Political ha chiesto, in esclusiva, una opinione sul caso ad alcuni professionisti tra gli esperti protagonisti della cronaca giudiziaria italiana

CHICO FORTI È UN ASSASSINO A SANGUE FREDDO NON UN EROE NAZIONALE, LE VOCI DEGLI ESPERTI

Erin Moriarty e Chico Forti


Il Governatore della Florida Ron DeSantis, su richiesta del Dipartimento della Giustizia Americana e del Governo Italiano ha approvato il trasferimento in un carcere italiano del condannato per omicidio Enrico Forti.


Un portavoce del Governatore DeSantis ha detto che il trasferimento è stato approvato

“in seguito all’assicurazione del governo italiano che il signor Forti servirà tutto il resto della sua pena detentiva in Italia”

Il Pubblico Ministero Katherine Fernandez Rundleha dichiarato di essere “delusa dalla decisione dell’amministrazione” di rimandare Enrico Forti in Italia e ha aggiunto: 

“A causa della solidità dell’impianto accusatorio contro Forti,12 giurati hanno rimandato al mittente i suoi numerosi egoistici tentativi di dirottare i sospetti su altre persone per l’omicidio di Dale Pike. I suoi numerosi appelli sono falliti per simili ragioni”

La nostra testata ha chiesto un’ opinione sul caso ad alcuni tra gli esperti protagonisti della cronaca giudiziaria italiana.

Elisabetta Sionis, criminologa:

“Ritengo sia abominevole il tentativo di voler far figurare che un assassino, giudicato oltre ogni ragionevole dubbio con prove certe ed inconfutabili, assurga al ruolo di vittima di un sistema giudiziario extra-italiano e di conseguenza sia presentato all’opinione pubblica come un martire che finalmente torna in Patria.
Questo sovvertimento della Verità fattuale e giudiziaria danneggia tutte le persone di buona volontà ed avvantaggia chi con alta probabilità potrebbe speculare da una situazione del genere.
È oltremodo vergognoso ed oltraggioso, non solo ai danni della vittima e delle vittime collaterali di quell’efferato omicidio, ma anche contro chiunque amministri, creda e si affidi al Sistema Giustizia.
Non è assolutamente accettabile che Chico Forti, assassino che ha barbaramente premeditato un omicidio per futili ed abietti motivi, (come pure ricordo, accadde nel caso degli efferati assassini della strage di Erba), possa assurgere al ruolo di vittima solo perché sponsorizzato da soggetti influenti mediaticamente. 
Stiamo percorrendo da troppo tempo una china di malagiustizia dettata dal mainstream mediatico ed extra-giudiziario al quale mi oppongo con tutte le mie forze. Chico Forti torna in Italia per scontare la sua pena all’ergastolo. Sia chiaro”

Claudio Giusti, esperto di diritto internazionale:

“La notizia che un condannato lwop torni al paesello era incredibile.
Mesi fa Wilma Forti, l’unica in grado di intendere e volere, mi propose di unirmi all’allegra brigata.
Nel rifiutare le spiegai che io posso essere molto bravo, e lo sono, ma che a loro serviva qualcuno del posto esperto, competente e che conoscesse tutti gli angoli del sistema giudiziario della Florida. Poi scrissi a diversi professori e avvocati americani, e persino all’ex giudice della Florida Supreme Court Raoul Cantero. Nessuno di essi aveva mai sentito parlare del Forti, come nessuno conosceva casi di lwopers graziati e/o rispediti al paesello. L’unico caso di grazia che sono riuscito a rintracciare è quello di Sharanda Jones che però fu condannata all’ergastolo lwop per un reato federale da quattro soldi. Informai, come al solito, Wilma Forti e le passai anche il numero di telefono di un avvocato specializzato in “parole”.
Ho anche suggerito di interpellare Reprieve, il Progetto Innocenti, e gli altri che si occupano di innocenti, ma senza fortuna.
Oggi, dopo l’incredibile novità dell’invio in Italia, sono caduto dalle nuvole e ovviamente ho ricevuto una quantità di insulti, minacce e derisioni dai soliti analfabeti. Ho iniziato a scrivere di nuovo a tutti quanti gli americani che conosco e sono tutti stupefatti.

Mi sono chiesto se il Gov. della Florida si renda conto dell’importanza del precedente che ha appena creato: lui non so, ma gli altri certamente sì e l’articolo comparso ieri sul Miami Herald lo spiega piuttosto bene.

Gli Stati Uniti sono un paese di common law dove il precedente ha grandissima importanza e nella sola Florida ci sono centinaia di persone che possono chiedere di essere trattate come il Forti e questo avrebbe effetti devastanti su quel sistema giudiziario”

Ursula Franco, medico e criminologa:

“Forti ha ucciso Dale Pike con premeditazione e non se ne è mai pentito. Dubbi sulla sua colpevolezza non ce ne sono. Forti non è una vittima, è un carnefice, non è un eroe nazionale, è un assassino incapace di provare senso di colpa e rimorso. La campagna diffamatoria nei confronti dei detective che hanno risolto il caso, degli ex avvocati del Forti, del District Attorney e dei giudici americani è inaccettabile e immorale ma ancor di più lo è il tentativo di molti dei sostenitori di Forti di attribuire l’omicidio a Thomas Heinz Knott, un ex amico di Chico e del padre della vittima, Anthony Pike, proprietario del Pike Hotel, che Chico stava cercando di acquisire. Forti è stato riconosciuto colpevole perché è stato lui ad uccidere Dale Pike, non perché i suoi avvocati non abbiano fatto i suoi interessi. Gli avvocati di Chico Forti non avrebbero potuto riscrivere i fatti. Chico ha discusso con loro la strategia difensiva e ha scelto di non testimoniare al processo. A Chico sono stati garantiti tutti i possibili appelli, sei, ma è sempre stato riconosciuto colpevole. Al tempo dell’omicidio Chico Forti viveva in una sorta di “stato di grazia” che gli ha fatto perdere il contatto con la realtà e l’ha indotto a credere di poter uccidere Dale Pike restando impunito. Stiamo parlando di un con man, di un truffatore che ha commesso un omicidio a sangue freddo per appropriarsi di un hotel e che ha poi alterato la scena del crimine nell’errato convincimento di essere più furbo dei detective del Miami Police Department.
“È la truffa più idiota del mondo, perché stavo truffando me stesso” sono parole di Forti.
Lo zio del Forti ha recentemente dichiarato: “Chico ha avuto la sventura di essere raggirato da un truffatore di professione: un tedesco che lo aveva messo in contatto con Anthony Pike, i due volevano vendergli l’albergo di Ibiza.
In realtà Pike aveva ceduto l’albergo un anno prima. Ma questo l’ho scoperto io”. In realtà Chico acquistò, per 6000 $, da Anthony Pike il 5% del Pike…

Roberta Sacchi, psicologa e criminologa:

“Dopo la notizia del rientro in Italia, Forti ha scritto una lettera al Ministro Di Maio. 
La lettera conferma che Forti ha potenti capacità di manipolazione, le stesse che hanno indotto la massa a ritenerlo un beniamino e un martire. 
Come ha già fatto in altre lettere che sono state scritte per essere rese pubbliche, Forti utilizza una terminologia affascinante, parla di sole, di luna, di alba, termini e immagini evocative che hanno lo scopo di creare intorno a lui un’aurea sentimentale e nobile.
L’utilizzo di questo tipo di comunicazione, con il ricorso a termini astratti, parafrasi e figure retoriche è la rete che il manipolatore intesse per catturare le prede.
La lettera ci dà anche indicazioni sull’egocentrismo di Forti quando sostiene che L’Italia ha dimostrato di essere cambiata per avergli concesso di rientrare. Un’affermazione che rasenta la megalomania. Forti ha scritto che l’Italia è riuscita in un miracolo, in una missione impossibile.
Con il termine “missione impossibile” Forti torna nuovamente a utilizzare espressioni filmiche che stimolano l’immaginario collettivo senza rendersi conto che con questo ammette tra le righe le sue responsabilità nell’omicidio.
Se Forti non avesse ucciso Dale Pike non avrebbe bisogno di gridare al miracolo, avrebbe semplicemente detto che il Governo Italiano ha fatto doverosamente la sua parte per riportare a casa un cittadino innocente”

Marco Strano, ex dirigente della Polizia di Stato e psicologo:

“Che Chico Forti abbia tentato di tutto in questi anni per tornare in Italia è una cosa abbastanza logica e naturale, atteso che il regime carcerario statunitense è senza dubbio più rigido di quello italiano. Ma che abbia tentato di passare come innocente è veramente un insulto alla nostra intelligenza. 

Certamente le informazioni che l’opinione pubblica italiana ha a disposizione per farsi un’idea provengono esclusivamente dai documenti rilasciati dai suoi difensori e consulenti, opportunamente “purgati” da tutto ciò che avrebbe potuto far propendere per la colpevolezza del loro assistito.
Forti però è colpevole al di la di ogni ragionevole dubbio. Anzi, nel suo caso i dubbi non ci sono mai stati. 
Forti aveva un fortissimo movente, (visto che la vittima stava per rovinargli un business per lui fondamentale), Forti è stato l’ultimo a vedere in vita la vittima, visto che è andato a prenderla all’aeroporto, Forti era con la vittima sulla scena del crimine nell’orario in cui si è consumato il delitto, Forti aveva acquistato con la sua carta di credito una pistola dello stesso tipo e calibro di quella con è stato compiuto l’omicidio (pistola poi guarda caso misteriosamente sparita), Forti ha tentato di costruirsi un alibi mentendo e tentando di addossare la colpa a un povero disgraziato (Thomas Knott) suo conoscente, Forti si è tradito più e più volte durante il processo e in seguito durante le numerose interviste che ha rilasciato. Insomma qualsiasi giuria popolare del mondo lo avrebbe ritenuto colpevole.
E questo è avvenuto, dopo un regolare processo durato più a lungo rispetto agli standard americani e dove l’assassino aveva a disposizione due tra i più validi avvocati di Miami.
E allora i difensori di Forti, i suoi consulenti, i suoi familiari e i suoi amici hanno intrapreso una strada quantomai discutibile, sfruttando i loro tanti “agganci” mediatici.
Hanno tentato di far passare l’idea che il Procuratore che ha seguito il caso (Reid Rubin) e gli investigatori del Miami Dade Police Department (tra cui Catherine Carter, Confessor Gonzales, John Campbell) hanno volutamente costruito prove false per incastrare Forti.
I loro nomi (grazie al web) sono divenuti oramai famosi in Italia e sono sinonimo di scorrettezza e di ignominia. E questo è profondamente ingiusto e a mio avviso situazione che potrebbe giustificare una corposa richiesta di risarcimento danni. Che Reid Rubin, Procuratore famoso in tutta la Florida per la sua battaglia contro ogni forma di corruzione e di illecito tra le forze dell’ordine e i miei colleghi Carter, Gonzales e Campbell vengano così ingiustamente offesi ed umiliati non lo trovo giusto e più volte gli ho espresso la mia solidarietà.
Ora, il motivo per cui diversi politici italiani si siano adoperati per perorare la causa di un truffatore ed assassino è qualcosa su cui ci sarebbe da discutere.
Qualche maligno ha intravisto nelle decine di migliaia di persone che (irretite dai media) sono presenti nei gruppi di sostegno a Chico Forti un interessante bacino elettorale e questo troverebbe conferma anche nel fatto che per gli altri 67 italiani (soli e sconosciuti) detenuti in carceri americane per reati di vario genere non è stata fatta nessuna richiesta di estradizione.
Ma l’interrogativo finale in questa vicenda a mio modesto avviso è un altro: considerando che con il trasferimento in Italia Forti ha rinunciato a ogni possibile revisione del suo processo, le centinaia di migliaia di euro raccolti con donazioni in Italia per il pagamento delle sue spese legali, verranno ora donate dalla famiglia e dai vari gruppi di sostegno alle associazioni che si occupano di detenuti italiani all’estero (come Amnesty International)?”

Laura Volpini, psicologa e criminologa:

“Ritengo che la mistificazione più grande rispetto al caso di Chico Forti, di cui si sta discutendo in questi giorni, sia quella di confondere il piano del diritto da quello della responsabilità penale.
In altre parole, il suo rientro in Italia non dipende dal fatto che il nostro Paese lo reputi innocente, ma è il risultato dell’applicazione della Convenzione di Strasburgo del 1983 che consente ad un cittadino condannato in un’altra nazione, di scontare la pena nel proprio Paese di origine.
Quindi il sig. Chico Forti sconterà il suo ergastolo in Italia. 
Certamente la mobilitazione del nostro Ministero degli Esteri è avvenuta dopo anni di incalzanti tentativi da parte della famiglia di far rientrare il proprio congiunto in Italia, stimolando anche un certo clamore mediatico sul caso.
Chico Forti non ha subito alcuna ingiustizia, di questo sono certi i giudici americani, che hanno raccolto prove dettagliate e circostanziate, dimostrando il reato di “felony murder”, ovvero della commissione di un reato durante l’esecuzione di un altro reato.
Infatti Enrico Forti è stato condannato all’ergastolo per aver ucciso il sig. Dale Pike a Miami, figlio di Anthony Pike, proprietario del Pike Hotel, che Chico era convinto di poter acquisire in maniera truffaldina.
Nonostante i numerosi appelli, il suo processo non ha mai avuto alcuna revisione, per l’assenza di nuovi elementi probatori.
Da 20 anni sta scontando la sua pena presso il Dade Correctional Institution di Florida City. Dobbiamo essere soddisfatti che l’Italia abbia fatto valere un diritto internazionale riconosciuto e ci auguriamo che di questo diritto possano godere anche altri nostri concittadini detenuti all’estero.
Per il resto nulla cambia circa la responsabilità penale del sig. Chico Forti, nonostante lui e la sua famiglia abbiano mostrato di saper bene utilizzare i canali istituzionali e mediatici”CHICO FORTI

CHICO, «UN ASSASSINO A SANGUE FREDDO SENZ’ALTRO NON È UN EROE NAZIONALE» 

Su Cronache del Mezzogiorno
in PRIMO PIANO a pagina 6 e 7 edizione 
8 gennaio 2021
buona lettura di riflessione condivisa con Elisabetta Sionis ~ Ursula Franco ~ Roberta Sacchi ~ Marco Strano ~ Claudio Giusti