Ha un nome e un cognome l’uomo che la notte della morte di Mario Biondo, ritrovato morto impiccato nella sua casa di Madrid nel maggio del 2019, utilizzò i profili social del giovane cameraman. Secondo i consulenti nominati dalla famiglia della vittima ci sarebbe anche una seconda persone che quella stessa notte si agganciò al wi-fi di casa di Biondo per poi accedere al suo profilo Facebook.

Mario Biondo (Facebook)
Mario Biondo e la moglie
Mario Biondo

Due persone, un uomo di 50 anni e un secondo soggetto la cui identità non è stata ancora resa nota. Sarebbero loro secondo quando appurato dai consulenti italo-americani della Emme Team ad aver utilizzato gli account social di Mario Biondo la notte della sua morte. Secondo gli esperti che svolgono le indagini difensive per la famiglia del cameraman ritrovato morto nella sua casa di Madrid nel 2013, il primo avrebbe eseguito l’accesso sul profilo Twitter di Mario mentre il secondo su quello Facebook.

I consulenti, che adesso saranno convocati e sentiti alla procura generale, avrebbero individuato i due iPhone utilizzati per accedere sui profili del cameraman palermitano ritrovato impiccato alla libreria di casa, negli Stati Uniti. In quell’occasione l’avvocato della famiglia del giovane, Carmelita Morreale, dovrebbe fornire anche i dati del secondo nome, quello che avrebbe utilizzato il profilo Facebook di Mario agganciandosi, sia la notte del decesso, il 29 maggio, sia il giorno successivo, quando era già stato scoperto il corpo e la polizia si trovava nell’appartamento di Madrid, al wifi di casa. In base a questi elementi dunque, l’ipotesi portata avanti dai consulenti che stanno svolgendo delle indagini dopo che la procura ha avocato l’inchiesta in seguito alla richiesta di archiviazione respinta dal gip, è che Mario non fosse solo nell’appartamento.

In questo caso andrebbe a cadere parte della ricostruzione effettuata dalla polizia spagnola che all’epoca dei fatti archiviò subito il caso come suicidio. Tesi però contro la quale i famigliari di Mario si sono sempre opposti e che si è scontrata nel tempo elementi poco chiari, comprese le omissioni e le bugie che la moglie dell’operatore, la nota conduttrice televisiva Raquel Sánchez Silva, ha più volte raccontato agli inquirenti.

Ora la posizione di queste due persone dovrà essere chiarita e soprattutto si dovrà capire cosa ci facevano nell’appartamento di Mario quella sera: secondo i consulenti infatti, uno dei dispositivi che alle 00:48, si sarebbe agganciato al wifi sarebbe stato usato nell’appartamento, mentre l’altro smartphone sarebbe stato utilizzato nei dintorni dell’abitazione. Entrambi i dispositivi erano sicuramente in casa di Biondo alle 19 del 30 maggio, durante i rilievi della polizia, dunque il giorno dopo la morte dell’operatore, la cui famiglia è da sempre convinta che il ragazzo non si sia suicidato ma che sia stato ucciso.