Da Nogara in Liguria per recuperare 138 chili di droga, poi la fuga: preso dalla Finanza

Da Nogara, dove abita ed è socio da 12 anni di un’autoscuola, all’area di portuale di Vado Ligure per recuperare un carico da oltre un quintale di cocaina. Dall’inchiesta sulle «patenti facili», che lo vede tuttora imputato insieme a numerosi colleghi di altre 11 scuoleguida scaligere, all’arresto nella notte tra venerdì e sabato scorsi per 138 chili di droga. Doveva essere una «toccata e fuga» da Verona in Liguria per mettere le mani con due complici su un preziosissimo carico di polvere bianca dal Sudamerica: nei progetti del terzetto, quella spedizione avrebbe permesso loro di recuperare da un container 138 chilogrammi di cocaina purissima suddivisa in panetti. Ma il loro piano, per quanto ben studiato, non è affatto andato «in porto». Tutt’altro: sulle loro tracce da giorni grazie all’imbeccata di un informatore, si era infatti già mossa la Guardia di Finanza di Savona. Il blitz dei militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria, all’interno dell’area portuale di Vado Ligure, è scattato subito dopo che il trio era riuscito a caricare l’intero carico di coca in un’Audi modello A3. Era l’una di notte di sabato e la Finanza, che stava tallonando l’auto dei tre, ha intimato loro l’alt ma il conducente, anziché fermarsi, ha tentato con diverse manovre di investire i militari appiedati. Subito dopo, sentendosi braccato e con le vie d’uscita chiuse dalle vetture dei militari, il terzetto ha deciso allora di abbandonare il veicolo con dentro i 138 kg di droga tentando la fuga a piedi. Due dei fuggiaschi non sono ancora stati trovati, mentre al suo rientro a Nogara, dove i Baschi Verdi già lo stavano aspettando, è finito dritto in carcere Armando Brahimi, albanese di 45 anni,residente proprio sopra l’autoscuola di cui è socio.

Sequestro di droga in provincia di Verona (archivio)

Sequestro di droga in provincia di Verona (archivio)

Le indagini

A tradirlo sarebbero stati numerosi elementi, a partire dalla localizzazione della sua cella telefonica «agganciata» proprio nel porto di Vado Ligure al momento del blitz dei finanzieri. Inoltre è stato riconosciuto da uno dei militari che lo ha visto bene in volto nei concitati attimi della fuga. E non è finita, perché lo stesso Brahimi per il viaggio in autostrada da Nogara alla Liguria ha usato una Audi Q5 al cui interno è stata trovata a suo nome una pratica di trasferimento di quell’auto con la data del giorno precedente alla spedizione, ovvero il 16 aprile: una pratica automobilistica perfezionata presso l’ufficio Aci delegazione di Nogara e da lui lasciata all’interno della vettura che è stato poi costretto ad abbandonare nel porto savonese per sfuggire ai finanzieri. I militari, oltre alla Audi Q5, hanno così recuperato anche la pratica automobilistica su cui, nero su bianco, c’erano tutti i dati anagrafici di Brahimi. A quel punto, risalire a lui è stato un giochetto: bastava attendere che l’albanese facesse ritorno a Nogara, dove abita con la famiglia e lavora, per trarlo immediatamente in arresto. Così è stato ed ora Brahimi si trova in cella a Montorio dove ieri, collegato in audiovideo con il giudice per le indagini preliminari Livia Magri, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Non ha fornito alcuna versione difensiva e dovrà restare dietro le sbarre in quanto secondo gli inquirenti «sussistono un quadro indiziario grave e il concreto e pericolo di fuga». Anche perché, «dopo essere fuggito insieme ai due complici nella notte del 17 aprile alla vista del personale della Finanza, abbandonando sul posto la vettura con l’ingentissimo carico di cocaina poi sequestrato, l’indomani ha fatto poi in modo di non farsi rintracciare al telefono» dai militari che lo stavano aspettando a Nogara.