A cura di redazione

OSLO/TEL AVIV/GAZA – È entrata in vigore alle 11:00 locali la tregua tra Israele e Hamas nella Striscia di Gaza. Lo ha confermato l’esercito israeliano, precisando che il cessate il fuoco rientra nella prima fase del piano di pace approvato ieri dal governo Netanyahu con la mediazione statunitense.
Le condizioni
L’accordo prevede:
il rilascio degli ostaggi israeliani detenuti da Hamas entro 72 ore; lo scambio con circa 2.000 prigionieri palestinesi detenuti in Israele; il ritiro parziale delle truppe israeliane da alcune aree di Gaza; l’ingresso massiccio di aiuti umanitari, con convogli di cibo e farmaci sotto supervisione internazionale.
Già dalle prime ore della tregua migliaia di civili palestinesi hanno iniziato a muoversi verso le proprie abitazioni, spesso ridotte in macerie.
Le reazioni
Il premier Benjamin Netanyahu ha parlato di “un passo strategico”, ma ha ribadito che Israele “non rinuncerà al disarmo di Hamas”.
Dagli Stati Uniti, Donald Trump ha rivendicato un ruolo chiave: “È il mio piano ad aver sbloccato lo stallo”, ha dichiarato, definendo l’intesa “storica”.
Dall’Europa arrivano invece moniti alla prudenza: il presidente francese Macron ha avvertito che “la vera sfida sarà far rispettare la tregua e garantire il flusso degli aiuti”.
La sfida della pace
Dopo mesi di bombardamenti e vittime civili, la tregua porta un sospiro di sollievo ma resta fragile. La continuità del cessate il fuoco dipenderà dal rispetto reciproco delle condizioni e dall’effettivo rilascio degli ostaggi.
Per le famiglie di Gaza e di Israele, oggi è il primo giorno senza sirene e senza esplosioni. Ma il futuro del conflitto resta appeso alla tenuta di un accordo che la storia recente insegna essere sempre precario.






