Massacrò 130 donne: l'ex tronista della tv "beffa" la sedia elettrica

Rodney Alcala è morto a 77 anni in ospedale per cause naturali prima d’essere giustiziato

Rodney James Alcala ha sempre avuto un rapporto «particolare» con le persone di sesso femminile.

Il 13 settembre 1978 aveva esordito in tv come «tronista vincitore» del reality show «Il gioco delle coppie» (che negli Usa si chiamama The Dating Game), ma la sua carriera di star del piccolo schermo, specializzato in coppie, finì accoppando 130 donne; gli andavano bene tutte: belle, brutte, anziane, giovani, bambine.

Per questa caterva di femminicidi, Alcala era stato condannato alla sedia elettrica e, da anni, era nel braccio della morte, in attesa che dell’esecuzione. Ma, proprio come accade nei film, la pena capitale, all’ultimo momento, veniva sempre sospesa. E così, di rinvio in rinvio, Rodney era giunto alla rispettabile età di 77 anni, tra l’altro portati con una certa disinvoltura con una folta capigliatura grigia e un fisico asciutto. Ma ieri, a tradire The Dating Game Killer (questo il soprannome ereditato fin troppo scontato), è stato un malore che lo ha colpito in ospedale dov’era stato trasferito dal carcere di Sacramento (California).

Il bollettino medico non la fa lunga: «Deceduto per cause naturali». Più articolata risulta invece la sua scheda penitenziaria: «Rodney James Alcala, nato a San Antonio il 23 agosto 1943, condannato a morte nel 2010 per l’omicidio di cinque donne (tra cui una bimba di 12 anni) compiuti in California fra il 1977 e il 1979. Sospettato di aver seviziato e ammazzato fino a 130 donne in tutto il Paese».

«Omicidi che Alcala commetteva – spiegano i detective che lo arrestarono – dopo aver sottoposto le vittime a indicibili torture».

Un sadico criminale dal volto angelico: nelle foto da ragazzo appare infatti con un aspetto da fascinoso playboy, tanto che, quando si presentò per il provino in tv, gli autori del «Gioco delle coppie» made in Usa lo scelsero a prima vista. Da parte loro le concorrenti del programma se lo contesero, tutte ammaliate dall’«elegante modo di fare» di Rodney. Alla fine, la spuntò Cheryl Bradshaw, splendida bionda di 25 anni, che si aggiudicò il «bonus» della trasmissione per uscire a cena col presunto (molto presunto) Principe Azzurro: «Ma in quella occasione – testimoniò la giovane, all’indomani dell’arresto di Alcala – capii che in lui c’era qualcosa che non andava…». Diciamo pure, più di «qualcosa». Tanto e vero che, nel giro di pochi anni, ad Alcala fu aggiunto l’ennesimo ergastolo dopo essersi dichiarato colpevole di altri tre omicidi. Nell’ultimo caso le prove del Dna lo avevano legato alla morte di una 28enne incinta di sei mesi, i cui resti furono ritrovati in un’area isolata nel sudovest del Wyoming.

Secondo gli psicologi del carcere, Rodney Alcala era un detenuto «dotato di quoziente intellettivo decisamente superiore alla media». Era anche un esperto di diritto, tanto che durante uno dei processi a suo carico gli fu concesso di difendersi da solo, senza cioè il supporto di un avvocato difensore. Le cronache del tempo riferirono di scene surreali, con «l’imputato che, dopo essersi fatta la domanda, si dava la risposta»: un meccanismo processuale che – diciamo così – la dice lunga sull’autorevolezza del sistema giudiziario americano. La tecnica di Alcala era collaudata: attirava le donne spacciandosi per un press agent cinematografico e chiedeva loro di far parte del suo portfolio fotografico professionale. Quasi tutte accettavano. E poi facevano una brutta fine.

Nei prossimi giorni Rodney, considerato tra i più feroci serial killer del mondo, si sarebbe dovuto sedere – definitivamente – sulla sedia elettrica. Ma è riuscita a beffare anche lei. Finendo però, comunque, all’inferno.