A cura di redazione

È scomparso a 74 anni l’attore e cabarettista Mauro Di Francesco, volto memorabile della commedia italiana anni ’80. Nato a Milano il 17 maggio 1951, ha lasciato un segno nell’“epoca d’oro” delle commedie leggere, diventando un interprete riconoscibile e parte di un’epoca del cinema popolare che ancora oggi suscita nostalgia. 

Dagli esordi al successo

Figlio di una sarta teatrale e di un direttore di palcoscenico, Di Francesco iniziò a recitare giovanissimo: all’età di 17 anni (nel 1968) partecipò alla miniserie televisiva La freccia nera, interpretando il ruolo del giovane Robby. 

Negli anni ’70 si dedicò al cabaret milanese – fece parte del gruppo “Repellente”, ideato da Enzo Jannacci e Beppe Viola, in compagnia di nomi come Diego Abatantuono, Giorgio Faletti e altri. 

La sua carriera vide il picco negli anni ’80, quando partecipò a diverse commedie cinematografiche di successo e divenne volto familiare nel genere. 

I ruoli più celebri

Tra i titoli che segnano la sua carriera:

I fichissimi (1981) – un film cult della commedia “giovanile” italiana.  Attila flagello di Dio (1982) – in cui recitò al fianco di attori affermati del genere.  Sapore di mare 2 – Un anno dopo (1983) – film emblematico della stagione estiva e vacanziera della commedia italiana, in cui interpretò il personaggio “Uberto Colombo”.  Altri film come Chewingum (1984) e titoli successivi confermarono la sua presenza nel panorama comico. 

Le sfide personali

La carriera di Di Francesco non è stata esente da difficoltà. In un’intervista del 2011 confessò di aver combattuto contro l’abuso di alcol – che lo condusse a un trapianto di fegato – e da allora si fece portavoce della sensibilizzazione sulla donazione di organi. 

In anni più recenti parlò anche di sentirsi “tagliato fuori” dal sistema, di aver perso visibilità e subìto scelte che lo misero ai margini dello spettacolo. 

L’eredità

Mauro Di Francesco lascia un’impronta nella commedia italiana non solo per i ruoli che ha interpretato, ma anche per il modo in cui incarnava quel cinema di genere “leggero”, popolare e spesso estivo, che ha caratterizzato un’intera epoca. Attraverso il suo lavoro ricordiamo un’Italia che rideva, sognava ferie al mare, viveva leggerezze cinematografiche e trovava in attori come lui uno specchio familiare.

Il suo esempio – tra successo, cadute personali e resilienza – è anche un promemoria di quanto dietro il sorriso della commedia ci siano storie complesse.

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