Locatelli show con una doppietta. Il tris lo firma Immobile. Gioia Mancini: ‘I miei sono stati bravissimi. E’ stata dura, Svizzera è forte. Volevamo vincere a ogni costo’

(foto: EPA)

L’ Italia ha battuto la Svizzera 3-0in una partita del gruppo A di Euro 2020 garantendosi con un turno di anticipo la qualificazione agli ottavi di finale. Le reti Locatelli al 26′ e 52′ e di Immobile all’88’. “La Svizzera è una squadra forte, è stata una partita durissima e lo sapevamo. Avremmo potuto segnare prima, ma abbiamo sofferto quando c’era da farlo.

Abbiamo meritato perché pensavamo di voler vincere a tutti i costi”. Così il ct Roberto Mancini, ‘a caldo’ dai microfoni di RaiSport dopo Italia-Svizzera. “All’inizio eravamo un po’ in difficoltà, ma i ragazzi sono stati bravissimi – aggiunge Mancini -, e non era semplice perché c’era anche un gran caldo. A un certo punto abbiamo cambiato sistema, con la difesa a tre per metterci più tranquilli e rifiatare”. “Dedico questa vittoria a chi soffre e a tutti gli italiani”, conclude.

Messaggio all’Europa – Tenera è la notte romana per la nazionale di Roberto Mancini, che a suon di 3-0 batte avversari e record in serie mettendo nello stesso tempo in cassaforte la qualificazione agli ottavi di finale dell’Europeo. Con i tre gol inflitti stasera alla Svizzera grazie a una doppietta dello strepitoso Locatelli e a una rete di Immobile in chiusura, un risultato che per occasioni e gioco prodotto poteva persino essere molto più ampio, gli azzurri infatti superano di slancio il girone eliminatorio rendendo la sfida di domenica con il Galles solo uno spareggio per il primo posto nel gruppo: una posizione chissà quanto vantaggiosa (il gioco degli accoppiamenti in questa fase è sempre difficile da interpretare), e comunque non necessaria per andare avanti. Bastano all’uopo i 6 punti attuali in classifica della squadra di Mancini, che allunga la striscia positiva a 29 risultati utili e dieci successi consecutivi (senza subire gol) ed è la prima qualificata alla seconda fase. Non sempre partire forte vale automaticamente un torneo di primissimo piano (nel 2016 gli azzurri di Conte cominciarono con due vittorie anche più significative, ma si fermarono ai quarti di finale; il Portogallo poi campione prese l’abbrivio con tre pareggi). Ma la squadra di Mancini, fatta la tara degli avversari non di altissimo livello affrontati finora, con il suo gioco sempre votato all’attacco e alimentato da un eccellente possesso palla, manda un messaggio forte all’Europa del calcio, nella quale altre big mettono in mostra talenti straordinari ma nessuna la capacità azzurra di costruire con semplicità la vittoria. Rientrato ampiamente l’allarme Berardi, in avvio Mancini aveva proposto in pratica la stessa squadra della sfida con la Turchia. Unica eccezione, il convalescente Florenzi sostituito da Di Lorenzo che già nel secondo tempo della gara di apertura lo aveva rimpiazzato molto degnamente. Neanche in panchina, invece, Verratti, tenuto prudenzialmente lontano dalla tentazione di affrettare il rientro.

E scontato il modulo, l’abituale 4-3-3 alla ricerca di gioco e gol con il tridente offensivo Insigne-Berardi-Immobile. Anche Petkovic, per il quale l’Olimpico è stato campo di casa per un anno e mezzo ai tempi in cui allenava la Lazio, non rinunciava a un modulo apparentemente diretto alla costruzione del gioco come il suo 3-4-1-2. A dispetto di tutta una filmografia, che parte dall’immenso Manfredi emigrante in Pane e cioccolata, gli svizzeri si erano comunque presentati con una nazionale fortemente multietnica e votata all’integrazione, con terminale offensivo il dirompente Embolo, nato in Camerun a fare coppia in avanti con Seferovic (di origine bosniaca). A metterli in movimento, Shaqiri (nato in Kosovo), un pochino appesantito nella muscolatura ma sempre temibile per gli estri. Fatto sta che nonostante la buona volontà di Petkovic, era la propulsione italiana a porre il piano inclinato della gara nella metà campo avversaria: nella prima mezz’ora si giocava praticamente sempre lì, e ne emergevano perlomeno un paio di grandi occasioni: la prima al 10′ scaturiva dalla solita fuga sulla sinistra di Spinazzola, bravo a mandare al centro una palla che chiedeva solo di essere messa in rete: ma Immobile non era altrettanto bravo e metteva alto con un colpo di testa goffo. E la seconda arrivava al 19′, quando su angolo di Insigne Chiellini travolgeva in mischia Xhaka e Akani prima di realizzare da due passi. Karasev concedeva il gol, ma l’intervento dell’uomo alla Var lo spingeva a ripensarci. Il gol azzurro era comunque maturo, e nonostante un risentimento alla coscia sinistra avesse costretto al 23′ Mancini a sostituire il capitano Chiellini con Acerbi, arrivava al 25′ quando Locatelli giganteggiava a centrocampo in fase di interdizione lanciando sulla destra Berardi: l’ esterno s’involava sulla corsia di destra e rimetteva la palla al centro, dove trovava, guarda un po’, proprio Locatelli che dopo avere sprintato 50 metri realizzava da due passi. La Svizzera provava a dare profondità alle sue manovre, ma senza costrutto: era semmai ancora l’Italia a farsi pericolosa con un paio di contropiede di Insigne e Spinazzola. Nella ripresa la Svizzera si ripresentava con Gavranovic al posto di Seferovic e provava a incidere di più in avanti, ma prendeva subito il colpo del ko definitivo: a sferrarlo al 7′ era ancora Locatelli, con un sinistro secco da fuori area dopo azione Berardi-Barella. A riaprire la partita ci provava Zuber al 19′, ma sul suo tiro ravvicinato metteva una pezza Donnarumma, guadagnandosi un bel voto in pagella. Entravano Chiesa e Toloi al posto di Insigne e Berardi, Pessina e Cristante per Locatelli (scattava la standing ovation) e Barella, segnava il terzo gol con un tiro da lontano Immobile con la collaborazione di Sommer: ma il senso della serata non cambiava, e la festa nell’estate romana ricominciava