Riforma giustizia, nuovo accordo. Via libera anche dal M5S

Il nuovo testo prevede che per celebrare i processi di appello per reati che includono l’aggravante mafiosa ci saranno sei anni di tempo null

Ci è voluto un intero pomeriggio di mediazione ma alla fine è arrivata la mediazione sulla riforma della giustizia: per i processi di appello che comprendono reati con l’aggravante mafiosa ci saranno 6 anni di tempo. I processi invece per 416 bis e ter (associazione a delinquere di stampo mafioso) non è previsto alcun limite di tempo. Il nuovo testo ha ottenuto l’unanimità di tutte le componenti del governo. Il M5S strappa dunque quello che aveva chiesto, vale a dire una sorta di «regfime speciale» per i processi di mafia. Pproprio l’intransigenza dei pentastellati aveva costretto nel pomeriggio Mario Draghi a sospendere il consiglio dei ministri. La delegazione dei ministri del M5S si è presentata in ritardo dopo che per tutta la mattinata Giuseppe Conte e i componenti pentastellati del governo si sono confrontati proprio sui contenuti della riforma Cartabia. Pochi istanti prima della seduta i Cinquestelle avevano fatto sapere che il M5S non transige sulla mafia e i processi che riguardano i reati del 416 bis.1 che agevolano l’attività delle associazioni di tipo mafioso o si avvalgono dell’appartenenza alla mafia oltre al concorso esterno. Per intenderci, si tratta di casi come il tentato omicidio, corruzione, tentata strage, estorsione, riciclaggio, sequestro di persona commessi per agevolare la mafia.

I grillini per tutto il giorno hanno mantenuto le loro perplessità sulla riforma Cartabia e chiesto garanzie per scongiurare l’improcedibilità nei processi per mafia, avanzando ulteriori richieste. A sua volta Salvini aveva chiesto che i tempi della prescrizione venissero aumentati anche per i reati di droga e violenza sessuale. In consiglio dei ministri era stata portata una ipotesi di mediazione: su tutti questi casi veniva introdotta una norma transitoria valida fino alla fine del 2024. Tra le ipotesi circolate anche quella dell’astensione dei ministri M5S in consiglio dei ministri. Draghi resta intenzionato a portare già domani il testo in aula, ponendo al termine della discussione il voto di fiducia (soluzione sulla quale i ministri pentastellati si erano già espressi a favore). Dopo la sospensione sono riprese le trattative ai massimi livelli. 

Intanto anche la conferenza dei capigruppo della Camera è slittata alle 20. Sulla riforma della giustizia è sul tavolo l’ipotesi di convocare l’aula domenica, ma «nessuna decisione è stata ancora presa», spiegano fonti di Montecitorio. Secondo quanto riferito dal capogruppo di FdI Francesco lollobrigida i Cinquestelle avrebbero chiesto lo slittamento dell’esame in aula della riforma alla prossima settimana