritrova al governo (Salvini nel 2018) e ne finisce cacciata fuori quasi senza nemmeno capire perché, mentre negli Stati Uniti viene travolta dallo tsunami del virus (molto più efficace di Biden nel battere Trump) senza neanche accorgersi di avere il vaccino in casa: lì, bell’è pronto a pochi chilometri dalla Trump Tower (lato sud di Central Park).

Meditino a lungo sulle vicende americane Capitan Salvini e Capitan Meloni, magari cercando qualche consiglio dal vecchio Cavaliere, chiedendogli di tornare con la memoria al 1994 ed alla sua prima cacciata da Palazzo Chigi (gli è successo anche nel 2011).

Oggi come oggi, a Roma come a Washington, la destra sta al potere come Mike Tyson alle buone maniere.

N E W S / LE U L T I M E

Political è edito da LZ Communication con lo scopo di costruire un giornale online che valorizzi i giovani, negli ultimi anni tagliati fuori anche dal giornalismo nazionale e locale.

L’iniziativa editoriale nasce con l’intento di analizzare temi concernenti il mondo della politica, del turismo, dell’economia, della cultura, della società più in generale, attraverso l’utilizzo di professionisti. Saranno trattati, inoltre, temi concernenti problematiche che attanagliano il paese e saranno forniti, verosimilmente, spunti per ipotetiche soluzioni. Non mancheranno spazi dedicati a momenti ludici, alla salute, al benessere e all’operato svolto dalle associazioni presenti su tutto il territorio nazionale.

Il direttore

Cristina Baldini

Lombardia in «zona arancione»: chiudono bar, ristoranti e musei

Lombardia in «zona arancione»: chiudono bar, ristoranti e musei

I dati sulla diffusione del Covid analizzati dalla cabina di regia: nuova stretta per arginare il dilagare delle varianti. Fontana: «Superare questo stillicidio settimanale»

Orange is the new black. Bar e ristoranti tornano ad abbassare la saracinesca e a vedere nerissimo. Quell’«effetto interruttore» temuto dalla categoria più colpita dalle misure anti-Covid, che ormai, anche per colpa di qualche furbetto del bicchierino, si ritrova a lavorare a settimane alterne. Neanche il tempo di riaccendere un barlume di speranza culturale e tornano chiusi anche i musei. La Lombardia torna in fascia arancione. E succede per il paradosso dell’attualità dei dati. Quella che in Regione invocavano fino a qualche settimana fa per dimostrare che il presente era meglio del passato più prossimo. È l’inganno dell’Rt, che l’Istituto superiore di sanità calcola retrodatato alla settimana precedente. Oggi avviene il contrario, con gli indici lombardi che appaiono meglio di quello che in realtà (purtroppo) sono.

La spinta dei focolai degli ultimi giorni rendono peggiore la situazione di quello che in realtà l’ultimo monitoraggio racconti. Motivo per cui al Pirellone grida allo scandalo per una fascia di colore più restrittiva. Con i contagi che aumentano al pari della temperatura e quindi della vita sociale di una Milano tornata fin troppo da bere.

Covid, Lombardia verso la zona arancione: nuovi focolai e Rt in salita

Covid, Lombardia verso la zona arancione: nuovi focolai e Rt in salita

Dovranno chiudere bar e ristoranti. A Milano città l’Rt ha raggiunto quota 1,19, in continua costante crescita da diversi giorni. E l’incidenza dei casi ogni 100 mila abitanti nel Bresciano ha superato i 300.

Fa impressione il fiume di gente che in un assembramento di bicchieri scende lungo i due lati del Naviglio dal primo pomeriggio in poi. Fa impressione non tanto per il numero di ragazzi e quindi di bicchieri che da queste parti non mancano mai. Ma per il fatto che nel frattempo sta maturando quella che dovrebbe essere una lunga vigilia di un nuovo passaggio in zona arancione. Arancione chiaro, per essere attenti alle sfumature, che ora come ora fanno ancor più la differenza. Dato che per ora le zone con misure rafforzate, quindiarancione scure, restano quelle nel Bresciano e nei Comuni cuscinetto confinanti, con Bollate, Mede e Viggiù in rosso fino a mercoledì.

INFOGRAFICA

È un’altra di quelle giornate lì. Si parla di numeri e curve. Curve e numeri. Quelli che stamattina comporranno la nuova pagella lombarda. E si attende solo la conferma di quelle che sono sensazioni diffuse, per certi versi attese e forse auspicate.Una decisione che prenderà forma sui tavoli della cabina di regia, valutando la combinazione degli elementi di rischio con il parametro dell’Rt. Che ormai, se si considera quello dei contagi, in Lombardia ha scollinato quota 1. Quello dei ricoveri invece resta sotto l’1, e sarebbe l’unico elemento di giallo vestito e vestibile.Dopo la consueta cabina di monitoraggio tecnica, ci sarà il passaggio più politico. L’indirizzo del ministero è sempre quello di Roberto Speranza, ma il governo alle spalle è diverso. Con molte anime che ancora ieri invocavano venti di aperture. Ma per ora, come illustrato dal neo ministro per i Rapporti con le Regioni Mariastella Gelmini, il rischio legato alle varianti è lì a rimandare l’appuntamento con la vita vera: per ora non si apre, anzi si richiuderà.

Covid, emergenza contagi sui giovanissimi. I governatori chiedono le scuole chiuse

Il tema escluso dal dpcm, ma le Regioni sono in pressing. Emiliano: vaccini o tutti in Dad

Per ora la chiusura delle scuole riguarda singoli istituti in quarantena o in zona arancione scuro o rossa, da Bolzano a Napoli, da Brescia a parte della Liguria. Ma, se i dati dovessero peggiorare, potrebbe essere estesa a province o regioni.

Il tema non sarà uno dei punti dell’imminente dpcm ma i presidenti di alcune regioni (Veneto, Puglia, Friuli Venezia Giulia e Campania), temendo i focolai della nuova variante inglese tra i giovani, chiedono al Cts di verificare gli effettivi rischi e di pronunciarsi al più presto. Solo in Lombardia 667 tra i nuovi positivi hanno meno di 18 anni, in particolar modo nel milanese e nel bresciano.

A proporre di tenere le scuole chiuse, durante la riunione di ieri tra governo e Regioni, è stato per primo il governatore pugliese Michele Emiliano che, dopo un tira e molla tra Tar e Regione, ha emanato una nuova ordinanza con cui si dispone fino al 14 marzo la didattica digitale integrata al 100% per le scuole pugliesi di ogni ordine e grado. «Se volete riaprire la scuola – incalza – dovete vaccinarla. Non utilizzare la Dad in questa fase è un’omissione delle misure di sicurezza estremamente grave e rilevante in caso di incidente sul lavoro». A sostenere la posizione di Emiliano è il suo assessore alla Sanità Pier Luigi Lopalco: «Questo è un momento molto delicato e le scuole sono un volano per il virus. Purtroppo è stata fatta una questione ideologica e politica e ogni volta che facciamo un’ordinanza viene impugnata da un gruppo di genitori, da un’associazione. Ma questo è un momento delicato, siamo ad un bivio». «Chiedere la riapertura delle attività economiche e la chiusura delle scuole è una contraddizione di fondo» ha ribattuto il ministro per gli Affari regionali e le Autonomie Mariastella Gelmini. «Sulle chiusure si valuterà giorno per giorno la situazione epidemiologica» ha invece spiegato il ministro alla Salute Roberto Speranza.

La linea ufficiale è quella di voler gestire le chiusure là dove i numeri supereranno le soglie di allarme ma (per il momento) è esclusa una decisione uguale per tutti. Fondamentale per scandire le aperture e chiusure «è un’evidenza scientifica che consenta di ponderare l’impatto della scelta e prendere decisioni consapevoli, senza penalizzare attività che non comportano un ampio rischio di contagio» commenta il Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga. «Vogliamo dati certi sull’impatto del virus a scuola, solo così potremo evitare la terza ondata» sprona Stefano Bonaccini, presidente della Conferenza delle Regioni e dell’Emilia Romagna, dove è stata decretata la zona arancione rinforzato nell’area metropolitana di Bologna. A chiedere dati agli esperti del Cts è anche il presidente del Veneto Luca Zaia che a gennaio non ha aperto le scuole e ha chiesto il 50% delle presenze in aula fino al 5 marzo. Ora che la data di scadenza del suo provvedimento si avvicina, deve avere in mano i numeri per decidere il da farsi per gli studenti veneti. Sembra tuttavia esclusa una chiusura totale degli istituti.

«Bisogna decidere in base alle evidenze del contagio» sostiene Giovanni Tori, presidente della Liguria, dove le scuole sono chiuse da Ventimiglia a Sanremo. «Non sono per chiudere le scuole a prescindere – spiega -. Sto discutendo con il rettore di Genova anche di riaprire parzialmente l’università. Io ascolto con grande attenzione chi lavora nel mondo della scuola, credo serva un po’ di ordine».

Aggredisce passanti e agenti a Milano, ucciso

L’uomo, con precedenti, forse in stato alterato, si è scagliato anche contro gli agenti uno dei quali, dopo aver cercato di contenerlo, ha sparato

Auto della Polizia © ANSA

Un uomo che la scorsa notte a Milano ha aggredito dei passanti per strada, armato di un grosso coltello, è stato ucciso dagli agenti intervenuti. L’uomo, un filippino con precedenti, forse in stato alterato durante le aggressioni, si è scagliato più volte contro gli agenti uno dei quali, dopo aver cercato di contenerlo, ha sparato uccidendolo.

Secondo quanto riferito stamani dalla Polizia di Stato, le Volanti di Milano sono intervenute alle 00.20 in via Sulmona, dove diversi cittadini avevano segnalato l’uomo in strada.

Il soggetto, un 45 enne di cui ancora non sono state divulgate le generalità, con precedenti per reati contro la persona e spaccio, brandiva un coltello e secondo le testimonianze avrebbe tentato di aggredire prima un rider e poi un uomo che usciva dal portone di un palazzo. Entrambi sono riusciti a fuggire.
All’arrivo di una prima pattuglia l’uomo si è scagliato contro gli agenti, che hanno cercato di contenere la sua furia con i manganelli. Uno dei due indietreggiando è caduto sbattendo la testa ed è svenuto. In quel momento è sopraggiunta una seconda pattuglia del 113 e l’uomo si è scagliato anche contro gli altri due agenti. Uno dei due, dopo aver cercato di evitarlo, ha sparato alcuni colpi, forse due o tre, nella parte bassa della figura. Ma i colpi devono aver leso parti vitali e in pochi minuti l’uomo è deceduto. I soccorritori del 118 non hanno potuto che constatarne il decesso.
Due poliziotti sono stati portati in codice giallo al Policlinico: l’agente che aveva sbattuto la testa e quello che ha sparato, in stato di choc.

Attacco in Congo, uccisi l’ambasciatore italiano e un carabiniere

Per i media ‘tentativo di rapimento’. Agguato dei ribelli ruandesi, compiuto con armi leggere. Oggi e domani bandiere a mezz’asta in segno di lutto

Luca Attanasio in una foto tratta dal profilo Facebook della moglie © ANSA

Secondo un comunicato della presidenza congolese sono stati i rapitori a uccidere l’ambasciatore Luca Attanasio e il carabiniere Vittorio Iacovacci, sparando loro a bruciapelo. “Allertate, le Ecoguardie e le Fardc”, le Forze armate congolesi, “si sono messe alle calcagna del nemico.

A 500 metri, i rapitori hanno tirato da distanza ravvicinata sulla guardia del corpo, deceduta sul posto, e sull’ambasciatore, ferendolo all’addome”, si afferma nel comunicato riportato dal sito Cas-Info.

L’ambasciatore Luca Attanasio era arrivato a Goma già venerdì scorso, riferisce un comunicato della presidenza congolese. “L’ambasciatore è arrivato a Goma venerdì 19 febbraio 2021 alle 10:30 a bordo del jet della Monusco immatricolato 5Y/Sim. Alle 09:27 di lunedì 22 febbraio”, viene aggiunto, “un convoglio di due veicoli del Programma alimentare mondiale ‘Pam’ è partito da Goma alla volta del comune di di Kiwanja, in territorio di Rutshuru”.

E le “Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda” (Fdlr) hanno negato di essere responsabili per l’uccisione dell’ambasciatore, del carabiniere e dell’autista del Pam, secondo quanto riferisce il sito Actualite.cd citando una dichiarazione del gruppo ribelle che peraltro aveva già negato di aver compiuto un attacco che gli viene comunemente ascritto, quello nell’aprile scorso in cui morino 17 persone tra cui 12 rangers del parco nazionale Virunga.

Intanto il ministro per i Rapporti con il Parlamento Federico D’Incà ha assicurato nell’Aula della Camera che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio riferirà “nelle prossime ore o al massimo domani” in Parlamento sulla morte di Luca Attanasio e del carabiniere Iacovacci. Ha poi rinnovato “il cordoglio del governo”. “Risponderemo con la massima chiarezza agli interrogativi”, ha assicurato.

L’AGGUATO

Un’imboscata in piena regola, probabilmente a scopo di sequestro, finita in tragedia. L’ambasciatore italiano Luca Attanasio, il carabiniere Vittorio Iacovacci e il loro autista congolese, Mustapha Milambo, sono stati uccisi in un agguato mentre viaggiavano a bordo di un’auto dell’Onu in una regione della Repubblica democratica del Congo, il Nord Kivu, da anni teatro di violenti scontri tra decine di milizie che si contendono il controllo del territorio e delle sue risorse naturali. Il governo di Kinshasa punta il dito contro le Forze democratiche di liberazione del Ruanda (Fdlr), ribelli di etnia Hutu conosciuti per il genocidio in Ruanda del 1994, che hanno stabilito la loro roccaforte nell’area dell’agguato, mentre l’Italia chiede un rapporto dettagliato alle Nazioni Unite.

Il convoglio, composto da due vetture del Programma alimentare mondiale (Pam-Wfp), stava viaggiando verso nord, sulla strada tra Goma e Rutshuru, dove il diplomatico italiano avrebbe dovuto visitare un programma di distribuzione di cibo nelle scuole dell’agenzia dell’Onu, fresca di Nobel per la pace. Alle 10.15 (le 9.15 in Italia), le due auto vengono fermate a circa 15 km da Goma, nei pressi di Nyiaragongo, nel parco nazionale di Virunga, da un commando di 6 persone che apre il fuoco, prima sparando in aria, poi uccidendo l’autista.

Secondo le prime ricostruzioni riferite dal governatore del Nord Kivu, Carly Nzanzu Kasivita, gli assalitori portano il diplomatico e il carabiniere della scorta nella foresta. Scattato l’allarme, sul posto si precipita una pattuglia di ranger dell’Istituto Congolese per la Conservazione della Natura che si trova nelle vicinanze, seguita da forze dell’esercito locale. Esplode un conflitto a fuoconel quale gli aggressori uccidono Iacovacci. Anche Attanasio viene colpito dagli spari: di chi, ancora non è chiaro. Il corpo esangue dell’ambasciatore, ferito all’addome, viene caricato su un pick-up dai primi soccorritori, per poi essere trasferito all’ospedale di Goma.

Altre tre persone sarebbero state rapite, riferisce il ministero dell’Interno di Kinshasa, e si parla anche di alcuni feriti. Il governo congolese ha dichiarato che le autorità provinciali del Nord Kivu non erano a conoscenza della presenza dell’ambasciatore nell’area e che questo non ha permesso loro di fornirgli misure di sicurezza adeguate, né il loro tempestivo arrivo sul posto in “una parte del Paese considerata instabile e in balia di alcuni gruppi armati ribelli nazionali e stranieri”. Formatesi all’inizio degli anni 2000, le Fdlr sono accusate di diversi attentati nella zona, tra cui quello dell’aprile 2020 in cui morirono 17 persone tra cui 12 ranger dell’Iccn.

Il Pam ha tuttavia riferito che la strada era stata precedentemente controllata e dichiarata sicuraper essere percorsa anche “senza scorte di sicurezza”. La Farnesina ha però chiesto all’Onu di fornire quanto prima un report dettagliato sull’attacco in un luogo dove Attanasio si era recato su invito del Pam.

In Italia la morte di Attanasio e Iacovacci è stata accolta con sgomento e dolore, dal presidente Sergio Mattarella che ha parlato di “lutto per questi servitori dello Stato” al premier Mario Draghi che ha espresso il cordoglio del governo ai familiari del diplomatico, che lascia una moglie e tre bimbe piccole, e del giovane carabiniere che avrebbe dovuto sposarsi in estate. La terribile notizia ha raggiunto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Bruxelles, dove si trovava per il Consiglio Esteri Ue e dove ha raccolto il cordoglio unanime dei colleghi e dei vertici europei. Rientrato immediatamente a Roma, il ministro ha ricevuto messaggi di solidarietà dall’intera comunità internazionale, dall’Onu fino al segretario di Stato Usa, Antony Blinken. E raccogliendo l’appello delle forze politiche, unanimi nel cordoglio e nella condanna dell’attacco, ha annunciato che riferirà “il prima possibile in Parlamento per fare chiarezza” sulle circostanze dell’agguato ancora pieno di interrogativi e sul quale la procura di Roma ha aperto un’inchiesta.

Al telefono con la collega congolese, Marie Tumba Nzeza, il ministro ha chiesto “di fare luce sulle dinamiche e le responsabilità dell’attentato”, auspicando che le autorità di Kinshasa offrano “piena collaborazione nei contatti e negli scambi con la magistratura e le forze di sicurezza italiane”. Nel pomeriggio la stessa ministra ha reso visita alla vedova del diplomatico nella loro casa di Kinshasa, mentre i genitori di Attanasio restano chiusi nel loro dolore: “Lo abbiamo saputo dai media – hanno fatto sapere -, preferiamo non parlare”.

La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha disposto l’esposizione a mezz’asta della bandiera italiana e della bandiera europea sugli edifici pubblici degli Organi Costituzionali e dei Ministeri, in segno di lutto per la tragica scomparsa dell’ambasciatore Attanasio e del carabiniere Iacovacci.

Morto Fausto Gresini, l’ex pilota aveva 60 anni

L’annuncio del team: è la notizia che non avremmo mai voluto darvi

 © ANSA

“La notizia che non avremmo mai voluto darvi e che siamo costretti a scrivere. Dopo due mesi di lotta al covid, Fausto Gresini ci lascia con 60 anni appena compiuti, Ciao Fausto”. Così il Team Gresini annuncia la morte dell’ex pilota e manager della scuderia che porta il suo nome.

Fausto Gresini, dunque, non ce l’ha fatta. Dopo quasi due mesi di lotta in ospedale, vissuti in un’altalena di speranze di ripresa e improvvisi aggravamenti, il Covid lo ha sconfitto e si è portato via uno dei personaggi più importanti e conosciuti del motociclismo italiano. Due volte campione del mondo da pilota a metà degli anni Ottanta, con la 125, 60 anni compiuti il 23 gennaio, da ricoverato, dopo essersi ritirato ha avuto una carriera da manager top delle due ruote, fondando il team che porta il suo nome e di cui era team principal: ha trionfato in Moto3, 250, Moto2 e MotoE ed è ora presente in MotoGp con l’Aprilia. Correva per lui, con la Honda, Marco Simoncelli, quando morì nel 2011 a Sepang.

Con il pilota di Coriano e con la sua famiglia Gresini ha sempre avuto un rapporto speciale. Nato a Imola, città di motori, Gresini esordì nel motomondiale partecipando al Gp delle Nazioni del 1982, che non concluse a causa di un ritiro. Ha sempre gareggiato solo nella 125, vincendo il suo primo titolo mondiale nel 1985. L’anno seguente si aggiudicò quattro Gp (in Spagna, Europa, Svezia e Germania), ma fu superato, un suo grande rimpianto insieme a quello di non aver mai corso in 250, di sole 12 lunghezze da Luca Cadalora, che si laureò campione del mondo.

La rivincita nel 1987, quando si aggiudicò 10 delle 11 gare in calendario. Divorziò alla fine del 1988 dalla Garelli e passò all’Aprilia, poi alla Honda.

Gli infortuni non lo risparmiarono, ma arrivò altre due volte secondo in generale, nel 1991 dietro al compagno di squadra Capirossi e nel 1992. Annunciò il suo ritirò prima della stagione del 1995. Nel 1997 nacque il team a suo nome, con sede a Faenza. Tra i piloti della sua scuderia, negli anni, Alex Barros, Tony Elias, Loris Capirossi, Marco Melandri, Sete Gibernau, Alex De Angelis, Jorge Martin, Matteo Ferrari. Vittorie, ma anche lutti: Daijiro Kato, morto a Suzuka nel 2003, poi Simoncelli. Del Sic, in una recente intervista, Gresini ha parlato come di “un vero guerriero, gli piaceva lottare, gli piaceva il corpo a corpo, non si tirava mai indietro. Godeva di queste cose, anche se prendeva la sportellata, non si arrabbiava, rideva. Diceva: ‘Oh, l’ho presa, domani gliela do indietro'”. Di se stesso, invece, diceva di sentirsi un “diversamente giovane, sempre all’attacco, sempre in prima linea, sempre con nuovi progetti. Sempre con qualche sogno nel cassetto. Dico sempre che quando in quel cassetto non ci sarà più nulla, dovrò cambiare mestiere”. Il Covid lo ha colpito a dicembre e dopo alcuni giorni in ospedale di Imola, le sue condizioni hanno richiesto il ricovero al Maggiore di Bologna, in terapia intensiva. Costanti gli aggiornamenti del team sui social, con festa di compleanno organizzata online, presentazione del team con la mente rivolta a lui e il figlio Lorenzo a fare da tramite con gli amici e i fan.

Decreto Covid, ok dal Cdm. Stop agli spostamenti fino al 27 marzo

Il provvedimento proroga anche la regola che limita gli spostamenti verso le abitazioni private a due adulti con in più solo i figli minori di 14 anni

Palazzo Chigi e piazza Colonna © ANSA

Il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge Covid. Il provvedimento proroga il divieto di spostamenti tra Regioni fino al 27 marzo. Confermata la regola che limita gli spostamenti verso le abitazioni private a due adulti con in più solo i figli minori di 14 anni.

Stop agli spostamenti in zona rossa verso abitazioni private

E’ la novità che compare nel nuovo decreto legge Covid.

Resta nelle zone gialle e arancioni la possibilità, una sola volta al giorno, di spostarsi verso un’altra abitazione privata abitata, tra le 5 e le 22, in massimo due persone, con i figli minori di 14 anni. Questa possibilità non varrà più nelle aree rosse.

Il ministro per gli Affari Regionali Mariastella Gelmini ha illustrato in Consiglio dei ministri le proposte messa a punto dalle regioni per la gestione dell’emergenza Covid. Le richieste sono state poi inviate dagli uffici del ministro a tutti i ministeri.

IL PROVVEDIMENTO – Il Consiglio dei ministri, su proposta del presidente Mario Draghi e del ministro della Salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento dell’emergenza epidemiologica da COVID-19. In considerazione dell’evolversi della situazione epidemiologica, il decreto dispone la prosecuzione, fino al 27 marzo 2021, su tutto il territorio nazionale, del divieto di spostarsi tra diverse Regioni o Province autonome, salvi gli spostamenti motivati da comprovate esigenze lavorative o situazioni di necessità o motivi di salute. Resta comunqueconsentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

Fino al 27 marzo 2021, nelle zone rosse, non sono consentiti gli spostamenti verso abitazioni private abitate diverse dalla propria, salvo che siano dovuti a motivi di lavoro, necessità o salute. Gli spostamenti verso abitazioni private abitate restano invece consentiti, tra le 5.00 e le 22.00, in zona gialla all’interno della stessa Regione e in zona arancione all’interno dello stesso Comune, fino a un massimo di due persone, che possono portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali esercitino la responsabilità genitoriale) e le persone conviventi disabili o non autosufficienti. Nelle zone arancioni, per i Comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti, sono consentiti gli spostamenti anche verso Comuni diversi, purché entro i 30 chilometri dai confini.

Troppi malori dopo vaccino AstraZeneca: Germania sospende somministrazione

Malori dopo la somministrazione del vaccino Astrazeneca: la brutta notizia arriva dalla Germania, riportata dal quotidiano Die welt: il farmaco avrebbe innescato degli effetti collaterali molto più forti di quanto ci si aspettasse, soprattutto in una zona del Nord Reno-Westfalia e,più precisamente, nelle città di Emden eBraumschweig dove i dipendenti di cliniche e presidi ospedalieri hanno riferito di sentire così tanta spossatezza e dolori ossei da non riuscire a stare in piedi e men che meno di lavorare.

Si pensava ad un caso isolato, ma quasi tutti gli operatori delle suddette cittadine hanno subito questi strani sintomi, alcuni anche severi: è chiaro come una cura vaccinale non possa essere esente da effetti indesiderati, ma preoccupa soprattutto la concentrazione di questi ultimi in tale area geografica. 37 persone su 88 risultano in malattiaed quindi è presente un forte deficit sanitario: di conseguenza, il distretto di Laar ha annunciato che non somministrerà più Astrazeneca, sostenendo, come riportato anche dal quotidiano Il Messaggero, che “le dosi di vaccino probabilmente provengono dallo stesso lotto consegnato a Emden”. 

Inoltre, il quotidiano il Giornale ha evidenziato che l’Istituto Robert Koch, l’organizzazione responsabile per il controllo e la prevenzione delle malattie infettive in Germania e facente parte del Ministero federale della Salute, ha provato a gettare acqua sul fuoco. Secondo tale ente, le reazioni anomale causate dal siero incriminato sarebbero un fenomeno comune a ogni antidoto, ma stupisce la percentuale delle reazioni avverse, per giunta localizzate geograficamente: per questo motivo, le Autorità Sanitarie indagheranno sui motivi di tale infausta situazione.

Draghi emozionato ringrazia Mattarella, 21 gli applausi

Ringrazio Mattarella per l’onore dell’incarico 

Il governo in Aula al Senato © EPA

 “Nel ringraziare, ancora una volta il presidente della Repubblica per l’onore dell’incarico che mi è stato assegnato, vorrei dirvi che non vi è mai stato, nella mia lunga vita professionale, un momento di emozione così intensa e di responsabilità così ampia”. Lo dice il premier Mario Draghi in Aula al Senato.

Ringraziamenti anche  al predecessore Giuseppe Conte che “ha affrontato una situazione di emergenza sanitaria ed economica come mai era accaduto dall’Unità d’Italia”.

Un applauso più lungo, sicuramente il più fragoroso del suo intervento, è stato rivolto dai senatori al premier Mario Draghi nell’ultimo passaggio del discorso quando ha detto: “Oggi l’unità non è un’opzione ma un dovere” ed è così in nome dell'”amore per l’Italia”.

I senatori si sono alzati. Subito dopo l’aula è stata sospesa per consentire al premier di depositare le sue comunicazioni a Montecitorio e riprenderà alle 12.30. Prima di lasciare l’aula a Draghi si sono avvicinati per un breve saluto la senatrice di +Europa Emma Bonino e il senatore a vita Mario Monti.

Sono stati 21 in tutto gli applausi che hanno contrassegnato i 53 minuti di durata delle dichiarazioni programmatiche del presidente del Consiglio nell’Aula del Senato.

Vaccino antiCovid, l’allarme di Amati: “A Brindisi il 30 per cento dei medici lo rifiuta”

La denuncia arriva dal presidente della commissione Bilancio della Regione: “E’ segno di disprezzo per la salute altrui

“Il rifiuto della vaccinazione” anti Covid “tra il personale sanitario ha percentuali preoccupanti, in alcune province si stima circa il 30%, e in tanti stanno addirittura rifiutando il richiamo. Una situazione gravissima che suggerisce la decisione di portare subito in aula la legge sull’obbligo”.

Lo dichiara il presidente della commissione Bilancio e programmazione della Regione, Fabiano Amati (Pd), promotore della proposta di legge per estendere l’obbligo alla vaccinazione anti-Covid al personale sanitario. Proposta che ha già ottenuto il via libera dalla commissione Sanità e che ora approderà in Consiglio.

“In generale – prosegue Amati – non si può scegliere di contagiare gli altri, figurarsi in ambito sanitario e per di più nell’ambito delle iniziative di contrasto a una delle più grandi e gravi pandemie registrate nella storia conosciuta dell’umanità. Gli operatori sanitari dovrebbero essere i primi a volere l’ampia diffusione della pratica vaccinale, proprio perché sanno meglio degli altri cosa significhi ammalarsi di Covid-19”.

“Per questo – conclude – un rifiuto non può essere interpretato come un atto di libertà individuale, ma come disprezzo della salute altrui. A questo punto l’obbligo mi sembra ancor più indispensabile”.

Salvini: ‘L’euro? Solo la morte è irreversibile’. Botta e risposta con Zingaretti

Draghi prepara il discorso alle Camera ma c’è il nodo delle liti tra i partiti

Ponte Stretto: Salvini, mi aspetto che Draghi lo rilanci © ANSA

Non dura quarantotto ore l’appello ai ministri a parlare solo con i fatti. Nelle ore in cui Mario Draghi prepara il discorso sulla fiducia che pronuncerà mercoledì in Parlamento, la sua larghissima maggioranza è già solcata da conflitti, accuse reciproche, distinguo.

L’invito al silenzio rivolto in Cdm dal presidente del Consiglio mirava proprio a sminare possibili polemiche prima del voto di fiducia ma è già botta e risposta tra il segretario della Lega Matteo Salvini e il leader del Pd Nicola Zingaretti, che ieri si sono, tra l’altro, incontrati alla Camera. 

“Euro è irreversibile? C’è solo la morte che è irreversibile”, dice il numero uno della Lega a ‘L’aria che tira’. “L’euro e l’Europa sono la dimensione dove pensare e rafforzare il futuro dell’Italia. Dovrebbe essere anche superfluo ripeterlo”, è la replica via twitter di Nicola Zingaretti.

Il vertice tra i due doveva restare segreto ma ilfattoquotidiano.it immortala entrambi i leader all’uscita e Salvini non nega: “Abbiamo parlato di lavoro, del prossimo blocco dei licenziamenti, bisognerà parlare con le parti sociali”. Il Nazareno tace ma il leghista dice di più, che vedrà anche i segretari di M5s, Fi, Iv. I vertici tra i leader potrebbero diventare la camera di compensazione della larghissima maggioranza, spiegano più fonti. “Conto di incontrare gli altri leader entro la settimana. Oggi spero di incontrare Gelmini e Giovannini”, dice sempre a La7.

“Stiamo cercando – sottolinea in un altro passaggio – soluzioni alle tante crisi aziendali: c’è un progetto di fattibilità sul ponte dello Stretto con l’acciaio prodotto a Taranto, Sarebbero circa 100mila posti di lavoro. Mi aspetto che Draghi rilanci il Ponte sullo Stretto“.

In mattinata Salvini aveva sottolineato a Radio Capital la necessità di deporre l’ascia di guerra lavorare insieme e pensare all’occupazione. Sono stato un’ora con Giorgetti, ci cono 140 crisi aziendali ferme da mesi. Il 31 marzo c’è lo sblocco dei licenziamenti, bisogna intervenire subito”.

Covid, Crisanti: ‘Bene Ricciardi, l’agenda la detta il virus’. Galli: ‘Ho reparto invaso da nuove varianti’

Circolare del ministero della Salute: ‘Monitorare effetti nuove varianti su test rapidi. Per ora funzionano ma emerse altre mutazioni’

Roma © ANSA

Le varianti del virus continuano a preoccupare. “L’agenda non la decidono né i politici né gli esperti: la decide il virus. Finché non lo controlliamo, la realtà è questa”, ha detto Andrea Crisanti, Direttore di Microbiologia e Virologia dell’Università di Padova, ad Agorà Rai Tre, con riferimento alle parole di Walter Ricciardi che ieri aveva chiesto un lockdown di qualche settimana per limitare la diffusione delle varianti.

“Bisogna mettersi l’anima in pace su questa cosa – ha aggiunto Crisanti -.

Quindi ha fatto benissimo Ricciardi a sollevare l’allarme su questa problematica perché i politici, in genere, anche nel passato, si sono mossi sempre in ritardo. Sempre”.  

Per l’infettivologo Massimo Galli, parlando alla trasmissione Mattino 5, “siamo tutti d’accordo che vorremmo tutti riaprire, ma io mi ritrovo di nuovo un reparto invaso da nuove varianti, e questo riguarda tutta l’Italia e questo fa facilmente prevedere che a breve avremo problemi più seri”. “Le avvisaglie vengono guardando cosa sta succedendo in altri paesi europei e le varianti – ha continuato – Le varianti ci sono e sono maggiormente contagiose e quindi hanno maggiore capacità a diffondersi in situazioni che non si ristendono sicure. E’ spiacevole ma è un dato di fatto. Questa è la realtà intorno a cui è inutile fare chiacchiere”. 

Intanto arriva una nuova circolare del Ministero della Salute sui test antigenici rapidi alla luce della circolazione delle nuove varianti del virus. Da quella inglese a quella brasiliana, le nuove varianti “che presentano diverse mutazioni nella proteina spike, non dovrebbero in teoria causare problemi ai test antigenici, in quanto questi rilevano la proteina N”. Tuttavia, “è da tenere presente che anche per la proteina N stanno emergendo mutazioni che devono essere attentamente monitorate per valutare la possibile influenza sui test antigenici che la usino come bersaglio”.

“Data la sensibilità analitica non ottimale” di diversi test rapidi oggi disponibili, “è consigliabile confermare la negatività di test antigenici eseguiti su pazienti sintomatici o con link epidemiologico con casi confermati di Covid-19“. E “questa necessità è rafforzata dalla possibile circolazione di varianti virali con mutazioni a carico della proteina N, che è il principale antigene target utilizzato in questo tipo di test”, sottolinea la circolare “Aggiornamento sull’uso dei test antigenici e molecolari per la rilevazione di SARS-CoV-2”, che aggiorna le indicazioni alla luce della circolazione delle nuove varianti del virus. Inoltre, si legge, “alla luce dei risultati disponibili nella letteratura scientifica appare chiaro che, pur considerando l’elevata specificità dei test antigenici, i campioni positivi a tali test in contesti a bassa prevalenza necessitano di conferma con un test molecolare o, in caso di mancata disponibilità di tali test molecolari, con un test antigenico differente, per eliminare la possibilità di risultati falsi positivi”. Rispetto alla situazione rilevata in occasione dell’emanazione della circolare dell’8 gennaio, si legge infine nel nuovo documento, si è osservato “un cambiamento nella situazione epidemiologica dovuta alla circolazione di nuove varianti virali, che non possono non essere prese in considerazione”.  

L’assessore alla Sanità della Regione Lazio Alessio D’Amato ha detto che “nella nostra regione si è cominciata ad affacciare, con una presenza non importante come in altre regioni, la cosiddetta variante ingelese. Allo stato attuale bisogna mantenere ancora alta l’attenzione rispetto alla circolazione del virus, seppure alcuni indicatori siano in lieve diminuzione” nel Lazio. 

D’Amato: “Nel Lazio il 18 per cento dei positivi ha la variante inglese”

E sono 3.057.132 le dosi di vaccino somministrate in Italia a questa mattina, secondo i dati forniti dal ministero della Salute, su un totale di 1.289.059 persone vaccinate anche con il richiamo. Le dosi distribuite alle regioni ad oggi sono 3.651.270 delle quali l’83.7% somministrate. Al momento sono tre i vaccini distribuiti in Italia: Pfizer (3.288.870), Moderna (112.800), Astrazeneca (249.600).

Lockdown in Italia, «chiusura totale, per 2-3-4 settimane»: la linea di Ricciardi

Lockdown in Italia, «chiusura totale, per 2-3-4 settimane»: la linea di Ricciardi

Il consigliere del ministro della Salute spiega perché questa linea non è stata adottata finora: «Con il ministro piena sintonia. Ma il precedente presidente del Consiglio e alcuni ministri non erano d’accordo sull’adozione di misure così forti»null

Un lockdown rigido su tutto il territorio nazionale, come a marzo 2020, anche se di durata limitata. 

Il consigliere del ministro della Salute Roberto Speranza, il professor Walter Ricciardi, dopo aver lanciato la «bomba» ieri, ribadisce la sua strategia per affrontare l’emergenza Covid in questo momento storico. «Credo che il ministro della Salute Roberto Speranza sia convinto di questa nuova fase, spero che il presidente del Consiglio Draghi recepisca e che il governo appoggi, ma dipende dal governo», ha ribadito ieri sera a Che Tempo che fa. 

Ricciardi: «Serve un lockdown intensivo di 15 giorni, dobbiamo cambiare strategia»

Lockdown per quanto tempo? «Deve durare il tempo necessario a tornare a questo dato di incidenza. Possono esseredue, tre, quattro settimane, dipende quando si raggiunge l’obiettivo», spiega Ricciardi al Messaggero. La strategia sostenuta da Ricciardi prevede, parallelamente al lockdown più rigido, anche il rafforzamento del tracciamento e della campagna vaccinale. Al ministro ha sottoposto infatti «la necessità di proporre al governo tre cose, anche alla luce del problema delle varianti: lockdown breve e mirato; tornare a testare e tracciare; vaccinare a tutto spiano», spiega. L’obiettivo è «limitare la circolazione del virus al di sotto dei 50 casi ogni 100mila abitanti».

«Nel precedente governo alcuni non erano d’accordo sulle misure forti»

Non è sfuggito a molti che Ricciardi abbia «anticipato» Speranza, surclassando in qualche modo le sue competenze: «Ci siamo parlati – ha precisato il consigliere riferendosi al ministro della Salute – non si è pronunciato perché sono decisioni che deve prendere il governo e il presidente del Consiglio. Spero che il presidente del Consiglio recepisca e vada in questa direzione». Ricciardi ha inoltre spiegato di non avere «rapporti con il presidente del Consiglio, ma con Speranza». Perché finora questa linea non è passata? Con il ministro «sono sempre stato in piena sintonia sul rigore delle misure, ma da settembre non siamo riusciti ad essere impattanti pienamente sulle decisioni del governo, soprattutto perché – ha concluso – il precedente presidente del Consiglio e alcuni ministri non erano d’accordo sull’adozione di misure così forti». «Questo – continua – ha causato decine di migliaia di morti e ha affondato l’economia». Secondo Ricciardi «la politica è restia a dire la verità». 

Ricciardi sugli impianti sciistici: «La politica è restia a dire la verità»
«Tenete conto che la variante inglese è pericolosa»

Ma quali sono i motivi che spingono Ricciardi ad avere un progetto così severo, dopo aver parlato di lockdown come «misura cieca»? «Spero che la strategia del nuovo governo sia «no Covid» e che ci riporti a una prospettiva di normalità in tempi ragionevoli», spiega il consigliere. «Ci riavvicineremmo al ritorno alla vita normale e alla ripresa economica, come dimostrano gli esempi di Cina, Taiwan, Corea del Sud, Australia, Nuova Zelanda. Ora anche Usa, Germania e Danimarca vanno in questa direzione». 

A spingere Ricciardi verso queste considerazioni è la valutazione «che la variante inglese si trasmette più velocemente ed è lievemente più letale. Quella brasiliana può dare origine a reinfezioni, come è stato visto a Perugia. Per la sudafricana sembra limitata l’efficacia del vaccino AstraZeneca». Ricciardi ha sempre avuto una linea rigorista, esprimendo perplessità anche sulla riapertura delle scuole, sull’eventualità di un voto anticipato, e sul pubblico al festival di Sanremo

Avvalora la tesi di Ricciardi Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, ai microfoni della trasmissione «L’Italia s’è desta» su Radio Cusano Campus: «Un lockdown totale per 2 settimane farebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento, altrimenti bisognerà continuare con stop&go per tutto il 2021». Sulla richiesta di lockdown generale da parte del consigliere del ministro della Salute, Walter Ricciardi, «credo che il suo ragionamento sia allineato con quello che abbiamo pubblicato prima del periodo natalizio – spiega Cartabellotta – La strategia che il governo ha assunto è quello della convivenza con il virus, varando misure per evitare la saturazione degli ospedali».Chiudere tutto per 2 settimane significherebbe abbassare la curva per poter riprendere il tracciamento, ma secondo Cartabellotta, «non tutte le regioni sono pronte all’attività di testing e tracciamento. Dobbiamo decidere se siamo disponibili ad accettare una restrizione maggiore per abbassare la curva, oppure se accettiamo di avere un 2021 che andrà avanti con stop&go».

Esclusiva: I ministri del governo Draghi

I ministri del governo Draghi

La lista dei nuovi ministri del governo guidato da Mario Draghi sarà letta dal premier dopo il colloquio con il capo dello Stato, Mattarella: ecco le prime anticipazioni, ministero per ministeronull

Mario Draghi ha sciolto la riserva e ha accettato l’incarico di formare un nuovo governo: il terzo della legislatura dopo i due esecutivi guidati da Giuseppe Conte. 

Draghi sarà il presidente del Consiglio dei ministri. Il giuramento della squadra, nelle mani del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, avverrà domani, sabato alle ore 12 (qui la diretta). 

La lista dei ministri sta per essere letta da Draghi al termine del colloquio con il capo dello Stato. Ecco le anticipazioni che il Corriere è in grado di dare.

Ministro della Cultura

Dario Franceschini, già ministro della Cultura nel governo Conte bis (qui la biografia)

Ministro del Lavoro

Andrea Orlando, vicesegretario del Pd (qui la biografia)

Ministra della Giustizia

Marta Cartabia, già presidente della Corte Costituzionale (qui la sua biografia)

Ministra dell’Interno

Luciana Lamorgese , già ministra dell’Interno nel governo Conte bis.

Ministro dei rapporti con il Parlamento

D’Incà 

Ministro dell’Innovazione tecnologica e transizione digitale

Vittorio Colao 

Ministro della Pubblica amministrazione

Renato Brunetta

Ministra degli Affari generali e Autonomie

Mariastella Gelmini 

Ministra al Sud e Coesione Territoriale

Mara Carfagna

Ministra alle politiche giovanili

Fabiana Dadone

Ministra alle Pari opportunità e alla famiglia

Elena Bonetti 

Ministra alla Disabilità

Erika Stefani

Ministro del Turismo 

Massimo Garavaglia (ora al Coordinamento al settore Turismo, il ministero non è ancora costituito)

Di Maio Esteri
Guerini Difesa
Franco Economia e Finanze
Giorgetti Mise
Patuanelli Agricoltura
Roberto Cingolani Transizione ecologica
Giovannini Trasporti
Bianchi Istruzione
Messa Università
Speranza Salute

Sottosegretario Garofoli


I dubbi della Norvegia sulla vaccinazione dei pazienti troppo fragili dopo 13 decessi nelle case di riposo

Covid-19. L’Agenzia del farmaco ha pubblicato un rapporto sulle conseguenze delle somministrazioni sugli over ’80

Fiala di vaccino anti Covid

Fiala di vaccino anti Covid

L’Agenzia norvegese del farmaco ha pubblicato un rapporto sugli effetti avversi del vaccino anti Covid-19 prodotto da Pfizer/BioNTech, che in questo momento viene somministrato nelle residenze per anziani, a persone molto anziane con diverse fragilità serie. Secondo il rapporto, 13 anziani sono morti poco dopo la vaccinazione, e altri 9 hanno sofferto di effetti collaterali seri. Per Sigurd Hortemo, direttore sanitario dell’agenzia, non si può escludere che al decesso possano aver contribuito effetti collaterali come la febbre e la nausea, comuni dopo la vaccinazione.

Il rapporto però non stabilisce un nesso di causa ed effetto tra il vaccino e la morte: «Stiamo vaccinando gli anziani e gli ospiti in casa di riposo con gravi patologie, quindi è previsto che un certo numero di decessi possa accadere in prossimità della vaccinazione» scrive l’Agenzia in una nota. «In Norvegia, ogni settimana muoiono in media 400 persone nelle case di riposo e nelle residenze di lungodegenza». I 13 decessi rappresentano lo 0,04% delle trentamila persone a cui è stato finora somministrato il vaccino. Per altri dieci decessi è stato escluso un legame con la vaccinazione.

I decessi però hanno condotto l’Istituto norvegese di sanità pubblica a modificare le linee-guida per la vaccinazione anti Covid-19 negli anziani fragili. «Di fronte a pazienti molto fragili, malati e con una breve aspettativa di vita, è necessario compiere valutazioni ulteriori sull’appropriatezza del vaccino» ha spiegato a Euronews Steinar Madsen, direttore sanitario dell’Agenzia norvegese del farmaco.

Negli studi clinici che hanno condotto all’autorizzazione del vaccino Pfizer/BioNTech, non sono stati inclusi volontari con oltre 85 anni e con patologie preesistenti. Tuttavia, Madsen non si è detto preoccupato per gli effetti collaterali osservati finora. «È abbastanza chiaro che questi vaccini comportano un basso livello di rischio, fatta eccezione per i pazienti più fragili».

(Tratto da Il Manifesto)

Mantova, medico muore per Covid. Disposta l’autopsia “per confermare assenza di nesso con vaccino”

“Aveva patologie croniche pregresse. Abbiamo informato gli organismi di governo regionali e le autorità di regolazione tecnico-scientifica”, fa sapere l’Ass di Mantova con cui il chirurgo collaborava

Un operatore sanitario, un chirurgo di 64 aanni con patologie croniche pregresse, è morto per Covid-19 a Mantova. Era stato sottoposto a vaccino. “Pur in presenza di una situazione estremamente indicativa di un evento improvviso legato a condizioni preesistenti, al fine di chiarire anche ogni più piccolo dubbio, si è disposto di attivare tutti gli accertamenti necessari per confermare l’assenza di qualsiasi nesso tra la vaccinazione e il triste evento occorso“, fa sapere l’Azienda sanitaria che ha disposto l’autopsia, che verrà eseguita probabilmente domani mattina, 15 gennaio.

“Di tale situazione – riferisce ancora l’azienda sanitaria, per cui l’uomo lavorava – è stata data comunicazione sia agli organismi di governo regionali che alle autorità di regolazione tecnico-scientifica, con le quali sarà avviata ogni necessaria collaborazione al fine di perseguire lo scopo sopra riportato, ricordando con affetto e cordoglio questo nostro stimato collaboratore con profondo senso di compartecipazione al dolore dei familiari”. Il medico lavorava come collaboratore all’ospedale di Pieve di Coriano, nel Mantovano, “si era sottoposto, anche a tutela delle proprie condizioni di salute, alla vaccinazione anti-Covid” alcuni giorni fa.

Verona, infermiera di 55 anni muore dopo somministrazione vaccino anti-Covid

Numerose sono le reazioni avverse tra il personale sanitario. Nel solo ospedale di Negrar (VR) ci sono state decine di reazioni di cui 2 molto gravi, 3 gravissime che hanno richiesto il ricovero in terapia intensiva ed un decesso. È deceduta la 55enne infermiera addetta all’accettazione, il giorno dopo la somministrazione. Il decesso è avvenuto all’ospedale di Borgo Trento dove era stata trasferita vista la gravità delle sue condizioni. Esprimo verso la famiglia, i suoi cari e i suoi colleghi, le mie più sentite condoglianze. Se una persona si ammala e muore, fa parte del ciclo biologico. Se una persona muore con questo tipo di vaccinazione sperimentale falsamente obbligatorio è omicidio”. È quanto ha fatto sapere Roberto Gabriele Pierpaolo Severoni sul suo profilo Facebook.

Vaccino Covid, Johnson & Johnson: «Con il nostro non serve il richiamo e funziona sulle varianti»

Vaccino Covid, Johnson & Johnson: «Con il nostro non serve il richiamo e funziona sulle varianti»

Massimo Scaccabarozzi, presidente e ad di Janssen Italia che fa parte del colosso Johnson & Johnson, e presidente di Farmindustria sul vaccino e l’autorizzazione dell’Ema: «Il nuovo prodotto sarà autorizzato entro marzo, si conserva nel frigorifero di casa. Attese 27 milioni di dosi»null

Massimo Scaccabarozzi, lei è presidente e ad di Janssen Italia, gruppo Johnson & Johnson, e presidente di Farmindustria. A che punto è il vostro vaccino?

«Abbiamo depositato la fase 3 della sperimentazione, dovrebbe essere autorizzato dall’Ema (Agenzia europea per i medicinali) entro marzo: è stato testato su 43.783 partecipanti di varie fasce di età e varie latitudini, dagli Usa all’America Latina, al Sudafrica, nel periodo in cui il contagio era più elevato. Il che ci mette al riparo dalle varianti. Il presidente sudafricano, Cyril Ramaphosa, ha detto di riporre grosse aspettative sul nostro vaccino». 

Che caratteristiche ha?

«Una sola dose, nessun problema di temperatura di conservazione: a 2/8 gradi è stabile per tre mesi, a -20 gradi per due anni. È stato testato in modo particolare sui malati che avevano altre patologie (obesità, diabete, tumori, Hiv). Risultato: una copertura del 100% contro il rischio di ospedalizzazione o morte, dell’85% contro le forme gravi di Covid. Abbiamo testato il vaccino anche in Sudafrica in un periodo in cui la variante era già in circolazione, e la media sull’efficacia in forme da moderate a gravi si è attestata al 66%». 

Il vaccino evita il contagio?

«Al momento non esistono evidenze sul fatto che i vaccini possano impedire la trasmissione. Servono tempi più lunghi di osservazione». 

Che tecnologia utilizzate?

«Quella dell’adenovirus: la piattaforma è la stessa usata per il vaccino contro l’Ebola, ed è quella comune ai vaccini antinfluenzali, quindi molto tollerabile. Abbiamo appena chiesto l’autorizzazione per situazioni di emergenza alla Fda (Food and drug administration) degli Usa: potrebbe arrivare entro febbraio».

Si fa prima negli Usa?

«Gli iter approvativi seguono processi diversi. In più c’è che ogni Paese Ue, a propria volta, deve autorizzare». 

Che accordo c’è con l’Ue?

«Una prelazione per 200 milioni di dosi, più un’opzione per altre 200 milioni. Per l’Italia è previsto l’arrivo di 27 milioni di dosi per altrettante persone. Senza richiamo». 

Il vostro accordo con l’Ue è stato chiuso nell’ottobre scorso, in Gran Bretagna hanno chiuso accordi a maggio 2020. L’Ue è sempre in ritardo?

«A maggio non si sapeva neppure se i vaccini avrebbero superato la fase di ricerca. Sottolineerei piuttosto l’importanza della coalizione che il ministro Speranza ha creato con Germania, Francia e Olanda e che ha portato alla prenotazione comune dei vaccini. Senza, i Paesi più deboli oggi non avrebbero nulla in mano». 

In Italia possiamo produrre vaccini?

«Sì, quelli antinfluenzali, ma i bioreattori non sono compatibili per il Covid».

E in Italia cosa è possibile fare in tempi brevi?

«In base alla ricerca che abbiamo fatto a monte, l’impianto di Anagni può fare la finitura e l’infialamento dei vaccini. Al momento ci sono un paio di aziende che potrebbero fare lo stesso e qualcun’altra, come la Fidia, che si è proposta». 

Ha senso creare impianti da zero in Italia che svolgano l’intero processo?

«Gli impianti non si improvvisano. In ogni caso non ne varrebbe la pena, visto che presto la produzione mondiale di vaccini andrà a regime con gli impianti esistenti».

Draghi, nuovo giro di consultazioni. Conte apre ‘ma non sarò nel governo’

Forse al Quirinale per sciogliere la riserva tra il 9 e il 10

Mario Draghi © ANSA

Un giorno e mezzo di stacco nella riservatissima villa in Umbria e poi Mario Draghi riprenderà le consultazioni per provare a dare un nuovo governo all’Italia.
Finito ieri il primo giro, lunedì si entra nel vivo con il secondo round.

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L’ultimo, probabilmente. Obiettivo: far incastrare tutti i tasselli di una nuova allargatissima maggioranza (dal Pd e Leu fino all’inaspettata Lega, dal M5s a Forza Italia), salire al Quirinale con il puzzle finito e sciogliere la riserva dell’incarico ricevuto il 3 febbraio.

In serata, il premier uscente Giuseppe Conte ha parlato in un’assemblea congiunta dei gruppi M5S. L’ex premier avrebbe fatto un’apertura all’esecutivo di Mario Draghi. “Non è il momento dell’auto-isolamento, non possiamo trascurare il bene del Paese”, spiega Conte che, tuttavia, sottolinea di “non volere” entrare nell’esecutivo”. Noi abbiamo una grande responsabilità verso il paese ma non dimentichiamo chi collabora lealmente e chi lo fa in modo irresponsabile: sappiamo chi ci ha voltato le spalle ed ora cerca di entrare per lucrare qualche vantaggio. Si cercherà di porre condizioni tali che alcuni soggetti non potranno più rimanere al tavolo. Ma noi, invece, al tavolo dobbiamo rimanere perché dobbiamo dare una prospettiva al paese e altre soluzioni diverse ora non ci sono”.

    Al presidente Mattarella, Draghi potrebbe riferire mercoledì 10 o addirittura la sera prima, dopo i colloqui con i partiti. 
    Nella migliore delle scalette, il successore di Giuseppe Conte e la sua squadra potrebbero giurare entro venerdì 12.

    L’incaricato potrebbe anche confrontarsi con le parti sociali. 
    Un dialogo molto atteso da imprese e sindacati, anticipato da Draghi subito dopo aver ricevuto il mandato dal Colle ma per ora senza convocazione ufficiale. Tanto da far pensare che sindacati, imprese e categorie potrenno essere chiamate formalmente a governo fatto, direttamente a Palazzo Chigi. 
    Certo è invece il calendario delle consultazioni politiche.

    Lunedì pomeriggio toccherà ai partiti piccoli: dalle 15 con il gruppo Misto della Camera fino alle 17.30 con le Autonomie (in mezzo, il Movimento italiani all’estero, Azione, +Europa, i radicali, Noi con l’Italia, Cambiamo, Centro democratico).

Martedì, giornata densa dalle 11 alle 17.15 I primi a sedersi di nuovo al tavolo con Draghi saranno i cosiddetti ‘responsabili’, il gruppo di Europeisti-Maie-Centro democratico nato al Senato dopo le dimissioni di Conte. Poi Leu, Italia viva, Fratelli d’Italia, Pd, Forza Italia, Lega e M5s. A quel punto il quadro potrebbe essere chiaro per far scattare la sintesi del super banchiere, mentre la fiducia del Parlamento potrebbe anche arrivare la settimana successiva, dopo il 14 febbraio. In ogni caso, secondo la prassi dell’alternanza, il primo voto dovrebbe essere al Senato. Ma dovrebbe decidere la conferenza dei capigruppo, in base anche a valutazioni politiche. Nel frattempo, a causa delle dimissioni di Conte il 26 gennaio, l’attività parlamentare è in standby. ‘Sospese’ le aule di Camera e Senato, la prossima settimana il lavoro proseguirà in sparute commissioni monopolizzate dalle audizioni per l’esame della proposta di Piano di ripresa e resilienza, funzionale al Recovery plan. Sarà così nelle commissioni Bilancio di Montecitorio e in quelle Bilancio e Politiche europee di Palazzo Madama. Inoltre, alla Camera ci saranno audizioni per la riforma dell’Irpef alla commissione Finanze mentre la Affari sociali sentirà il commissario straordinario, Domenico Arcuri, sul piano vaccini.

Ghiacci Himalaya precipitano in un fiume, si temono 200 morti

Acque superano diga su fiume, travolgono anche centrale elettrica. Tre le vittime accertate

Si staccano ghiacci da Himalaya, i soccorsi © AFP

Sono almeno 200 le persone considerate disperse dopo che un pezzo di ghiacciaio dell’Himalaya è caduto in un fiume dell’India causando un’esondazione. Lo ha detto la polizia dello stato dell’Uttarakhand.

La massa d’acqua e detriti, che ha superato una diga, ha travolto due centrali elettriche (inizialmente si era parlato di un solo impianto), nonché strade e ponti.

Mediaset fa espellere Alda D’Eusanio dal Gf Vip

Editore si dissocia completamente da sue affermazioni offensive

 © ANSA

Alda D’Eusanio nella bufera, squalificata con effetto immediato da Mediaset per le frasi choc pronunciate all’interno della casa del Grande Fratello Vip sul rapporto tra Laura Pausini e il compagno Paolo Carta che a loro volta annunciano in un comunicato di aver dato mandato all’avvocato PierLuigi De Palma “di agire contro tutti i soggetti responsabili delle gravissime affermazioni pronunciate”.

“Troviamo assurdo che sia consentito dire cose così false e gravi nell’ambito pubblico e in questo caso di una trasmissione televisiva”, sottolineano Pausini e Carta in una nota diffusa via social dall’ufficio stampa della cantante dopo le pesanti accuse, assolutamente false e infondate, mosse da D’Eusanio nella casa del Grande Fratello Vip contro il chitarrista. “Nessuno può permettersi di attribuirci cose che sono lontane anni luce dal nostro modo di vivere, di educare e di rapportarci all’interno della nostra famiglia – proseguono la cantante e il compagno -.

Speranza: massima prudenza, la zona gialla non è scampato pericolo. Nuovo picco di ricoverati Covid in Umbria

Iss: sulle varianti il rigore delle protezioni ma non cambia la strategia 

Folla nel centro di Roma © ANSA

“Serve massima prudenza su tutto il territorio nazionale. Non dobbiamo vanificare i progressi delle ultime settimane, risultato dei sacrifici fatti finora.

Zona gialla non significa scampato pericolo. Il virus circola e il rischio, anche per via delle varianti, resta alto. Non possiamo scherzare con il fuoco”. Questo l’appello del ministro della Salute, Roberto Speranza, pubblicato su Facebook.

Nuovo picco di ricoverati Covid in Umbria, oggi 484, 26 più di ieri, secondo quanto riporta il sito della Regione. I pazienti in terapia intensiva sono 73, più tre. I nuovi positivi accertati nell’ultimo giorno sono 382, più 8,8 per cento su ieri, i guariti 177, e tre i morti, 834. Gli attualmente positivi raggiungono quota 6.784, 202 in più di ieri. Analizzati, sempre nell’ultimo giorno 3.611 tamponi e 4.010 test antigenici. Il tasso di positività totale è del 5 per cento, 10,57 per cento sui soli antigenici (ieri 8,2%).

Iss: sulle varianti rigore protezioni ma non cambia strategia – “Al momento non sono emerse evidenze scientifiche della necessità di cambiare le misure, che rimangono quindi quelle già in uso: mascherine, distanziamento sociale e igiene delle mani. La possibilità di venire in contatto con una variante deve comunque indurre particolare prudenza e stretta adesione alle misure di protezione”. Lo scrive l’Iss che ha stilato le Faq sul tema varianti. E sui test per individuarle: “Per potere discriminare se un’infezione è determinata da una variante è necessario un test specifico altamente specialistico che è detto sequenziamento, in cui si determina la composizione esatta del genoma del virus”.

Governo Draghi, consultazioni al via. von der Leyen: ‘Draghi straordinario alla guida della Bce’

Si comincia con i partiti piccoli da Azione a +Europa. Doppia apertura al premier incaricato da Di Maio e Berlusconi. Zingaretti: ‘Maggioranza larga ed europeista’.Il Colle: moderato ottimismo per la soluzione della crisi

Mario Draghi © EPA

Tre giorni di consultazioni per il premier incaricato Mario Draghi. Sono cominciate oggi alle 15.30 con le forze politiche e si concluderanno sabato in tarda mattinata. Si parte con i partiti piccoli, da Azione e +Europa a Maie, Cd, Europeisti-Maie, Misto Camera, Nci, Cambiamo.

Venerdì, dalle 11, è la volta delle Autonomie, di LeU, Iv, Fdi, Pd e Fi. Si chiude sabato dalle 11con la Lega e M5S. Gli incontri hanno durata di mezzora o di un’ora a seconda del peso dei partiti. 

Il Quirinale segue con attenzione, seppur a debita distanza, l’evoluzione della situazione politica dopo l’incarico a Mario Draghi. Il presidente Sergio Mattarella ovviamente osserva il dispiegarsi delle diverse dichiarazioni che si susseguono da tutte le forze politiche. In queste ore al Colle si registra un moderato ottimismo sulla possibilità di una soluzione della crisi. Il Capo dello Stato ha anche apprezzato sia il gesto che le parole pronunciate da Giuseppe Conte sull’incarico a Draghi poco prima dell’inizio delle consultazioni del premier incaricato, alle quali il Colle non ha posto limiti temporali.

Ed oggi è arrivata l’apertura di Conte al tentativo di Draghi di formare il governo che succederà al suo. ‘Non sono io l’ostacolo, i sabotatori sono altrove’, afferma in una dichiarazioni fuori da Palazzo Chigi, davanti a un tavolino sommerso dai microfoni. Ma auspica anche che si tratti di ‘un solido governo politico, le urgenze non possono essere gestite dai tecnici’, afferma. Inoltre, manda un messaggio ai 5Stelle: ‘Ci sono e ci sarò’. E si dichiara pronto a proseguire l’alleanza con Pd e Leu. 

“Non commentiamo le questioni politiche interne” degli Stati ma il premier incaricato Mario Draghi “alla Bce ha svolto un ruolo straordinario e di questo ne sono tutti consapevoli. Non solo in Italia”. Lo dice la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen in un’intervista che ‘La Stampa’ pubblicherà domani e di cui fornisce un’anticipazione sul sito.

Aperture al tentativo di Draghi sono arrivate anche da Silvio Berlusconi, dallo stesso Luigi Di Maio e dalla sindaca di Roma Raggi. Mentre Grilloha detto, rivolgendosi ai deputati 5stelle, di difendere ‘al tavolo l’agenda Conte’.  Mentre il leader della Lega, Matteo Salvini, incalza: “Draghi dovrà scegliere tra le richieste di Grillo e quelle nostre che sono il contrario. Meno tasse o più tasse. Noi siamo liberi’, è quanto ha detto il leader della Lega Matteo Salvini. ‘È meglio che ognuno dica liberamente quello che ha in testa. Il Pd propone il suo apporto e il suo contributo al successo di Draghi. “Sarebbe molto importante che tutte le forze dell’alleanza”, Pd, M5s e Leu, “collaborassero convinte” alla maggioranza del governo Draghi, con un allargamento in Parlamento alle forze “moderate, liberali, socialiste. Aiuterebbe la stabilità del governo, gli darebbe forza e credibilità in Italia e nel mondo”. Lo dice il segretario del Pd Nicola Zingaretti in direzione. “Possiamo lavorare con una linea chiara e una proposta di governo credibile per l’Italia”, sostenuta da “una maggioranza ampia ed europeista”, sottolinea. “Come ha correttamente detto Andrea Orlando, il Pd deve fare di più: lavorare – come stiamo facendo in queste ore – per garantire al professor Draghi una maggioranza con un profilo programmatico forte per affrontare i problemi che l’Italia ha davanti”.

Tornando alle consultazioni, i primi a essere ricevuti a Montecitorio sono stati i rappresentanti di Azione, +Europa, Radicali italiani del Gruppo Misto Camera e quelli di +Europa, Azione del Gruppo Misto Senato. 

LA DIRETTA da Montecitorio

+EUROPA “Abbiamo espresso il più ampio sostegno e convinto al tentativo che sta facendo il presidente Draghi”. Lo ha detto Emma Bonino in rappresentanza delle componenti Azione, +Europa, Radicali dei gruppi misti di Camera e Senato. “Forse perché uno è stato presidente della Bce, allora è un tecnico? Draghi ha fatto scelte politiche, nella difesa dell’Euro. Se intendete per governo tecnico il fatto che pone fine a questa politica cattiva, può starci, ma il suo sarà un governo totalmente politico. Poi starà a lui decidere il profilo dei ministri che vorrà chiamare”. Lo ha detto Emma Bonino (+Europa), parlando con i cronisti davanti a Montecitorio dopo le consultazioni con il premier incaricato Mario Draghi.

AZIONE “Al termine della legislatura più pazza degli ultimi anni, la più trasformista e incoerente, a cui +Europa e Azione non hanno partecipato, l’unico atteggiamento responsabile è non mettere condizioni alla costruzione del governo. Il nostro sostegno è pieno e incondizionato”. Lo ha detto Carlo Calenda, leader di Azione, dopo le consultazioni con il presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi.

MAIE-MISTO “E’ una crisi inopportuna e irrazionale, ci interessa andare avanti perché le difficoltà economiche e sociali sono sotto gli occhi di tutti. Abbiamo accolto con forte condivisione l’esortazione di Mattarella e con grande apprezzamento le parole di Conte”. Lo ha detto Antonio Tasso, in rappresentanza delle componenti Maie e Psi del gruppo Misto Camera, al termine delle consultazioni con il premier incaricato, Mario Draghi. “Dichiaro qua il nostro appoggio a Draghi, abbiamo offerto una nostra riflessione affinché il governo abbia una connotazione politica”.”L’occasione non la si può sprecare e l’appello di Mattarella, così coraggioso e inatteso, che è la conseguenza di questa crisi che ci ha tolto il respiro e la pazienza”. Lo ha detto Bruno Tabacci, in rappresentanza di Centro Democratico – Italiani in Europa, componente del gruppo Misto alla Camera, dopo e consultazioni con il presidente del consiglio incaricato, Mario Draghi. Da Mattarella, ha aggiunto, è arrivata “una frustata”. “Credo che Draghi scriverà un proprio Recovery Plan, e nessuno potrà porgli condizioni”. Lo ha detto il leader di Cd, Bruno Tabacci, Tabacci ha insistito non solo sulle competenze di Draghi, ma soprattutto sulla autorevolezza in Europa: “Draghi ha retto per sette anni la BCE mettendo all’angolo il governatore della Bundesbank, jens Weidmann. Immagino le riunioni del Consiglio europeo, in cui i partecipanti chiedano il parere non solo a Macron o Merkel, ma soprattutto di Draghi”. Il leader del Cd ha ribadito con i cronisti le critiche a Iv per aver provocato la crisi, ma ha aggiunto: “se però le conseguenze sono l’arrivo di Draghi, dal male è arrivato un bene”.

 Idea, Noi con l’I talia, Usei, Cambiamo“La sua è una figura autorevole e forte, è una risorsa e una grande opportunità per l’Italia”. Lo ha detto Mario Lupi, in rappresentanza delle componenti Idea, Noi con l’Italia, Usei, Cambiamo, Alleanza di centro, dopo le consultazioni con il presidente del consiglio incaricato, Mario Draghi. “Ci sarà un secondo incontro – ha aggiunto – un secondo giro tra lunedì e martedì”. “Ci auguriamo che possa partire con la base parlamentare più vasta e plurale possibile”. Lo ha detto Giovanni Toti, di Cambiamo, dopo le consultazioni con il premier incaricato, Mario Draghi.”Abbiamo ribadito a Draghi che guardiamo con grande disponiblità, attenzione e spirito propositivo allo sforzo che sta facendo, Gli abbiamo detto che ci auguriamo che questo possa essere davvero un governo che sommi le migliori energie del Paese e non una riedizione della maggiroanza che ha già governato, senza alcun tipo di sbarramento o veto. Il centrodestra dovrebbe in qualche modo impegnarsi in questo governo nel modo più ampio possibile”: lo ha detto Giovanni Toti, leader di Cambiamo! e presidente della Regione Liguria, dopo le consultazioni con il premier incaricato, Mario Draghi. “Un governo di salute pubblica – ha aggiunto -, di unità nazionale, deve coinvolgere l’insieme delle forze politiche più ampio possibile ma anche delle sforze sociali e culturali”.

FORZA ITALIA “Berlusconi è il leader di Forza Italia, quindi sarà lui a guidare la delegazione (nelle consultazioni di domani con il premier incaricato, ndr), parlerà lui con Draghi. Del resto fu lui a indicarlo come governatore alla Banca centrale europea, tra loro c’è un’antica conoscenza e assonanza sulle politiche economiche seguite quando era alla guida della Bce”. L’ha detto il vicepresidente di Forza Italia, Antonio Tajani a ‘Speciale tg1’ su Rai1.

ITALIA VIVA Matteo Renzi riunirà i gruppi parlamentari e la cabina di regia di Italia viva, a quanto si apprende, questa sera alle 22.15. “Non credo sia possibile che Mario Draghi possa non riuscire a formare il governo. Draghi formerà il nuovo governo e nessuno in Italia pensa che ci sia una possibilità di fallimento. Poi il voto nel 2023′

Quirinale, incarico a Mario Draghi. Ha accettato con riserva

Effetto sui mercati: Milano apre in rialzo, spread in calo

© EPA

“Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha ricevuto questa mattina al Quirinale il professor Mario Draghi al quale ha conferito l’incarico. Il prof Draghi si è riservato di accettare”.

Questa la dichiarazione del Quirinale letta dal segretario generale Ugo Zampetti rilasciata dopo un’ora e dieci di colloquio tra Mattarella e Draghi. 

Mario Draghi è al Quirinale. Una chiamata del Colle che convince i mercati. La Borsa di Milano aveva aperto in forte rialzo nell’attesa dell’incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un primo Ftse Mib che ha segnato un +2,95% a 22.733 punti. Lo spread tra Btp e Bund in calo è sceso a 107 punti dai 116 della chiusura di ieri.  

LA GIORNATA DI MARTEDI’

Il Conte ter è naufragato in mezzo a un mare di veti e il presidente della Repubblica convoca al Quirinale la principale riserva della Repubblica, Mario Draghi. All’ex numero uno della Bce sarà affidato il compito di dare vita a un nuovo esecutivo e di “alto profilo” che nella pienezza dei propri poteri possa combattere il virus, fronteggiare la crisi sociale e gestire gli oltre 200 miliardi di euro del Recovery plan. Parla a sera il Capo dello Stato dopo aver ricevuto Fico l’esploratore, che ha dovuto mettere agli atti il fallimento del proprio mandato. Ed ora si guarda avanti.

L’alternativa sarebbero state le elezioni ma Mattarella dice ma il Paese non può’ permetterselo. E lancia un appello alle forze politiche “perché conferiscano la fiducia ad un governo di alto profilo che non debba identificarsi con alcuna formula politica”. E’ un lungo discorso quello che tiene il capo dello Stato per spiegare le ragioni della sua scelta. Il ragionamento ruota intorno alla necessità che a Palazzo Chigi sieda una squadra con la capacità di assumere decisioni incisive, che possa prendersi le responsabilità di gestire la fine del blocco dei licenziamenti così come la campagna vaccinale o il rapporto con l’Europa al tavolo del Recovery. La macchina deve poi girare a pieno regime una volta che i fondi dovranno essere spesi. “Tempestività” è una delle parole chiave e usate più volte nel corso della dichiarazione dal Capo dello Stato. Le urne per contro non garantirebbero tutto ciò e esporrebbero la popolazione al rischio di vedere aumentare a dismisura i contagi. Tra le prime reazioni quella di Matteo Salvini che in tweet non sembra accogliere a braccia aperte l’invito rivolto dal Colle. 

Le parole di Fico – “Allo stato attualepermangono distanze alla luce della quali non ho registrato unanime disponibilità per dare vita alla maggioranza“, ha detto il presidente della Camera Roberto Fico al termine del colloquio con il Capo dello Stato nel quale gli ha riferito del suo mandato esplorativo.Le parole di Fico arrivano dopo una giornata di altissima tensione sulla crisi di governo dopo le mancate intese su nomi e contenuti ai tavoli del programma e per la squadra di governo. Scambio di accuse tra gli ex alleati con Iv che, di fatto, arriva allo strappo finale. “Bonafede, Mes, scuola, Arcuri, vaccini, Alta Velocità, Anpal, reddito di cittadinanza. Su questo abbiamo registrato la rottura, non su altro. Prendiamo atto dei niet dei colleghi della ex maggioranza. Ringraziamo il presidente Fico e ci affidiamo alla saggezza del Capo dello Stato“, scrive su Facebook il leader di Iv Matteo Renzi.

Il leader della Lega cita l’articolo 1 della Costituzione ricordando come la “sovranità appartenga al popolo”. Quattro giorni non sono bastati a Fico l’esploratore per rimettere insieme la maggioranza del governo giallorosso. “Permangono distanze alla luce della quali non ho registrato unanime disponibilità per dare vita alla maggioranza”, è costretto a riconoscere. Si consuma definitivamente in un vertice fra big la rottura, ed è sui “nomi”, esplicita Renzi. Non che sui temi si sia trovata l’intesa, tutt’altro. Le responsabilità vengono rimpallate: Italia Viva le addossa al Pd e 5S e dice che ora non resta che affidarsi “alla saggezza del Capo dello Stato”. I Dem al contrario caricano sulle spalle di Renzi il peso della crisi: “inspiegabile”, il suo atteggiamento. Voleva solo le “poltrone”, accusa il M5s.

Il presidente della Camera non è riuscito nell’impresa e il destino di Conte – che ha osservato, sottolinea P. Chigi, un doveroso riserbo in questa fase – è segnato, dopo due governi con due diverse maggioranze dovrà lasciare Palazzo Chigi. Fico prima di andare a colloquio con il Capo dello Stato sente tutti i leader, poi sale al Quirinale. Per 48 ore il tavolo tecnico del programma è andato avanti a Montecitorio segnato dai distinguo fra le le forze politiche con un gioco tutto al rialzo da parte di Italia Viva. Dopo aver litigato sulla revisione del reddito di cittadinanza e la richiesta di usare il Mes avanzata da Iv, l’ultimo scontro è sulla giustizia. Ma è la partita parallela sulla squadra del futuro governo quella sulla cui si è giocato il destino del Conte ter. La rottura viene consumata durante un vertice virtuale tra Renzi e gli alleati: Dario Franceschini, Vito Crimi e Roberto Speranza cercano l’intesa con il leader di Iv.

La richiesta del senatore di Rignano è di sostituire Alfonso Bonafede e Lucia Azzolina, entrambi 5s: ma il Movimento è irremovibile, il responsabile della Giustizia e della Scuola non si toccano. Nel mirino anche Arcuri e Parisi, e ad aumentare la tensione c’è il niet degli alleati a lasciare la guida del delicato dicastero del Lavoro a Teresa Bellanova. E ancora prima si era registrato il no sempre 5S all’ingresso di Maria Elena Boschi al governo. Sono diverse le geometrie che si tentano di costruire ma di veto in veto i vecchi alleati non trovano modo di disegnare il volto del Conte ter. Circondato dai sospetti Renzi giura, anche nel corso di una riunione lampo con i suoi, di lavorare “all’intesa fino all’ultimo” e scarica sugli ex alleati le responsabilità della rottura delle trattative: “Non stanno concedendo nulla” e men che meno “vogliono mettere nulla per iscritto”, dice. E in effetti non ci sarà a sera neanche un “verbale” che renda conto delle posizioni di vari partiti. Ma attribuire la frattura a questo sarebbe una “barzelletta”, scrive in chat ai suoi l’ex sindaco di Firenze.

Vaccino russo, Lancet conferma: Sputnik V efficace al 91,6%

Vaccino russo, Lancet conferma: Sputnik V efficace al 91,6%

Il vaccino Sputnik V è efficace al 91,6 % contro le forme sintomatiche del Covid, secondo i risultati pubblicati sulla rivista medica The Lancet e convalidati da esperti indipendenti. «Lo sviluppo del vaccino Sputnik V è stato criticato per la sua fretta, il fatto che abbia bruciato gradini e una mancanza di trasparenza. Ma i risultati riportati qui sono chiari e il principio scientifico di questa vaccinazione è dimostrato», hanno affermato due esperti britannici, i professori Ian Jones e Polly Roy, in un commento allegato allo studio Lancet. Questo «significa che un vaccino aggiuntivo può ora unirsi alla lotta per ridurre l’incidenza del Covid-19», hanno aggiunto i ricercatori, che non sono stati essi stessi coinvolti nello studio.

APPROFONDIMENTI

Lo Sputnik V sarebbe quindi tra i vaccini più performanti, insieme a Pfizer/BioNTech e Moderna (circa il 95% di efficacia), che utilizzano una tecnologia diversa (Rna messaggero). Nelle ultime settimane si è parlato sempre più spesso di una possibile valutazione rapida in Europa da parte per l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) e Sputnik V è già utilizzato in Russia e in Paesi come Argentina o Algeria. I risultati pubblicati su The Lancet provengono dall’ultima fase degli studi clinici sul vaccino, fase 3, che coinvolge quasi 20.000 partecipanti. Come sempre in questi casi, questi risultati provenivano dal team che ha sviluppato il vaccino e poi condotto gli studi, e sono stati poi presentati ad altri scienziati indipendenti prima della pubblicazione. Mostrano che lo Sputnik V riduce del 91,6% il rischio di contrarre una forma sintomatica di Covid-19.

I partecipanti al trial tra settembre e novembre scorsi hanno tutti ricevuto due dosi di vaccino o placebo a tre settimane di distanza l’una dall’altra. Ogni somministrazione è stata accompagnata da un test PCR (tampone). Nei giorni successivi alla seconda dose, un test PCR è stato eseguito solo in persone che hanno sviluppato sintomi. Sedici volontari su 14.900 che hanno ricevuto entrambe le dosi del vaccino sono risultati positivi (0,1%), contro i 62 dei 4.900 che hanno ricevuto placebo (o 1,3%). Tuttavia, gli autori indicano una limitazione: poichè i PCR sono stati raggiunti solo quando i partecipanti hanno riferito di avere sintomi di Covid, l’analisi dell’efficacia copre solo i casi sintomaticì. Perciò “sono necessarie ulteriori ricerche per determinare l’efficacia del vaccino su casi asintomatici e la trasmissione» della malattia, ha comunicato The Lancet. Inoltre, sulla base di circa 2.000 casi di persone di età superiore ai 60 anni, lo studio rileva che il vaccino sembra essere efficace in questa fascia di età. Infine, dati parziali sembrano dimostrare che protegge estremamente bene da forme da moderate a gravi della malattia.

Lo Sputnik V russo è un vaccino a «vettore virale»: altri virus, resi innocui e adattati per combattere il Covid, vengono utilizzati come base. È la stessa tecnica utilizzata dal vaccino AstraZeneca/Oxford, che è efficace al 60% secondo l’Agenzia europea per i medicinali (Ema), ma mentre quest’ultimo si basa su un singolo adenovirus di scimpanzè, lo Sputnik V russo utilizza due diversi adenovirus umani per ciascuna delle due iniezioni. Secondo i suoi progettisti, l’uso di un adenovirus diverso per il richiamo rispetto alla prima iniezione potrebbe causare una migliore risposta immunitaria. 

«Ottima notizia, il vaccino “russo” ha un’efficacia superiore al 90%. Un altro vaccino dall’efficacia eccezionale con un meccanismo simile ad AstraZeneca, ma con una differenza fondamentale di cui parleremo». Lo ha sottolineato in un tweet il virologo dell’Università San Raffaele Roberto Burionicommentando i risultati preliminari del vaccino Sputnik V che secondo uno studio di fase 3 pubblicato su ‘The Lancet’ ha un’efficacia del 91,6% contro Covid-19.

La chiave è in una molecola”. Ecco chi non si ammalerà mai di Covid

La differenza tra i più suscettibili e chi non si ammala mai sta principalmente in una molecola che funge da barriera contro il virus. “L’immunità innata è importantissima”. Ecco cosa hanno scopertonull

Più passa il tempo, maggiori sono le conoscenze sul Covid-19. In questa occasione non tratteremo vaccini, terapie o farmaci ma la suscettibilità di ogni individuo nel contrarre la malattia. È stato scoperto che una piccola percentuale di persone ha una sorta di immunità naturale dal Coronavirus, una specie di corazza come i supereroi che li protegge dall’infezione.

Di cosa si tratta

La scoperta fatta da molti ricercatori parla anche italiano ed è sensazionale: alla base dei contagi, tra i tanti fattori, sono determinanti il Dna (codice genetico) e l’interferone, considerata la prima barriera tra noi ed il virus. “Gli individui che mancano di IFN (interferoni,ndr) specifici possono essere più suscettibili alle malattie infettive”, si legge sulla ricerca pubblicata sulla prestigiosa rivista Science e considerata tra le 10 maggiori scoperte scientifiche del 2020. Ma procediamo per gradi: sono sempre maggiori le segnalazioni di coppie o intere famiglie in cui una persona si ammala, il coniuge ed i figli prestano aiuto e soccorsi condividendo lo stesso appartamento ma non si ammalano mai pur non indossando alcun dispositivo di sicurezza.

Come è possibile? “Durante le infezioni sono diversi i fattori che influenzano la suscettibilità all’infezione e ne condizionano il decorso clinico: sa benissimo che nel Covid abbiamo gli asintomatici, i lievi sintomatici, i moderati gravi ed i gravissimi”, afferma al giornale.it il Prof. Giuseppe Novelli, genetista del Policlinico Tor Vergata di Roma e presidente della FondazioneGiovanni Lorenzini di Milano, capogruppo del team italiano degli scienziati di Tor Vergata insieme ad un gruppo di oltre 250 laboratori in tutto il mondo il cui coordinatore principale è il professor Jean Laurent Casanova della Rockfeller University di New York. “Se il virus è lo stesso, cos’è che fa la differenza? È l’ospite, la persona. Non è soltanto la genetica in senso stretto ma anche fattori quali l’età, malattie concomitanti, l’obesità, questi sono i fattori di rischio principali. Oltre a questi, abbiamo le varianti genetiche rare, ognuno di noi è diverso e risponde in maniera diversa all’infezione”, ci dice Novelli.nullnullPUBBLICITÀnull

La risposta è nel Dna

“Abbiamo cominciato a vedere che le differenzegenetiche bisogna cercarle nel Dna delle persone”, sottolinea il genetista. Oltre a Tor Vergata, a livello mondiale sono nati dei consorzi internazionali, cioè studi molto grandi tra popolazioni diverse perché sono necessari grandi numeri. “Per prima cosa abbiamo studiato i casi gravi: in una curva ci sono gli estremi e quelli che stanno in mezzo. Gli estremi sono quelli più interessanti perché la genetica si focalizza sugli estremi per trovare le differenze”, afferma il Prof. Novelli. Il loro oggetto di studio si è focalizzato inizialmente sui pazienti estremamente gravi, le persone che finivano in terapia intensiva o quelle che poi sono morte trovando uno dei risultati più importanti dello scorso anno, citato anche dalla rivista Nature e, come detto, pubblicato su Science. Ma di cosa si tratta?null

Ecco i più esposti

“Cosa abbiamo trovato? Il 10-12% dei malati gravi di Covid ha delle differenze gentiche nella produzione dell’interferone, la prima molecola di difesa che produciamo quando ci infettiamo. La prima linea di difesa non sono gli anticorpi, sono le molecole che cercano di neutralizzare o bloccare il virus”, ci spiega Novelli. L’interferone è conosciuto da oltre 30 anni e non serve soltanto per il Covid ma è un antivirale generico. Il team di ricerca si è accorto che le persone che si ammalavano più gravemente non producevano interferone, “mancava la prima linea di difesa chiamata ‘immunità innata’, ed è importantissima: se è difettosa, è chiaro che il virus vive e trova terreno fertile”. La scoperta apre la strada a trattamenti personalizzati: potranno essere selezionati gli individui che hanno questo difetto e trovare delle terapie mirate anche a base di interferone.

Il gruppo sanguigno. “Tanti altri stanno cercando differenze genetiche di suscettibilità più o meno gravi: francesi e tedeschi hanno visto che il gruppo sanguigno 0 è più frequente in quelli che sono più resistenti ad ammalarsi mentre il gruppo A appartiene a quelli più suscettibili”, spiega il Prof.Novelli. Della differenza sui gruppi sanguigni ci occupammo qualche mese fa con un pezzo della collega Dardari (clicca qui). Tra i fattori di rischio, però, il gruppo sanguigno conferisce un rischio basso. “Anche se è una bella scoperta serve a poco, l’obesità e l’età costituiscono un rishio maggiore”.null

Errori congeniti della produzione e dell’amplificazione di IFN di tipo I dipendenti da TLR3 e IRF7 

Ecco i “resistenti”: il Covid “scappa via”

La cosa più significativa, però, va oltre. “Ci siamo accorti che oltre a queste 4-5 categorie ce n’è un’altra che potremmo definire dei resistenti, e sono quelle persone che sicuramente sono state esposte, quindi a contatto, con persone che hanno la malattia ma risultano negative al test”. I ricercatori pensano che si tratti di un cluster di individui resistenti i quali, pur essendo stati fortemente a contatto con la persona positiva al virus molto a lungo nel tempo come nel caso di un familiare o un coniuge e senza l’uso delle mascherine, non solo non si sono ammalati ma non hanno nemmeno preso il virus perché non sono asintomatici. “Si è dimostrato che c’è stata un’esposizione certa, il test molecolare ed il sierologico sono risultati negativi oltre a tutta una serie di criteri che servono ad identificare bene queste persone chiamate resistenti. Ne stiamo raccogliendo tanti in giro per il mondo per analizzarli geneticamente, mettere insieme i dati e vedere cosa viene fuori”, afferma Novelli.

“Variabilità individuale”. Come è possibile, da cosa dipende questa immunità? “È il bello della genetica, è quella che si chiama variabilità individuale delle persone che non è stata scoperta per il Covid ma esiste anche per molte altre malattie infettive come la tubercolosi, la lebbra, l’Aids. Ma è la nostra fortuna, si immagini se fossimo tutti uguali tra di noi, arriva il virus e ci fa fuori tutti”.null

“Stiamo studiando il Dna”

Lo studio deve ancora stabilire quali e quanti geni sono interessati in questo processo e quanto sono frequenti, cioè qual è la frequenza in popolazioni diverse, ancora non si sa. Per cominciare a studiare il Dna delle persone è stata necessaria l’autorizzazione del comitato etico: una volta ottenuta, si valutano alcuni criteri per includere o meno i pazienti. “Dal prelievo di sangue studiamo tutto il Dna e vediamo le differenze tra loro e quelli che si ammalano, abbiamo tutte le categorie e le mettiamo a confronto. Lo studio acquista senso con migliaia e migliaia di casi messi insieme. Lo stiamo realizzando in collaborazione con il Bambin Gesù di Roma”, ci dice Novelli, che sottolinea come sia importante valutare attentamente etnie e razze per trovare differenze come il caso dell’Aids. “Nell’Aids c’è un gene chiamato CCR5, è un gene particolare che conferisce resistenza. Questo gene è molto più frequente in Africa e meno in Europa e potrebbe aiutare a capire perché in Africa si ammalano di più”.

Ecco la suscettibilità genetica. Tutti noi abbiamo geni che danno una suscettibilità maggiore o minore, bisogna capire quali sono questi geni. “A cosa serve questo studio che stiamo facendo? A tre cose: stratificare le persone che si ammalano di più, cioè suddividerle ad alto rischio, rischio intermedio e basso rischio; ad un approccio importante verso la terapia personalizzata, oggi non abbiamo farmaci ma li avremo, ci sono almeno 384 studi clinici sul Covid per quanto riguarda farmaci antivirali, alcuni di questi potrebbero funzionare su alcuni gruppi e non su altri; infine, la terza ragione è che, scoprire quali sono i geni di resistenza, potrebbe portare allo sviluppo di nuovi farmaci come succede per l’Aids”, ci spiega Novelli.null

Qual è il “peso dei geni”. Il vaccino non serve a curare, serve per far prevenire la malattia a chi è sano. Ma chi si ammala? Anche i geni hanno un “peso”, una loro importanza specifica che dà rischi maggiori o minori di prendere l’infezione con differenze abissali. “Ci sono quelli che danno un maggior rischio e sono considerati “pesanti”: con rischio 1, ad esempio, significa che quelli con l’obesità hanno un rischo in più rispetto ad un altro, in questo caso il doppio; il gruppo sanguigno conferisce un rischio di 0,23 rispetto ad uno, quindi è poco. L’interferone, invece, conferisce un peso intorno a 10, dieci volte in più, che è tantissimo”, conclude Novelli.

(Intervista da il giornale)

Scuola: ritornano in classe gli 8 milioni di studenti e l’Italia passa in giallo

A casa solo le superiori in Sicilia. Oggi rientro in 7 Regioni

Ritorno a scuola per 8 milioni di studenti © ANSA

Tutti di nuovo in classe da oggi i circa 8 milioni di studenti italiani, compresi i 2,5 milioni delle superiori anche se con percentuali che vanno dal 50 al 75% in presenza, come prevede l’ultimo Dpcm. A rimanere a casa un’altra settimana sono solo gli studenti delle scuole superiori della Sicilia, diventata ‘arancione’, dove oggi ritorneranno tra i banchi i ragazzi della seconda e terza media (per tutti gli altri la scuola era rimasta in presenza anche nei giorni scorsi).

Ultime in ordine di tempo a far ritornare i ragazzi delle superiori nei loro istituti sono, oggi, le Regioni Sardegna, Calabria, Puglia, Basilicata, Veneto, Campania, Friuli Venezia Giulia per un totale di 976.668 studenti che si aggiungono ai 144.974 delle medie in Sicilia. 

Nel Veneto però c’è una novità: sono stati tolti dalle aule e rimessi in magazzino i banchi a rotelle acquistati nei mesi scorsi dal Governo per facilitare il distanziamento tra gli studenti in classe.

La ragione principale dell’accantonamento dei banchi anti-Covid sarebbe che favoriscono l’insorgere di mal di schiena nei ragazzi, come ha riferito l’assessore regionale all’istruzione, Elena Donazzan.

La riapertura delle scuole è salutata come una vittoria della ministra Lucia Azzolina che si è sempre battuta per il rientro degli studenti in classe e intorno alla quale il M5S fa quadrato usando parole che sembrano blindare la titolare del dicastero dell’Istruzione anche per il prossimo governo: “Domani tanti ragazzi delle superiori torneranno a frequentare la scuola – affermano gli esponenti del M5S in commissione Istruzione al Senato – Per noi è un passo importante, ottenuto anche grazie al lavoro della ministra Lucia Azzolina e al suo impegno per riportare i ragazzi in presenza. I giovani, la formazione, la cultura digitale sono temi identitari per il Movimento. E così la scuola, che questi elementi li custodisce tutti, e che è un elemento fondamentale nella nostra agenda dei prossimi anni. La scuola ha bisogno di continuità e deve mantenere la centralità che le è stata faticos

Sanremo: Rai, nessuna esclusione per Fedez-Michielin

”Durata interpretazione del video estremamente ridotta”

 © ANSA

Nessuna esclusione per Fedez-Michielin dal Festival di Sanremo. ”A seguito del video postato su Instagram da Fedez nella giornata del 30 gennaio scorso, contenente alcuni secondi del brano presentato insieme a Francesca Michielin, in gara per il Festival sezione Big, l’Organizzazione del Festival e la Direzione Artistica di Sanremo 2021, pur esprimendo serio biasimo per l’accaduto, non ritengono di dover prendere alcun provvedimento in merito”. ”La durata dell’interpretazione nel video – postato e successivamente cancellato dall’artista – risulta infatti essere estremamente ridotta e tale da non svelare di per sè il brano, che non puo’ considerarsi diffuso e che mantiene quindi la caratteristica di novità richiesta dal regolamento della manifestazione”, conclude la Rai.

Consultazioni: Renzi, faremo la nostra parte ma su un documento scritto

Alle 10 sarà la volta del nuovo gruppo, l’ultimo a dialogare con Fico, quello degli europeisti

© LaPresse

I Cinque Stelle, il Pd e Leu ‘blindano’ Giuseppe Conte. Matteo Renzi, invece, si tiene ancora le mani libere, chiedendo un approfondimento sui “contenuti”, e un “documento scritto” sul programma, ricordando che per Italia Viva “le idee vengono prima dei nomi”.

E confermando la sua preferenza per “un governo politico ad uno istituzionale”. Una mossa che inevitabilmente complica la trattativa per il futuro governo. Tuttavia l’impressione alla fine della prima giornata di consultazioni del presidente Fico è che Renzi abbia sminato la bomba mes e mostrato un certo ottimismo sul fatto che “nell’interesse degli italiani un punto di caduta” possa essere trovato. Un punto importante a favore del lavoro di Fico è che si sia iniziato a lavorare concretamente sul programma. Insomma, sembra partire nelle difficoltà previste il compito del Presidente della Camera Roberto Fico di “esplorare” la possibilità di avere un nuovo governo solido, frutto di una intesa all’interno della ex maggioranza giallorossa. Ma siamo solo al primo giorno di un confronto che probabilmente tra alti e bassi, andrà avanti sino a martedì. Nei suoi uffici a Montecitorio, Fico avvia le consultazioni con tutte le forze dell’ex maggioranza giallorossa per assolvere il mandato ricevuto ieri dal Presidente della Repubblica. Un calendario dei lavori fitto: dalle 16 sino alle 21, prima Movimento Cinque Stelle, poi Pd, quindi Italia Viva e infine Leu. Alle 10 sarà la volta del nuovo gruppo, l’ultimo a dialogare con Fico, quello degli europeisti.

Il capo politico dei Cinque Stelle, Vito Crimi, definisce “indiscutibile” l’indicazione del Movimento a favore di Giuseppe Conte. Quindi avanza alcune richieste: “Abbiamo posto l’esigenza che si lavori a un cronoprogramma dettagliato in temi e tempi, che dia comunicazione certa del lavoro che il governo dovrà fare, e che dovrà essere solennemente sottoscritto da tutte le forze che parteciperanno al governo”. Poi pianta un paletto chiaro sulla strada del confronto: “Abbiamo chiesto che siano accantonati alcune temi, strumentali e divisivi, penso al Mes” e “prendere atto che non c’è una maggioranza” che lo appoggia e quindi che “venga tolto dall’agenda e ci si concentri sulle questioni che hanno un sentire comune e siano più importanti”. Anche il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, prima di incontrare Fico, ribadisce su Fb che il suo nome secco Conte, definito come “la sola personalità capace di raccogliere i consensi necessari”. Ora è necessario, aggiunge il leader dem, “sviluppare in queste ore quel confronto programmatico richiesto da tutti e che noi ci auguriamo sia franco, approfondito e privo di strumentalità e di confusi diversivi e obiettivi politici. Mantenere la dignità della politica è un tutt’uno con la ricostruzione di un governo ampio fondato su un programma vincolante e strategico”, insomma rilancia un patto di legislatura. Quindi punzecchia implicitamente Matteo Renzi, ricordando “la distanza ormai quasi insopportabile tra il sentimento degli italiani e le loro preoccupazioni quotidiane e un dibattito politico ai più incomprensibile, chiuso in se stesso, in alcuni casi mosso da soli interessi personali o di partito”. Dopo il colloquio con Fico, sempre Zingaretti chiede “lealtà” a tutti gli alleati e “un patto di legislatura”, perchè, conclude, “questo punto non si può davvero sbagliare”. Infine, la posizione di Matteo Renzi, che senza indicare nomi di premier chiede che si parli prima di “contenuti” e che è necessario “un documento scritto”. Quanto al Mes, e alla richiesta dei Cinque Stelle di non parlarne, Renzi usa toni più cauti che nel passato: “Se il M5s è contrario cercheremo di capire le ragioni e di affrontare tutti i punti in discussione, non solo sul Mes. Se siamo disponibili a trovare soluzioni sul Mes lo siano anche gli altri”.

Covid: Italia lunedì quasi tutta gialla, 5 regioni arancioni

Aprono musei e ristoranti. Si torna in classe alle superiori, tranne in Sicilia

Torino © ANSA

Un caffè al bar, magari seduti e non fuori al freddo, un pranzo al ristorante e soprattutto, dopo molti mesi, una visita a un museo o a una mostra. Ancora poche ore e quasi tutta l’Italia lunedì mattina si sveglierà in ‘giallo’, con un allentamento dei divieti che alleggerirà il clima pesante respirato nelle ultime settimane a causa di un indice Rt elevato che finalmente si è abbassato.

Complice anche una nuova interpretazione del Dpcm che ha eliminato la terza settimana di ‘osservazione’ per passare nella fascia di minor rigore, interpretazione sollecitata dai governatori pressati dalle categorie ‘vittime’ della stretta. Meno consolatoria la situazione della Sicilia e della Provincia autonoma di Bolzano che diventeranno arancioni, mentre Puglia, Sardegna e Umbria lo resteranno. E nonostante la Campania sarà gialla, Torre Annunziata si dichiara arancione.

Conferenza stampa del 29 gennaio sull’analisi dei dati del Monitoraggio Regionale COVID-19

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Cambiano i colori e anche le regole: nelle regioni ‘gialle’ sarà consentito muoversi liberamente tra i comuni ma sarà ancora vietato, fino al 15 febbraio e per tutti, spostarsi da una regione all’altra. Resta il coprifuoco dalle 22 alle 5 che si può infrangere per “comprovate esigenze”, motivi di lavoro, salute ed emergenze. L’autocertificazione è necessaria solo dopo le 22. Nella zona gialla i bar resteranno aperti dalle 5 alle 18, dopo è vietato l’asporto dai locali senza cucina. Anche i ristoranti saranno aperti fino alle 18, dopo è permessa la consegna a domicilio e fino alle 22 è possibile comprare cibo da asporto. Sarà inoltre possibile visitare un museo o ammirare una mostra dal lunedì al venerdì ma non nei festivi e comunque con ingressi contingentati. Aperti nei giorni feriali i centri commerciali: di sabato e nei festivi farmacie, tabaccherie, edicole e alimentari situati al loro interno resteranno comunque aperti. Nelle regioni situate in fascia arancione bar e ristoranti saranno chiusi: per i bar è consentito l’asporto fino alle 18 nei locali provvisti di cucina; per i ristoranti è permesso l’asporto e la consegna a casa. Gli spostamenti possono avvenire solo all’interno del proprio comune; si può uscire dal comune solo per motivi di salute, lavoro, necessità e urgenza. E’ infine consentito recarsi in due da parenti o amici dalle 5 alle 22.

Lunedì intanto si torna in classe alle superiori in tutta Italia tranne in Sicilia dove gli studenti saranno in aula tra una settimana. Dunque il 1° febbraio, secondo i numeri di Tuttoscuola, saranno a scuola non meno di 7 milioni di alunni.

Covid: 14.372 positivi, 492 vittime. il tasso di positività stabile al 5,2%

In calo terapie intensive e ricoveri. Sono 275.179 i test effettuati

Il Covid Hospital di Casalpalocco a Roma © ANSA

La curva dei contagi da SarsCov2 in Italia non inverte il trend e, nonostante le fisiologiche oscillazioni giornaliere, si mantiene su numeri ancora troppo alti e sostanzialmente stabili.

Sono infatti 14.372 i test positivi nelle ultime 24 ore(contro i 15.204 di mercoledì), mentre le vittime sono 492 rispetto alle 467 del giorno precedente. Un quadro che, secondo gli esperti, richiede misure più restrittive rispetto alle attuali ma che non sempre si rispecchia nella scelta dei colori per le regioni – in base al livello di rischio – basata “su diverse considerazioni che non sono solo quelle epidemiologiche”.

I numeri, dunque, evidenziano come persista una circolazione sostenuta del virus.

Oltre 300 vini e distillati in consegna entro un'ora

Il tasso di positività è infatti del 5,2%% (ieri era del 5,17%) a fronte di 275.179 test per il coronavirus (molecolari e antigenici) effettuati sempre nelle ultime 24 ore (contro i 293.770 di ieri). I casi totali da inizio epidemia sono ora 2.515.507, i morti 87.381.

Calano leggermente i ricoveri in terapia intensiva, pur non scendendo sotto i 2.000: diminuiscono di 64 unità nel saldo tra entrate e uscite rispetto a ieri e in totale in rianimazione ci sono attualmente 2.288 persone. Nei reparti ordinari sono invece ricoverati 20.778 pazienti, in calo di 383 unità rispetto a ieri. Le regioni che fanno registrare il maggior numero di test positivi nelle ultime 24 ore sono la Lombardia (2.603), la Campania (1.313), l’Emilia Romagna (1.265). Il Veneto ha fatto invece registrare solo 572 casi.

“Al momento – spiega all’ANSA Giuseppe Arbia, professore di Statistica economica all’Università Cattolica Sacro Cuore di Roma e curatore del sito COVSTAT sull’andamento pandemico – la curva dei contagi non sta dunque ancora invertendo il trend, rimanendo sostanzialmente stabile su valori alti. Da circa 20 giorni, infatti, gli indicatori principali sono pressochè costanti ed il 6 gennaio avevamo gli stessi morti di oggi registrati sulla media settimanale”.

Governo: secondo giorno di consultazioni. Renzi: ‘Dopo i veti ci dicano se ci vogliono’

Ripresi nel pomeriggio gli incontri. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha visto prima il gruppo parlamentare Liberi e Uguali 

© EPA

Matteo Renzi dice no all’ipotesi di un incarico immediato a Giuseppe Conte per formare un nuovo governo subito. Prima, dice al capo dello Stato, bisogna chiarire se Pd e M5s vogliono ancora Italia viva in maggioranza.

Si allontana così la soluzione della crisi. Il leader di Iv non pone un veto sul nome di Conte ma il suo auspicio è che si affidi un mandato esplorativo a una personalità terza per verificare se ci siano le condizioni di rimettere insieme la maggioranza, poi tutte le strade saranno aperte. E’ lui, dice Nicola Zingaretti al Quirinale, l’unico “punto di sintesi” possibile. Ma Renzi, dopo aver avuto un colloquio telefonico con il premier dimissionario, non esclude altre soluzioni. ‘Fare presto, fare bene, fare lietamente’: cita Paolo VI il leader di IV e assicura di essere pronto a un governo politico e in subordine anche istituzionale ma vuole sapere se i veti sul suo partito siano caduti. Non esiste un’altra maggioranza possibile secondo il leader di Italia Viva e i fatti lo dimostrerebbero.

La seconda giornata di consultazioni

Per questo, nonostante la “guerra del fango” degli ultimi 15 giorni, la soluzione alla crisi passa per il confronto con Iv, dice: Pd e M5S “devono capire se vogliono stare o no con noi”. E un eventuale mandato esplorativo a una figura istituzionale potrebbe servire proprio a prendere ancora tempo e a riaprire il dialogo. Dopo Italia Via, tocca al Partito democratico andare a colloquio con Mattarella: la scena cambia, i volti sono tesi, le parole misurate e stringate. Nicola Zingaretti ribadisce il sostegno dei Dem al premier dimissionario. Una “soluzione rapida”, è quanto vuole il Nazareno per uscire dal “momento buio”, che pure il Pd “ha cercato di contrastare” in ogni modo. Pochi minuti di dichiarazione e poi la delegazione Dem scivola via dal salone del Quirinale senza rispondere alle domande dei cronisti. Devono ancora salire al Colle il Movimento cinquestelle e il centrodestra ma l’attesa ora è tutta per le scelte di Sergio Mattarella, che potrebbe decidere di affidare l’incarico esplorativo ad una personalità terza, istituzionale.

Le posizioni degli altri partiti:

– Liberi e Uguali – “Abbiamo comunicato al presidente Mattarella la nostra disponibilità a proseguire la esperienza di governo con il presidente Conte, fondata sull’alleanza tra M5S, Pd,e Leu come nel 2018 e che possa allargarsi a chi crede nei valori costituzionali ed in una Ue solidale”. Lo ha detto Federico Fornaro di Leu al termine dell’incontro al Quirinale con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

La prima forza politica a salire al Colle è stato il gruppo delle Autonomie. “Abbiamo una preferenza per un eventuale Conte Ter. Abbiamo avuto una buona esperienza con Conte che ci ha sempre dato una mano. Pensiamo sia un punto di equilibrio tra tutti i partiti che formano questo governo e senza di lui è difficile avere una stabilità”,  ha detto Julia Unterberger del Gruppo “Per le Autonomie” al Senato al termine dell’incontro con il presidente della Repubblica. “Abbiamo confermato al presidente Mattarella il sostegno per qualsiasi formazione purchè sia fortemente europeista e abbia nel programma la tutela delle minoranze linquistiche e delle autonomie speciali. Il Paese non ha bisogno di una crisi. Si deve trovare una soluzione politica e non un governo tecnico”, ha aggiunto. Ora è la volta del gruppo Misto.

– Misto Senato – “Abbiamo con molta chiarezza dato la nostra indicazione nel senso del presidente Conte: riteniamo indispensabile e necessario costruire intorno a lui e rinforzare la maggioranza e certamente allargarla su temi molto chiari e per portare a compimento il recovery fund. E’ necessario per il Paese che Conte possa continuare in Ue il lavoro importante che è stato fatto ed ha prodotto cambiamenti”, dice Loredana De Petris del Gruppo Misto al Senato al termine dell’incontro al Quirinale con il quale è andata insieme anche al leader di Leu Pietro Grasso. “Il nostro giudizio sull’affidabilità di Iv è abbastanza critico – ha aggiunto – non possiamo essere alla mercè di posizioni poco chiare e comprensibili e poco collegate all’azione di governo. Bisogna garantire la stabilità senza continue contrattazioni”. “Questa crisi ha lo scopo di scompaginare il quadro politico e spaccare una maggioranza che ha dimostrato di lavorare bene. L’alleanza tra il Movimento Cinque Stelle, il Pd e Leu va difesa non solo per il presente ma per il futuro. Non consentiremo che i giochi dei prossimi giorni mettano in discussione questa prospettiva”, prosegue Grasso.

 Misto-Radicali +Europa – “Abbiamo manifestato al presidente Mattarella con chiarezza che non siamo disponibili a nessun tipo di continuitàma siamo disponibili a discutere di contenuti con un nuovo eventuale presidente incaricato con un autorevole profilo europeista e riformatore con una maggioranza più ampia e pari a quella che nella Commissione Ue sostiene Ursula Von Der Leyen”, dichiara invece Emma Bonino di +Eu al termine dell’incontro al Quirinale.

– Misto Camera –  “Abbiamo manifestato al presidente Mattarella una generale preoccupazione per una crisi che non ci voleva, Come componente delle minoranze linguistiche auspico la formazione di un governo stabile con maggioranza solida. Per noi è essenziale che sia un governo europeistico con una sensibilità molto alta per le autonomie e le minoranze linguistiche”, dice il dpeutato Manfred Schuullian al termine dell’incontro al Quirinale. “Serve una maggioranza stabile che guarda alla Ue. Un reincarico a Conte ci sembra necessario in quanto unico punto di equilibrio possibile in questa legislatura. Ci affidiamo alla saggezza del presidente Mattarella che si è dimostrato capace di iniziative adeguate”, osserva Bruno Tabacci della componente Centro democratico

– Gli ‘Europeisti’ – “Abbiamo come punto di riferimento il premier Conte: per noi è l’unica soluzione per poter continuare ad andare avanti in questa legislatura”, dice Ricardo Merlo al termine dell’incontro al Quirinale. “Un reincarico a Conte è necessario. In questa pandemia lui è già ‘up to date'”, aggiunge Gregorio De Falco.

Governo: al via le consultazioni al Quirinale. Pd-M5S: ‘Reincarico a Conte’. Ma Iv alza la posta sui nomi

Il primo colloquio con la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, poi con il presidente della Camera, Roberto Fico

© ANSA

Al via le consultazioni del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la formazione del nuovo governo. Il primo colloquio al Quirinale è stato con la presidente del Senato Elisabetta Casellati, duratocirca mezz’ora.

Da quanto si apprende è stata una conversazione molto fitta e interlocutoria. Al termine, Casellati ha scelto di non rilasciare dichiarazioni alla stampa in considerazione della fase delicata per il Paese e per la politica e nel rispetto della prassi istituzionale. Del resto è proprio al Senato che da tempo si gioca la partita più complessa e rischiosa per il governo, visti i numeri risicati della maggioranza nella camera alta. Poi al Colle il presidente della Camera Roberto Fico: “Siamo tutti al lavoro per il bene del Paese”, ha detto al termine del colloquio. 

Poco prima che si avviassero le consultazioni, il presidente della Repubblica ha salutato i giornalisti presenti al Quirinale in presenza drasticamente ridotta a causa delle misure anti-Covid. La stampa accreditata attendeva nel Salone delle feste, una sistemazione inusuale visto che per consuetudine i cronisti attendono nella Sala alla Vetrata. Il presidente ha incrociato i giornalisti recandosi verso lo studio dove lo attendeva la presidente del Senato Elisabetta Casellati. Il capo dello Stato si è avvicinato ai cronisti, seduti distanziati tra loro, e ha detto: “Ne approfitto per auguravi buon lavoro, è una situazione particolare ma siamo nel Salone delle feste”.

“Tirano in ballo il mio nome col chiaro intento di mettermi contro il presidente Conte. Sanno benissimo che sto lavorando al fianco con lui, con la massima lealtà, per trovare una soluzione a questa inspiegabile crisi”, ha detto, secondo quanto si apprende, il ministro Luigi Di Maio, commentando le parole dell’esponente Iv Teresa Bellanova. Nella stessa riunione Di Maio ha confermato l’intenzione del M5S di salire al Colle in occasione delle consultazioni facendo come “unico nome quello di Giuseppe Conte”.

“Noi non poniamo veti su Conte e non subiamo veti da nessuno ma sicuramente non c’è solo Conte. Quello che ci interessa è come si affronta la crisi. Non discutiamo gli uomini , discutiamo prima dell’impianto programmatico”, aveva detto detto la presidente di Iv ed ex ministro Teresa Bellanova a Tgcom24.

“Io condivido e chiedo il mandato sulla proposta a Mattarella di un incarico a Conte per dare vita ad un governo che raccolga il suo appello a un nuovo governo europeista che possa contare su ampia base parlamentare”, ha detto Nicola Zingaretti in direzione Pd. Anche grazie al Recovery plan “non dobbiamo avere come obiettivo di restaurare l’Italia che c’era prima ma costruirne una nuova. Per questo non si può consegnare a questa destra il nostro Paese”, ha aggiunto Zingaretti. 

“Il tema del rapporto con Iv non ha nulla a che vedere con il risentimento per il passato ma di legittimi dubbi fondati per il futuro – ha affermato ancora –. Nessun veto ma un aspetto politico da tenere in considerazione perché verremo giudicati in merito alla sincerità e credibilità delle parole per definire il governo che decideremo insieme di sostenere”. 

“Proviamo perché noi non abbiamo mai voluto o auspicato elezioni politiche anticipate e non le vogliamo ora”, ha detto Zingaretti. “Hanno fatto bene coloro che in questi giorni, dopo l’apertura della crisi al buio, hanno segnalato questo pericolo perché esso è reale. Segnalare per la strada il pericolo di una buca è l’opposto della volontà di volerci finire dentro”. 

La direzione nazionale del Pd, riunita in via telematica, all’unanimità ha espresso voto favorevole sull’ordine del giorno presentato e sulla relazione del segretario Zingaretti. Alla delegazione Pd viene dato mandato di proporre al presidente della Repubblica l’incarico a Conte. 

“Il M5S è compatto intorno alla figura di Giuseppe Conte ma è evidente che, da fuori, qualcuno sta cercando di dividerci”, sottolineano fonti di primo piano del M5S in merito ai rumors sull’ipotesi di un premier 5 Stelle, con particolare riferimento al ministro degli Esteri Luigi Di Maio. Per Patuanelli, commentando le ipotesi di un premier alternativo, a 5 Stelle, rimbalzate nelle dichiarazioni di alcuni esponenti politici nel corso della giornata, “pensano di poterci usare contro Conte, si sbagliano”, ha detto il ministro per lo Sviluppo Economico.

LA RELAZIONE DI NICOLA ZINGARETTI

Alessandro Di Battista a “Accordi e Disaccordi”, su canale Nove, ha detto, in serata, che “Conte ha tirato una linea che condivido, occorre portarla fino alla fine perché credo che così ci saranno delle sorprese. Con coraggio. Il Paese non sta bene, oggi è disonesto minarlo, Mi rivolgo anche ai parlamentari di IV, perché per me Renzi è una “cosa”, non è neanche un mio problema. Per me Renzi deve restare fuori dalla porta”. 

In un video su Facebook Matteo Renzi, leader di Iv dice che “per fare politica occorre studiare, conoscere e fare proposte. A noi sta a cuore l’Italia e l’Italia deve ripartire adesso. Solo una cosa non ci possiamo permettere, non vivere questa crisi come una grande opportunità per ripartire. O prepariamo adesso la ripartenza o buttiamo via questa opportunità. Noi continueremo a testa alta a parlare di contenuti e se altri parlano di poltrone, polemizzano sul carattere e ci attaccano con fake news, non è un nostro problema. Noi teniamo la barra dritta, a viso aperto, sulle cose che servono all’Italia non a noi”. Nel video Renzi ha spiegato che in Italia ci sono tre emergenze da affrontare subito: quella economica, il piano dei vaccini e la scuola. Per tutte e tre occorre “predisporre tutto ora” per poter ripartire. “Mi direte – afferma Renzi – che non ci sono i vaccini: è vero ma bisogna predisporre tutto ora per poter effettuare una vaccinazione di massa quando arriveranno” perché si uscirà anche dalla crisi economica solo una volta raggiunta l’immunità di gregge. Anche per la scuola occorre organizzare tutto sin da ora, perchè “la Dad non è la soluzione”. Quindi “bisogna riuscire a mettere i professori in prima fila nelle vaccinazioni”. “A noi sta a cuore l’Italia – ha insistito – e solo predisponendo ora questi passi possiamo ripartire”.

“Mentre in Parlamento assistiamo a un autentico scandalo, al tentativo di far passare delle persone non su un’idea ma su una gestione opaca delle relazioni personali e istituzionali, assistiamo alla creazione di gruppi improvvisati, noi siamo qui a dire con forza che, grazie a Teresa, Elena e Ivan, abbiamo rinunciato alle nostre poltrone perché vogliamo far prevalere le nostre idee”.

“Il Pd ha guardato con simpatia e aiutato la nascita di un gruppo europeista, è importante in termini di logica politica e può essere che il gruppo possa attrarre altri favorevoli a questa nuova avventura governativa, ma che non hanno il luogo fisico in cui sedersi. Io penso che anche la maggioranza precedente fosse risicata, quindi abbiamo l’esigenza di allargarla. Ben venga il nuovo gruppo e ben venga la riapertura del dialogo tra Conte e Renzi su patti chiari”. L’ha detto Andrea Marcucci, presidente dei senatori del Pd, a ‘L’aria che tira’ su La7.

Alla domanda se Marcucci sappia se si è riaperto il dialogo fra il premier dimissionario e il leader di Italia Viva, il senatore ha risposto: “Non lo so, però credo che se ci sarà, come auspico un re-incarico a Conte, ci sarà un confronto con tutte le forze politiche” ricordando che “la critica rispetto alla responsabilità dell’apertura della crisi è stata unanime dentro il Pd, poi ci sono le considerazioni politiche e deve prevalere l’interesse del Paese”.

Intanto al Senato si è costituito il nuovo gruppo parlamentare Europeisti Maie Centro democratico“. I componenti sono: Maurizio Buccarella, Adriano Cairo, Andrea Causin, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Raffaele Fantetti, Gianni Marilotti, Riccardo Merlo, Mariarosaria Rossi e Tatjana Rojc. Si tratta di 10 parlamentari. Fantetti sarà il presidente del gruppo, Causin il vice presidente. Merlo chiede che anche il nuovo gruppo parlamentare venga convocato al Colle per le consultazioni. E “al presidente della Repubblica – assicura – avanzeremo la proposta di un nuovo governo Conte, perché è lui il nostro punto di riferimento”. Non aderisce la senatrice Sandra Lonardo: “Non avevo rifiutato la proposta in sè, ma poi ho scoperto che il gruppo si sarebbe chiamato Maie-Centro democratico con una particolare attenzione quindi a una forza politica esistente come quella di Tabacci. Non ho niente contro di lui e il Cd ma io sono di una componente diversa. A quel punto il progetto non mi convinceva e non ho aderito”. “Ho proposto di togliere il nome Cd tornando solo al Maie o di aggiungere ‘Noi campani’ (lista e associazione politica fondata dal marito Clemente Mastella per sostenere il centrosinistra in Campania, ndr) a cui tengo molto – aggiunge – ma non è stato così. Comunque auguro lunga vita a questo gruppo”. La senatrice ribadisce comunque il proprio sostegno all’attuale maggioranza. E dicono no i parlamentari di ‘Cambiamo-Idea’ Gaetano Quagliariello e Paolo Romani e dell’Udc con Antonio De Poli. 

“Dopo un confronto aperto sui temi e le proposte che abbiamo portato avanti fin dall’inizio del nostro mandato parlamentare, abbiamo deciso di aderire alla componente del Gruppo Misto Centro Democratico“, hanno annunciato deputate del Gruppo Misto Piera Aiello e Alessandra Ermellino, elette nel M5S. La componente Cd del Misto con le nuove entrate arriva a quindici deputati.

E il centrodestra incalza con il leader della Lega Matteo Salvini che dice “mai un governo con il Pd”. Sullo sblocco della crisi politica, dichiara, “la questione non sono i nomi. Per fare cosa? Se si mette al centro il taglio delle tasse, l’apertura dei cantieri, il salvataggio dell’Ilva, il rilancio di Alitalia e Mps, noi ci siamo. Se qualcuno ci da una mano a salvare quota 100, tagliare le tasse e aiutare le famiglie, noi ci sediamo al tavolo con tutti”.  “Un governo con il Pd che vuole azzerare quota 100 e tornare alla legge Fornero, per me è impossibile”, assicura Salvini. “Mi rifiuto di pensare a un governo Pd-5 Stelle-Leu Boldrini e Forza Italia, mi rifiuto io a nome di Forza Italia per il bene che voglio a Silvio Berlusconi, a FI e per l’idea del centrodestra che governa la maggioranza dei comuni e delle regioni nel Paese. La domanda non è con chi, ma per fare cosa”, ha detto in serata Salvini rispondendo a una domanda sull’ipotesi di un’entrata di FI come unica forza del centrodestra, in un governo di unità nazionale, durante un convegno online sulla Shoah. E ha concluso: “No a governoni da Zingaretti a Di Maio, Boldrini e Berlusconi, non penso sia plausibile”.

A parte le elezioni anticipate, il piano B della Lega è solo un governo a guida centrodestra? “Certo, non credo ai governi tutti assieme appassionatamente, abbiamo visto che succede né credo ai governi contro qualcuno”, ha detto il leader Matteo Salvini. “Ora viviamo una surreale crisi di governo – ha continuato – perché questo governo Pd-M5s è nato per antitesi, sennò c’era il rischio che si andasse al voto e avrebbe potuto vincere Salvini. No ai governi ad esclusione, mi piacerebbe avere un governo per, non contro”.

Intanto la senatrice M5S Barbara Lezzi punta i piedi e ribadisce il no a Italia Viva. “Non ci sto – dichiara – Renzi deve restare fuori dal nuovo governo che deve essere presieduto da Conte. Non mi interessano le critiche sui transfughi, su Ciampolillo, su questo o su quello. Abbiamo detto mai più con Renzi e questo deve avere un valore. Deve avere un peso. E deve essere difesa la nostra intenzione”. “Confesso il mio disagio, il mio disorientamento nell’ascoltare colleghi che, in totale assenza di pudore, aprono a Renzi come se niente fosse successo” spiega la parlamentare vicina ad Alessandro Di Battista.

Marcucci: “Estendere la maggioranza”. Al Senato nascono gli ‘Europeisti’

Le consultazioni al Quirinale da oggi pomeriggio a venerdì 

Governo: Europeisti con 10 senatori, Fantetti presidente © ANSA

“Il Pd ha guardato con simpatia e aiutato la nascita di un gruppo europeista, è importante in termini di logica politica e può essere che il gruppo possa attrarre altri favorevoli a questa nuova avventura governativa, ma che non hanno il luogo fisico in cui sedersi. Io penso che anche la maggioranza precedente fosse risicata, quindi abbiamo l’esigenza di allargarla.

Ben venga il nuovo gruppo e ben venga la riapertura del dialogo tra Conte e Renzi su patti chiari”. L’ha detto Andrea Marcucci, presidente dei senatori del Pd, a ‘L’aria che tira’ su La7.

Alla domanda se Marcucci sappia se si è riaperto il dialogo fra il premier dimissionario e il leader di Italia Viva, il senatore ha risposto: “Non lo so, però credo che se ci sarà, come auspico un re-incarico a Conte, ci sarà un confronto con tutte le forze politiche” ricordando che “la critica rispetto alla responsabilità dell’apertura della crisi è stata unanime dentro il Pd, poi ci sono le considerazioni politiche e deve prevalere l’interesse del Paese”.

Intanto al Senato la presidente Elisabetta Casellati comunica che “si è costituito oggi il nuovo gruppo parlamentare Europeisti Maie Centro democratico“. I componenti sono: Maurizio Buccarella, Adriano Cairo, Andrea Causin, Saverio De Bonis, Gregorio De Falco, Raffaele Fantetti, Gianni Marilotti, Riccardo Merlo, Mariarosaria Rossi e Tatjana Rojc. Si tratta di 10 parlamentari. Fantetti sarà il presidente del gruppo, Causin il vice presidente. Merlo chiede che anche il nuovo gruppo parlamentare venga convocato al Colle per le consultazioni. E “al presidente della Repubblica – assicura – avanzeremo la proposta di un nuovo governo Conte, perché è lui il nostro punto di riferimento”. 

Non aderisce la senatrice Sandra Lonardo: “Non avevo rifiutato la proposta in sè, ma poi ho scoperto che il gruppo si sarebbe chiamato Maie-Centro democratico con una particolare attenzione quindi a una forza politica esistente come quella di Tabacci. Non ho niente contro di lui e il Cd ma io sono di una componente diversa. A quel punto il progetto non mi convinceva e non ho aderito”. “Ho proposto di togliere il nome Cd tornando solo al Maie o di aggiungere ‘Noi campani’ (lista e associazione politica fondata dal marito Clemente Mastella per sostenere il centrosinistra in Campania, ndr) a cui tengo molto – aggiunge – ma non è stato così. Comunque auguro lunga vita a questo gruppo”. La senatrice ribadisce comunque il proprio sostegno all’attuale maggioranza. E dicono no i parlamentari di ‘Cambiamo-Idea’ Gaetano Quagliariello e Paolo Romani e dell’Udc con Antonio De Poli. 

Intanto il centrodestra incalza con il leader della Lega Matteo Salvini che dice “mai un governo con il Pd”.  Sullo sblocco della crisi politica, dichiara, “la questione non sono i nomi. Per fare cosa? Se si mette al centro il taglio delle tasse, l’apertura dei cantieri, il salvataggio dell’Ilva, il rilancio di Alitalia e Mps, noi ci siamo. Se qualcuno ci da una mano a salvare quota 100, tagliare le tasse e aiutare le famiglie, noi ci sediamo al tavolo con tutti”.  “Un governo con il Pd che vuole azzerare quota 100 e tornare alla legge Fornero, per me è impossibile”, assicura Salvini. 

Intanto la senatrice M5S Barbara Lezzi punta i piedi e ribadisce il no a Italia Viva. “Non ci sto – dichiara – Renzi deve restare fuori dal nuovo governo che deve essere presieduto da Conte. Non mi interessano le critiche sui transfughi, su Ciampolillo, su questo o su quello. Abbiamo detto mai più con Renzi e questo deve avere un valore. Deve avere un peso. E deve essere difesa la nostra intenzione”. “Confesso il mio disagio, il mio disorientamento nell’ascoltare colleghi che, in totale assenza di pudore, aprono a Renzi come se niente fosse successo” spiega la parlamentare vicina ad Alessandro Di Battista.

– LO SCENARIO DELLA CRISI

Mostrare un progetto politico, una prospettiva, un orizzonte più largo. E’ il tentativo di Giuseppe Conte di non rassegnarsi ai numeri. In Senato i suoi pontieri lavorano perché si materializzi in tempo per le consultazioni quel nuovo gruppo che dia legittimità politica al tentativo di un incarico “ter”. “Liberaldemocratici e ambientalisti europeisti”, è il nome ipotizzato per il gruppo, mentre il premier dimissionario via Facebook lancia l’ultima chiamata ai responsabili ‘in sonno’. Ma anche a Matteo Renzi: a lui sembra tirare ‘l’amo’ della riforma costituzionale con la sfiducia costruttiva.

In una prospettiva di legislatura, il premier apre a tutti coloro che ci stanno. Con un’apertura che prova a rimettere insieme e motivare una maggioranza che in Consiglio dei ministri e nelle segreterie dei partiti si mostra ancora compatta, ma che in Parlamento inizia a mostrare tentennamenti sul nome del presidente del Consiglio. E con una postilla ‘istituzionale’, sull’augurio che l’Italia rialzi la testa “al di là di chi la guiderà”, che le fonti parlamentari più maliziose leggono già come una disponibilità a un passo di lato. La strada del reincarico, nel giorno delle dimissioni, appare in salita. Lo si avverte nel pessimismo che serpeggia tra i ministri e nei gruppi di maggioranza, tra le cui fila nomi diversi da Conte circolano anche come antidoto alla paura delle urne. A dar corpo ai timori è l’atteggiamento critico con cui la delegazione di Italia viva si presenta al Quirinale. Le carte restano coperte, come del resto quelle di tutti i giocatori della partita per il nuovo governo. Ma la critica di Renzi a Conte, nelle aule parlamentari e in tv, è stata così distruttiva che gli (ex) alleati non mostrano dubbi sul fatto che il senatore di Rignano, se potesse, al Quirinale indicherebbe il nome di un altro premier. Lui per ora inverte l’onere della prova e sfida Conte a mostrare di potersi riprendere Iv in maggioranza. La condizione è “cambiare nel metodo e nel merito”. Come a dire: un ruolo di Conte ridimensionato rispetto ai partiti della sua maggioranza e pari peso di Iv.

Se Mattarella darà al premier uscente un reincarico, si aprirà per il premier una partita assai difficile, sul programma e sulla squadra. A Palazzo Chigi si lavora fino all’ultimo, in asse con i pontieri di Pd e M5s, per allargare e sminare. L’obiettivo, finora mancato, è rendere Renzi non indispensabile al Senato. Nei corridoi parlamentari si ragiona però già del piano B, se al Quirinale una maggioranza così chiara per Conte non dovesse emergere. Il primo passo, secondo i rumors, sarebbe tentare la via di un nome M5s: si citano Stefano Patuanelli (super-contiano, in chiave alleanza col Pd), Roberto Fico (figura istituzionale, lascerebbe il posto a una personalità come Dario Franceschini), Luigi Di Maio (che da tempo viene citato come prima scelta di Renzi ma a più riprese ha smentito). Far uscire nomi ora è un modo per bruciali, dicono da Iv. Mentre dal M5s assicurano che la linea è unitaria sul nome di Giuseppe Conte. Ma nei gruppi pentastellati – già profondamente divisi sul ritorno di Renzi – sembra prendere corpo il fronte di chi non intende “consegnarsi” a Conte, anche in prospettiva futura. Anche dal Pd liquidano come voci infondate le ipotesi che si fanno su nomi come Dario Franceschini, Lorenzo Guerini, Roberto Gualtieri. “Non siamo noi a dare le carte – taglia corto una fonte Dem – in Parlamento i nostri gruppi valgono meno del 15% alla Camera e al Senato”.

Ma intanto la prospettiva “europea” fa tirare in ballo anche nomi finora fuori dalla mischia come David Sassoli o Paolo Gentiloni. I nomi di Marta Cartabia, Carlo Cottarelli o Luciana Lamorgese si fanno in una prospettiva elettorale, se le consultazioni dovessero fallire. E poi c’è chi cerca di immaginare un premier costruito su misura di una maggioranza Ursula, che includa anche Forza Italia e qui tornano i nomi dei ‘dialoganti’ Franceschini e Guerini. Ma sono temi del dopo, come anche il totonomi di un Conte ter con dentro anche Renzi ministro. Il primo giro di consultazioni si farà sull’ipotesi del “ter”: le delegazioni Pd, M5s e Leu faranno sicuramente il suo nome. Se fallisse, si aprirebbe la partita per un premier o una maggioranza alternativa. O, dice un sottosegretario Dem, più probabilmente la via delle urne, con Conte leader di un’alleanza contrapposta a quella di Salvini e Renzi ai margini.

Processo Ruby ter, ‘Per Berlusconi riposo assoluto’

Il legale: ‘Per condizioni in cui tuttora versa’. Ma la difesa comunque non ha presentato istanza di legittimo impedimento

 © EPA

Per le “condizioni di salute in cui tuttora versa” Silvio Berlusconi ha bisogno di un “periodo di riposo domiciliare assoluto per 15 giorni dal 19 gennaio”. Lo ha spiegato l’avvocato Federico Cecconi all’inizio dell’udienza del processo Ruby ter a Milano, depositando certificazione medica del professore Alberto Zangrillo successiva al ricovero dell’ex premier all’ospedale del Principato di Monaco da cui è stato dimesso il 15 gennaio.

La difesa comunque non ha presentato istanza di legittimo impedimento e il processo prosegue.

All’inizio dell’udienza del processo Ruby ter nell’aula della Fiera a Milano, il legale del leader di FI ha fatto presente di aver depositato ai giudici della settima penale certificazione medica firmata da Zangrillo “in cui si dà atto che per le condizioni di salute in cui tuttora versa si prescrive riposo domiciliare assoluto per 15 giorni a partire dal 19 gennaio”. Il difensore ha chiarito che sulla base della certificazione avrebbe potuto formulare istanza per chiedere il rinvio dell’udienza di oggi ma che la difesa, dopo aver parlato anche coi pm, ha deciso di non presentarla e di far svolgere l’udienza che prevede oggi dei testi ‘tecnici’ dell’accusa. Dunque, il deposito dei documenti medici, avvenuto anche nelle scorse udienze, ha chiarito Cecconi, è “quasi una sorta di monitoraggio processuale delle condizioni di salute” di Berlusconi. Il difensore ha fatto presente anche che a Bari di recente il processo sul caso escort sempre a carico di Berlusconi è stato rinviato a maggio proprio sulla base dei documenti medici. Sempre Cecconi ha spiegato che questa documentazione depositata oggi è successiva alle dimissioni del leader di FI dall’ospedale di Montecarlo che risalgono al 15 gennaio. Il processo milanese vede imputati Berlusconi e altre 28 persone, tra cui molte ‘olgettine’ che avrebbero preso soldi e altre utilità in cambio del silenzio sulle serate del ‘bunga-bunga’ ad Arcore. Le accuse sono corruzione in atti giudiziari e falsa testimonianza.

Crisi: Conte, dimissioni per governo di salvezza nazionale Pd e M5s sostengono il premier

Le consultazioni da mercoledì pomeriggio a venerdì

Il film della giornata

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte. ANSA/FILIPPO ATTILI/US PALAZZO CHIGI © ANSA

Giuseppe Conte ha consegnato le sue dimissioni nelle mani del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Conte è uscito in auto dal Quirinale dopo mezz’ora dal suo arrivo. Dopo il Colle, è stato a Palazzo Giustiniani per incontrare la Presidente del Senato, Elisabetta Casellati poi è andato alla Camera dei Deputati per il colloquio con il presidente Roberto Fico. Conte aveva già comunicato le dimissioni nel Consiglio dei Ministri di questa mattina.Un CdM che, a quanto si apprende, si è chiuso con un momento “molto affettuoso” e gli applausi dei ministri al premier.

“Ringrazio l’intera squadra di governo, ogni singolo ministro, per ogni giorno di questi mesi insieme”, avrebbe detto Conte.

IL MESSAGGIO DEL PREMIER CONTE SU FB – “La settimana scorsa, in Parlamento, il Governo ha ottenuto la fiducia in entrambe le Camere, ottenendo la maggioranza assoluta alla Camera dei Deputati e la maggioranza relativa al Senato. Il Paese, tuttavia, sta attraversando un momento davvero molto difficile. Da ormai un anno stiamo attraversando una fase di vera e propria emergenza. Le diffuse sofferenze dei cittadini, il profondo disagio sociale e le difficoltà economiche richiedono una prospettiva chiara e un governo che abbia una maggioranza più ampia e sicura“. “È il momento che emergano in Parlamento le voci che hanno a cuore le sorti della Repubblica.

Le mie dimissioni sono al servizio di questa possibilità: la formazione di un nuovo governo che offra una prospettiva di salvezza nazionale. Serve un’alleanza, nelle forme in cui si potrà diversamente realizzare, di chiara lealtà europeista, in grado di attuare le decisioni che premono”. “Per parte mia, anche in queste ore continuerò a svolgere gli affari correnti fino all’insediamento del nuovo governo. Continuerò a svolgere il mio servizio al Paese, con senso di responsabilità e con profondo impegno. Sono queste le caratteristiche che hanno caratterizzato il mio operato, quello dell’intero governo e delle forze di maggioranza che ci hanno sostenuto”. “L’unica cosa che davvero rileva, al di là di chi sarà chiamato a guidare l’Italia, è che la Repubblica possa rialzare la testa. Allora avremo vinto tutti, perché avrà vinto l’Italia. Quanto a me, mi ritroverete sempre, forte e appassionato, a tifare per il nostro Paese”.

Le consultazioni per la formazione del nuovo governo partiranno domani pomeriggio e si chiuderanno venerdì pomeriggio.Nella mattinata di domani il presidente Mattarella parteciperà alle celebrazioni della “Giornata della Memoria”. Poi la mattina di venerdì 29 gennaio parteciperà all’inaugurazione dell’anno giudiziario del 2021 presso la Corte di Cassazione.

Il Presidente della Repubblica si è riservato di decidere e ha invitato il Governo a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti.

“Dopo giorni di fango contro di noi, tutto è più chiaro. Non è Italia Viva ad aver aperto una crisi: è l’Italia che deve affrontare una crisi da far tremare i polsi”. Così Matteo Renzi nella sua E-News e aggiunge “il Governo Conte era nato per mandare a casa Salvini. Rivendico quella scelta. E ancora ricordo i ‘No, giammai’ del gruppo dirigente del PD che preferiva le urne a un nuovo Governo. Cambiando idea hanno permesso di evitare un esecutivo sovranista. Anche allora fummo criticati come lo siamo oggi. Forse in questa fase il massacro mediatico che abbiamo subito è stato persino peggiore. Ma voglio che tutti sappiano che chi sta in Italia Viva e chi la sostiene sceglie di lottare per il bene comune, non di appiattirsi sui luoghi comuni”. “Noi andremo al Quirinale senza pregiudizi – sottolinea – . Per noi la priorità è aiutare i cittadini a uscire da questa fase di stallo e di difficoltà non solo economica. Sprecare i soldi del Recovery, perdere tempo sui vaccini, ritardare il ritorno a scuola, vivere di sussidi sarebbero errori imperdonabili. Noi ci siamo”.

“È il momento della verità, in queste ore capiremo chi difende e ama la Nazione e chi invece pensa solo al proprio tornaconto. Il MoVimento 5 Stelle rimane il baricentro del Paese e insieme al presidente Giuseppe Conte offriremo il nostro contributo per la stabilità. Questo è il nostro impegno, a questo fine stiamo lavorando. Rendiamoci conto di ciò che sta succedendo in Italia”, ha scritto il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio sottolineando che Conte “ha appena rassegnato le dimissioni per via di una crisi di governo senza alcun senso”. Su Facebook il capo politico M5S Vito Crimi: “Siamo e restiamo al fianco del Presidente Giuseppe Conte, che ringraziamo per l’enorme contributo che ha dato al Paese e che, ne siamo certi, può ancora dare. Riteniamo che sia l’unica persona che in questa fase storica possa rappresentare la sintesi e il collante di questa maggioranza. Maggioranza che deve essere consolidata e rinforzata e che deve concentrarsi sulle priorità del Paese”. 

I capi delegazione del M5s Alfonso Bonafede, del Pd Dario Franceschini e di Leu Roberto Speranza avrebbero ribadito in Consiglio dei ministri il loro sostegno a Giuseppe Conte.

Abbiamo affrontato la pandemia e una delle fasi più difficili della storia repubblicana “al meglio delle nostre capacità e crediamo con molti risultati positivi, grazie alla guida del presidente Conte e al sostegno delle nostre forze politiche”, avrebbe detto, a quanto si apprende, Dario Franceschini in Cdm. “Questo cammino ci consente oggi di pensare a questa maggioranza anche in prospettiva, come una area di forze riformiste alleate non solo temporaneamente. Per questo è fondamentale salvare questa prospettiva anche nel percorso della crisi che abbiamo davanti”.

“Credo che il Pd abbia dimostrato di essere un partito di grandissima respnsabilità – così la vicepresidente del Pd Deborah Serracchiani allo speciale Tg1 -, il Pd è unito e c’è bisgno di essere un punto fermo in un percorso strettissimo e complicato. Abbiamo bisogno di rilanciare l’azione di governo e lo abbiamo detto anche prima di questa crisi che è incomprensibile. Il punto imprescindibile è Conte e bisogna allargare e rilanciare l’azione di governo”. “Nessuno può mettere veti a nessuno e in politica mai dire mai. La crisi è una battuta di arresto che ci preoccupa imemsamente, e prendiamo atto che lo steso Renzi ha detto che non ci debbano essere veti su Conte. Cerchiamo di fare ragionamenti solidi in tempi brevi”. 

“Per noi oggi l’ipotesi sul campo è reincaricare Conte, vedremo le indicazioni che daranno gli altri partiti e soprattutto ci atterremo alle indicazioni del capo dello Stato”. Lo dice Andrea Marcucci, capogruppo Pd al Senato, interpellato dai cronisti fuori da Palazzo Madama. A chi gli domanda se sia ‘Conte a tutti i costi’, risponde: “Non c’è un Conte a tutti i costi: io dico che il buonsenso ci deve guidare e ci guida oggi in quella direzione”, aggiunge.

“Il Pd sale al Colle con una posizione molto chiara. Prima di tutto viene l’interesse del Paese: bisogna fare presto e bene”. Lo ha detto il capogruppo Pd Graziano Delrio al Tg2. “Conte – ha aggiunto – è assolutamente un punto di equilibrio insostituibile per questa coalizione. Noi miriamo ad allargare la maggioranza perché le sfide che attendono il Paese meritano un governo solido, robusto che arrivi fino a fine legislatura”. Veti su Matteo Renzi? “Iv ha chiuso la porta a questo governo e aperto la crisi non tenendo presente i bisogni reale del Paese. Devono avvenire fatti che permettano un loro eventuale reingresso”.

“Mattarella – ha detto Ettore Rosato, coordinatore di Italia Viva, a Rai news 24 – ha in mano la regia per dare un governo più solido al Paese con un programma solido. Il governo non aveva più un programma, andava avanti solo con i decreti sull’emergenza. Una volta che si trova una sintesi sulle questioni programmatiche, prima di tutto il Recovery Plan e poi le riforme che l’Ue e le parti sociali ci chiedono, noi non mettiamo veti. Noi non abbiamo mai messo veti o preclusioni su nessuno, ma abbiamo evidenziato l’esigenza di grande chiarezza. E sono convinto che la chiarezza sia una esigenza non solo nostra ma anche degli altri partiti”. Iv al Quirinale farà il nome di Conte? “Non faremo un nome in particolare, chiederemo un governo davvero all’altezza della situazione. I nomi sono la conseguenza delle cose”. Lo ha detto Ivan Scalfarotto di Italia viva a Tagadà su La7.

“Andremo tutti insieme, anche i centristi, al Quirinale per dire no al Conte ter e affidarci al Presidente Mattarella”. Lo afferma Paolo Romanidi Cambiamo! lasciano il vertice di centrodestra che si è tenuto nel pomeriggio, durante il quale, secondo quanto si apprende, Silvio Berlusconi collegato in video avrebbe affermato: “Abbiamo dato prova di grande compattezza, sono d’accordo: andiamo tutti insieme“, riferendosi alle consultazioni che si terranno a partire da mercoledì con il Presidende della Repubblica, Sergio Mattarella. E in una nota congiunta diffusa al termine del vertice si legge: “Il centrodestra unito in tutte le sue componenti (Lega, Fi, FdI con rappresentanti di Udc, Cambiamo! – Idea e Noi con l’Italia) ha chiesto al Presidente della Repubblica di partecipare alle consultazioni con una delegazione unitaria. Nel corso del vertice, il centrodestra ha ribadito la necessità che l’Italia abbia in tempi rapidi un governo con una base parlamentare solida, una forte legittimazione e non, invece, un esecutivo con una maggioranza raccogliticcia. La coalizione è pronta a sostenere in Parlamento tutti i provvedimenti a favore degli italiani, a partire dai ristori e dalla proroga del blocco delle cartelle esattoriali. Ferme restando le posizioni già espresse al Presidente della Repubblica nel corso dell’ultimo incontro, il centrodestra si affida alla sua saggezza”.

“Nessuno disponibile al Conte ter. Proponiamo un governo autorevole altrimenti le urne, altrimenti il voto non è una bestemmia”. Così Maurizio Lupi al termine del vertice di centrodestra. “Noi siamo pronti: diamo la parola agli italiani” ha aggiunto Matteo Salvini.

Per Tajani, vicepresidente di Forza Italia, “la crisi è aperta, ci rimettiamo alla saggezza del capo dello Stato. Se tutti i migliori si mettono assieme per affrontare l’emergenza con un governo di unità nazionale stabile e serio” Forza Italia è d’accordo, “altrimenti per assicurare un governo serio lo strumento è il voto”. “Non c’è nessuna possibilità che Forza Italia esca dal centrodestra”, ha sottolineato.

“Stiamo raggiungendo l’accordo, insieme ai 5 senatori del gruppo Maie (Movimento per gli italiani all’estero, ndr) e altri che non fanno capo al gruppo Misto, dovremmo essere una decina”. A dirlo all’Ansa è il senatore Gregorio De Falco, ex M5s e ora al Misto e che ha appena chiesto di aderire al Centro democratico di Bruno Tabacci. “Stiamo discutendo. Si tratta di costruire il contenuto politico di un costituendo gruppo parlamentare – ha aggiunto in una pausa dell’incontro con gli altri senatori – che punta prima di tutto alla salvaguardia degli italiani in questo momento, e in vista della gestione dei fondi del Recovery”.

Un messaggio arriva ancha dal presidente Cei. La Chiesa “non è di questa o di quell’altra parte – ha detto il card. Gualtiero Bassetti -. Quello che ci sta a cuore è il bene di ogni persona e di ognuno insieme agli altri, quello di cui c’importa è la vita delle persone, quello che sosteniamo è il nostro Paese“. “Guardiamo con attenzione e preoccupazione alla verifica politica in corso in uno scenario già reso precario dalla situazione che stiamo vivendo. Auspichiamo che la classe politica collabori al servizio dei cittadini, uomini e donne, che ogni giorno in tutta Italia lavorano in operoso silenzio e che si giunga a una soluzione che tenga conto delle tante criticità”.

Il portavoce della Commissione europea, Eric Mamer, ha spiegato di”seguire gli sviluppi in Italia. Non commentiamo mai sugli sviluppi politici nazionali. Siamo ansiosi di continuare a lavorare con le autorità italiane sulle molte questioni che affrontiamo insieme e le iniziative che abbiamo intrapreso in questo periodo difficile”. 

Sulla questione è intervenuto anche l’Osservatore Romano per il quale “la crisi italiana si apre in un momento delicatissimo. Le sfide che attendono il Paese sono molte e complesse: dalla consegna all’Europa del piano definitivo sul Recovery Fund fino alla definizione della programmazione economica nel medio termine con il Def (Documento di economia e finanza), passando per tutta la serie di misure e incentivi per far ripartire l’economia prostrata dalla pandemia, come il blocco dei licenziamenti e la proroga della Cassa integrazione. Senza contare le scadenze elettorali amministrative, la legge elettorale, fino ad arrivare all’aggiornamento del piano vaccini”. 

I responsabili pensano ad un nome per il gruppo al Senato e alla Camera – Si accelera, in queste ore, sulla formazione del gruppo dei responsabili al Senato e alla Camera. E anche il nome del gruppo sarebbe, secondo qualificate fonti parlamentari, in dirittura di arrivo anche se chi lavora alla nuova formazione parlamentare mantiene il massimo riserbo sulla denominazione. Dalle stesse fonti, tuttavia, filtrano i riferimenti, anche politici, che potrebbero avere i responsabili: quello alla “liberaldemocrazia”, ai temi ambientali e all’Europa. In linea, quindi, con quella “coalizione Ursula” alla quale il governo uscente sta guardando per consolidare la maggioranza.

Domani Conte si dimette. Da perfetto sconosciuto ad avvocato del popolo

Scelto quasi per caso grazie alla sua amicizia con Bonafede, al suo attivo ha il Recovery plan da 209 miliardi: La defaillance dei navigator e il debito causato dal Covid

Alla fine ha preso atto. È stato scelto quasi per caso per il suo primo governo, per un’amicizia con il ministro attuale della Giustizia Alfonso Bonafede. Ha fatto il salto di qualità come politico di razza sfidando Matteo Salvini in Senato, due estati fa, e vincendo una partita che quasi tutti oggi gli riconoscono giocata con maestria. Ora si avvia, nelle sue speranze, verso un Conte ter, un nuovo governo, ancora da lui presieduto. Ma in questo caso gli interrogativi sono diversi e per la prima volta da 30 mesi in qui, da quando per la prima volta si è seduto sulla prima poltrona di Palazzo Chigi, Conte si trova di fronte al bivio più difficile della sua carriera politica: una crisi al buio, domani andrà al Quirinale, ma senza la certezza di uscirne di nuovo in sella all’esecutivo.

Governo: Conte potrebbe salire già oggi al Quirinale. Berlusconi: ‘Esecutivo di unità nazionale o urne’

Il premier Giuseppe Conte potrebbe recarsi già oggi al Quirinale per conferire con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Giuseppe Conte e Sergio Mattarella © ANSA

Sembra arrivata la giornata cruciale per i destini del governo dopo l’apertura della crisi con le dimissioni delle ministre di Italia Viva. Il premier Giuseppe Conte potrebbe recarsi già oggi al Quirinale per conferire con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

E’ quanto si apprende da fonti parlamentari della maggioranza.

Per tutta la mattinata, e già da ieri da parti della maggioranza ma anche da parlamentari indicati come possibili ‘responsabili’ è andato in scena il pressing per possibili ‘dimissioni-lampo’ del premier e l’avvio di un Conte ter. Intano scende in campo anche Silvio Berlusconi: “Nessuna trattativa – ribadisce – è in corso, né ovviamente da parte mia, né di alcuno dei miei collaboratori, né di deputati o senatori di Forza Italia, per un eventuale sostegno di qualunque tipo al governo in carica”. “La strada maestra è una sola: rimettere alla saggezza politica e all’autorevolezza istituzionale del Capo dello Stato – dice – di indicare la soluzione della crisi, attraverso un nuovo governo che rappresenti l’unità sostanziale del Paese in un momento di emergenza oppure restituire la parola agli italiani”. “Mi auguro che il Presidente del Consiglio sia consapevole dell’ineludibilità di questa strada“. Intanto è stata convocata, per questa sera alle 21, un’assemblea congiunta del M5S. Prevista la presenza del capo politico M5S Vito Crimi. 

L’Udc rimane fuori dai giochi dei ‘responsabili’. E’ questa la posizione condivisa dai parlamentari Udc in una riunione che si è svolta stamane nella sede nazionale del partito. I tre senatori dello Scudo crociato hanno votato all’unanimità NO alla fiducia del Governo e voteranno, in maniera compatta, NO alla relazione del ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede”, si legge in una nota diffusa dall’Ufficio stampa del partito.

E poche ore fa da fonti Pd è trapelato il ragionamento sulla mancanza di numeri a Palazzo Madama ‘pericolosa’ in particolare in vista della relazione del ministro della Giustizia e capo delegazione M5s Alfonso Bonafede. 

Si parla di dimissioni di Conte? Avrebbe già dovuto darle. C’è un piano vaccinale fermo, le scuole sono aperte in una città sì e una no, ci sono due milioni di posti di lavoro a rischio, e noi stiamo in ballo sugli umori di Conte, Di Maio, Zingaretti, e sulle trattative di Tabacci e Mastella. È irrispettoso, disgustoso, volgare, deprimente“, ha detto Matteo Salvini lasciato il Palazzo di Giustizia di Torino dove oggi ha preso parte all’udienza del processo in cui è chiamato in causa per vilipendio dell’ordine giudiziario.

Covid: superati i 99 milioni di casi nel mondo

Da oggi stop ai viaggi Europa-Usa. Gli Stati Uniti il Paese con il maggior numero di casi

Covid: superati i 99 milioni di casi nel mondo © EPA

I casi di coronavirus nel mondo si avvicinano a quota 100 milioni, secondi i dati della Johns Hopkins University. Per la precisione sono 99.192.353 le persone contagiate dal Covid-19 nei cinque continenti, mentre le vittime sono 2.129.403.

Il Paese con il numero più alti di casi restano gli Stati Uniti, oltre 25 milioni, seguiti da India, Brasile, Russia e Regno Unito. Il primo Paese Ue per numero di contagi è la Francia con 3.112.055. 

Casa Bianca conferma, da oggi stop a viaggi Europa-Usa 
La Casa Bianca ha confermato che il presidente americano Joe Biden imporrà nuovamente da domani (oggi in Italia) il divieto di entrare negli Stati Uniti alla maggior parte dei cittadini non statunitensi provenienti da Regno Unito, Brasile, Irlanda e gran parte dell’Europa. Ed estenderà questo divieto anche a chi arriva dal Sudafrica, dopo le segnalazioni delle nuove varianti negli Usa. Tale decisione si inserisce nel piano della nuova amministrazione democratica Usa per combattere l’epidemia che sta dilagando nel Paese più colpito al mondo dal Covid-19, sia in termini di contagi (25,14 milioni) che di morti (oltre 419 mila).

Argentina, vicepresidente vaccinata con Sputnik V 
L’ex presidente ed attuale vicepresidente dell’Argentina, Cristina Kirchner, ha ricevuto in un ospedale di Avellaneda, in provincia di Buenos Aires, la prima dose del vaccino russo Sputnik V contro il coronavirus. Lo riferisce il canale di notizie Tn. E’ stato il viceministro della Salute della provincia di Buenos Aires in persona, Nicolás Kreplak, ad applicare nell’ospedale ‘Presidente Perón’ la prima delle due dosi previste del vaccino. Confermando via Twitter l’evento, la Kirchner ha sottolineato: “In questo modo non solo mi prendo cura di me stessa, ma anche degli altri”. Vestita di bianco e con indosso una maschera con la riproduzione di un abbraccio tra lei e il defunto marito, l’ex presidente Néstor Kirchner, si è quindi offerta ai fotografi mostrando il certificato ricevuto dall’ospedale. Prima di lei avevano già deciso di farsi inoculare la prima dose del vaccino Sputnik V anche il presidente Alberto Fernández, il governatore di Buenos Aires, Axel Kicillof, e i ministri della Salute della Nazione, Ginés González García, e della Provincia di Buenos Aires, Daniel Gollán. L’Argentina è uno dei paesi che ha fatto la scelta prioritaria di utilizzare il farmaco del laboratorio russo Gamaleya. Due voli della compagnia Aerolineas Argentina hanno già trasportato giorni fa 600.000 dosi del vaccino Sputnik V e domani partirà un altro aereo della compagnia di bandiera in direzione di Mosca, con l’obiettivo di portare indietro altre 600.000 dosi. 

Messico, positivo il presidente López Obrador 
Il presidente messicano Andrés Manuel López Obrador ha reso noto di aver contratto il Covid-19, manifestando “sintomi lievi” della malattia. Via Twitter, il capo dello Stato messicano ha aggiunto di essersi già sottoposto a trattamento medico. “Come sempre – ha sottolineato – sono ottimista e andremo tutti avanti”. López Obrador, che ha 67 anni e aveva d poco partecipato a una cerimonia di inaugurazione di istallazioni della Guardia nazionale a San Luis Potosí, ha voluto precisare che per i giorni a venire la sua conferenza stampa quotidiana presidenziale sarà tenuta dalla ministra dell’Interno, Olga Sánchez Cordero. Il presidente messicano ha poi reso noto che nonostante la situazione e la quarantena a cui è sottoposto continuerà a seguire gli affari pubblici dal Palazzo presidenziale. Ed ha confermato anche la telefonata in agenda domani (oggi in Italia) con il collega russo Vladimir Putin riguardante la possibilità di ricevere un quantitativo di vaccino Sputnik V. Secondo la tv Milenio, López Obrador fa parte della popolazione messicana vulnerabile, per la sua età, perché soffre di ipertensione e perché nel 2013 fu vittima di infarto.

Colombia, oltre 2 milioni i casi da inizio pandemia 
Ha superato quota 2 milioni il numero dei contagi da Covid-19 registrati ufficialmente in Colombia dall’inizio della pandemia, di cui 1,8 guariti, secondo i dati dell’università americana Johns Hopkins. Il Paese sudamericano da quasi 50 milioni di abitanti ha riportato finora quasi 51 mila decessi legati al nuovo coronavirus. La Bolivia ha raggiunto invece quota 200 mila contagi, di cui 145 mila guariti, secondo la stessa fonte. In questo Paese da oltre 11 milioni di abitanti i morti per Covid-19 sono stati 9.930.

Dati Lombardia zona rossa, chi ha sbagliato? L’errore nel calcolo dell’Rt: cosa è successo

Dati Lombardia zona rossa, chi ha sbagliato? L'errore nel calcolo dell'Rt: cosa è successo

di Monica Guerzoni e Fiorenza Sarzanini

Lo scontro è tutto politico perché i numeri – così come sono stati validati dal Cts e come risulta dalla stessa relazione che i tecnici lombardi hanno inviato all’Iss – sembrano dimostrare che lo sbaglio è nel numero settimanale dei guaritinull

Ci sono due versioni opposte nello scontro tra Lombardia e governo sui dati che hanno mandato la regione in zona rossa per una settimana: dal 17 al 24 gennaio. Ma si tratta di uno scontro tutto politico perché i numeri – così come sono stati validati dal Cts e come risulta dalla stessa relazione che i tecnici lombardi hanno inviato all’Istituto superiore di sanità – sembrano dimostrare che l’errore è stato compiuto proprio nel calcolo che ogni settimana la regione fa, prima di inviare a Roma il numero finale dei guaritiè quello dei sintomatici. E dunque per capire chi ha ragione basta leggere i documenti ufficiali. In serata, poi, il Tg3 ha mostrato in esclusiva l’immagine di una mail inviata dal Pirellone all’Iss, nella quale si chiede di ricalcolare l’Rt alla luce di nuovi dati. In particolare «recependo le modifiche definite ma livello tecnico relative al conteggio dei pazienti guariti e deceduti» 

La relazione della Lombardia

Partendo da una premessa che Simona Ravizza ha ben spiegato sul Corriere della Sera: «Nei giorni scorsi la Regione si è accorta di aver finora contato più infetti di quelli che realmente ci sono. Sembra paradossale, ma è la verità: tra i casi ci sono anche centinaia di guariti. Sono soprattutto coloro che dal 12 ottobre, in base alle nuove norme del ministero, possono interrompere l’isolamento tra i 10 e i 21 giorni dalla comparsa dei sintomi senza più il doppio tampone negativo. Tutti loro nei report compilati da Cereda compaiono come persone con «inizio sintomi», ma senza la descrizione dello stato clinico (asintomatico, paucisintomatico, sintomi). Nell’allegato tecnico che la Regione Lombardia ha inviato al Tar, integrato nelle ultime ore, l’assessorato alla Sanità scrive: «Finora la sovrastima dell’Rt ( che si trascina dal 12 ottobre, ndr ) è stata mascherata dal fenomeno più rilevante in termini numerici dell’aumento dei casi della seconda ondata (oltre 300 mila). Pertanto tale fenomeno si è osservato solo adesso evidenziando in tal modo la sovrastima del Rt». Insomma: finora mai nessuno della Regione s’è accorto della questione”».

Covid: da oggi Lombardia in arancione. Sala: ‘La Regione mostri dati sull’Rt’

Ira di commercianti e dei presidenti delle due regioni

Foto d'archivio © ANSA

La Lombardia da oggi torna arancione, dopo essere stata una settimana rossa per errore. Ed è su quell’errore che si è consumato lo scontro politico e non solo, con i commercianti che ora minacciano una class action per i danni immotivati che hanno subito. Il nodo è: di chi è la colpa se la Regione il 16 gennaio, pieno periodo di saldi, è finita in zona rossa anche se non doveva? Errore nei numeri della Regione o nel calcolo della Cabina di regia e del Ministero? Nell’ordinanza firmata per riportare la Lombardia in zona arancione, il ministro della Salute Roberto Speranza ha messo nero su bianco che la decisione è stata presa sulla base dei dati “rettificati” dalla Lombardia.

Il governatore Attilio Fontana ha invece ribadito che il Pirellone non ha “mai sbagliato a dare i dati e non li ha mai rettificati”, ha solo valorizzato alcuni dati “su richiesta dell’Istituto Superiore di Sanità”.

Governo, Di Maio: ‘O si trova la maggioranza o meglio andare a votare’. Casini: ‘Conte si dimetta e recuperi con Renzi’

Il ministro degli esteri: ’48 ore per consolidare la maggioranza’. Bellanova: ‘Difficile che Iv voti la relazione Bonafede’. Tabacci: ‘Il premier si dimetta, nuovo governo o voto’. Ipotesi di rinvio sul nodo giustizia

Luigi Di Maio © ANSA

O nei prossimi giorni si trova la maggioranza, altrimenti sono il primo a dire che stiamo scivolando verso il voto”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Mezz’ora in più su Rai3. “Solo che in tempi normali si poteva votare anche ogni anno, in questi tempi ci giochiamo Recovery, vaccini e futuro della ripresa economica”, ha aggiunto.

Ma “se non ci sono i voti adesso non ci sono neanche per il Conte ter. Se da Italia Viva “non si ritira la sfiducia non ci saranno presupposti per il dialogo”, ha proseguito Di Maio.”Se ci sono forze politiche che si vogliono avvicinare a questo governo ben venga – ha concluso – ma se dev’essere qualcosa di raccogliticcio sono il primo a dire andiamo al voto”. Sulla relazione Bonafede “il voto è un voto sul governo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio a Mezz’ora in più su Rai3. E’ un atto che riguarda tutto il governo” e il M5s “non sarà – prosegue – né donatore di sangue né di organi per questo governo”. Nel Movimento, ha concluso, “non siamo mai stati così compatti, siamo un monolite”. “Se il tema è riparlare con Renzi, Conte è stato chiaro” sul fatto che non avrebbe più fatto parte della maggioranza “e noi tra Conte e Renzi scegliamo Conte” precisa Di Maio.

Secondo Pierferdinando CasinGiuseppe Conte dovrebbe recarsi al Quirinale e rassegnare le dimissioni e, forte di reincarico, “recuperare il dialogo con Renzi”. E’ il “consiglio gratuito” che ha dato al premier Pierferdinando Casini, intervistato a “In mezz’ora” su Rai3. Casini ha commentato le affermazioni di Di Maio sul rischio di elezioni se non si risolve la crisi in 48 ore: “Se fossi di Maio direi lo stesso, sapendo che è una bugia. Di Maio è stato bravissimo ad imparare, è più politico di me e dice ciò che alcuni del Pd dicono. Il tema elezioni serve per esasperare e spingere qualche parlamentare a sostenere il governo. Il tema vero è una crisi che è ancora aperta. La rincorsa ai responsabili ha la colpa di uccidere la credibilità del governo. Il tema vero è la politica, quando la politica è sostituita dalla aritmetica è la fine, quando un governo fa il conto con il pallottoliere cade, ricordatevi di Prodi e Berlusconi”.

La crisi di governo, come nella scena madre di un film di Sergio Leone, è giunta allo stallo messicano, in cui tutti i contendenti si puntano reciprocamente le pistole senza che alcuno possa prevalere. I vertici Dem, infatti, ribadiscono il no al rientro di Iv nella maggioranza, ma aumentano i parlamentari Pd che non sono disposti a “morire per Conte”, mentre questi non è a sua volta disposto alle dimissioni e al reincarico per un Conte ter, non potendo tuttavia contare sull’arrivo in tempi stretti di nuovi “volenterosi”. “Ho fatto quello che potevo – dice in una intervista a ‘Repubblica’ Bruno Tabacci, presidente di Centro Democratico e tra i principali promotori dei “costruttori” –  ma i numeri restano incerti e a questo Paese non serve una maggioranza raccogliticcia. A Conte ho suggerito un gesto di chiarezza: dimettersi per formare un nuovo governo. E se non ci riesce, si va al voto. Per vincere”.

Intanto dal Pd il ministro Boccia dice a SkyTg24: “”Noi un governo con i sovranisti non lo faremo mai, non possiamo farlo per tutelare l’Italia e la posizione italiana in Europa. Con Fi è diverso, ma la domanda va fatta a loro, sono loro che sono alleati con i sovranisti”. Boccia ha ribadito che non è possibile pensare ad un governo con tutti dentro in quanto “ci sono cose su cui non si media”. E su Renzi: “Possiamo confrontarci in qualsiasi momento, non è questo il nodo. Il problema di fondo e non farlo con un ricatto come condizione. Non è accettabile e non è accettabile facendolo ritirando i ministri”. “Siamo in Parlamento ed è lì che si può sempre trovare una soluzione”.

Lo stallo potrebbe saltare mercoledì sulla relazione del ministro Bonafede alle Camere, sui cui il governo rischia di essere bocciato, tanto che si ipotizza uno slittamento a giovedì per guadagnare tempo. I petastellati fanno quadrato attorno al ministro. “Il lavoro del ministro della Giustizia Alfonso Bonafede per migliorare e riformare il campo della giustizia è sotto gli occhi di tutti. Il Paese sta attraversando un momento complicato, ma anche in questo difficile anno, dove i tribunali sono rimasti chiusi a causa della pandemia, la giustizia non si è mai fermata ed è stato portato avanti un grande lavoro per aumentare notevolmente la digitalizzazione del processo”. Così in una nota di deputati e le deputate del MoVimento 5 Stelle, componenti della commissione Giustizia della Camera. “Ci sembra alquanto paradossale quindi, minacciare di non votare la relazione annuale sullo stato della giustizia, senza nemmeno averla ascoltata”. 

“Ancora prendere tempo? Il Paese è bloccato e ha bisogno di un governo nel pieno delle sue funzioni e di risposte. Cosa voteremo? Ascolteremo e voteremo, certo il ministro Bonafede non può metterla sul piano di un confronto personale qui si tratta di idee politiche“. Lo ha detto questa mattina a SkyTg24 la senatrice di Italia Viva Teresa Bellanova, a proposito della relazione sulla giustizia. “Bonafede sa da tempo che per noi una giustizia giusta non significa mai diventare manettari ma significa una politica riformista. Se la relazione si basa sulle idee che Bonafede ha portato avanti negli anni è difficile che Iv possa votarla”.

Uno scenario fluido che mette in moto le mosse di Forza Italia e dei centristi che rilanciano il governo di unità nazionale. “L’opzione voto noi non l’abbiamo mai chiesta ma è la situazione che ci sta portando lì. Noi abbiamo sempre anteposto l’interesse nazionale a quello di partito. Non siamo noi che spingiamo per il voto – dice il vicepresidente di Fi Antonio Tajani a Skytg24 – sono i loro veti incrociati che rischiano di portare l’Italia al voto ma la parola poi, se Conte cadrà, sarà al Capo dello Stato che dovrà decidere il da farsi. Non abbiamo premuto noi per andare al voto ma le conseguenze rischiano di essere inevitabili”. “Noi non diamo aiuti sottobanco, ci affidiamo alla saggezza del presidente della Repubblica”.

Covid, 11.629 nuovi casi e 299 vittime. Sileri: ‘Per over 80 slitta di 4 settimane la vaccinazione’

Il viceministro: ‘6-8 settimane per gli altri. Da domani dosi per richiami’. L’Ue farà rispettare i contratti sui vaccini. Michel: ‘Useremo tutti i mezzi legali’

I vaccini © EPA

Sono 11.629 i nuovi casi di Covid in Italia nelle ultime 24 ore, per un totale, dall’inizio dell’emergenza, di 2.466.813. L’incremento delle vittime, invece, è di 299, che porta il numero complessivo ad 85.461. Sono 216.211 i test per il coronavirus (molecolari e antigenici) effettuati in 24 ore. Sabato, secondo i dati del ministero della Salute, erano stati 286.331. Il tasso di positività risale al 5,3% (sabato era al 4,6%).

Torna a salire il numero dei posti occupati in terapia intensiva per il Covid. Sono 2.400 i pazienti ricoverati in rianimazione, 14 in più nel saldo tra entrate e uscite rispetto a ieri. Gli ingressi giornalieri, secondo i dati del ministero della Salute, sono 120. Nei reparti ordinari sono invece ricoverati 21.309 pazienti, in calo di 94 unità rispetto a sabato.

Le riduzioni di dosi comunicate da Pfizer e da AstraZeneca “faranno slittare di circa quattro settimane i tempi previsti per la vaccinazione degli over 80 e di circa 6-8 settimane per il resto della popolazione. Da domani le dosi a disposizione saranno utilizzate anzitutto per effettuare il richiamo nei tempi previsti a coloro che hanno già ricevuto la prima somministrazione, cioè soprattutto per gli operatori sanitari”. Così il viceministro alla Salute, Pierpaolo Sileri a ‘Domenica In’ su Rai1. “Tra due settimane, se tutto va bene – ha aggiunto Sileri – avremo un mercato con i tre vaccini: il che significa riprendere con maggior forza, completare la vaccinazione per i medici e gli infermieri e cominciare con gli over 80”. “Questo tipo di rallentamento – ha poi conlcuso – coinvolge tutta l’Europa e buona parte del mondo, ma confido che il ritardo possa essere colmato più avanti”. “Per ovviare ai problemi sulla linea produttiva servirebbe un accordo quadro a livello europeo – ha aggiunto Sileri – che consentisse di operare per conto terzi, realizzando una sinergia tra le compagnie oggi operative e altre realtà attualmente non impegnate nella produzione dei vaccini. Questo potrebbe aumentare in maniera incisiva la velocità di produzione”. 

Intanto la Ue intende “fare rispettare i contratti firmati” dalla Pfizer sui vaccini, se necessario anche ricorrendo a mezzi legali. Lo ha detto Charles Michel, presidente del Consiglio europeo, ospite della trasmissione ‘Grand Rendez-vous’ della radio Europe 1. “Possiamo utilizzare a questo scopo tutti i mezzi giuridici a nostra disposizione”, ha affermato Michel.

“E’ evidente che, se i vaccini non ci sono, slitta di qualche settimana o mese l’immunità di gregge. Non dipende da noi ma dalle aziende che forniscono i vaccini”, ha spiegato il ministro degli Affari RegionaliFrancesco Boccia a SkyTg24 confermando che i richiami saranno “fatti e garantiti” ma che il piano va rimodulato “in base ai numeri ridotti”. “Pretendiamo che quei numeri siano ripristinati” ha aggiunto, sottolineando che “se ci sono problemi produttivi” per i ritardi “devono spiegarceli” ma, “se i vaccini destinati all’Ue finiscono in altri continenti, è molto grave”.

Covid, focolaio in una rsa nel Barese: 28 contagiati, erano in attesa della seconda dose del vaccino

Positivi in 28 nella residenza per anziani Casa Caterina di Adelfia: 15 operatori su 35 dipendenti e 13 anziani su 75 ospiti

Un focolaio di contagio da Coronavirus all’interno della residenza per anziani Casa Caterina di Adelfia, che dall’inizio della pandemia non aveva registrato casi positivi. Fino a oggi, quando sono risultate positive 28 persone: 15 operatori sui 35 dipendenti della struttura, compreso il direttore sanitario Nicola Dellino, e 13 anziani sui 75 ospiti.

Sono tutti asintomatici e tutti avevano ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer venerdì 15 gennaio: “Ma il vaccino non ha niente a che vedere con i contagi”, rimarca Dellino.

L’arrivo della prima dose era stato festeggiato con musica e balli. “Per noi era davvero una festa, il regalo che i nostri nonni avevano chiesto alla Befana”, aggiunge  Dellino. Gli anziani positivi sono stati isolati in un’apposita ala della casa di riposo e sono costantemente monitorati.


“Da quando è scoppiata la pandemia, nel marzo scorso, gli anziani e i dipendenti sono stati sottoposti a screening periodici: prima i test sierologici, poi quelli antigenici e ora i tamponi molecolari. In questi 11 mesi abbiamo fatto più di mille tamponi”, continua Dellino. Che per ovviare all’assenza dei dipendenti in quarantena ha già provveduto all’assunzione di altro personale per l’assistenza agli anziani.

“Sono sette gli operatori assunti e noi stiamo monitorando la situazione insieme con le autorità sanitarie”, conferma il sindaco di Adelfia, Giuseppe Cosola.