Prima delle persone verrà il metodo. E in questo caso sembra che il metodo Draghi sia quello del prendere o lasciare, ovviamente dopo aver ascoltato tutti, dopo aver registrato le richieste dei partiti, masenza aprire alcuna trattativa dalla quale potrebbe uscire indebolito. La consapevolezza di rappresentare l’ultima chiamata utile per il Paese, con l’incubo di un fallimento che potrebbe portare l’Italia sull’orlo del tracollo finanziario, con i nostri titoli pubblici declassati e la «sua» Bce non più in grado di acquistarli, come dicono alcune delle persone che Draghi frequenta e stima, pongono il banchiere in una posizione di forza e su un percorso quasi obbligato. Insomma, sulla squadra di governo non si aprirà alcun mercato, semmai quello che appare certo dai primi colloqui istituzionali avuti ieri dal capo del governo incaricato è il modello che seguirà, quello dell’esecutivo Ciampi, che per la prima volta sperimentò un mix di politici e tecnici, puri o d’area. Un punto di equilibrio che gli consenta di aver una base parlamentare ampia e al contempo una squadra d’eccellenza. Ciampi non fece consultazioni, lui le farà e ha già iniziato, ma tirerà le somme in sintonia con il presidente della Repubblica, che poi nomina i ministri, e non altro.

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È ovviamente prematuro fare nomi, ma alcune ipotesi sono già sul campo. FabioPanetta, membro del board della Bce, gode di grandissima stima da parte di Draghi, che potrebbe chiamarlo sia a dirigere un ministero economico sia ad avere un ruolo chiave nella gestione del Recovery plan e del fondi europei che toccheranno all’Italia. Questo non significa che Draghi è pronto a sacrificare Roberto Gualtieri, attuale capo del Mef, con il quale ha una consuetudine e un rapporto che negli ultimi anni sino sempre più rafforzati. E in questo quadro, come avvenuto anche in altri Paesi della Ue l’intenzione di Draghi sembra proprio quella di portare interamente sotto le competenze del ministero dell’Economia la gestione dei 209 miliardi del Recovery plan, ministero che il premier incaricato conosce perfettamente e in tutte le sue pieghe.

Sulla squadra di governo circolano molte opzioni, almeno ascoltando i pochi politiciche hanno un rapporto diretto con l’ex presidente della Bce. Marta Cartabia, che sta molto a cuore al capo dello Stato, potrebbe finire alla Giustizia, per attuarne una riforma radicale. Luciana Lamorgese, uno dei pochi tecnici del governo dimissionario, potrebbe continuare a guidare l’Interno. Sia Roberto Speranza che Francesco Boccia, dato il know how sviluppato in questi mesi, potrebbero continuare a governare sia la Salute che il rapporto con le Regioni. Ovviamente al Pd toccherebbero anche altri ministeri, e sia Dario Franceschini che Lorenzo Guerini sono fra i nomi più solidi. Ma un governo che abbia una caratura anche politica non potrà fare a meno di ministri di Italia Viva e dei Cinque Stelle se decideranno di sostenerlo, a cominciare da Luigi Di Maio che potrebbe anche cambiare dicastero per un tecnico come Elisabetta Belloni, oggi al vertice della diplomazia della Farnesina.Enrico Giovannini, come titolare del Lavoro, Carlo Cottarelli per un ministero economico, sarebbero altre opzioni in pista.

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Ma tutto deve fare il conto con gli scenari politici della futura maggioranza. L’ultimavolta che Giuseppe Conte si è presentato a Palazzo Madama, il pallottoliere si è fermato a quota 156. Un numero che Draghi dovrebbe superare a pieni voti se desidera portare avanti l’ambiziosa agenda tratteggiata da Mattarella.