Pazienti in un reparto Covid

*** QUESTO ARTICOLO È STATO AGGIORNATO IL 3 SETTEMBRE 2021 DOPO UNA ULTERIORE VERIFICA DEI DATI ***

In Israele 152 persone vaccinate con la doppia dose di vaccino Pfizer e nonostante questo ricoverate in 17 ospedali del Paese, sono stati inclusi in uno studio per capire come mai il virus abbia “bucato” le difese innalzate dal vaccino, la cui efficacia è peraltro comprovata nella prevenzione dei sintomi del Covid19, soprattutto quelli gravi, e dell’ospedalizzazione.

Queste 152 persone costituivano la metà del totale delle persone vaccinate e comunque ricoverate con il Covid, sviluppato almeno 7 giorni dopo la seconda dose. 

Lo studio ha evidenziato come tra i 152 soggetti seguiti, 38 hanno sviluppato sintomi severi e di questi 34 persone sono morte (rpt 34, non 150 come scritto in precedenza per un errore di cui ci scusiamo). L’interrogativo era capire come mai il vaccino fosse risultato inefficace. 

Si trattava di pazienti anziani e che soffrivano di diverse condizioni, come ipertensione (71%), diabete (48%), demenza, cancro, malattie croniche del polmone o del rene, del fegato. Quasi tutti avevano comorbilità: solo il 4% aveva una sola malattia

Tutti, inoltre, avevano un sistema immunitario indebolito che, nel 40% dei casi, era anche già compromesso. 

La ricerca è stata pubblicata sulla rivista “Clinical Microbiology and infection” ed è stata condotta in 17 ospedali israeliani sotto la guida di Tal Brosh-Nissimov, dell’Università Samson Assuta Ashdod e dell’Università Ben Gurion.

Tutti i pazienti esaminati erano stati vaccinati con due dosi del vaccino della Pfizer-BioNtech e, benché si tratti di una netta minoranza rispetto alle migliaia di persone che hanno ricevuto lo stesso vaccino mettendosi al riparo dall’infezione, la loro storia solleva l’attenzione sul problema dei casi in cui il virus riesce, comunque, a bucare il vaccino e non necessariamente sotto la spinta delle varianti.​

“L’esito di questi pazienti è stato simile a quello dei pazienti Covid-19 ricoverati non vaccinati.”, osservano gli autori della ricerca. Per questo motivo, aggiungono, “sono urgenti ulteriori studi per identificare fattori predittivi dei casi in cui l’infezione riesce a bucare il vaccino in modo da permettere di identificare gli individui a rischio più elevato”. L’obiettivo di questo studio era di capire come intercettare e proteggere ulteriormente i soggetti che non rispondono, o rispondono parzialmente, al vaccino. Gli studiosi suggeriscono ad esempio un attento distanziamento fisico, oppure vaccinazioni addizionali.