Nessuna sanzione alle toghe che sbagliano: vengono promosse e fanno pure carriera

Mescolini trasferito nella rossa Firenze. E il giudice teppista avanza di grado

Giulio Cesare Cipolletta e Marco Mescolini. Storie parallele quelle di questi due magistrati, uno giudice a Pisa che si è fatto notare per alcuni reiterati comportamenti poco ortodossi per un magistrato, come tagliare le gomme a una collega con un coltello o litigare in strada con una donna sbattendole lo sportello sul ginocchio. L’altro, già procuratore capo a Reggio Emilia, «trasferito» dal Csm per incompatibilità ambientale perché inciampato nelle chat con Palamara e perché parola dello stesso Csm, avrebbe rallentato indagini imbarazzanti per il Pd per evitare al partito guai alle urne. Solo che il primo si è trovato «promosso», superando la quinta valutazione di professionalità e arrivando alla sesta. E il secondo, nonostante la credibilità «deteriorata» e l’obiezione di aver dato una mano al Pd, viene spedito nella destinazione da lui messa in cima all’elenco, Firenze, un feudo proprio del Pd.

Cipolletta, come detto, aveva dei precedenti decisamente inquietanti e insoliti. Tra la fine del 2007 e i primi mesi del 2008 girava con un coltello in tasca. E lo usava pure, perché almeno in quattro occasioni lo ha affondato negli pneumatici di una sua collega con la quale era in cattivi rapporti. Motivo per il quale è stato condannato sia penalmente che sul fronte disciplinare, vedendo frenata la sua carriera. Superato il piccolo, si fa per dire, incidente, Cipolletta torna a lavorare alacremente, ma nel 2012 una donna gli strombazza dietro a un incrocio, e il giudice, a bordo di uno scooter, non prende bene le lamentele della sconosciuta. E mentre la donna ha un piede per terra e la portiera aperta e i due stanno già litigando, il giudice sferra un calcio allo sportello e le ferisce la gamba, il tutto apostrofandola («sei una maledetta») e minacciandola («Me la paghi»). Stavolta niente conseguenze penali, perché la toga versa 3mila euro alla malcapitata e la cosa finisce lì. Sul fronte disciplinare, però, arriva un’altra batosta, una nuova censura. Che però, ora, viene derubricata a banale alterco dal Csm, che decide di «riavviare» la carriera di Cipolletta, con 13 voti a suo favore, sei contrari e due astenuti.

Quanto a Marco Mescolini, il Csm era sembrato inflessibile. A febbraio il plenum ne stabilisce l’incompatibilità ambientale, dopo un esposto di quattro sue colleghe in seguito alla pubblicazione di chat con Palamara, nelle quali Mescolini si informava con insistenza sulla sua poi avvenuta nomina a procuratore capo di Reggio Emilia. Per la prima commissione la sua credibilità è «compromessa», anche per il dubbio che la «direzione delle indagini» venisse presa «in base a personali convincimenti politici». Il plenum approva l’incompatibilità ambientale e ordina il trasferimento. Destinazione Firenze, roccaforte rossa. La scelta perfetta per la toga che andava trasferita parole della prima commissione del Csm – affinché «qualsivoglia inchiesta sulla Pa» effettuata dalla procura di Reggio non fosse «accompagnata dal sospetto di parzialità