A cura di redazione –

Nel labirinto giudiziario del delitto di Garlasco, accanto alle carte processuali e ai reperti di laboratorio, è emerso un personaggio inatteso: Massimo Lovati, legale di Andrea Sempio, ribattezzato dal mondo televisivo e giornalistico “Gerry la Rana”. Un soprannome curioso, che ha finito per trasformare un avvocato di provincia in una figura mediatica nazionale.
Il soprannome e l’origine del personaggio
Il nomignolo nasce in ambienti televisivi, sembra per un gioco fonetico sulla “r” arrotata dell’avvocato e per l’idea di renderlo caricaturale, quasi da cartone animato. A rilanciarlo è stato anche Fabrizio Corona, che lo avrebbe voluto in un progetto di intrattenimento. Da quel momento, “Gerry la Rana” ha preso vita autonoma, al punto che quotidiani e talk show lo citano ormai abitualmente con quel nome.
Il doppio volto: difensore e “personaggio”
Nelle aule di giustizia, Lovati difende con tenacia Andrea Sempio, contestando le nuove analisi del DNA e parlando di “inchiesta costruita per accusare il mio assistito”. Fuori dall’aula, però, le sue uscite pubbliche – dalle allusioni ai sogni premonitori fino alle ipotesi di riesumazione “inevitabile” del corpo di Chiara Poggi – alimentano un ritratto eccentrico.
Così il legale si muove su un doppio registro: avvocato tecnico in tribunale, “Gerry la Rana” nello spazio mediatico.
L’effetto sul caso Garlasco
In un’indagine dove i riflettori non si sono mai spenti, la personalità di Lovati contribuisce a spostare l’attenzione dalla scienza forense alla narrazione. Mentre i laboratori analizzano impronte e DNA parziali, i giornali raccontano anche le battute e i paradossi dell’avvocato. Una polarizzazione che divide: per alcuni è un modo di portare alla luce le contraddizioni del processo, per altri rischia di trasformare la tragedia in spettacolo.
Un simbolo della “giustizia-spettacolo”
Il caso Garlasco, dopo diciotto anni, è tornato vivo grazie all’incidente probatorio. Ma l’emergere di un personaggio come “Gerry la Rana” dimostra come oggi, in Italia, un processo possa diventare anche teatro. Lovati stesso lo ammette: “Mi sento un cavaliere della giustizia”. Che lo si consideri un eccentrico o un combattente solitario, resta il fatto che il soprannome lo ha consegnato a una dimensione nuova: più che un semplice avvocato, un fenomeno mediatico che accompagna – nel bene e nel male – la lunga ombra del delitto di Garlasco.






