A cura di redazione

Il quinto giorno dalla scomparsa dei due ragazzi, e di loro ancora non vi sono tracce. Sono senza risposte tutte le domande sul perchè della sparizione dei due ex fidanzati, compagni di studio all’università di Padova. Oggi era giunto un nuovo allarme: una segnalazione ha portato a cercare la Fiat Punto nera di Filippo – vista con certezza l’ultima volta domenica mattina, alle 9.07, tra Cortina e Dobbiaco – nella zona delle Dolomiti di Sesto, in alta Val Pusteria.
La sorella di lei: «Ditemi dov’è»

Nei fossati, nei fiumi, nella boscaglia. Ma anche nelle case abbandonate, nei campi incolti, in tutti i posti in cui le persone di passaggio non sarebbero state in grado di vedere alcunché a colpo d’occhio. Giovedì per le ricerche si sono mossi nel Veneziano e nel Trevigiano più di duecento uomini. Sommozzatori, unità cinofile, carabinieri, protezione civile ordinaria ma anche – da giovedì mattina – una sessantina di volontari che dopo cinque giorni sono stati coinvolti direttamente nelle ricerche nel distretto della Riviera del Brenta e del Noalese su richiesta della Prefettura di Venezia. I pattugliamenti dalla mattinata si sono spostati tra Fossò, Fiesso D’Artico, Zero Branco, Dese, a cavallo delle province di Venezia e Treviso. Base di partenza: la caserma dei carabinieri di Dolo. «Setacciamo tutto — spiega una volontaria della protezione civile mentre con il suo gruppo controlla un casolare abbandonato — non lasciamo nulla di intentato».
Indagato per tentato omicidio
Intanto venerdì mattina è emerso come Filippo sia indagato per tentato omicidio. «Turetta è nel registro degli indagati in relazione al reato di tentato omicidio- spiega in un comunicato la procura di Venezia- anche a sua garanzia al fine di consentire le necessarie attività irripetibili. Al fine di non lasciare inesplorato alcuno spunto investigativo sono state disposte alcune perquisizioni che hanno avuto corso nella mattinata odierna (venerdì, ndr)».
Le ricerche
Le ricerche non segnalano niente di rilevante per molte ore. Poi, alle 13, un primo allarme. Dal fiume Muson è spuntato un pezzo di tessuto bianco. Si era incagliato nella rete metallica incastrata in un’ansa nei canneti, vicino al Castello di Stigliano nella zona di Santa Maria di Sala (Venezia). A trovarlo sono stati i sommozzatori che stavano scandagliando il letto del corso d’acqua. Il pezzo di tessuto rimasto incastrato nella rete di un materasso nel sedimento del fiume ha messo ovviamente in allarme gli inquirenti. Gli investigatori lo hanno prelevato e portato via in un contenitore per le analisi, ma le ricerche non si sono fermate. Così come sono proseguite per tutto il giorno anche in val Pusteria, vicino alle ultime zone di avvistamento dell’auto.
«Voglio solo sapere dov’è mia sorella»
La speranza – che si fa tuttavia sempre più flebile – è quella di trovare Giulia e Filippo vivi e insieme. Il padre di Giulia non vuole pensare al peggio: «Non posso immaginare che non torni, che non apra la porta salutandomi. Spero solo che questa angoscia finisca», ripete sconsolato. Anche Elena, la sorella, quando esce in giardino ha le lacrime agli occhi e non riesce a parlare. Si ferma molte volte, fa diverse pause, ma è lucidissima. «Non penso che lui fosse una persona cattiva — dice — se ha sbagliato penso che potrà rimediare al suo errore in qualche modo. Spero che ci stiamo sbagliando tutti e che le cose non siano andate come pensiamo.L’odio non è per sempre, comunque, e odiare non porta da nessuna parte. A me comunque in questo momento interessa una cosa sola, ho un’unica priorità, sapere dov’è mia sorella».
Il sangue e i capelli
Gli inquirenti in queste ore hanno intanto avviato il confronto del dna di Giulia con quello delle tracce di sangue trovate a terra a Fossò nel parcheggio a pochi passi dallo stabilimento di Dior, circondato di telecamere le cui riprese sono già state acquisite. Un nuovo dato emergerebbe però proprio dai ritrovamenti di Fossò: accanto al sangue sarebbero stati trovati anche dei capelli, che pure saranno sottoposti al test del dna. Nella giornata di giovedì anche i genitori di Filippo hanno messo a disposizione degli inquirenti uno spazzolino del ragazzo, che consentirà di recuperare materiale utile per i confronti. A dare una mano a ricostruire quelle ore potrebbero essere, come si diceva, le telecamere della fabbrica di Dior che potrebbero aver registrato i movimenti dell’auto lì davanti nella serata di sabato quando i due giovani, dopo il passaggio al centro commerciale di Marghera per la cena, si erano fermati a discutere. «Più passano i giorni più per noi diventa doloroso — dice Nicola Turetta, il padre di Filippo — Ci manca, vorremmo solo che tornasse insieme a Giulia».






