Luigi Mastrodonato
Idee

Allarme, paura, tensione in Europa. Le prime pagine dei quotidiani e i rispettivi siti scommettono tutto sull’allarmismo mettendo in secondo piano l’approfondimento e la chiarezza

Fino a ora ci eravamo dovuti sorbire qualche raro lancio di agenzia sul cittadino X deceduto che, tra le altre cose, aveva anche ricevuto una dose del vaccino. Notizie prive di un rapporto causa-effetto, ma abbastanza appetibili nella logica del clickbait tanto cara al giornalismo italiano. Una prosecuzione degli articoli altrettanto allarmanti che ci avevano accompagnato in inverno a proposito di alcune morti tra le cavie del vaccino, anche in quel caso subito derubricate a casualità da tutti tranne che dai media. Ora però si è deciso di alzare l’asticella nello storytelling e all’allarmismo sui singoli decessi si è sostituita una più lucrosa (in termini di click e vendite di copie) panificazione collettiva sul vaccino in sé, nel caso specifico quello AstraZeneca.

Succede che in Danimarca e in Austria si siano verificati problemi circolatori tra alcune persone a cui era stata somministrata la prima dose, oltre che una “morte sospetta”. Una situazione che per ovvi motivi ha portato a indagini, con il chiarimento da parte delle stesse autorità statali che al momento non vi è prova di alcun nesso tra vaccino e patologie. Anche l’Agenzia europea per i medicinali (Ema) è intervenuta sulla questione, sottolineando come non appaia un legame tra questi casi e le somministrazioni. In ogni caso il problema – se un problema c’è stato – riguarderebbe un lotto specificodi dosi che potrebbe aver avuto problematiche nella conservazione, non il vaccino AstraZeneca in sé. E non va ignorato che quello della trombosi è una patologia molto comune e frequente e che è dunque statisticamente normale che si possa rilevare tra persone che, nel frattempo, si sono vaccinate. La maggior parte delle redazioni italiane hanno però smesso di leggere quanto sopra dopo la prima riga, fermandosi cioè alla preziosa espressione “morte sospetta”. Ed è su quello, unicamente su quello, che è stata costruita la narrazione odierna, anche grazie a un altro assist proveniente dalla Sicilia.

Tre militari, tutti sottoposti al medesimo lotto, sarebbero deceduti in circostanze sospette, tanto che ora l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha sospeso quella partita di somministrazioni. Un altro grande scoop in cui tuffarsi, non fosse che per questi fatti sono stati indagati 10 medici per omicidio colposo e che la stessa Aifa abbia tranquillizzato sul vaccino. Ancora una volta, se un problema c’è stato, ha riguardato errori umani nei processi di conservazione e somministrazione delle fiale, non la composizione delle fiale di AstraZeneca in sé. Insomma, roba ordinaria, se si pensa che di decessi sospetti legati alla somministrazione di medicinali o nel corso di operazioni in ospedale ne avvengono di continuo, con tanto di processi connessi per il personale sanitario. Ma tutto questo non ha mai fatto notizia, trattasi sempre di materiale da cronaca locale che poco suscita la curiosità del lettore. Nel momento della peggior pandemia della storia recente, quando il nostro futuro è appeso ai vaccini, le “morti sospette in corsia” diventano però materiale da prima pagina, un modo ideale per stuzzicare la frustrazione e l’ansia che le persone hanno accumulato in questo ultimo anno.

Allarme”, “Paura”, “Pericolo”, la stampa italianaoggi è (quasi) tutta un mettere in dubbio l’efficacia del vaccino, strumentalizzando una manciata di casi con le loro specificità uniche per ricavarne una legge generale totalmente anti-statistica che vada a oscurare il buon esito delle 16 milioni di somministrazioni fatte fino a oggi in Europa. L’interesse non è fare informazione, ma giocare sulla vulnerabilità delle persone offrendo loro quello che non vorrebbero leggere, ma che se glielo si mette davanti non riescono a ignorare. Le rassicurazioni delle agenzie di controllo, i risultati autoptici, le presunte responsabilità dei medici, diventano un contorno non necessario nello storytelling, semplicemente perché metterlo comporterebbe la morte della notizia, la decostruzione di un allarmismo che è invece oro che cola per le redazioni.

La razionalità in tempi di crisi non vende, meglio fare all-in sull’emozionalità. Ecco come hanno ragionato i principali quotidiani italiani, colpevolmente disinteressati alle gravi conseguenze che tutto questo si porterà dietro ma allo stesso tempo perfettamente consci della propria opera di disinformazione nociva. Basta sfogliare l’edizione odierna di Repubblica, dove al titolone di prima pagina “Paura in Europa” fa da contraltare un editoriale nascosto a pagina 27 in cui si racconta la vicenda del vaccino antinfluenzale Fluad, accusato nel 2014 di due morti sospette poi smentite dalle indagini quando però ormai era troppo tardi: la narrazione allarmistica aveva portato a una fuga di massa da quelle fiale e l’opinione pubblica non cambiò mai più idea al riguardo.

La prova che nelle redazioni sanno il gioco che stanno giocando, ma non hanno intenzione di cambiarne le regole. Il giornalismo italiano da tempo ha smesso di competere sul terreno della qualità e si è trasformato in una gara a chi urla più forte. Non stupiamoci allora se oggi vive il momento più buio della sua storia.

Articolo di Luigi Mastrodonato, giornalista

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