A cura di Roberto Sereni

La personalità e la peculiarità dello stile di Marcello Martini (1889-1964) viene espressa fin dai suoi primi lavori. Il giovane pittore riesce a non farsi trascinare dalle avanguardie storiche che stavano emergendo in quel periodo, lavorando attivamente per costruire un suo personale modo di dipingere.


Tuttavia, è innegabile – e tutto sommato comprensibile – come nelle sue opere giovanili sia presente una forte influenza dello stile del movimento dell’Art Nouveau. Questo richiamo ai lavori di Klimt e della Secessione Viennese è particolarmente evidente. Martini fu un grande amico di Felice Casorati, con il quale condivise gli anni di formazione all’Accademia d’arte di Milano, dove i due artisti, furono influenzati dalla ritrattistica dei pittori tedeschi, in particolar modo da Franz von Lenbach e Franz Leibl. I pittori fecero propria la capacità di introspezione psicologica dei pittori d’Oltralpe, che tramite un uso sapiente del chiaroscuro coglievano il carattere e la personalità dei loro soggetti.

Ancora oggi poco studiato e forse un po’ dimenticato, Marcello Martini, poco più che ventenne, realizzava l’indimenticabile figura di :”La donna del cabaret”, resa elegante e raffinata e veristica dell’illuminazione incidente, suggestiva e straordinaria nella rivelazione di ogni più piccolo dettaglio del soggetto, fisico e caratteriale.

La sua pittura ricerca una limpidezza plastica assoluta, raggiunta grazie ad un sapiente uso di effetti di luce radente, tersa, cristallina e di geometrie compositive.
Le sue opere possono essere inserite nella corrente internazionale del “Realismo magico” insieme a quelle di Cagnaccio di San Pietro, Donghi, Oppi e Casorati. Il Realismo magico offriva la rappresentazione di una realtà venata di meraviglia ma nel contempo quotidiana, atmosfere misteriose rese tali dalla lenticolare descrizione del dettaglio. L’illuminazione riprodotta nelle scene è spesso artificiale e quindi non è di tipo realistico. Infatti Marcello Martini spesso non mostra il punto di provenienza della luce. L’effetto nei suoi dipinti è quello di un mondo sospeso, ideale e senza tempo.

Questo prodigioso pittore morì nel 1964 a Parigi e pertanto non potremo mai sapere quali esiti avrebbe avuto la sua produzione artistica in età matura. Il Museo Nazionale di Milano possiede anche altri dipinti ad olio di Martini, nonchè alcuni disegni a matita e a penna, che rivelano la sua straordinaria capacità di tratto. Nel 1964, all’indomani della sua morte, gli venne dedicata una retrospettiva nell’ambito della XXXII° Biennale veneziana. Anno 1964. Padiglione italiano.






