A cura di redazione

I pm vogliono ascoltare la versione dei due calciatori, anche se dagli atti della polizia ci sarebbe già la prova di loro scommesse sul pallone. Ai due azzurri sono stati sequestrati i telefonini: gli inquirenti sperano di trovare collegamenti su chi scommetteva e basta e chi invece organizzava l’intero giro di scommesse clandestine. Il sospetto è che dietro ci sia la mafia.

I nomi di Zaniolo e Tonali erano già noti alla Procura — diretta dal vicario Enrica Gabetta — è chiaro che le parole di Corona abbiano fatto accelerare i tempi, la polizia arriva a Coverciano dove i pm hanno spedito agenti della Mobile, coadiuvati dai colleghi della Digos di Firenze, per notificare gli avvisi di garanzia ai due azzurri. L’ipotesi di reato è quella già contestata a Fagioli, interrogato a fine agosto. L’intenzione era di posticipare il tutto dopo Italia-Malta, ma comunque prima che i due tornassero in Inghilterra, dove giocano con Aston Villa (Zaniolo) e Newcastle (Tonali). Scontato dunque che i magistrati vogliano ora ascoltare la versione dei due, come già avevano appunto fatto con Fagioli. «Ho scommesso su partite di calcio», aveva ammesso il centrocampista bianconero, escludendo però di averlo fatto sulla propria squadra: «Mai puntato sulla Juve».

Toccherà ora a Zaniolo e Tonali, anche se dagli atti della polizia ci sarebbe già la prova di loro scommesse sul pallone. Su quali squadre, si vedrà. Come si vedrà se altri giocatori spunteranno. I poliziotti della Mobile, diretta da Luigi Mitola, hanno sequestrato ai due azzurri gli smartphone, con i quali si potevano collegare alla piattaforma «clandestina». Sotto la lente dei pm c’è il depliant dell’assiduo giocatore: frequenza delle scommesse, cifre perse, debiti. Si tratta di capire anche chi abbia «invitato» i calciatori sulla piattaforma e se ci sia un contatto diretto tra utenti e chi gestiva il giro illegale, fuori dal calcio: per il pallone, sarebbe un bel guaio.

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