Sotto accusa la titolare dell’azienda e il capo della manutenzione. Verifiche sulle fotocellule dell’impianto

«Anche mio figlio lavora a questi macchinari: è morta una compagna di lavoro». Queste le parole che Luana Coppini, la titolare dell’azienda in cui lunedì è morta l’operaia ventiduenne Luana d’Orazio, ha diffuso tramite i suoi legali: «Fino ad ora non ho detto nulla perché di fronte ad un dramma come questo, non si può che restare senza parole…in silenzio…il dramma che stiamo vivendo ci colpisce profondamente e di fronte a tutto questo è difficile trovare le parole, ma voglio far sapere alla famiglia, agli amici di Luana, ai nostri lavoratori che intendo esprimere il mio dolore attraverso l’impegno per la famiglia di Luana ed il suo piccolo. Impegno che voglio tradurre in atti concreti da subito in ogni contesto e sede. Alle macchine lavoro anch’io, vi lavorano mio figlio e mio marito. Non è quindi solo la solidarietà di un datore di lavoro ma anche di una compagna di lavoro. Non mi sottrarrò ai miei doveri né al confronto nelle sedi appropriate anche per capire come possa essere avvenuto questo dramma. Ora e qui voglio esprimere solo il mio dolore assieme ai miei familiari e a tutti coloro che con me lavorano in azienda».

La Procura guidata da Giuseppe Nicolosi — che coordina l’indagine con il pm Vincenzo Nitti — dovrà adesso affidare una perizia per valutare le condizioni del macchinario e per accertarsi perché le fotocellule del dispositivo di sicurezza non siano entrate in funzione bloccando il subbio. Sono stati iscritti sul registro degli indagati con l’accusa di omicidio colposo la titolare della ditta dove Luana lavorava da un anno, e il responsabile della manutenzione. Nell’avviso di garanzia si legge che Luana Coppini, la titolare, e il responsabile della manutenzione, Mario Cusimano, «in concorso morale e materiale tra di loro rimuovevano dall’orditoio la saracinesca protettiva». L’autopsia sulla ragazza dovrebbe essere eseguita venerdì alla presenza anche di un consulente nominato dalla titolare dell’azienda. 

Luana, nel momento in cui è stata risucchiata dal macchinario che l’ha dilaniata, si trovava in un punto dove non doveva essere. Ma perché fosse lì, in un punto così pericoloso, è quello che sta cercando di ricostruire l’inchiesta della Procura di Prato. Luana, la giovane operaia di Pistoia di 22 anni, è morta lunedì mattina mentre lavorava nell’azienda tessile «Orditura Luana» a Oste di Montemurlo. Secondo una prima ricostruzione il braccio sarebbe rimasto intrappolato nell’orditoio, una sorta di telaio che serve appunto per l’orditura dei tessuti, e lei sarebbe stata così risucchiata. Questione di frazioni di secondo. Luana non ha fatto in tempo a rendersi conto di quello che stava accadendo.

Ma che cosa è andato storto lunedì? L’attenzione degli investigatori, i tecnici della Asl e i vigili del fuoco, che sono arrivati nell’azienda subito dopo la tragedia, è stata subito attratta dalla barra di protezione dell’orditoio: se è attiva, quando la macchina è in funzione, nessuno si può avvicinare per motivi di sicurezza. Invece quella barra sarebbe stata trovata alzata. La giovane operaia era nella parte della menabrida, un accessorio a forma di disco. Probabilmente la ragazza è rimasta impigliata con la mano nella «menabrida» che l’ha trascinato dentro il «subbio», una specie di rocchetto in metallo lunga all’incirca due metri, che arriva anche a 200 giri al minuto, condannandola così a morte.

A trovare il corpo straziato di Luana, lunedì mattina verso le 10, è stato un altro operaio che si trovava a una ventina di metri di distanza. Si è avvicinato dopo aver sentito un rumore diverso dal solito e ha fatto la terribile scoperta. Lui e altri colleghi che si trovavano nella ditta al momento della tragedia sono stati già ascoltati dagli investigatori che ieri pomeriggio hanno depositato il primo rapporto in Procura. 

Una volta arrivati sul posto i tecnici della Asl e dei vigili del fuoco hanno sequestrato l’orditoio dove è avvenuto l’incidente e un altro identico: il consulente tecnico della procura li userà per compiere dei raffronti. Gli investigatori hanno anche acquisito tutta la documentazione, compresa quella relativa al macchinario acquistato due anni fa da una ditta specializzata. Ora si dovrà capire se la manutenzione della macchina sia avvenuta regolarmente. «Siamo al lavoro per capire se e cosa non abbia funzionato nel macchinario, compresa la fotocellula di sicurezza. Nelle prossime ore nomineremo dei periti per gli accertamenti tecnici sui documenti raccolti», spiega il procuratore Nicolosi. I tecnici della Asl dovranno anche stabilire se tutti avessero fatto i corsi di formazione, Luana compresa.