Per il presidente dell’Istituto superiore di sanità, la situazione in Gran Bretagna dimostra che “il vaccino da solo non basta, servono mascherine e distanziamento”

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Raggiungere l’immunità di gregge “è difficile, la terza dose di vaccino potrebbe servire a tutti”. E’ quanto afferma Silvio Brusaferro, presidente dell’Istituto superiore di sanità e portavoce del Cts, sottolineando che “il livello di immunizzazione che azzera la circolazione di un virus non è un obiettivo che ci possiamo porre. Gli obiettivi sono altri: ridurre la circolazione del virus e i contagi e contenere al minino ricoveri e morti”.

In un’intervista a La Stampa, Brusaferro evidenzia la necessità di “una massiccia copertura vaccinale della popolazione e garantirne la durata nel tempo”.

Covid, il premio Nobel Parisi fa la terza dose del vaccino: “E’ fondamentale”

Covid, il premio Nobel Parisi fa la terza dose del vaccino: "E' fondamentale"

Terza dose per Giorgio Parisi. Il premio Nobel si è vaccinato contro il Covid a Roma, vicino all’Università La Sapienza. “E’ fondamentale perché riduce ulteriormente la probabilità di prendere la malattia in forma sintomatica e grave”, ha detto il Nobel. La sua terza dose èanche l’occasione per dire che “la paura di vaccinarsi è irrazionale”. Per Parisi “è abbastanza chiaro che siamo in una situazione molto buona per via delle vaccinazioni” ed è “molto ragionevole – ha aggiunto – che tutti coloro sopra i 60 anni facciano la terza dose, così come tutti coloro che sono esposti a contatti”. “E’ fondamentale per le persone che sono particolarmente a rischio sia per quanto riguarda l’età che per altre patologie, e quindi io la faccio volentieri perché rafforza enormemente le difese delle prime due dosi, che pur essendo sostanziali stanno un po’ diminuendo con il passare del tempo”. E’ anche importante “per portare quasi a zero la malattia grave nei vaccinati” e bisogna considerare, ha aggiunto, che “ci sono moltissime vaccinazioni di cui si fanno tre dosi: aiutano a rendere più profonda e permanente la memoria immunitaria”. Per Parisi “fin dall’inizio era chiaro che il Covid era una malattia che avrebbe potuto fare tranquillamente più di mezzo milione di morti in Italia se non ci fossero state le misure di contenimento. Queste sono state sufficienti a ridurre le morti da un numero estremamente elevato, ma si sarebbero dovute continuare per un periodo illimitato se non ci fosse stata la possibilità di fare i vaccini”. A questi ultimi ha detto ancora Parisi, va quindi riconosciuto il merito di avere”fermato la crescita dei casi che c’è stata questa estate a causa della variante Delta, e sono stati cruciali quindi per permetterci una vita che sta diventando sempre più normale”.

La terza dose – Gli studi e le esperienze in corso “ci stanno consentendo di valutare l’andamento della protezione immunitaria nelle diverse fasce di popolazione, comprese quelle più giovani e senza patologie. In questa prospettiva la terza dose potrebbe essere raccomandata”, prosegue il numero uno dell’Iss.LEGGI ANCHE

“Il vaccino da solo non basta, servono mascherine e distanziamento” – Parlando della situazione in Gran Bretagna, Brusaferro afferma che “non basta la copertura immunitaria, serve anche mantenere le misure di contenimento, come mascherine e distanziamento. Per uscire dalla pandemia dobbiamo camminare su entrambe le gambe. Serve tenere il più bassa possibile la curva dei contagi, ma anche alzare la quota dei vaccinati, in particolare tra gli over 50”.

La doppia somministrazione con l’antinfluenzale – Sull’ipotesi di inocularsi contemporaneamente il vaccino influenzale e quello anti-Covid, Brusaferro spiega che “si possono fare contemporaneamente, l’importante però è farli perché la stagione influenzale è alle porte. Oltre al disagio e alla sofferenza legati alla patologia, si può creare confusione con i sintomi del Covid e appesantire così anche il carico diagnostico”.