‘Dunque – secondo chi indaga – non sarebbe stato il composto di benzodiazepine trovato nel suo corpo (che l’avrebbe solo stordita) a provocarne la morte.

Martedì gli interrogatori di garanzia dei tre arrestati: le due figlie e il fidanzato della maggiore.

Laura Ziliani è stata stordita dai farmaci. Ma non uccisa dal composto di benzodiazepine trovato nel suo corpo. Chi indaga è convinto che l’ex vigilessa bresciana sia stata soffocata con un cuscino mentre dormiva sotto effetto di ansiolitici “potenzialmente idonei a compromettere le capacità di difesa”.

Ora bisogna vedere quali elementi sul cadavere, a distanza di 140 giorni dal decesso, possono ancora essere trovati a sostegno della tesi del soffocamento non violento. “Medicina legale sta ancora lavorando”, spiega una fonte all’Adnkronos. Gli accertamenti dovranno far luce oltre che sulle cause del decesso anche nel ricostruire dove la donna, uccisa l’8 maggio, sia stata poi ‘nascosta’ fino al ritrovamento vicino al fiume Oglio avvenuto l’8 agosto. Gli investigatori sono certi che il corpo sia stato tenuto ”in un luogo più asciutto, sempre all’aperto ma più riparato” e che le forti piogge di inizio agosto lo abbiano trascinato verso la riva, in una zona già battuta dalle ricerche iniziali di soccorritori e volontari. Resta inoltre da stabilire in che modo i tre abbiano trasportato il corpo senza vita dalla casa di Temù. Sono fissati intanto per martedì gli interrogatori di garanzia di Mirto Milani, Silvia e Paola Zani, arrestati venerdì scorso con l’accusa di avere ucciso la madre delle ragazze Laura Ziliani. Lo riportano Bresciaoggi e l’edizione bresciana del Corriere della Sera. I tre compariranno davanti al gip Alessandra Sabatucci, che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare su richiesta del pm Caty Bressanelli. Al momento le ragazze sono al carcere bresciano di Verziano, mentre Mirto si trova nell’altro carcere di Brescia, Canton Mombello. Tutti e tre si sono chiusi nel silenzio, come in silenzio sono rimasti quando i carabinieri venerdì mattina li hanno arrestati. In paese tante le persone incredule per quanto accaduto alla Ziliani Al parroco di Roncole, il paese bergamasco dove vive, Mirto però aveva parlato quando era stato indagato. “Mi ha detto che gli inquirenti gli stavano rovinando la vita” racconta don Andrea. Preferiscono non parlare gli abitanti di Temù, paese in Valcamonica dove Laura Ziliani è stata vigilessa e tornava ogni weekend e dove è stata uccisa. Qui, poco più di mille residenti, tutti conoscevano lei e le figlie: le hanno visto crescere e sono sotto shock. E’ il sindaco Giuseppe Pasina a esporsi, come ha fatto più volte nelle scorse settimane: “Io l’ho detto fin dal principio: le due ragazze sono strane, molto chiuse e isolate, pochi amici”. Gip: “Il denaro il movente” Sollevato che ci sia stata una svolta nelle indagini, aggiunge che “tutti in paese sospettavano che fosse una questione di soldi, anche se da fuori non si può mai dire cosa succeda tra le mura di casa”. Ed è proprio il denaro il movente individuato dal Gip di Brescia Alessandra Sabatucci, che nell’ordinanza descrive tre giovani molto interessati agli averi di Laura. Silvia e Paola, rispettivamente impiegata in una Rsa e studentessa di Economia, a 18 giorni dalla scomparsa della mamma si compiacevano del patrimonio che avrebbero ereditato. In un’intercettazione telefonica, la maggiore ha detto alla più piccola: “900 euro, troppo figo, soltanto con quelli paghiamo l’anticipo per un’auto nuova e forse ci sta anche una vacanza”. Si riferisce a un affitto da riscuotere, uno dei diversi appartamenti di cui erano comproprietarie con la madre. Intercettazioni che “più di ogni altro elemento, mostravano l’assenza di qualsivoglia turbamento in capo alle sorelle circa le sorti della madre” secondo il giudice che ha firmato gli arresti. Anche Mirto era molto determinato nel gestire gli immobili, tanto che il giorno stesso in cui Laura è sparita, ha fatto venire da Bergamo i genitori per pulire e effettuare alcune riparazioni e, dopo due settimane, ha chiamato gli inquilini per aumentare gli affitti e sollecitare arretrati, cercando di farli depositare sul conto bancario delle sorelle. Lucia, la sorella mezzana di Paola e Silvia, disabile, che viveva con la madre a Brescia, l’ultima a vederla prima della partenza per Temù, ha avuto da subito dubbi e agli inquirenti ha detto che le sorelle “litigavano spesso con la mamma per la questione del bed and breakfast”. Anche la nonna materna delle Zani, Marisa, ha riferito agli inquirenti di un litigio che Laura e Mirto avevano avuto a proposito del costo di una ristrutturazione . “Mia figlia era basita che lui si interessasse a quelle cose che non lo riguardavano. Quei tre ragazzi erano troppo attaccati ai soldi”. Milani viene indicato come il manipolatore delle sorelle, “che non riuscendo per motivi caratteriali a contrastare la volontà materna, hanno preferito sopprimere la genitrice – scrive il Gip – piuttosto che dissentire apertamente con lei circa la gestione del cospicuo patrimonio familiare”