Pattuglie su strade e autostrade al confine zone rosse-arancioni, a Roma varchi di accesso alle zone della movida

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A partire da lunedì 26 aprile vanno “intensificate le attività di controllo” e, in particolare, è necessario organizzare i servizi “graduandoli in ragione della classificazione ‘a rischio’ delle aree e delle conseguenti misure prescrittive cui le stesse sono sottoposte”. Lo scrive il capo della Polizia Lamberto Giannini nella circolare ai questori che accompagna quella del capo di gabinetto del ministero dell’Interno.

Giannini chiede anche che vengano messe in campo “specifiche attività di controllo” nei locali e lungo la rete stradale e autostradale, soprattutto al confine tra le regioni rosse e arancioni, nonché in aeroporti e stazioni.

Controlli nei locali per il rispetto delle norme anticovid e interventi mirati nelle piazze e nelle zone della movida, per impedire assembramenti: l’Italia riparte e il Viminale mette a punto il piano per evitare che le riaperture si trasformino in un liberi tutti che rischierebbe nel giro di qualche settimana, come hanno più volte ripetuto gli esperti e gli scienziati, di far schizzare di nuovo i contagi e riportare tutto il paese in zona rossa o arancione. I segnali, d’altronde, sono abbastanza chiari: da Milano a Roma fino a Napoli l’ultimo weekend prima della ripartenza è stato vissuto come se le misure fossero già state allentate e migliaia di italiani, approfittando del bel tempo, si sono riversati nelle strade e nelle piazze, sul litorale e nei parchi.

Non ci sono stati particolari problemi ma nella capitale i vigili urbani hanno chiuso alcune ore via del Corso, per consentire il deflusso delle migliaia di romani a passeggio. Un anticipo di quanto potrebbe avvenire da lunedì quando riapriranno bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, cinema, teatri e musei. E’ il motivo per il quale, con la circolare inviata ai prefetti, il Viminale chiede che l’allentamento delle restrizioni sia “attentamente monitorato” per individuare tutti quei “comportamenti difformi dal quadro regolatorio” che potrebbero determinare un peggioramento della situazione epidemiologica. In sostanza, scrive il capo di gabinetto Bruno Frattasi, gli oltre 70mila uomini delle forze di polizia a disposizione dovranno concentrare i controlli in primo luogo su “tutte le attività” che riapriranno a partire da lunedì, dunque bar e ristoranti in testa ma anche cinema, teatri e i locali dove si terranno gli spettacoli dal vivo.

“Interventi mirati” devono poi essere predisposti per evitare gli assembramenti, nelle aree dove ci sono locali aperti al pubblico, nelle zone caratterizzate da “intensi flussi di mobilità” e in tutte le piazze e le strade dove si concentra la movida, specie nei fine settimana. La circolare non affronta invece nello specifico uno dei temi su cui la maggioranza di governo si è divisa, il posticipo del coprifuoco. Il Viminale si limita a ribadire infatti che il divieto di spostamento è in vigore dalle 22 alle 5. Ma allo stesso tempo ricorda che l’attività di ristorazione in zona gialla è consentita “con consumo al tavolo esclusivamente all’aperto e nella fascia oraria compresa fra le 5 e le 22”, in massimo di 4 persone salvo persone conviventi. E’ probabile dunque che un eventuale ‘sforamento’ di poche decine di minuti per rientrare a casa dopo aver cenato fuori, non sarà sanzionato. A far scattare la polemica quotidiana è stato invece il caffè al bar in quanto il decreto conferma il divieto di consumazione al bancone, come già previsto dal Dpcm del 2 marzo. Una decisione “grave” secondo Claudio Pica, vicepresidente della Fiepet-Confesercenti.