Dagli avvistamenti a Milano o in Grecia in compagnia di nomadi, alle indagini su Jessica Pulizzi e Anna Corona: Denise Pipitone, tutta la storia

Denise Pipitone, la reazione dei genitori al caso Olesya Rostova
Denise Pipitone, parla il conduttore russo:

Chi è Denise Pipitone, la storia della bimba scomparsa

Piera Maggio ha cercato fino alla fine di non illudersi. E si spera, almeno, che il suo aver messo le mani avanti abbia attenuato la delusione di una mamma che da 16 anni cerca sua figlia.

È ufficiale, il test del dna ha confermato che Olesya Rostova, la ragazza presumibilmente ventenne comparsa in un programma della tv russa e segnalata ai media italiani da un’infermiera bilingue, non è Denise Pipitone, nonostante le biografie potrebbero coincidere e i tratti somatici della giovane secondo alcuni assomiglino a quelli di Piera Maggio. Caso è chiuso? Tutt’altro. Soprattutto per la mamma di Denise. Che nonostante anni e anni di ricerche appare ben lungi dall’essere stanca.

Di seguito tutte le ipotesi e gli sviluppi di una vicenda che, nonostante gli avvistamenti, i processi, le immagini, i video e gli appelli in televisione, rimane ancora tragicamente sospesa.

La scomparsa di Denise Pipitone, 16 anni fa il giorno che sconvolse Mazzara del Vallo e l’Italia

Quella di Denise Pipitone è una storia senza un finale ma con un inizio molto preciso. È il primo settembre 2004 quando la bambina, all’epoca quasi 4 anni, scompare a Mazzara del Vallo, in provincia di Trapani, mentre è stata affidata alla nonna e sta aspettando, sul marciapiede di fronte casa, che le venga servito il pranzo. In fondo alla via si sta tenendo il trafficato mercato rionale, ma né gli ambulanti, né i clienti notano movimenti sospetti. Denise è figlia di Piera Maggio, casalinga di 35 anni (all’epoca dei fatti), e Toni Pipitone, operaio 40enne.

Le ipotesi degli investigatori sono molte, e tutte poco rassicuranti: il movente viene individuato nella pedofilia, nel traffico di organi umani, addirittura nelle messe nere. Una pista in particolare ha superato la prova del tempo: il rapimento da parte di nomadi. Proprio su questa eventualità ha fatto leva il clamore suscitato dagli ultimi sviluppi con al centro la tv russa e le dichiarazioni di Olesya Rostova.

I numerosi avvistamenti, quello cruciale a Milano nel 2004

Prima ancora dell’appello di Olesya, Denise Pipitone, che oggi avrebbe 20 anni, viene vista decine di volte: la segnalazione più convincente, almeno dal punto di vista dell’instancabile madre, è quella di Milanonell’ottobre del 2004.

È una guardia giurata a riprendere un gruppo di nomadi, una donna, un uomo, e due bambini, davanti a una banca. Il vigilante osserva uno dei due minorenni, si convince sia Denise. Si avvicina, scatta una foto. Poi registra alcuni filmati di pochi secondi. Nei video si sente la piccola, a capo coperto nonostante la giornata calda, chiedere “dove andiamo”. La donna nomade si rivolge a lei chiamandola Danas, forse una storpiatura del nome Denise. Il gruppo si allontana non appena il guardiano sfodera il cellulare. Quando le forze dell’ordine giungono sul luogo dell’avvistamento, i nomadi si sono già dileguati.

Le foto acquisite con un telefonino di vecchia tecnologia sono sgranate e a un primo esame non convincono Piera Maggio. Ma le forze dell’ordine lavorano digitalmente gli scatti, tentando di mettere a fuoco i tratti somatici della piccola protagonista: quando sottopongono per la seconda volta le fotografie all’attenzione della madre tutto cambia, anche in forza di un incontro tra Piera Maggio e l’uomo che ha inoltrato la segnalazione: “Da come si muoveva, dalla cadenza delle sue parole, da tanti particolari che ho visto nel filmato e che il signore mi ha raccontato sono certa che fosse mia figlia”, dichiara lei.

Altre segnalazioni arrivano da Verona, Cremona, Bologna e dalla Grecia, dove, a Kos, viene fermata una bambina accompagnata da una nomade. La piccola parla bene l’italiano, ma la prova del dna non lascia dubbi: non è Denise

Il filone giudiziario: la sorellastra di Denise, Jessica Pulizzi, accusata della scomparsa

Fino al 2017 la misteriosa sparizione di Denise ha anche un risvolto legale: ci sono imputati, rinvii a giudizio e ricorsi, sia in Appello, sia in Cassazione. I colpevoli vengono cercati nella stessa cerchia familiare di Piera Maggio, in particolare alla sbarra finisce Jessica Pulizzi, sorellastra di Denise Pipitone. Denise infatti nasce da una relazione extraconiugale tra Piera Maggio e Piero Pulizzi, conducente di autobus, sposato con Anna Corona.

Il movente che alimenta le ipotesi del procuratore di Marsala viene indicato nella “vendetta e nella gelosia” di Jessica Pulizzi nei confronti della bambina. A sostegno delle ricerche anche la frase che Jessica Pulizzi rivolge alla madre Anna Corona, captata da un’intercettazione ambientale: “Io a casa ci ’a purtai”, si sente dire dalla ragazza, all’epoca 17enne. Un’affermazione che, in dialetto siciliano, significa “io gliela portai a casa”.

I sottintesi possono essere due: il primo Denise, rapita da Jessica per essere a Piero Pulizzi (che a questo punto sarebbe il secondo soggetto implicito). Nelle mani dell’accusa anche un tabulato telefonico che dimostra come Jessica fosse nei paraggi della casa di Denise nel giorno della scomparsa. Lo scenario sostenuto dagli inquirenti viene a delinearsi: Denise viene rapita da Jessica il primo settembre 2004 per essere portata al padre biologico (di entrambe) Piero, in modo da avere da lui la conferma che la piccola fosse effettivamente la figlia. Tuttavia, non essendo quest’ultimo in casa al momento dell’incontro, Denise sarebbe affidata a un gruppo di nomadi, che forse Jessica conosceva. Complici della 17enne secondo l’accusa, il fidanzato della giovane Gaspare Ghaleb e Anna Corona.

Nel corso del processo di Appello (precisamente nel 2014) una frase in particolare attira l’attenzione dei giornalisti. Viene fuori durante l’attività di trascrizione di un perito sul nastro con le intercettazioni in casa Pulizzi. Grazie a un’opera di ripulitura delle registrazioni, si sente Jessica bisbigliare alla sorella minore Alice, riferendosi forse alla madre di entrambe, Anna Corona: “Quanno eramu ‘ncasa, a mamma l’ha uccisa a Denise“. Alice, di rimando, chiede alla sorella: “A mamma l’ha uccisa a Denise?”. E l’altra: “Tu di sti cosi unn’ha parlari” (non ne devi parlare). Alice: “E’ logico”. La svolta porta all’apertura di un’ipotesi di omicidio contro ignoti da parte della procura di Marsala, ma il nastro è contestato: per la difesa la copiatura del perito è sbagliata e l’esortazione a mantenere il segreto decontestualizzata.

In tribunale si contrappongono dal gennaio 2010 la procura di Marsala e i difensori della famiglia Pulizzi. L’accusa in particolare chiede 15 anni e manifesta la convinzione di una colpevolezza “senza alcun dubbio”. Tuttavia Jessica Pulizzi viene assolta tre volte: la prima nel 2013, per insufficienza di prove e la seconda nel 2015, per la stessa ragione. Nel 2017, la Cassazione conferma la non colpevolezza dell’imputata, mettendo definitivamente fine agli strascichi giudiziari della vicenda. Anche per Anna Corona, coimputata, decade ogni accusa in seguito alla prescrizione intervenuta al termine del processo di secondo grado.

La ricerca di Piera Maggio continua, con i mezzi di internet e la solidarietà degli utenti

In 20 anni la madre di Denise Pipitone, Piera Maggio, ha presenziato ai processi, offerto la sua testimonianza nell’ambito di trasmissioni televisive e portato avanti le ricerche della figlia scomparsa con ogni mezzo. Anche online. In particolare, ha contribuito alla creazione di un sito e di un blogaggiornato fino a mercoledì. Ha caricato su un canale YouTube alcuni filmati, che potrebbero tornare utili a un ritrovamento, e aperto canali social su Instagram, Twitter, Facebook, Tumblr. Ha inoltre reso pubblica una ricostruzione digitale (visibile nell’homepage del blog) del volto di Denise, all’età di venti anni.

Gli utenti hanno risposto attivamente alle iniziative di Piera Maggio: nel tempo sono nati diversi gruppi su Facebook e sono state aperte discussioni sui forum. Un segnale che, nonostante gli alti e bassi della cronaca, restano decine di migliaia le persone emotivamente vicine a una madre alla disperata ricerca della figlia scomparsa.