L’idea della ministra De Micheli – “È un’emergenza, devono cadere i tabù” – bocciata anche dalla sottosegretaria Zampa che proponeva come alternativa di allungare il periodo di scuola e accorciare le vacanze

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© Michele Amoruso / AGF

AGI – I presidi bocciano l’idea di tornare a scuola anche il sabato e la domenica per recuperare il tempo perduto con la chiusura degli istituti. “Ritengo irrealistico pensare di allungare la settimana scolastica anche alla domenica. Mentre il sabato, per moltissimi istituti, è già giornata di lezione” dice il presidente dell’Associazione nazionale presidi, Antonello Giannelli, che insiste sul nodo dei trasporti. “Deve essere chiaro il presupposto, ovvero che lo scopo del trasporto pubblico è far spostare le persone che ne hanno bisogno. Di conseguenza, non è pensabile asservire le persone alle necessità dei trasporti: questa sarebbe una eterogenesi dei fini”.

L’idea di tenere lezioni anche nel fine settimana era stata illustrata dal ministro dei Trasporti Paola De Micheli in una intervista a Repubblica. “Le scuole vanno riaperte quando ci sono le condizioni per riaprirle. Vediamo a che punto stanno, il 9 dicembre, i contagi” aveva detto. E quanto alla pericolosità dei trasporti per la trasmissione del virus, aveva aggiunto: “Nessuno mi ha portato uno studio che dimostri che i trasporti sono la principale ragione della crescita della curva. Ho sentito troppi scienziati parlare a braccio, in questo periodo. Poiché la politica, però, non si muove solo per scienza esatta, ma anche per rassicurare i cittadini”. 

Il ministro assicurava che “le Regioni hanno messo a disposizione quasi diecimila bus aggiuntivi in tutto il Paese con le risorse assegnate dal Governo. Sono pronti a scendere in strada, alcune città hanno già codificato le corse in più da fare”.

Dopo aver offerto una serie di dati di bilancio (“500 milioni di euro, duecento sono per il 2021” per bus “privati, a noleggio. Da sette e nove metri. Dodici per l’extraurbano”) e sulla capacità dei mezzi (“Siamo tornati alla capienza del 50 per cento e dobbiamo restarci almeno fino all’estate”), la ministra De Micheli precisa che il trasporto a prova di contagio si ottiene “con lo scaglionamento degli ingressi e delle uscite da scuola”.

E ribadiva: “Siamo in emergenza e credo sianecessario fare lezioni in presenza anche il sabato“, mentre rispetto alla domenica afferma: “Sono decisioni che vanno condivise con tutto il governo, ma, dicevamo, siamo in emergenza e bisogna far cadere ogni tabù. Ce lo chiedono diverse Regioni. Anche gli orari delle attività produttive dovranno essere cambiati, cadenzati”.

Zampa: “La scuola è priorità delle priorità, no aperture simboliche”

Alla Micheli ha già risposto, con una bocciatura, la sottosegretaria Sandra Zampa che ribadisce la centralità del sistema scolastico, ma a condizione di essere preparati. “La scuola è la priorità delle priorità – dice – proprio per questo non si possono fare aperture simboliche ma bisogna essere preparati. Non sono tanto i contagi in classe, ma tutto quello che si muove intorno alla scuola”.

La Zampa insiste sull’importanza di “un piano di sicurezza. Si deve studiare poi un piano per far recuperare ai ragazzi quello che hanno perso fino ad ora, quindi prolungamento della scuola con vacanze più brevi”.

Il no di Arcuri, il ‘ni’ di Guerra

Non si sbilancia invece, Ranieri Guerra: “Siamo probabilmente nella fase in cui la riapertura può e deve essere strutturata – afferma – ma se sia opportuno aprire una settimana prima di Natale o se sia opportuno consolidare un piano di riapertura che metta in sicurezza anche quello che avviene prima e dopo la frequenza scolastica, questo lo deve decidere la politica”. La forte raccomandazione secondo direttore generale aggiunto dell’Oms “è di non rischiare in questo momento per una riapertura che è esclusivamente simbolica. Con i simboli non si controlla un’epidemia“. 

“La nostra raccomandazione – ricorda – è sempre stata di ricorrere alla chiusura delle scuole come ultima spiaggia, nel momento in cui non si riesce più ad arrestare l’ondata epidemica. Quindi – osserva – siamo in una fase in cui, pur ammettendo il rischio della trasmissione all’interno delle scuole, ma soprattutto all’esterno, io sono convintissimo che le scuole primarie debbano rimanere aperte e bisogna ricorre alle chiusure come ultima spiaggia”.

Sul tema della riapertura delle scuole prima di Natale è intervenuto anche il Domenico Arcuri “credo che ci sia un insormontabile vincolo organizzativo” dice.

“Certo – sostinene il commissario straordinario per l’emergenza  – bisogna mettere a sistema i trasporti, la scuola ma soprattutto la responsabilità delle persone. In questo periodo mi vado convincendo che il virus non esca dalla scuola ma che sia entrato nella scuola per l’eccesso di mobilità e qualche volta per la normale volitività dei giovani”.

Il nodo degli orari

Quanto agli orari, “sulla possibilità di scaglionare, con gli ovvi limiti di ragionevolezza, gli orari di ingresso a scuola ci siamo già espressi più volte favorevolmente” dicono i presidi, “Il discorso, in linea di massima, va circoscritto agli istituti superiori delle quattordici città metropolitane per i quali possiamo pensare di posticipare l’ingresso alle ore 9.15. La condizione è che i mezzi di trasporto vengano conseguentemente riorganizzati per permettere agli studenti di arrivare a scuola e poi di rientrare a casa. Non dobbiamo dimenticare che moltissimi studenti affrontano spostamenti che durano oltre un’ora”.

Conclude Giannelli: “Credo che incrementare le facoltà autonomistiche delle singole scuolepermetterebbe a ogni istituto, proprio perché ben conosce le necessità del proprio bacino di utenza, di modulare adeguatamente il servizio. Lo ripetiamo da tempo: scuole diverse, anche all’interno di una stessa area geografica, hanno diverse necessità e le scelte organizzative non devono essere calate dall’alto”.