A cura di redazione

Chi è stato il peggior presidente della Repubblica? Intendiamo della nostra, di repubblica. Sicuramente Napolitano è stato un presidente divisivo e partigiano. Uno dei peggiori. Ha contribuito alla sospensione della democrazia, comunista e ortodosso fino alla fine. Ha dato il via ad una serie di governi tecnici che alla lunga hanno danneggiato il paese e lo stesso partito democratico.

Giorgio Napolitano, che i media mainstream stanno venerando da ore, ha in realtà le sue ombre.

Sono 3 le più importanti ombre che pesano sulla carriera politica di Napolitano come Presidente della Repubblica.

Napolitano e le leggi ad personam di Berlusconi

In primis, l’aver promulgato (ovvero firmato) tante leggi ad personam del Governo Berlusconi del 2008. Abomini come il Lodo Alfano, lo scudo fiscale, il decreto-legge del governo per la riammissione degli elenchi esclusi in vista delle regionali in Lazio e Lombardia, il legittimo impedimento.

Firme senza indugio e senza alcuna sottolineatura critica, contro cui si scagliò la critica dell’Idv di Antonio Di Pietro e di Beppe Grillo a mezzo blog. Il 30 gennaio 2014 lo stesso M5S ha depositato una messa in stato di accusa nei confronti di Napolitano per attentato contro la costituzione, motivando ciò con l’avallo di leggi incostituzionali e rispetto alle vicende sulla trattativa Stato-mafia.

Napolitano e le intercettazioni nella trattativa Stato-Mafia

Secondo, la richiesta di distruggere le intercettazioni telefoniche tra lui e Nicola Mancino. La vicenda ebbe un enorme risalto mediatico e importanti personalità come l’ex presidente della Corte costituzionale Gustavo Zagrebelsky e Franco Cordero la criticarono aspramente. Quest’ultimo arrivando addirittura ad accusare il presidente della Repubblica di rivendicare dei privilegi da monarca assoluto. Napolitano acquisì dai detrattori il nomignolo di “Re Giorgio”, utilizzando poi largamente anche dalla stampa.

Giorgio Napolitano e la Terra dei fuochi

Infine, la questione Terra dei fuochi. Giorgio Napolitano fu accusato di sapere ma di aver taciuto. Su tutti, Massimo Scalia – professore di Fisica Matematica alla Sapienza di Roma, tra i padri dell’ambientalismo scientifico in Italia, nonché esponente dei Verdi, tra i fondatori di Legambiente e parlamentare per quattro legislature nonché il presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sui rifiuti dal 1997 al 2001 – dispose la secretazione dell’audizione del pentito Carmine Schiavone. Boss della camorra casertana il quale, nel 1997, rivelò gli interramenti di rifiuti industriali provenienti dal Nord nelle campagne campane, nella cosiddetta “Terra dei fuochi” ad opera del clan dei Casalesi.

Di tutto questo c’è ampia letteratura, molti testimoni oculari sono ancora vivi e hanno già rivelato come fu proprio Napolitano a incoraggiare e sostenere sia l’accerchiamento giudiziario (nelle sue memorie Luca Palamara ne parla diffusamente) sia il progetto scissionista di Gianfranco Fini, primo passo del piano di ribaltone a favore del governo Monti, una manovra che ha fatto parlare, forse con eccessiva enfasi ma non con infondatezza, di «golpe del Quirinale».

Insomma, è morto un comunista che ha saputo farsi camaleonte e usare la democrazia a suo piacimento per fini politici di parte. Dopo Oscar Luigi Scalfaro (se non alla pari), penso che Napolitano sia stato il peggior presidente della Repubblica. Ci inchiniamo di fronte alla sua morte, non di fronte alla sua vita.

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