Covid, Locatelli: “Sci a Natale è incompatibile con numeri” | Speranza: a tavola in 6 o 8 persone, messa di mezzanotte? Vedremo

Fa discutere lʼindiscrezione che vorrebbe la riapertura delle scuole per il 9 dicembre. Per le feste si punta a vietare spostamenti di massa

Nel Lazio pazienti Covid curati a casa con il progetto di teleassistenza

Nel Lazio pazienti Covid curati a casa con il progetto di teleassistenza

Un momento della presentazione di “10 per 10”, un progetto pilota di telemonitoraggio e teleassistenza dei pazienti Covid-19, a Roma. Dieci medici di medicina generale del territorio della Asl Roma 3 potranno seguire a distanza cento pazienti (dieci ognuno) attraverso piccole apparecchiature di ultimissima generazione messe a disposizione da Takeda. Il progetto pilota è realizzato dalla Regione Lazio e dall’istituto per le malattie infettive di Roma, in collaborazione con la Federazione dei Medici di medicina generale, la Asl Roma 3, ADiLife e Takeda Italia.

Niente sci a Natale. Per il presidente del Consiglio superiore di Sanità Locatelli, “i numeri attuali non rendono compatibile l’apertura delle piste perché potrebbe comportare una ripresa della curva epidemica”. L’Austria non chiuderà, la Francia forse. In vista del Natale, Speranza invita a “limitare i posti a tavola agli affetti più stretti”.: oggi una riunione per decidere il numero (6 o 8). E sulla messa natalizia il ministro è cauto: “Ora c’è un coprifuoco, faremo una valutazione”. Per la scuola, si punta a riaprire il 9 dicembre.

“Credo che ci sarà ancora un numero di morti di questa grandezza ancora per 10-14 giorni, poi dovremmo vedere un calo. E’ difficile commentare il Natale o la riapertura degli impianti sciistici pensando al numero dei decessi”, dice Locatelli.

Il governo, intanto, lavora su più fronti per far sì che gli interventi che saranno decisi con il prossimo Dpcm consentano di evitare gli errori fatti in estate e non siano vanificati dalle scelte degli altri Paesi, in particolare quelle relative allo sci visto che il governo ha ribadito il no alla riapertura degli impianti e una decisione in senso contrario da parte di altre nazioni rappresenterebbe un ulteriore colpo ad un’economia già al tappeto.

Di un “coordinamento europeo” sulle misure hanno parlato Giuseppe Conte e il presidente della Commissione Ursula Von Der Leyen in una telefonata nella quale, dice il premier, c’è stato un “ottimo scambio di vedute” su questo e altri temi. Se da questo si arrivi poi ad un risultato concreto è tutto da vedere, anche se una sponda è arrivata dal presidente francese Emmanuel Macron che ha definito “impossibile” immaginare l’apertura di funivie e seggiovie per le feste.

IL CASO SCI – All’intesa europea, condivisa sia dal leader del Pd Nicola Zingaretti sia dal leader dell’opposizione Matteo Salvini, crede anche la Germania. “Preferirei che ci fosse un unico accordo: nessun impianto di risalita aperto ovunque e vacanze ovunque – dice il ministro-presidente della Baviera Markus Soeder -. Se vogliamo mantenere aperte le frontiere, abbiamo bisogno anche di un chiaro accordo sullo sci”.

Di tutt’altro avviso è invece il ministro del turismo di Vienna Elisabeth Koestinger. “Non posso condividere l’iniziativa italiana. In Austria ci sarà di certo un turismo invernale” poiché “i nostri operatori si baseranno su un ampio protocollo di sicurezza”. In caso Bruxelles dovesse imporre lo stop, è quindi la conclusione di Vienna, sia l’Ue a ristorare un settore che dà lavoro a 700mila persone.

Un tema questo che sarà sicuramente sul tavolo. Anche perché, alla luce delle scelte di Italia e Francia è possibile che si arrivi comunque ad una decisione comune – Svizzera esclusa per il momento visto che ha già aperto gli impianti – puntando ad un’apertura nel mese di gennaio e salvando così almeno parte della stagione.

In attesa di capire se si arriverà davvero a qualcosa di concreto, il governo continua a lavorare sul nuovo Dpcm, con due obiettivi: far respirare l’economia nelle settimane che precedono il Natale ed evitare spostamenti di massa nei giorni delle feste vere e proprie.

LA SCUOLA IN PRESENZA DAL 9/12 – C’è poi una parte del governo, il ministro dell’Istruzione, Lucia Azzolina, in testa con l’appoggio di Conte, che vorrebbe consentire ai ragazzi di tornare a scuola in presenza già prima di Natale. Forte dell’appoggio degli scienziati: anche dagli ultimi dati a disposizione la scuola, dice il presidente del Consiglio superiore di Sanità, Franco Locatelli, contribuisce “in modo assolutamente marginale alla curva di trasmissione” del virus.

Per questo il ministro ha convocato i sindaci delle dieci città metropolitane, che da sole rappresentano un terzo della popolazione italiana, 21 milioni di persone. L’obiettivo è “fare squadra” per riportare i ragazzi in aula – è girata anche la data del 9 dicembre, la prima utile dopo la scadenza dell’attuale Dpcm – e affrontare insieme il problema principale che ha costretto alla chiusura delle scuole, quello del trasporto pubblico.

Per la prima volta ha aperto alla possibilità anche il ministro della Salute, Roberto Speranza. “Faremo il possibile per riaprire in dicembre. La scuola è e resta una priorità”. Quanto agli spostamenti, nulla si deciderà prima del 3 dicembre e, anzi, è probabile che i provvedimenti per il periodo tra Natale e Capodanno arrivino con un secondo Dpcm a ridosso della vigilia. Ma la linea prevalente è quella dell’area rigorista del governo, supportata da tecnici e scienziati: evitare che ci si possa spostare liberamente tra le Regioni.

GLI SPOSTAMENTI – Dunque maggiori vincoli anche per quelle in zona gialla. “Bisogna evitare gli spostamenti non strettamente necessari, ridurre il più possibile le relazioni con le altre persone se queste non sono indispensabili e restare a casa ogni volta che è possibile”, ripete il ministro della Salute Roberto Speranza. Posizione supportata dai tecnici: gli “spostamenti illimitati per Natale” sono un “rischio per la diffusione dell’infezione” conferma il direttore della Prevenzione del ministero della Salute, Gianni Rezza. Possibile dunque che si arrivi ad una via di mezzo che non inibisca completamente la mobilità, ma consenta solo di raggiungere parenti stretti e congiunti.

Intanto sono 300 i punti in tutta Italia in cui saranno distribuite le prime 3,4 milioni di dosi del vaccino della Pfizer che da fine gennaio dovrebbero servire per 1,7 milioni di italiani. L’elenco è stato inviato da tutte le Regioni al commissario per l’Emergenza Domenico Arucri e comprende sia le strutture ospedaliere in grado di conservare e somministrare il viaccino sia le Rsa, che saranno servite attraverso le unità mobili.