Redazione

Paolo Sottocorona

L’ultimo saluto al meteorologo di La7, tra rigore scientifico, amore per gli animali e la passione per il mare

Un volto familiare in tv

Per milioni di italiani il nome di Paolo Sottocorona era sinonimo di affidabilità. Ogni mattina, negli studi di La7, raccontava il tempo senza eccessi, con un tono pacato che trasmetteva sicurezza. Non era solo un meteorologo: era una presenza quotidiana, quasi un compagno di viaggio nella routine del Paese.

La carriera: dal cielo militare alla tv

Nato a Firenze nel 1947, aveva iniziato la carriera nell’Aeronautica Militare, dove divenne capitano e lavorò nel Servizio Meteorologico. Partecipò anche a una spedizione in Antartide, esperienza che amava ricordare con orgoglio. Nel 1993 lasciò la divisa e iniziò a dedicarsi alla divulgazione civile: da Unomattina a Geo & Geo, fino a diventare il volto del meteo di La7 per oltre vent’anni.

Lo stile: chiarezza, niente allarmismi

Sottocorona amava spiegare, non spaventare. Denunciava spesso l’abuso di titoli sensazionalistici: “Il caldo percepito? Una finzione, il termometro non mente”. Il suo era un meteo fatto di rigore e semplicità, con una capacità rara di rendere accessibili concetti complessi senza banalizzarli.

La vita privata: riservatezza e amore autentico

Lontano dai riflettori, Paolo viveva una vita sobria. Amava il mare e la vela, di cui era istruttore. Ma soprattutto era legatissimo ai suoi cani, compagni inseparabili delle sue giornate. La sua riservatezza era nota: non parlava della sua famiglia, custodendo la vita privata come un bene prezioso.

Il ricordo dei colleghi

La redazione di La7 lo ha salutato con commozione. “Paolo era molto più che un meteorologo: era un amico, una bussola, un punto fermo”, ha scritto la direttrice Enrico Mentana in un messaggio social. Molti telespettatori, sui social, hanno ricordato le sue previsioni come “un appuntamento rassicurante” e la sua voce come “un suono familiare che mancherà”.

Una scomparsa improvvisa

Paolo Sottocorona se n’è andato a 77 anni, improvvisamente, lasciando un grande vuoto. Non sono stati diffusi dettagli sulle cause, ma la notizia ha colpito profondamente colleghi e pubblico.

L’eredità di un maestro

Oggi che non c’è più, resta la sua lezione: raccontare il tempo senza spettacolo, rispettando la scienza e le persone. Il suo sorriso, la sua calma, il suo amore per la natura e gli animali sono l’eredità di un uomo che ha insegnato come anche parlare di nuvole e pioggia possa essere un atto di responsabilità civile.

Addio Paolo, e grazie.

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