A cura di redazione

La Cassazione ha rigettato il ricorso dell’artista palermitano, arrestato a Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa lo scorso ottobre assieme alla moglie, Tina Rispoli. Per i giudici “tra i due vi è totale condivisione di intenti” e nel caso del cantante “sussiste un’estrema pericolosità per la perdurante e costante presenza in contesti illeciti”

“Tra i due vi è totale condivisione di intenti. Si tratta di soggetti che, pur non stabilmente appartenenti a una famiglia mafiosa, risultano inseriti nelle dinamiche criminali dei clan di Scampia Secondigliano”, inoltre “sussiste une estrema pericolosità desunta dal perdurante e costante inserimento nei contesti illeciti”. Sono due passaggi della sentenza della quinta sezione della Cassazione a proposito del cantante neomelodico Tony Colombo e della moglie Tina Rispoli, vedova di un esponente di spicco del clan di Secondigliano, con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa lo scorso 17 ottobre. Con il provvedimento i giudici hanno rigettato il ricorso del cantante e hanno stabilito che debba restare in carcere. La sentenza è stata emessa sulla scorta delle dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia e di una serie di intercettazioni, infatti, per gli inquirenti, il neomelodico, assieme alla moglie, avrebbe investito 35 mila euro in una fabbrica di sigarette di contrabbando ad Acerra, poi sequestrata, e l’artista avrebbe anche creato un marchio di abbigliamento, “Corleone”, in società proprio col boss Vincenzo Di Lauro.

Pentito parla di Tina Rispoli: “Lei è il capo del clan Marino”
Titina che gestisce la famiglia là”, “è lei il capo del clan Marino”. A parlare di Tina Rispoli, conferendole il ruolo di boss, è Salvatore Tamburrino, il collaboratore che ha consentito di far arrestare dopo oltre 14 anni di latitanza Marco Di Lauro (alias “F4”) ex reggente dell’omonimo clan di camorra di Secondigliano fondato dal padre Paolo, detto “Ciruzzo o’ milionario”.

I giudici del Riesame, seguendo l’onda della DDA e del Gip di Napoli, considerano Tamburrino un “collaboratore di estremo rilievo”. “Lo spessore criminale della Rispoli – scrivono – è correlato anche alla disponibilità… di ingenti ricchezze che le consente… di supportare affari di sodalizzi che le si rivolgono per affari che richiedono un sostegno economico; in particolare – spiegano i giudici – questo è avvenuto con il clan Di Lauro, con il quale i punti di raccordo e di rapporti personali sono molti”.

“Tina è il capo”

Tamburrino, per la Procura, è un “pentito affidabile”. Le sue dichiarazioni, ricordiamo, hanno messo in luce una “fetta” importante delle dinamiche del clan che gestiva la più grande piazza di spaccio d’Europa, protagonista di sanguinose faide con centinaia di morti. Le parole di Tamburrino su clan Marino – una volta era guidato dal marito della Rispoli Gaetano Marino (detto ‘moncherino’) e dal fratello Gennaro (soprannominato McKay) – descrivono Tina Rispoli come il vertice del clan che gestiva una piazza di spaccio nelle “Case Celesti” di Secondigliano.

Le sue dichiarazioni sono inserite nelle motivazioni con le quali il tribunale del Riesame di Napoli (ottava sezione, collegio A, presidente Oriente Capozzi), ha confermato l’arresto in carcere a cui la Rispoli che si è opposta con i suoi avvocati.

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