L’escursionista milanese originario di Mestre aveva 39 anni. La moglie aveva lanciato una serie di appelli per non interrompere le ricerche

Federico Lugato (archivio)

Federico Lugato (archivio)

È stato trovato il corpo senza vita di Federico Lugato, l’escursionista milanese di origine veneziana scomparso in Val di Zoldo il 26 agosto. Aveva 39 anni e quel giorno era partito da Pralongo di Forno di Zoldo (Belluno) per un giro ad anello nel Gruppo del Tamer-San Sebastiano e mai più rientrato. Una settimana fa la prefettura aveva interrotto le ricerche. Lo hanno trovato i cani molecolari all’altezza del bivio per il Col del Michiel, non lontano dal luogo in cui aveva parcheggiato l’auto. Qualche ora dopo la moglie Elena Panciera ha pubblicato una «storia» su Facebook: «Hanno trovato Federico. Ce la faremo in qualche modo. Anche grazie a voi». Il riferimento è al grande sostegno popolare mostrato da molte persone durante le ricerche. Il sindaco di Val di Zoldo Camillo de Pellegrin aveva precisato che «nonostante le speranze di trovarlo in vita fossero ormai quasi nulle, questo è un momento particolarmente difficile per la famiglia a cui esprimo la vicinanza». La prima a parlare era stata un’amica della famiglia, Roberta De Salvador: «Abbiamo ritrovato Federico morto nell’area dove lo avevamo cercato per tanti giorni. Purtroppo è andata così, ma 18 giorni sono lunghi».

La «storia» su Facebook

La «storia» su Facebook

Il percorso

Quello scelto da Lugato doveva essere un percorso non troppo complicato: una decina di chilometri di sentiero che l’escursionista conosceva bene e che ha già fatto diverse volte in passato. La famiglia della moglie è originaria di Pralongo, la coppia si era trasferita nella villetta di proprietà della frazione di Fornesighe per le vacanze estive. Lugato aveva lasciato la sua Renault al parcheggio di Pralongo. Con sé aveva il cellulare, una borraccia, un marsupio, i bastoncini da trekking e le chiavi. A parte l’auto, fino al 13 settembre non era stato trovato nulla. Le ricerche sono partite dalla geolocalizzazione del telefono ma i dati non erano precisi a causa delle montagne. I soccorritori avevano rintracciato il segnale nella vale ma non con la precisione che serviva a orientare meglio le ricerche.

Elena Panciera con Federico Lugato (archivio)

Elena Panciera con Federico Lugato (archivio)

Le ricerche

«Sono tutti straordinari», aveva raccontato nei giorni scorsi la moglie Elena Panciera parlando delle ricerche. La moglie aveva aperto una raccolta fondi su Facebook e aveva denunciato in seguito un tentativo di truffa. Su Facebook si erano moltiplicati gli appelli per ritrovare l’uomo, anche da parte di personaggi famosi come Mauro Corona e Selvaggia Lucarelli. Soccorso alpino, vigili del fuoco, unità cinofile e decine di volontari arrivati da tutto il nord Italia hanno battuto a tappeto la zona, allargando progressivamente il raggio d’azione. Erano stati utilizzati anche i droni, per osservare dall’alto ogni angolo della montagna: la zona di Col Michiel, la Croda Daerta (dove la squadra speleo del Veneto Orientale aveva verificato alcune profonde fessure) i sentieri, come quello dei Cengioni e quello che dal Passo Duran porta a Forcella La Porta. Era stato perlustrato anche il torrente Malesia.