Redazione

Padova. Una decisione che chiude definitivamente la strada dei ricorsi e che mette un punto fermo nella vicenda giudiziaria che ha scosso l’Italia intera. Filippo Turetta, condannato all’ergastolo per l’omicidio di Giulia Cecchettin, ha rinunciato ufficialmente a presentare ricorso in Appello.
La scelta, comunicata dai legali del giovane e formalizzata nei giorni scorsi, è arrivata in maniera inaspettata. Dopo settimane di silenzio e indiscrezioni, Turetta ha deciso di non contestare la sentenza di primo grado, pronunciata lo scorso luglio dal Tribunale di Venezia, che lo aveva riconosciuto colpevole dell’omicidio volontario aggravato della ex fidanzata.
Secondo fonti vicine alla difesa, la rinuncia sarebbe maturata in seguito a un “percorso di consapevolezza” intrapreso da Turetta in carcere. Una scelta che, di fatto, evita alla famiglia Cecchettin un nuovo processo, ulteriori udienze, nuove testimonianze dolorose. “È un atto che va letto come un’assunzione di responsabilità”, hanno dichiarato i suoi avvocati.
La reazione della famiglia Cecchettin
Per la famiglia di Giulia, la rinuncia di Turetta non rappresenta una consolazione, ma certamente un alleggerimento del peso giudiziario. “La giustizia ha già parlato – ha commentato Elena Cecchettin, sorella di Giulia – e non c’era nulla da aggiungere. La nostra battaglia resta quella contro la cultura della violenza di genere, perché Giulia non sia solo un nome in una statistica”.
Un caso simbolo
L’omicidio di Giulia Cecchettin, avvenuto nel novembre 2023, aveva sollevato un’ondata di indignazione e proteste in tutto il Paese. Migliaia di giovani erano scesi in piazza per dire basta ai femminicidi e chiedere nuove misure di prevenzione e tutela. La vicenda aveva trasformato la giovane studentessa veneta in un simbolo della lotta alla violenza sulle donne.
Fine del percorso giudiziario
Con la rinuncia all’Appello, la condanna di primo grado diventa definitiva. Resta ora l’aspetto civile, con la quantificazione del risarcimento ai familiari della vittima. Ma dal punto di vista penale, il caso è chiuso.
L’Italia volta pagina, almeno dal punto di vista giudiziario, su una delle vicende più dolorose degli ultimi anni. La memoria di Giulia, però, resta viva: nelle piazze, nelle università, nelle iniziative che continuano a portare avanti il suo nome come monito e impegno collettivo contro la violenza di genere.






