Continua a salire il bilancio dei morti

Manifestanti a Yangon © AFP

E’ salito ad almeno 114 il numero dei civili uccisi oggi in Birmania nella repressione delle manifestazioni contro il colpo di Stato del mese scorso, secondo quanto riferisce la Cnn citando un bilancio del sito indipendente Myanmar Now. Se confermato, il bilancio delle violenze, in 44 città in tutto il Paese, rappresenta il più sanguinoso dall’inizio delle proteste.

Secondo la stessa fonte tra le vittime c’è una ragazza di 13 anni, uccisa in casa da un colpo d’arma da fuoco quando le foorze di sicurezza hanno sparato in un’area residenziale a Meikhtila, nella regione di Mandalay.

Ci sarebbe anche un bambino di 5 anni tra le vittime e un bambino di un anno sarebbe stato colpito a un occhio da un proiettile di gomma,  riferisce il portale di notizie Myanmar Now, ripreso dal Guardian. Le vittime totali della repressione seguita alla protesta potrebbero oggi raggiungere quota 400. Tra i morti di oggi anche un giovane calciatore locale di una squadra under 21.

Nella capitale Naypyidaw i militari celebrano la giornata delle forze armate con una massiccia parata.  

L’ambasciata Usa in Birmania ha condannato l’esercito per l’uccisione di “civili disarmati” nella repressione delle proteste che sono seguite al golpe di febbraio. “Le forze di sicurezza stanno uccidendo civili disarmati, compresi bambini, proprio le persone che hanno giurato di proteggere”, si legge in un comunicato diffuso sulla pagina Facebook dell’ambasciata.