A cura di redazione

I primi risultati dell’autopsia su Alberto Rizzato: l’autista potrebbe aver tentato di frenare sul guardrail
Alberto Rizzotto potrebbe non aver avuto alcun malore quando lo scorso 2 ottobre, attorno alle 19.40, è precipitato con l’autobus che stava guidando trovando la morte a 40 anni e portando con sé in quel tragico destino altre 20 persone – tutti turisti stranieri – mentre 15 sono rimaste ferite, alcune delle quali ancora gravi. Il condizionale è d’obbligo, perché all’inizio della prossima settimana ci sarà un accertamento fondamentale dei medici legali Guido Viel e Roberto Rondolini – incaricati dal pm Laura Cameli – ovvero l’analisi più approfondita del cuore: ma pare che gli accertamenti clinici escludano in modo evidente il malore.
Cambia il quadro
Questo ovviamente – se confermato – cambierebbe molte cose. La versione delmalore infatti consentiva di «mettere a posto» varie cose: il mezzo de La Linea Spa, che stava svolgendo un servizio di navetta tra il Tronchetto e il camping Hu di Marghera, senza toccare alcun altro mezzo, si era infatti spostato verso destra, strisciando per circa 50 metri lungo il guardrail senza nessun segno di frenata o tentativo di rimettersi in carreggiata, fino a quando la barriera è finita a causa di un varco di un paio di metri; a questo punto il bus ha scartato ulteriormente verso destra, è stato trafitto nel guardrail che ricominciava di fronte ed è volato per circa dieci metri sulla sottostante via della Pila, la strada sottostante. Ma se il malore non c’è stato, e si è trattato di un colpo di sonno (alle 19.40?) o di una distrazione (motivo per cui, come di routine, è in corso anche l’analisi del cellulare), perché appunto non ci sono segni di frenata o di controsterzo?
L’ipotesi del guasto
Un’ipotesi alternativa ci potrebbe essere ed è quella di un guasto all’autobus, che inizialmente aveva preso poco credito in quanto si tratta di un nuovissimo Yutong E-12, con propulsione totalmente elettrica, entrato nella flotta della Linea appena un anno fa. E anche quella strisciata sul guardrail potrebbe essere interpretata diversamente: non più una conseguenza di un problema, ma un atto volontario del conducente – certo azzardato, più per lo stato di ammaloramento della barriera che per quel varco di cui forse non sapeva, ma per certi versi anche «eroico» – per cercare di fermare il mezzo di cui non aveva più nessun controllo: operazione che peraltro gli stava per riuscire visto che i dati del gps avrebbero dimostrato che ha toccato la barriera a 36 chilometri orari e quando è arrivato sul bordo andava a passo d’uomo, a circa 6 all’ora. Pare che dall’autopsia siano emerse anche delle lesioni sulle dita che potrebbero significare che ha stretto il volante con tutta la forza che aveva. Di che guasto potrebbe trattarsi? E qui un dettaglio cruciale potrebbe essere quello dei freni, vista la mancanza di segni.
Guard-rail e manto stradale: le perizie
Ma questo lo dirà la perizia sul bus che verrà eseguita nei prossimi giorni, così come quella sulla «scatola nera», che in realtà non è un vero e proprio oggetto, ma dei file conservati su un sistema «cloud» dell’azienda cinese. Per ora, dopo l’autopsia, la seconda consulenza della procura è stata affidata ieri dal pm Cameli e riguarda lo stato del guardrail, la sua idoneità e gli eventuali adeguamenti normativi, ma anche le condizioni del manto stradale e la dinamica: ma solo quella dal momento dell’impatto in poi, come avrebbe sottolineato nel corso di un’udienza fiume durata più di un’ora e mezza il consulente del pm, l’ispettore del Mit Placido Migliorino, già impegnato nelle indagini sul ponte Morandi. Migliorino, romano, prima di rientrare a casa ha già fatto un primo breve sopralluogo sul cavalcavia, ma le operazioni inizieranno il 25 ottobre: quel giorno, a partire dalle 13, il viadotto verrà chiuso al traffico, poi ci sarà il bis il 9 novembre. Il consulente ha chiesto 120 giorni e dunque il deposito dell’elaborato è previsto per fine febbraio del 2024.
Gi indagati
L’udienza è stata molto combattuta, con gli avvocati delle difese molto agguerriti. Sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio stradale plurimo e lesioni stradali plurime ci sono per ora l’ad de La Linea Spa Massimo Fiorese, con l’avvocato Massimo Malipiero, il dirigente del Comune di Venezia Roberto Di Bussolo (avvocato Paola Bosio) e il funzionario Alberto Cesaro (avvocati Giovanni Coli e Barbara De Biasi). In udienza si sono presentati anche altri legali: l’avvocato Francesco Sisto per conto della famiglia Rizzotto, la collega Silvia Trevisan per il ferito tedesco che è stato il primo dimesso e poi Luca Mandro e Giuseppina Grofcich per i feriti che sono ancora incapaci di prendere decisioni. Presente con un legale anche Allianz, la società che assicurava l’autobus. Intanto hanno lasciato l’ospedale di Treviso i due fratellini tedeschi, di 4 e 13 anni, trasferiti a Lipsia vicino ai familiari. All’ospedale di Padova resta molto critica la situazione della 52enne, mentre migliora la 29enne ucraina.






