“Prima le botte durante la ‘mattanza’, poi la solitudine del lungo isolamento, infine le medicine date o non date” ha dichiarato un detenuto a proposito di ciò che è avvenuto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il 6 aprile 2020 Tweet Violenze nel carcere di S.Maria Capua Vetere. Cartabia: “Oltraggio a divisa, tradita Costituzione” Santa Maria Capua Vetere, violenze in carcere: 52 misure cautelari Santa Maria Capua Vetere, spunta video telecamere dei pestaggi nel carcere 02 luglio 2021″Halimi? L’algerino? Certo che me lo ricordo, era in cella con me. E le dico che l’hanno ucciso loro. Prima le botte durante la ‘mattanza’, poi la solitudine del lungo isolamento, infine le medicine date o non date… L’ho detto anche ai magistrati quando mi hanno interrogato”. A dirlo,in un’intervista al quotidiano La Stampa, un altro detenuto riferendosi alla morte del 27enne Lamine Hakimi nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. Sarebbe proprio dell’uomo, ora ai domiciliari, la prima denuncia presentata sui pestaggi nel carcere. “Forse non mi sono spiegato bene – aggiunge – io non dico che sono state le mazzate a ucciderlo, ma tutto quello che è successo dopo, e infatti i magistrati volevano procedere”. E ritornando a quel 6 aprile 2020 racconta: “Il lunedì nero… eh, ormai c’è poco da dire, i video li avete visti, no? Ci hanno abboffati di mazzate senza pietà. Saranno state le 3 del pomeriggio, sono arrivati in assetto antisommossa e ci hanno tirati fuori dalle celle, e poi giù pugni, calci, manganellate.Io quella bastonatura me la sogno di notte, mi sveglio gridando”. “Era un caos – aggiunge -. Ci urlavano maleparole. C’erano tutti i capi, alcuni agenti li conoscevo altri no, molti avevano i caschi. Il povero Halimi se lo sono portato in isolamento, e credo non ne sia mai più uscito… Poi mi sono riconosciuto pure io guardando i video”. E dopo? “Quando è finito tutto ormai si era fatta sera, c’era un silenzio irreale. Quattro giorni dopo è finita la mia detenzione: sono uscito e sono andato nell’ospedale più vicino, ma per colpa della pandemia non mi hanno fatto entrare”. Quindi non c’è traccia delle ferite? “C’è- dice -, perché ho fatto la denuncia e mi hanno mandato il medico legale a casa, con i carabinieri, e hanno fatto le foto.I lividi c’erano ancora tutti. Ora sono rimasti quelli di dentro, interiori, si dice così?”. Il ministro della Giustizia Marta Cartabia lavora per avere massima chiarezza nel più breve tempo possibile: il Guardasigilli, dopo aver sospeso ieri i 52 agenti raggiunti dalle misure cautelari (8 in carcere, 18 ai domiciliari, 23 colpiti da misure interdittive e tre da obblighi di dimora), ha convocato per il 15 luglio i provveditori regionali dell’amministrazione penitenziaria, mentre il 7 luglio incontrerà proprio i sindacati degli agenti. Cartabia infatti già ieri ha chiesto approfondimenti e un rapporto a più ampio raggio anche su altri istituti penitenziari. Bonafede: “Da ministro agii subito” “Sui giornali di oggi si leggono alcuni titoli e ricostruzioni totalmente falsi sui gravissimi fatti di Santa Maria Capua Vetere, con particolare riferimento all’attività svolta al tempo da me e dal ministero della Giustizia. Preciso, come è già evidente e documentalmente provato, che il ministero si è mosso immediatamente nel pieno rispetto delle prerogative e dell’indipendenza dell’autorità giudiziaria che ha portato avanti le indagini per accertare i fatti. Ogni altra speculazione è totalmente infondata e per tale ragione adirò le opportune vie legali contro ogni falsità e strumentalizzazione nei miei confronti”. Così Alfonso Bonafede,ex ministro della Giustizia e deputato del Movimento 5 stelle. Legale ex agente chiede scarcerazione L’avvocato Rossana Ferraro, legale di Angelo Bruno, l’ex agente della polizia penitenziaria di 55 anni finito in carcere perché ritenuto co-organizzatore ed esecutore materiale delle violenze al carcere di Santa Maria Capua Vetere(Caserta) del 6 aprile 2020, ha presentato istanza al Gip Sergio Enea per ottenere la scarcerazione dell’indagato alla luce della circostanza emersa ieri nel corso dell’interrogatorio di garanzia cui Bruno è stato sottoposto. La legale di Bruno ha infatti presentato documentazione relativa al fatto che il 55 enne, nel marzo scorso, è stato riformato dal Corpo della Penitenziaria per motivi di salute, a causa di una patologia agli arti; si tratta di un fatto sopraggiunto di cui non erano a conoscenza né la Procura di Santa Maria Capua Vetere né il Gip Enea che ha emesso il provvedimento di carcerazione, e che ieri ha interrogato Bruno; un fatto che farebbe venir meno le esigenze cautelari, in particolar modo il pericolo di reiterazione del reato, non essendo Bruno più appartenente alla Penitenziaria. Per il legale inoltre, il quadro indiziario si è notevolmente ridimensionato visto che Bruno, a detta dello stesso agente e del tipo di mansioni che svolgeva in quei giorni, sembra non fosse tra gli agenti con manganelli e caschi, e che appunto non potesse svolgere tali servizi per motivi di salute. Nel corso dell’interrogatorio, l’ex agente, indicato dai detenuti vittime del pestaggio come uno dei poliziotti più violenti, si è difeso a spada tratta respingendo tutte le accuse.