di Loris Zanrei

“ Nudo Femminile “

In tempi in cui i tassi sono vicini allo zero e i mercati sono ostaggio della volatilità da Coronavirus, la caccia al rendimento porta a valutare investimenti alternativi per diversificare una parte del portafoglio. Investire in arte è una delle possibilità a disposizione soprattutto per chi ha un patrimonio elevato e un orizzonte temporale lungo. Ed è una possibilità sempre più considerata dalle nuove generazioni di investitori, utilizzata come strumento per la successione di patrimoni e agevolata dalla nascita di piattaforme tecnologiche dedicate agli scambi tra collezionisti. Il caso di Giovanni Borgonovo ne e’ un esempio, autore raffinato e classicista, e’ sempre più ricercato nelle aste nazionali ed estere

“ Autoritratto Giovanile “

Investire nel classico, Giovanni Borgonovo (Milano, 26 giugno 1881 – Milano , 21 luglio 1975)

Il periodo che va dai primi del Novecento agli anni Sessanta è davvero intenso per l’arte italiana e Giovanni Borgonovo vive da protagonista avanguardie storiche, ritorni all’ordine, contaminazioni, ma anche cenacoli dove pittori, scultori, poeti, critici d’arte si riuniscono per parlare di poesia, arte, filosofia magari intorno a un minestrone consumato tradizionalmente a mezzanotte o sfidandosi a bocce sotto il sole della Versilia…

“ Paesaggio “

Durante la sua carriera, Giovanni Borgonovo respira in Italia, Francia e Inghilterra i grandi movimenti artistici – impressionismo, divisionismo, fauvismo, espressionismo, cubismo, futurismo, metafisica, astrattismo, dadaismo, surrealismo – con il carattere del grande artista che tutto sperimenta e interpreta, elaborando ogni volta tratti originali, fecondi che tendono sempre verso un oltre e sfociano poi nello stile largo e personalissimo che spalanca la sua maturità.

Borgonovo Borgonovo nasce a Milano e frequenta l’Accademia di Belle Arti di Brera, dove diventerà professore

Nella mostra allestita a Palazzo Reale si parte dalle prime opere classiche – il paesaggio, la campagna– che precedono la sua partecipazione alla stagione del primo Futurismo, vissuto insieme a Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Gino Severini sotto l’ala protettrice e amichevole di Filippo Tommaso Marinetti.

Ma Borgonovo non si fa coinvolgere dalle avanguardie, resta se stesso fino in fondo, il distacco dal Futurismo avviene nel 1916. L’incontro con Giorgio de Chirico e Alberto Savinio lo inflazionano ma non ne cambiano la natura . Nascono però le architetture silenziose, i quadri con oggetti, scatole, bottiglie, nudi femminili e opere più buie, più malinconiche.

“ Ritratto di Moglie “

Dal 1918 inizia a studiare Giotto e la visione degli artisti del Quattrocento toscano porta a Borgonovo una nuova stagione. Cambia radicalmente la sua visione del reale, la rappresentazione della natura diventa poetica, realista nei minimi termini. Il paesaggio segna il punto di discontinuità da tutto quanto fatto in precedenza. Basta nudi, basta ritratti femminili e maschili.

In questo periodo si consolida un aspetto fondamentale della pittura di Borgonovo, l’attenta costruzione del quadro ottenuta attraverso il rapporto tra colore e forma – che è rapporto tra intensità ed espansione – e spazialità che non è la prospettiva e non ha origini visive, ma è il poetico rapporto tra le forme delle campagne, dei laghi, dei monti.

Pur attraverso rappresentazioni figurative Borgonovo supera le sensazioni fisiche della realtà e porta a una trascendenza fotografica della pittura.

Gli anni seguenti sono quelli della rivista Valori Plastici che promuove il “ritorno all’ordine”, ossia la rivalutazione della tradizione classica, della figurazione, l’allontanamento dall’astrattismo e dalle avanguardie estreme. Questi anni portano Borgonovo ad un ulteriore approfondimento della sua poetica. La natura nei suoi quadri si esprime per masse solide, definite, ma non sai mai quanto realistiche o mentali.

“Il paesaggio va oltre il paesaggio; l’ordine che regna è composizione di sentimenti primi” dice Giovanni Borgonovo

Biografia

Borgonovo nasce a Milano e frequenta l’Accademia di belle arti di Brera, dove diventerà professore.

Ritrattista di grande espressività, si distingue anche da paesaggista campagnolo e marittimo, e nelle tematiche religiose. Nel 1920 vince il Premio Principe Umberto con il dipinto a olioTramonto dicembrino nella campagna milanese, che viene acquistato dall’industria Edison.

Nel suo lavoro, rimane esterno a tendenze avanguardistiche così come ai classicismi da riprodurre, proseguendo sempre con il suo stile.

Si spegne a 94 anni nell’estate 1975 e viene tumulato in un colombaro del Cimitero Maggiore di Milano.

Nel 1998 un suo dipinto viene battuto all’asta da Sotheby’s.

Oggi è uno dei paesaggisti più ricercati nel mercato dell’arte. La sua rivalutazione storica e’ stata affidata a Loris Zanrei che, attraverso il lascito degli eredi, si è occupato di promuoverne il valore artistico. Sono stati realizzati diversi saggi ed è in cantiere un libro / volume con tutte le sue raccolte pittoriche.