Al contrario, sommando le persone che hanno già ricevuto il farmaco biologico e chi è si dice molto o abbastanza disponibile a essere vaccinato, la percentuale del campione passa dal 61% di dicembre al 75% del periodo marzo-giugno. Analizzando, giorno per giorno, l’andamento delle opinioni degli intervistati – nell’intervallo temporale tra marzo e giugno – si nota come la crescita dei favorevoli al vaccino sia costante, così come la diminuzione degli scettici, arrivati a circa il 6% della popolazione in esame. E per quanto riguarda i no vax veri e propri? Difficile dirlo, perché questa fetta residuale del campione – il 5% – presenta molte eterogeneità al suo interno. Attenendosi strettamente alla definizione di no vax, ovvero i contrari ai vaccini per principio, lo studio dell’università milanese evidenza come si sia passati da un 6% della popolazione – a dicembre 2020 – ascrivibile a questa categoria, a un 3% odierno.

ResPOnsE COVID-19 | In linea tratteggiata arancione, i poco disponibili a vaccinarsi, in linea rossa continua, i per niente disponibili

È, piuttosto, l’opinione sull’obbligatorietà dei vaccini a presentare una quota maggiore di contrari, visto che essi non si trovano soltanto tra gli indisponibili alla vaccinazione o gli scettici. Addirittura, sommando la popolazione che ha già ricevuto il vaccino e quella che si dice molto disponibile a vaccinarsi, circa il 10% del totale contrasta l’imposizione del ciclo vaccinale. La ricerca, che critica la stampa per confondere, spesso, i no vax con i contrari all’obbligo vaccinale, rimarca la variabilità delle ragioni che portano gli individui a essere contrari all’obbligo. Sono due gli aspetti che rendono molto fluida questa categoria di persone, due aspetti che contrastano tra loro: da un lato c’è la salvaguardia della salute pubblica, da raggiungere vaccinando più persone possibile, dall’altro la difesa dell’autodeterminazione e delle libertà dell’individuo, anche in campo sanitario.